Il debito pubblico da rinnovare nella legislatura appena cominciata ammonta complessivamente a 900 miliardi di euro, ma con la quota annuale di bot si superano i 1.000 miliardi di euro. Tra il 2018 e la fine del 2022, arrivano a scadenza, nel dettaglio, 47 miliardi di bot, 734 miliardi di btp, 85 miliardi di cct e 32 miliardi di ctz. Il totale dei titoli di Stato attualmente in circolazione è di 1.879 miliardi: 163 miliardi sono quelli scaduti in questa prima parte del del 2018 e altri 236 miliardi entro l’anno, 187 miliardi nel 2019, 162 miliardi nel 2020, 162 miliardi nel 2021, 152 miliardi nel 2022, 141 miliardi nel 2023, 128 miliardi nel 2024, 62 miliardi nel 2025, 79 miliardi nel 2026, 48 miliardi nel 2027; altri 355 miliardi, poi, arrivano a fine corsa tra il 2028 e il 2067. Questi i dati principali di un’analisi del Centro studi di Unimpresa sui titoli di Stato in circolazione, secondo la quale considerando i circa 100 miliardi annui di bot emessi e rinnovati l’ammontare complessivo di debito da rifinanziare nella prossima legislatura è ampiamente superiore a 1.000 miliardi. “In attesa del nuovo governo e del programma di riforme che sarà delineato, mettiamo a disposizione dell’opinione pubblica un dato che, a nostro giudizio, è sottovalutato e invece è centrale: il peso del debito pubblico, che supera quota 2mila miliardi, ci sta schiacciando, e le scadenze dei titoli di Stato sono il cappio alla gola con il quale gli investitori, le case d’affari internazionali e le banche italiane ci tengono sotto schiaffo” commenta il vicepresidente di Unimpresa, Claudio Pucci.

Secondo l’analisi dell’associazione, che ha incrociato dati della Banca d’Italia e del ministero dell’Economia, il totale complessivo dei titoli di Stato in circolazione è pari a 1.879,6 miliardi. Nel dettaglio, i sottoscrittori di debito italiano hanno “in mano” 115,9 miliardi di bot, 1.581,4 miliardi di btp, 137,4 miliardi di cct e 44,8 miliardi di ctz. In questa prima fetta del 2018 sono scaduti 163,6 miliardi di titoli: 68,8 miliardi di bot, 69,4 miliardi di btp, 12,9 miliardi di cct e 12,3 miliardi di ctz. Nel 2018 va rinnovato poi altro debito per 236,4 miliardi: 47,1 miliardi di bot, 137,1 miliardi di btp, 25,7 miliardi di cct e 26,4 miliardi di ctz. Nel 2019 scadono titoli per 187,01 miliardi: 168,2 miliardi di btp, 12,6 miliardi di cct e 6,05 miliardi di ctz. Le emissioni da rimborsare nel 2020 valgono 162,01 miliardi: 146,6 miliardi di bot e 15,3 miliardi di cct, mentre nel 2021 arrivano a scadenza solo btp per 162,6 miliardi. Nel triennio 2022-2024 arrivano a fine corsa btp e cct: in totale, 152,08 miliardi nel 2022 (120,08 miliardi di btp e 32 miliardi di cct); 141,8 miliardi nel 2023 (126,4 miliardi di btp e 15,4 miliardi di cct); 128,6 miliardi nel 2024 (105,4 miliardi di btp e 23,2 miliardi di cct). Nei tre anni successivi scadono solo btp: 62,3 miliardi nel 2025, 79,5 miliardi nel 2026, 48,1 miliardi nel 2027. Nel periodo 2028-2067 vanno rimborsati 355,3 miliardi di btp.

La prossima legislatura è formalmente cominciata a marzo 2018 per terminare, salvo interruzioni anticipate, entro la primavera del 2023. Se si analizzano le emissioni in circolazione e quelle in scadenza dall’inizio del prossimo anno fino al dicembre del 2022, si osserva che l’ammontare del debito pubblico da rifinanziare nella prossima legislatura è pari a 900,1 miliardi: si tratta di 47,1 miliardi di bot, 734,7 miliardi di btp, 85,7 miliardi di cct e 32,4 miliardi di ctz. E, considerando i circa 100 miliardi annui di bot emessi e rinnovati ogni 12 mesi, l’ammontare complessivo di debito da rifinanziare nella prossima legislatura è ampiamente superiore a 1.000 miliardi.

Da Unimpresa.it (qui)

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