Salvini a giudici e pm: “Mi indagano e mi bloccano i conti correnti”. Poi la sfida: “Vogliono fermarmi? Hanno capito male”.

Il messaggio lo condivide su Facebook, qualche ora dopo la sentenza del tribunale del Riesame di Genova sul sequestro ai fondi della Lega. Matteo Salvini è “incazzato”, e lo dice chiaramente. Fino a ieri il partito poteva sperare di conservare nelle casse del partito i circa cinque milioni di euro che gli rimangono per l’attività politica. Ora, invece, i pm liguri daranno il via al sequestro immediato e varrà anche per i soldi che, eventualmente, il Carroccio incasserà in futuro. La botta è grossa. Inutile negarlo.

Subito dopo il verdetto (negativo), il ministro dell’Interno si è detto “assolutamente tranquillo” perché “possono sequestrarci tutto” ma gli “italiani sono con noi”. In lui si mescolano due sentimenti: la rabbia per una sentenza considerata ingiusta e la consapevolezza che ogni colpo degli avversari sembra accrescere il suo consenso.

Ora però ci sarà da affrontare una questione burocratica. Bisogna infatti capire che futuro potrà avere la “Lega” come l’abbiamo conosciuta fino ad oggi. Il nome, il simbolo, le sedi: coi conti correnti a zero tutto finisce in bilico. Ai legali resta da giocare la carta del ricorso in Cassazione, ma non è detto che sortisca l’effetto desiderato. In fondo era stato Giorgetti a spiegare che in caso di parere negativo del Riesame il giorno dopo il Carroccio avrebbe “chiuso” i battenti. Il segretario nega, dice di non voler cambiare simbolo “in base alla sentenza di un giudice”, ma sarà difficile far politica senza un becco di quattrino. Pure Conte l’ha fatto notare.

Ecco perché al vicepremier non resta che affidarsi ai suoi elettori. E così, convinto di non volersi “piegare” alle decisioni delle toghe, lancia una sfida ai pm. Sia a quelli che lo hanno iscritto nel registro degli indagati per il caso Diciotti (“Ogni indagine è una medaglia”, è solito ripetere), sia a quelli che gli “bloccano tutti i conti correnti”. “‘Temete l’ira dei giusti'”, scrive su Facebook il ministro dell’Interno per comunicare ai suoi che “non ci fermeranno”. “Lavoro per la sicurezza degli Italiani – scrive – e mi indagano per sequestro di persona (30 anni di carcere). Lavoro per cambiare l’Italia e l’Europa e mi bloccano tutti i conti correnti, per presunti errori di dieci anni fa”. Se qualcuno (leggasi pm, giudici e magistrati in genere) “pensa di fermarmi o spaventarmi ha capito male”: “Io – conclude Salvini – non mollo e lavoro con ancora più voglia”. Con due stati d’animo contrastanti: “Sorridente e incazzato”.

Fonte: ilgiornale.it Articolo di G. De Lorenzo del 6 settembre 2018 (qui)

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