A seguito della sparizione di buona parte dei migranti scesi dalla nave Diciotti, la Commissione Ue ha intimato l’Italia ad utilizzare senza remore il mezzo della detenzione, in aperta contraddizione con quanto affermato per anni sui diritti dei migranti.

Più della metà degli immigrati sbarcati dalla nave Diciotti ha fatto perdere le proprie tracce. Sono fonti del Viminale a riferirlo: dei cento clandestini arrivati a Rocca di Papa sessantacinque si sono dileguati, così come dieci dei quarantatre che erano stati destinati a Messina. A questo proposito, è notizia del 7 settembre che sedici di loro sarebbero stati prelevati dalla Digos al presidio di piazzale Maslax di Roma, dove alcuni ospiti dell’associazione Baobab erano in coda per essere visitati dagli operatori di Medici senza frontiere. In ogni caso la loro non è stata una fuga, dal momento che non si trovavano in stato di detenzione; ma comunque un allontanamento che la Commissione europea non ha affatto gradito. Tanto da spingersi a invocarne la reclusione. Lo ha detto chiaramente la portavoce Tove Ernst: “Siamo stati molto chiari nei mesi scorsi nel sottolineare che, naturalmente quando serve, la detenzione può essere utilizzata per facilitare l’identificazione dei migranti e per impedire che svaniscano, anche durante le procedure di asilo. Abbiamo chiesto a tutti gli Stati membri di fornire centri di accoglienza adeguati, che comprendano la detenzione: il fatto che la Ue sia impegnata a dare protezione a chi ne ha bisogno non significa che i migranti possano scegliersi lo Stato membro in cui vogliono chiederla.

E noi che pensavamo di dover accogliere gli immigrati per farli sfuggire alle carceri libiche! Lo stesso Juncker, nel settembre scorso, aveva dichiarato che “l’Europa sarà sempre il continente della solidarietà “ e di essere “basito per le condizioni disumane che prevalgono nei centri di detenzione in Libia ”. Per non parlare del fatto che ci era stato persino intimato di ricordarci della nostra umanità. Ma non c’è niente di umano dove regna il farisaismo. E come scriveva Henry de Montherlant, “la falsa indignazione è la più ripugnante forma d’ipocrisia.” Alla Commissione europea, infatti, non interessa minimamente la sorte di queste persone: il suo unico scopo è quello di rimpallare all’Italia la gestione del fenomeno migratorio. Fenomeno che non è certo una manna dal cielo per il nostro Paese, dal momento che, oltre ai costi di gestione, gli immigrati con basso livello di istruzione insidiano la manodopera dei lavoratori italiani poco qualificati. Curiosamente, a dirlo è proprio una pubblicazione Eurofound del 2016, dove si afferma che “in Austria, Danimarca, Italia e Svezia, tutti i nuovi posti di lavoro a paga bassa sono stati assegnati a lavoratori non nativi.” Senza dimenticare i risultati dell’European Union Labour Force Survey, secondo cui i lavoratori extracomunitari giunti in Italia hanno occupato posti di lavoro a basso reddito più che in qualsiasi altro Paese europeo, mentre sono diminuiti gli occupati italiani nella stessa fascia salariale. Insomma, verrebbe da replicare alla Commissione europea con una leggera variante della famosa battuta di Fantozzi: com’è umana lei!

Certo, è auspicabile che i centri di accoglienza prevedano una qualche forma di detenzione nelle prime fasi per favorire l’identificazione dei migranti. Quel che è singolare, però, è che questo ci venga ricordato da chi più volte si è stracciato le vesti per la condizione di carcerazione degli immigrati. Soprattutto dal momento che la Commissione europea fomenta la loro reclusione non per giustificate ragioni di sicurezza nazionale ma al solo fine di evitare che abbandonino l’Italia. Cosa che invece la maggior parte di loro vuol fare. Come dire, oltre il danno anche la beffa…

Fonte: lintellettualedissidente.it Articolo di C. Davini (qui), Dichiarazioni portavoce della Commissione europea (qui).

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