Si estende il raggio d’azione delle autorità sanitarie: verifiche anche nelle torri di raffreddamento e sul fiume Chiese.

Non sembra scemare l’epidemia di polmonite che sta colpendo la Bassa Bresciana: solo nella giornata di martedì si sono registrati 17 nuovi casi negli ospedali di Montichiari e Manerbio, facendo salire il numero delle persone infette a 256. Una cifra destinata a gonfiarsi: secondo le previsioni degli epidemiologi, nei prossimi giorni si arriverà a quota 300.

Resta ancora da scoprire cosa abbia originato il proliferare dell’infezione batterica, probabilmente causata dal germe della legionella. Le indagini delle autorità sanitarie si sono allargate: sotto osservazione non ci sono più solo la rete idrica e i pozzi privati. I tecnici di Ats e Arpa hanno cominciato ad effettuare verifiche mirate nelle aziende siderurgiche della zona rossa, che comprende i comuni di Carpenedolo, Montichiari, Asola, Remedello, Calvisano, Acquafredda, Visano e Isorella.

Sotto osservazione, in particolare, le torri di raffreddamento delle imprese siderurgiche: proprio lì potrebbe essersi insediato il batterio che ha dato origine all’epidemia. Un’ipotesi non così remota, suffragata pure da un precedente.

Si tratta di una delle tante piste seguite: campionamenti e indagini riguardano anche il fiume Chiese, che martedì si è misteriosamente tinto di giallo, le torri di irrigazione ad uso agricolo e pure ai fanghi sparsi in questo periodo nei moltissimi campi della zona maggiormente colpita dall’emergenza.

E l’ipotesi non è tanto azzardata, perché le delicate modalità di riavvio degli impianti di raffreddamento, che attingono l’acqua direttamente da acquedotti e falde, vengono successivamente trattati ma reintrodotti nel ciclo naturale.

Tale situazione di criticità ha avuto alcuni episodi seppur non gravi come quelli provocati nel bresciano. Proprio recentemente, il quotidiano il Tirreno, nell’edizione on line (qui), da conto del fatto che a Piombino si sono verificati problemi di legionella, ma senza alcuna conseguenza per i lavoratori, in uno spogliatoio alle Acciaierie di Piombino. riavviati gli impianti, l’azienda come normalmente avviene, ha fatto effettuare le campionature su tutti i punti più delicati degli impianti in funzione e che coinvolgono i lavoratori. È scaturito che il batterio, a causa della lunga fermata degli impianti e del gran caldo di questi mesi, si era “accasato” nelle tubature di acqua che servono un piccolo spogliatoio per i dipendenti. E immediatamente sono scattati i controlli previsti dai protocolli di sicurezza.

Fonte: bresciatoday.it (qui),

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