È stata l’aria, non l’acqua del fiume Chiese né tantomeno degli acquedotti, a veicolare il batterio della legionella che ha contagiato 405 persone tra Bassa Bresciana orientale e Alto Mantovano. La svolta è arrivata lunedì 17 settembre, quando i laboratori dell’Agenzia per la tutela della Salute di Brescia (Ats) hanno ufficializzato la presenza del batterio in nove dei dieci campioni prelevati dalle torri di raffreddamento di tre grandi impianti industriali della zona: una cartiera a Montichiari, un’acciaieria a Calvisano e un’azienda meccanica di Carpenedolo.

«Il batterio può aver proliferato nel serbatoio d’acqua di una di queste aziende chiuse per ferie in agosto, aiutato dalle elevate temperature estive» ha spiegato il direttore generale di Ats, Carmelo Scarcella. Con la ripresa delle attività potrebbe essersi propagato per chilometri, trasportato dal vento e dai temporali. Altre torri di raffreddamento potrebbero aver creato un effetto eco, «rilanciando» l’aerosol contagioso. I sindaci dei paesi coinvolti ieri sera hanno già firmato ordinanze che obbligano le aziende a sanificare gli impianti, mentre le analisi dell’autorità sanitaria si estenderanno anche ai comuni limitrofi. E proprio sulla scorta del caso Brescia l’assessore al Welfare della Regione Lombardia, Giulio Gallera, promette entro l’anno «una legge per censire tutte le torri di raffreddamento e imporre una sanificazione ciclica».

La legionella è stata trovata anche nel fiume Chiese (in 7 dei 18 campioni) inizialmente considerato vettore di contagio. Ma Scarcella ricorda che in questo territorio «non si pratica irrigazione a pioggia» che crea nebulizzazioni pericolose da respirare. Prosciolti definitivamente anche acquedotti e pozzi.

Con le potenziali fonti di contagio ancora attive, lunedì 17 settembre ci sono stati altri 23 casi di polmonite (405 da quando è iniziata l’emergenza, 3 i decessi). I pazienti positivi alla legionella sono 42: questo non significa che il batterio sia responsabile solo del 10 per cento delle infezioni. I vertici dell’assessorato al Welfare sono certi che i casi cresceranno col passare dei giorni: oltre al test sulle urine (negativo) laddove possibile verranno praticati esami più invasivi (quali la broncoscopia). L’Istituto Superiore di Sanità vuole infatti identificare il sierotipo esatto di legionella, per tracciare i contorni di un’epidemia «unica al mondo per dimensioni». I precedenti simili, come quello del 2014 a Lisbona — dove tutto partì da una torre di raffreddamento — coinvolse una sola località (Vila Franca de Xira) e non 27 comuni. Ma almeno l’origine del contagio, che resta sconosciuta in 6 casi su 10, a Brescia è stata identificata.

Fonte: corriere.it Articolo di P. Gorlani e M. Trebeschi (qui)

Un pensiero su “Brescia, polmoniti: «La legionella trasmessa dall’aria». I sospetti su tre aziende lombarde.

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