In merito all’emergenza polmonite ed alla diffusione della legionella, il consigliere comunale di Montichiari, Marco Togni (che svolge attiività consulenziale nell’ambito della sicurezza nei luoghi di lavoro) ha avanzato delle ipotesi sulle cause che hanno sviluppato un fenomeno emergenziale così unico ed eccezionale nel territorio della bassa bresciana orientale. E arrivano conferme (qui)

Mi scuso ma sarò per forza lungo.

È da 21 anni che faccio il consulente in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro e per la tutela dell’ambiente.

Di aziende ne avrò visitate almeno un migliaio, di svariati settori merceologici e dimensioni, a partire dal panificio, passando dalla comune officina meccanica, lavorazione gomma, plastica, cave di marmo e graniti, fino ad arrivare a grossi impianti galvanici, metallurgici ecc…

Ogni valutazione dei rischi parte sempre dal ciclo produttivo analizzandone le singole fasi. I rischi da individuare e valutare sono di tantissimi tipi da quello elettrico a quello meccanico, da quello chimico a quello biologico.

Fatta questa breve premessa, doverosa, dopo una settimana esatta da quando la questione polmoniti e legionella si è conclamata, e dopo aver letto di tutto sui giornali, e sui social, dopo aver sentito ai TG ogni tesi, voglio esprime UN MIO PERSONALE PARERE (senza pretendere di avere la verità in tasca).

A tal proposito specifico che le considerazioni che esprimo qui sotto, le ho condivise anche con ATS quando in settimana ho contattato la direzione generale a Brescia.

I dati di fatto al momento sono i seguenti:

1°) L’acqua quale vettore di trasmissione e diffusione è stata scartata. Le analisi effettuate non hanno rilevato cariche batteriche negli acquedotti e nei pozzi dei comuni interessati. Tale ipotesi infatti lasciava molto a desiderare fin dall’inizio perché i comuni interessati sono molti, alcuni hanno l’acquedotto ed altri no, inoltre le falde che attraversano i comuni sono tantissime e diverse tra loro. Bene ha fatto ATS comunque a verificare anche questo aspetto, non bisogna scartare nulla.

2°) Gli ospedali hanno attestato che si tratta di una polmonite batterica. Non è dovuta quindi ad alcun virus e non è altresì trasmissibile. A scanso di equivoci aggiungo anche che non è dovuta a sostanze o elementi chimici. Non ci si può essere ammalati per via di qualche acido strano o chissà cosa rilasciato nelle falde.

3°) I batteri che generano la polmonite possono essere trasportati solo dall’aria nell’atmosfera. Non è dovuta quindi al fiume Chiese. E’ vero che il Chiese è uno degli elementi di congiunzione ad alcuni comuni ma rimane assodato che tanti altri comuni non sono attraversati dalle sue acque, nemmeno tramite canali secondari. Anche nel Chiese sono stati fatti prelievi ed analisi delle acque che non hanno dato riscontri.

4°) I casi accertati e le analisi condotte hanno determinato l’identificazione del batterio della legionella.

5°) Fin dai primi accessi e dai primi ricoveri presso gli ospedali, questi ultimi hanno condotto un’indagine epidemiologica intervistando i malati per capire se avessero frequentato dei luoghi comuni, ad esempio sale cinematografiche, centri commerciali. Anche in questo caso il risultato è stato negativo, le persone non hanno frequentato gli stessi luoghi. Gli impianti di climatizzazione quindi non c’entrano nulla.

Fatte queste premesse iniziali che determinano alcuni elementi e ne scagionano altri, parto dalle dichiarazioni dell’assessore regionale Gallera quando afferma che, tenuto conto del tempo di incubazione, l’epidemia deve aver avuto origine dal giorno 20 agosto in poi.

Il giorno 21 con mia figlia mi sono recato in una passeggiata lungo il fiume Chiese che era pieno, questo a testimoniare che la fonte non può essere dovuta ad acqua ristagnante in pozze.

Gallera aggiunge anche le indagini si sono concentrate sugli impianti industriali e sulle torri di raffreddamento.

Io non propongo una soluzione, non ho tutti gli elementi necessari e le analisi dopo i prelievi sono ancora in corso.

Voglio limitarmi a circoscrivere alcuni fattori e condividerli con voi e per questo sono partito da alcuni dati che chiunque di noi può avere a disposizione:

1) L’area dei comuni interessati dall’epidemia

2) I dati della centralina meteo posta nell’Ate 43 a Vighizzolo e convalidata da ARPA

3) Il sito Qcumber (creato dall’Ing. Magro) a disposizione di numerosi comuni della zona in quando hanno aderito a questo a progetto.

Questo post l’ho cominciato a scrivere un paio di giorni fa ma solo oggi sono riuscito ad avere qualche ora per fare una sovrapposizione di dati e creare le slide qui sotto.

Sono partito appunto dal giorno 20 agosto che in tanti casi coincide con la riapertura delle aziende dopo che gli impianti sono stati fermi per le ferie estive e per le manutenzioni.

L’Istituto Superiore della Sanità infatti determina un periodo di incubazione da 2 a 10 giorni e mediamente pari a 5-6 giorni. Questa epidemia è salita alla ribalta delle cronache da venerdì 31 agosto.

Ho preferito scegliere come baricentro Montichiari e dal portale Qcumber (https://www.q-cumber.org/) tracciare attorno a questo un cerchio contenente i comuni interessati dalle polmoniti.

Ho attivato alcuni “stressor” ed in particolare le attività “RIR” (attività a rischio rilevante) che sono rappresentate dai pallini rossi.

Ho attinto i dati meteo quali: direzione e velocità del vento e piogge dalla centralina meteo dell’Ate 43 (http://www.ate43-meteo.it).

Infine ho sovrapposto le rose di venti di ogni singola giornata sulla cartina di Qcumber.

Per leggere i grafici specifico che gli spicchi della rosa dei venti indicano la direzione principale da cui il vento proviene (e non invece verso il quale soffia).

Più lunghi sono gli spicchi vuol dire che il vento ha soffiato per più tempo da quella direzione. Infine il colore indica l’intensità del vento: il color blu indica venti meno intensi, passando poi per il verde, il giallo, l’arancio e per finire con il rosso per quelli con velocità superiore a 43 km/h.

Dai grafici è chiaro quindi che il vento è arrivato principalmente da nord-est in direzione sud-ovest detto in parole più semplici indicativamente da Desenzano verso Isorella.

Solo il giorno 24 agosto c’è stata un netta inversione da Isorella verso Desenzano ed il giorno successivo infatti è arrivato un forte temporale che ha abbassato le temperature.

Come più giornali riportano, le analisi da parte di ATS si sono ora concentrate solo nella bassa, in particolare nella zona di Calvisano e limitrofi escludendo le attività poste nei comuni a nord di Montichiari.

Se così fosse, dai dati che ho riportato (che non mi sono inventato), a mio giudizio è limitativo concentrarsi sulla bassa ma andrebbero analizzate anche attività produttive poste a nord quali quelle nella zona Lonato-Desenzano.

Se la causa fossero le torri di raffreddamento il tutto avrebbe anche un senso. Dopo il fermo degli impianti con acqua ristagnante e la temperatura dell’aria alta mediamente attorno ai 34 gradi, possono essersi formate le condizioni ideali per la proliferazione dei batteri. Una volta riavviati gli impianti questi hanno lanciato in aria i batteri che portati dai venti sono ricaduti sui territori di Montichiari, Calvisano ecc…

Una nota dolente da parte mia è che ritengo difficile si possa oggi risalire alla fonte. Se la causa fossero le attività produttive e le torri di raffreddamento, da li a pochi giorni con il riavvio a pieno regime delle stesse dubito vi sia rimasta qualche traccia. Si parla di un lasso di tempo di circa 15 giorni a quando sono state compiute le prime analisi presso le aziende e nel frattempo i batteri sono stati distrutti dal calore egli impianti.

Nonostante gli immani sforzi in termine di personale, di campionamenti, di analisi, nonché economico da parte di ATS, temo sarà difficile risalire alla fonte scatenante.

In questi giorni, ho contattato e mi sono recato più volte in Ospedale a Montichiari parlando direttamente con la dirigenza e vi posso assicurare che hanno dovuto sobbarcarsi un lavoro enorme non solo dal punto di vista medico ma anche da quello prettamente logistico per far fronte a questa emergenza.

A loro va il mio plauso.

Infine un appello alla Regione Lombardia ed alla Provincia di Brescia perchè intevengano in sede di Autorizzazioni integrate ambientali affinchè impongano attività di manutenzione adeguate.

Lancio invece un appello affinché Regione Lombardia e Provincia di Brescia rivedano le autorizzazioni AIA delle aziende con torri di raffreddamento inserendo obbligatoriamente un piano di manutenzione e monitoraggio della legionella anche nel rispetto delle BAT – Best Available Techniques (migliori tecnologie disponibili) di ogni settore produttivo.

Proprio su questo tema infatti una corposa ricerca dell’ARPA del Molise ha posto attenzione per prevenire la legionella negli impianti industriali con particolare riferimento alle acciaierie.

Fonte: Da Facebook di Sabato 15 settembre 2018.

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