L’ex Premier Renzi al Sole24Ore il 9 luglio 2017 (qui):

Oggi Maastricht – paradossalmente – ha cambiato significato. L’avvento scriteriato del Fiscal compact nel 2012 fa del ritorno agli obiettivi di Maastricht (deficit al 3% per avere una crescita intorno al 2%) una sorta di manifesto progressista.

Noi pensiamo che l’Italia debba porre il veto all’introduzione del Fiscal compact nei trattati e stabilire un percorso a lungo termine. Un accordo forte con le istituzioni europee, rinegoziato ogni cinque anni e non ogni cinque mesi. Un accordo in cui l’Italia si impegna a ridurre il rapporto debito/Pil tramite sia una crescita più forte, sia un’operazione sul patrimonio che la Cassa depositi e prestiti e il ministero dell’Economia e delle Finanze hanno già studiato, sebbene debba essere perfezionata; essa potrà essere proposta all’Unione europea solo con un accordo di legislatura e in cambio del via libera al ritorno per almeno cinque anni ai criteri di Maastricht con il deficit al 2,9%.

Il Sen. Renzi su Facebook il 28 settembre 2018 (qui):

Il problema non è l’Europa, amici. Il problema diventa l’Italia. Nei prossimi 12-18 mesi l’economia si bloccherà. I posti di lavoro diminuiranno dopo anni di segno più. Gli investitori stranieri ridurranno gli investimenti.

E ancora

La verità è che la Manovra del popolo è una retromarcia. L’Italia smetterà di crescere, di assumere, di intraprendere.

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