È sbagliato fermarsi ai numeri. Dietro di essi c’è la vita di milioni di uomini. Ecco perché attaccare o lodare l’attuale governo per aver previsto un rapporto deficit/Pil al 2,4% per i prossimi tre anni non ha molto senso. Certo, l’esecutivo Gentiloni avrebbe voluto fare lo 0,8% per il 2019 e pareggio di bilancio per il 2022, l’austerità allo stato puro, ma questo per un governo sovranista è inaccettabile. Vediamo cos’hanno in mente di fare Salvini e Di Maio col deficit al 2,4%.

LE MISURE AI RAGGI X

Flat-tax. Per il 2019 si inizia dalle partite Iva (professionisti, ditte individuali, etc.) con un’aliquota fissa del 15% fino a 65.000 euro di ricavi annui (netti), con una estensione del regime semplificato Iva (cioè del regime forfettario) fino a tale somma. Oggi invece, fino a 30 mila euro di reddito complessivo, la tassazione supera il 20%. In altre parole, con questo avvio di flat-tax il prossimo anno decine di milioni di partite Iva troveranno conveniente dichiarare di più per avere maggiori possibilità di accesso al credito e quel nero che emergerà andrà a costituire (anche contabilmente) maggiore Pil. Una misura che consentirà un risparmio notevole in termini di tassazione (Irpef e Iva), risparmio che servirà a rilanciare la domanda interna.

Reddito di cittadinanza. Qui ci sono 10 miliardi già per il 2019, ma per poter usufruire dei 780 euro al mese occorreranno 4 requisiti: ricerca attiva del lavoro, disoccupazione involontaria, completamento dei percorsi di formazione e reddito familiare. Lascia perplessi il reddito familiare. Un giovane, lasciato a casa dall’impresa, non sposato e ancora residente coi genitori pensionati, non avrebbe diritto alla misura? Un prerequisito indispensabile è la riforma dei centri per l’impiego, senza questi ha poco senso parlare di reddito di cittadinanza.

Superamento della legge Fornero. Salvini lo aveva promesso. Quota 100 già dal 2019, con 62 anni di età e 38 di contributi previdenziali. In pratica 5 anni anagrafici e contributivi in meno rispetto alla legge Fornero. Questo non solo consentirà a parecchi italiani di andare in pensione in età ragionevole, ma aprirà le porte del mondo del lavoro alle nuove generazioni.

Pace fiscale. Nel 2019 dovrebbe partire una seria rottamazione delle cartelle esattoriali fino all’ammontare di 500 mila euro, il 99,1% delle cartelle. Il governo sta ragionando sulla percentuale, cioè se sul 15 o 20% da pagare sull’intero ammontare del debito per ciascuna cartella perché venga annullata. Misura che dovrebbe riguardare non solo le multe, ma soprattutto Iva, Irpef e contributi previdenziali. Dettagli di non poco conto. La consideriamo una misura utile. La crisi si è abbattuta principalmente su professionisti e imprese. È giusto ricompensarli con una misura di equità sociale, anche perché parecchi riaprirebbero l’attività tornando a produrre ricchezza. Inoltre, dal punto di vista contabile gli introiti derivanti dalla pace fiscale rappresentano “nuove entrate” per lo Stato (come se fossero nuove tasse).

L’EFFETTO COMPLESSIVO

Queste le principali misure. Ora dovremo aspettare che la legge di bilancio arrivi alle Camere, per essere approvata (chissà con quante modifiche) entro il 31 dicembre. Tv e giornaloni attaccano il governo perché il maggior deficit verrà scaricato sulle generazioni future. Falso. Il deficit pubblico non è il debito privato, quindi ad ogni centesimo di indebitamento pubblico ne possono corrispondere dieci di ricchezza prodotta, e quindi di ricchezza privata. Tutto sta a vedere cosa si fa con l’indebitamento.

Coloro che oggi sbraitano sono gli stessi che portarono il deficit al 2,5% per dare la mancetta del bonus scuola ai diciottenni in vista del referendum del 2016. Il 2,4% previsto da Salvini e Di Maio contiene invece misure idonee a rilanciare la domanda interna, quindi ad aumentare il Pil e a far diminuire il rapporto debito pubblico/Pil. Nel dicembre 2016 Gentiloni si fece approvare dal Parlamento un maggior indebitamento per 20 miliardi per salvare le banche degli amici. Bruxelles applaudì, tv e giornaloni pure. Oggi, di fronte a una manovra di 28 miliardi che aiuta cittadini e imprese, l’establishment interno ed esterno attacca il governo. La cosa importante è avere un piano di difesa. Indietro non si torna.

Fonte: Blog di Paolo Becchi (qui). Articolo di P. Becchi e G. Palma su Libero del 30/09/2018

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