Ministro Tria all’Eurogruppo, per spiegare il contenuto del Def e iniziare a parlare della legge di bilancio. A tal proposito, si apprende che l’Unione europea sarebbe propensa ad adottare un approccio morbido nei confronti dell’Italia. Lo riporta Reuters, segnalando le parole proferite dal commissario agli Affari economici e monetari, il francese Pierre Moscovici, lo stesso che aveva tuonato contro Roma appena qualche giorno fa, intimandole di presentare nella nota di aggiornamento al Def un target deficit-Pil ben al di sotto del 2%. Così non è andata, visto che l’esecutivo ha deciso per un rapporto pari al 2,4%.

“Non abbiamo nessun interesse in una crisi tra l’Italia e la Commissione”, ha detto Moscovici, ben consapevole evidentemente che il governo M5S-Lega potrebbe andare avanti per la sua strada a dispetto di qualsiasi sanzione ed eventuale raccomandazione da parte di Bruxelles.

La determinazione mostrata dai vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini, insomma, forse starebbe pagando: se l’Ue boccia la manovra, aveva detto Salvini, noi tiriamo avanti, e i mercati se ne faranno una ragione.

Tria oggi all’Eurogruppo

E’ possibile a tal proposito che anche i mercati alla fine capiscano?

Presto per dirlo, dopo la fiammata dello spread BTP-Bund sopra la soglia di 280 punti base dello scorso venerdì. Ma in queste ore, mentre si attende anche cosa dirà il ministro dell’economia Giovanni Tria alla riunione dell’Eurogruppo di oggi, a Lussemburgo, e dopo la reazione quasi furiosa dello scorso venerdì, lo spread fa decisamente dietrofront dai massimi dell’ultima sessione, a dispetto anche del richiamo alla Costituzione che è arrivato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Il compito di Tria indubbiamente non è facile, e si prevede che la riunione dell’Eurogruppo sarà proprio il palcoscenico in cui il ministro dell’economia inizierà ad illustrare e spiegare i numeri del Def e a fare il punto della situazione sulla legge di bilancio.

Intanto i mercati si focalizzano anche sull’intervista che il titolare dell’Economia ha rilasciato a Il Sole 24 Ore, in cui ha spiegato la sua decisione di rimanere al Tesoro, a dispetto di tutti coloro che avevano temuto (o desiderato) le dimissioni.

“Sono qui con voi a fare un’intervista come ministro dell’Economia. Questa mi pare una risposta chiara alle voci su mie dimissioni, che non ho mai minacciato”, ha detto, aggiungendo che “il debito pubblico scenderà di un punto all’anno”.

In barba a tutti coloro che hanno affermato che, in mancanza di un calo del deficit strutturale (per Moscovici affinché ciò fosse stato possibile, il rapporto deficit-Pil avrebbe dovuto essere ben al di sotto del 2%, e invece è appunto al 2,4%), il debito non sarebbe sceso, e a tutti coloro che già vedono come certo un downgrade sul debito da parte di Moody’s, Tria ha spiegato che invece il debito pubblico scenderà.

Certo, “non è una discesa forte – riconosce Tria – ma è maggiore di quella realizzata negli ultimi anni. E sarà garantita anche da una clausola di salvaguardia sulla spesache sostituisce le clausole sulle entrate fiscali utilizzate finora in ogni manovra per scrivere obiettivi di deficit e debito poi sempre rivisti”.

Sulla reazione dei mercati, sempre Tria commenta:

“Il mio auspicio è che spiegando la manovra che stiamo preparando, e gli strumenti che mette in campo per l’obiettivo centrale della crescita, l’allarme rientri. A preoccupare i mercati nel medio termine è la sostenibilità del debito: e noi vogliamo porre le basi per una sua discesa effettiva dal 2019, come presupposto per un’accelerazione della curva verso il basso dopo il primo triennio”.

Tria spiega inoltre che “bisogna considerare che cosa è emerso da giugno a oggi”,ovvero che “le previsioni di crescita su cui era stato costruito il quadro tendenziale di finanza pubblica dal precedente governo sono cambiate in modo sostanziale, e gli ultimi dati lo confermano. La crescita tendenziale, a legislazione vigente, per l’anno prossimo sarebbe dello 0,9%, contro l’1,4% previsto prima. Questo porta il disavanzo 2019, sempre in termini tendenziali, all’1,2%. Questo deficit includeva un aumento dell’Iva da 12,5 miliardi, che il governo ha ribadito fin dall’inizio di voler bloccare. In altri termini già per 2019 l’eredità effettiva lasciata, nelle nuove condizioni economiche, era di un deficit già sostanzialmente vicino al 2 per cento“.

Sul presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha ricordato l’articolo 97 della Costituzione in cui si legge che si ‘dispone che occorre assicurare l’equilibrio di bilancio e la sostenibilità del debito pubblico’, Tria ha commentato:

“Concordo pienamente con il presidente della Repubblica. Del resto abbiamo come governo un confronto continuo con il Quirinale. L’equilibrio e il pareggio di bilancio rimane un nostro obiettivo fondamentale, anche se il percorso per raggiungerlo viene allungato nel tempo per dare spazio all’esigenza fondamentale di rilanciare la crescita. E resta il fatto che se le condizioni lo permetteranno si cercherà di riavviare il processo prima della fine del triennio. Il punto in discussione, infatti, è nelle modalità di garantire questo percorso all’interno dei vari contesti economici”.

Fonte: finanzaonline.com (qui) Articolo di L. N. Antonelli

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