Non possiamo dimenticare l’attendibilità di Confindustria e del suo centro studi.

Ci ricordiamo che Confindustra, le agenzie di rating e le banche d’affari, prima del referendum del 4 dicembre 2016 sulla riforma costituzionale, avevano evocato scenari di caos politico e apocalisse economica in caso di vittoria del No. Un anno dopo, con il pil a +1,5%, l’Italia resta in coda alla classifica Ue ma ben lontano dal -0,7% paventato nel luglio 2016 da Confindustria. Nei 12 mesi successivi al Referendum, poi, non si sono registrate drammatiche fughe di capitali né la perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro, il crollo del reddito pro capite e un’impennata della povertà, come vaticinava viale dell’Astronomia. Confindustria stessa, del resto, a settembre 2017 ammise che le piaghe d’Egitto non si sono materializzate: “Molto favorevole, così si presenta lo scenario economico alla ripresa autunnale”, si leggeva nella presentazione del rapporto. “Volano le esportazioni e il made in Italy continua a guadagnare quote di mercato; gli investimenti mostrano un vivace dinamismo”. Quanto ai posti di lavoro, in questi 12 mesi si è rafforzata anche la crescita dell’occupazione. Gli occupati a ottobre 2017 erano 23,08 milioni, 227mila in più rispetto ai 22,8 milioni di dicembre 2016. I dipendenti a tempo indeterminato sono cresciuti di 41mila unità e quelli a termine sono 297mila in più, mentre sono in calo gli autonomi. Il tasso di disoccupazione è all’11,1%, contro il 12% del dicembre 2016.

Ora Confindustria, con il suo centro studi tarocco, ci riprova e si lacia in esercizi di smontaggio del piano di crescita previsto dal Governo Conte che pensa di ridurre deficit e debito.

Sul sito di HuffingtonPost (qui) la posizione del Centro studi di Confindustra e la replica del Vice Premier Di Maio.

“Anche accrescere l’obiettivo di deficit programmato al 2,4% difficilmente consentirà di avere margini per attuare le misure di policy delineate dal Governo”. A sostenerlo è il Centro Studi di Confindustria, secondo il quale “servono coperture credibili e un’ampia manovra lorda che includa una rimodulazione delle spese e delle entrate”. Per il capoeconomista Andrea Montanino “l’aumento dello spread” e “l’incertezza” sulla “capacità del Governo di incidere sui nodi dell’economia” e sulla “sostenibilità del contratto di Governo” causano “meno fiducia degli operatori”. Dubbi e incertezze che inducono il Cfc a smontare la supercrescita prevista dall’esecutivo grazie alla prossima manovra, stimandola all’1,1% nel 2018 e allo 0,9% nel 2019″, in “ribasso di 0,2% punti” per entrambi gli anni rispetto alle previsioni di giugno.

In sostanza dunque, per gli economisti di Confindustria “l’aumento del deficit” previsto dal Governo “è poca cosa rispetto agli impegni politici assunti: se le coperture non saranno ben definite – avvertono – si rischia ex post un rapporto deficit/pil più alto”. Il Centro Studi raccomanda inoltre di “non smontare le riforme pensionistiche, perché ciò renderebbe necessario aumentare il prelievo contributivo sul lavoro. Se il meccanismo di ‘quota 100’ per permettere l’anticipo della pensione venisse introdotto – è il ragionamento – andrebbe invece nella direzione opposta”.

Da Confindustria anche un avvertimento in merito al mancato rispetto delle regole Ue sulla riduzione del debito: “Per il 2018, con dati ormai quasi definitivi, è evidente come l’Italia non abbia rispettato tale regola, non realizzando per intero la correzione strutturale concordata. Ciò apre a due rischi: che i mercati reagiscano e si abbia un ulteriore aumento dello spread e che l’Ue apra una procedure di infrazione”.

Uno scenario di “crescita bassa e in rallentamento, debito pubblico molto elevato e tassi di interesse in aumento”, concludono gli economisti di via dell’Astronomia, rende ora “necessario e urgente agire, nella prossima legge di bilancio, con misure di politica economica che siano in grado di migliorare in modo strutturale tali tendenze e fornire certezze sulla linea di azione”, avviando “un percorso del rientro del debito pubblico dopo quattro anni persi, attraverso misure che incidano sulla dinamica del Pil”.

La replica di Di Maio: “Non torniamo indietro”

“Il governo non torna indietro: chi si illude, come il Centro Studi di Confindustria, sappia che si sta facendo una cattiva idea. Nella manovra ci saranno tutte le misure previste dal contratto”. Lo afferma il vice premier Luigi Di Maio, parlando alla Camera.

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