Lega sempre più coesa intorno al suo Capitano, Forza Italia sempre più divisa, tra latitanza del ‘grande capo’, rendite di posizione e rese dei conti interne. Il centrodestra a trazione Lega è ormai una realtà, e quanto prima si diceva a mezza voce per non urtare l’alleato di coalizione adesso viene esplicitato senza mezzi termini. “Quello che è riuscito a fare Salvini è stato sdoganare la destra, ha di fatto dato una leadership a questo mondo, parla diretto alla gente e la gente lo segue e vorrebbe votarlo anche di più. Attorno a Salvini bisogna disegnare la proposta per il futuro” ha detto Giancarlo Giorgetti a Milano al convegno organizzato da Fratelli d’Italia.

E Giorgetti è ancora più chiaro: “Quando c’era Berlusconi era lui che era capace di parlare al mondo tra virgolette di destra, intercettare i consensi; è quello che è successo oggi con Salvini, dobbiamo prendere atto che sul campo ora c’è solo lui”.

Nessun tono irruente o propagandistico per infiammare le folle, ma quello tanto pacato quanto assertivo del sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Perchè così è: “nemmeno noi avevamo idea di diventare così grandi, Matteo è bravo e io mi inchino alla sua bravura”.

Parole pronunciate a un evento non casuale, una tavola rotonda organizzata da Fratelli d’Italia a Milano, dicevamo, sul destino del centrodestra con Ignazio La Russa e alla presenza niente affatto casuale di Giovanni Toti.

“Non si può pensare di rappresentare l’alleanza di centrodestra tale e quale nel futuro prossimo – è il ragionamento del numero due della Lega -, stiamo vivendo una frattura storica, le nuove categorie di destra e sinistra non saranno più quelle classiche del passato, il soggetto in grado di interpretare questo cambiamento sarà populista e sovranista”.

Presenti tutti d’accordo sul fatto che il vecchio assetto di centrodestra vada riformato, ma se per Fratelli d’Italia il sovransmo è un invito a nozze, tra gli azzurri la posizione, anche per la collocazione nel Ppe, scatena i distinguo. “Forza Italia ha bisogno di ridefinire un’identità chiara che però non può essere quella di Salvini, non può essere il fuori dall’Europa o il fuori dall’euro, non può essere il sovranismo e nemmeno il populismo del reddito di cittadinanza di Di Maio. In mezzo c’è un grande spazio che dobbiamo occupare”, rimarca la capogruppo alla Camera Mariastella Gelmini. Ma in tutto ciò, rimbomba l’assordante silenzio di Silvio Berlusconi, che tace.

Il destinatario del messaggio della Gelmini è chi da tempo caldeggia il partito unico con la Lega e formule simili, vedi il governatore ligure, che è “ovunque tranne dov’è Forza Italia”. Toti nega di voler “chiudere” Fi o passare alla Lega, ma non risparmia la stoccata contro i dirigenti che “forse non si sono accorti che nel 2008 il partito aveva il 38% dei voti, oggi i sondaggi lo danno all’8”. Il problema non è Berlusconi, assicura Toti, ma chi si è “adagiato” dietro a lui, allora bisogna mettere “in discussione tutti, dai massimi vertici all’ultimo militante, e, potendolo fare, contandosi”. Parole considerate un “atto di sabotaggio” anche dalla deputata azzurra Renata Polverini.

Mentre Forza Italia si spacca, è Matteo Salvini che indossa i panni inusuali del moderato: “Viva l’alleanza di centrodestra e lunga vita”, sorride dal palco di Borgo Valsugana, in Trentino, a chi dalla platea gli fa il nome di Berlusconi. Ma è un sorriso seguito da un significativo sospiro.

E con una sincronicità per nulla studiata, negli stessi momenti Giorgetti ha detto: “Quello che e’ riuscito a fare Salvini e’ stato sdoganare la destra: oggi la gente non si dice piu’ di centrodestra ma di destra. Salvini ha di fatto dato una leadership a questo tipo di mondo. La gente lo segue, lo apprezza lo ha votato e vorrebbe votarlo di più, dunque intorno a lui bisogna costruire la proposta per il futuro. Quando c’era Berlusconi era lui a sapere interpretare il mondo di ‘destra’ a intercettare il consenso ed e’ quello che oggi sta avvenendo con Salvini. Credo che dovremo prendere atto che sul campo c’e’ solo lui. Nemmeno noi avevamo idea – ha ridetto Giorgetti in conclusione del suo intervento – di diventare cosi’ grandi, la realta’ e’ che Matteo e’ bravo e io mi inchino alla sua bravura”.

Fonte: ilnazionalista.it (qui)

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