Sul banco degli imputati per la crescita dei populismi il commissario Timmermans e il presidente Tusk: ci trascinate nel burrone.

All’indomani della bocciatura della manovra italiana da parte della commissione europea, il Parlamento di Strasburgo si sveglia stordito. Di più: nervoso, quasi nel panico. Perché l’evento storico accaduto ieri, la prima volta che un paese membro e per di più fondatore dell’Unione non passa il giudizio dei commissari sulla legge di bilancio, diffonde aria di crisi ovunque. I non populisti si sentono minacciati dalla crescita dei populismi. I populisti continuano nel loro percorso di attacco feroce all’Ue. E tutti intervengono qui a Strasburgo in una plenaria gremita fin dal mattino. Cercano il capro espiatorio. E lo trovano.

Seduti in aula ci sono il commissario europeo Frans Timmermans, socialista, e il presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk, dei Popolari. Sono i ‘punching ball’ di tutte le accuse. Dopo la giornata di ieri, andata in scena proprio qui a Strasburgo, tutti i fallimenti dell’Unione Europea sono venuti al pettine. Le istituzioni finiscono al banco degli imputati di fronte ai parlamentari europei.

Le scintille arrivano già nelle prime battute della seduta. L’eurodeputato Syed Kamall dei Popolari di un Regno Unito sempre più impantanato nelle trattative con l’Ue sulla Brexit, si mette a parlare di “nazionalsocialismi”, ricordando che “quando parliamo di estremisti di destra, dobbiamo ricordare che i nazisti erano nazionalsocialisti, un filone del socialismo, un’ideologia di sinistra. Vogliono le stesse cose che volete voi, siamo chiari. Dico che un’ideologia di sinistra. Non facciamo finta” che non sia così. Non è proprio così e Kamall dopo si scuserà, ma nel frattempo in aula si scatena il dibattito.

La miccia è accesa: del resto basta poco, dopo che è scoppiata la grana italiana. Dalla presidenza Antonio Tajani si agita: “Non credo che in quest’Italia ci siano nostalgici o eredi del nazismo o della dittatura comunista sovietica. Due orribili e devastanti sistemi politici che hanno prodotto ferite devastanti all’Europa. Grazie a Dio queste due dittature sono scomparse grazie all’Unione Europea”, che non è proprio storicamente esatto. In aula il paladino della Brexit Nigel Farage se la ride.

La temperatura sale, tra dispute storiche che tali non sono al cento per cento, visto che la guerra tra Roma e l’Ue resuscita vecchi spettri della storia europea.”Si sorride e poi ci si risveglia col fascismo”, twitta di primo mattino Pierre Moscovici in riferimento alla sceneggiata dell’eurodeputato leghista Angelo Ciocca, che ieri a Strasburgo ha fatto irruzione nella conferenza stampa sulla bocciatura della manovra italiana piantando la sua scarpa con “suola italiana” sulle carte del commissario europeo.

In aula, la tedesca Gabriele Zimmer, capogruppo della Sinistra unitaria/Sinistra Verde, si rivolge direttamente a Timmermans per criticare l’austerity. “Il successo non dipende dal compito fatto a casa. Perché se il compito è sbagliato, anche lo studente più bravo e volenteroso, cosa che non si può dire certo di Salvini, non sarà in grado di farlo”. E ancora: “Non abbiamo l’unione sociale ma solo quella economica e finanziaria. Finchè non capiamo questo, non capiremo perché i populisti hanno tanto successo!”.

Prende la parola Farage. “Non è vero che è stata l’Ue a garantire la pace per 70 anni: sono stati gli inglesi e gli americani che l’hanno liberata dal nazismo, come dimostrano i 30mila soldati britannici morti in Italia”. Tajani, ancora nervoso per lo scambio precedente, lo zittisce: “Non credo che in quest’aula ci siano nostalgici o eredi del nazismo e della dittatura comunista sovietica, due orribili e devastanti sistemi politici che hanno arrecato ferite profonde all’Europa”. E corregge il tiro sulle dittature: “la dittatura comunista ha finito la sua stagione quando molti paesi dell’est sono entrati in Europa”. E “c’è poco da ridere, c’è da rispettare le idee degli altri, risus abundat in ore stultorum. Farage impari a rispettare gli altri, perché questa è la democrazia, lei evidentemente è nostalgico di qualche dittatura se non rispetta le opinioni degli altri. Noi abbiamo sempre rispettato le sue, lei non ha alcuna autorizzazione a non rispettare quelle degli altri. Rimanga in silenzio”. Applausi in aula, Tajani fissa Farage.

Ma il bello arriva quando comincia la discussione sulle decisioni – anzi ‘non-decisioni’ – dell’ultimo consiglio europeo, convocato su migranti e Brexit la settimana scorsa. Il Parlamento europeo discute sempre dei Consigli riuniti a Bruxelles. Ma oggi il dibattito è l’occasione per chiedere conto alle istituzioni europee dei fallimenti dell’Unione: della serie, ci trascinate nel baratro.

L’energica liberarle olandese dell’Alde Sophia in ‘t Veld prende di mira Tusk: “Il Consiglio è la paralisi dell’Unione. E’ il problema dell’Unione. Le nostre proposte finiscono lì e poi non si sa che fine fanno. Non decidete mai niente! Non capite che non potete permettervi di andare a fare i vertici a Salisburgo senza decidere. Ma il punto è che gli Stati non vogliono decidere niente. Ora saltate il pranzo e andate a fare i compiti!”.

Naturalmente si lamentano pure i sovranisti. “Prima l’Ungheria, la Polonia, ora anche l’Italia”. Harald Vilimsky del Partito delle libertà austriaco (quello guidato dal vicecancelliere Heinz-Christian Strache) fa di tutta un’erba, un fascio: la decisione della Corte di Giustizia europea di chiedere a Varsavia la sospensione della nuova legge sulla Corte suprema polacca, il voto dell’Europarlamento contro l’ungherese Viktor Orban per violazione dello stato di diritto, fino al caso Italia, appunto. E Vilimsky ci mette pure “l’atteggiamento punitivo verso i britannici”, che naturalmente imputa all’Ue.

E’ una gara a chi schiaffeggia meglio l’Unione. Massimo Castaldo del M5s ne approfitta per attaccare dopo la bocciatura della manovra. “Se dovessimo dare i voti al Consiglio, sarebbe: zero per la tragedia della crisi migratoria, zero per l’austerità. Ritrovate unità solo osteggiando la manovra italiana!”. Parla con così tanta foga che non si cura della presidente di turno che lo invita a rallentare per dare tempo agli interpreti di tradurre. “Avete battibeccato per mezz’ora sui totalitarismi ma non vi rendete conto che la vera minaccia per l’Europa è il totalitarismo anti-democratico della finanza speculativa”.

Il Popolare austriaco Othmar Karas intima a Tusk che “la nostra pazienza è finita!”. La democratica Patrizia Toia accusa: “Quello della scorsa settimana è stato un Consiglio europeo del nulla. Siamo a fine legislatura: perché ridurci così? Queste rinunce spalancano le porte ai nemici dell’Europa che crescono…”. La socialista francese Sylvie Guillaume, vicepresidente dell’Europarlamento: “Presidente Tusk, è qui per prenderci in giro? Come è possibile che il Consiglio non prenda una decisione da più di due anni?”.

La domanda resta nell’aria. Nè Timmermans, tanto meno Tusk sanno dare delle risposte. Sono spalle al muro. Il primo se la prende con i conservatori britannici che sulla Brexit “ormai sposano la narrativa di Farage”. E cita Churchill: “Se si dà da mangiare al coccodrillo, la cosa più normale è che vi mangi per ultimi…”. Tusk mastica amaro: “Comprendo la vostra insoddisfazione per le mancate decisioni del Consiglio. So che la maggioranza del Parlamento europeo era per le quote obbligatorie sui migranti… Il consiglio europeo sta costruendo una soluzione comune europea, basata sulla lotta ai trafficanti, sulla protezione dei confini esterni e non sulle quote obbligatorie. Ma oggi è chiaro a tutti che la nostra priorità è fermare i flussi di migranti illegali e non la loro ridistribuzione”. Quanto alla Brexit, un altro nulla di fatto all’ultima riunione dei 28 leader dell’Ue: “Vogliamo impedire la frontiera fisica in Irlanda ma non ci sono garanzie. La Brexit è una decisione politica per restaurare la frontiera tra l’Ue e il Regno Unito. Non so l’esito del negoziato ma so che sono i sostenitori della Brexit che possono risolvere problema della frontiera irlandese. Ho l’impressione che qualcuno di voi vorrebbe una Ue senza stati membri e senza governi, non stupitevi se io non sono su questa linea”.

E’ solo il primo strascico della guerra aperta tra Roma e Bruxelles. La Commissione è stata compatta a bocciare la manovra italiana. E in Consiglio nessun leader europeo sta aiutando l’Italia. Ma l’isolamente dell’Italia non risolve la questione. “Anche sbatterla fuori dall’Euro non è cosa semplice”, ci confidava ieri sera un parlamentare spagnolo del Ppe. Sembra un tunnel senza uscita, per ora.

Fonte: HuffingtonPost.it (qui) Articolo di A. Mauro

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