Politica

Perché Berlusconi non vuole più sapere se i suoi diritti sono stati violati? Ma accetta la sentenza per frode fiscale e la Corte di Strasburgo chiude il ricorso sulla legge Severino senza sentenza.

Epilogo inatteso, dopo la decadenza da Senatore per effetto della condanna subita per frode fiscale, e tutto connesso vittimismo per il presunto torto subito. Ora prima del traguardo ha ritirato il ricorso che presentò alla Corte di Giustizia europea. Evita l’ex Cav di subire una tegola mortale, quella di un eventuale sentenza avversa che avrebbe certificato la correttezza delle sanzioni assegnate, ivi compresa la decadenza dal seggio senatoriale. E forse tutto questo costoso teatro messo in piedi dai suoi legali aveva solo un unico obiettivo creare fumo, delegittimare la condanna subita per frode fiscale e tentare una riabilitazione popolare che non si è concretizzata. Oggi assistiamo all’autocondanna, differita, di quella infamante accusa, provata dalla giustizia. Non c’è riabilitazione davanti a un popolo sofferente, per l’applicazione del neoliberismo reale e della conseguente austerity, da parte della famiglia dei Popolari europei, di cui Berlusconi orgogliosamente ne è parte, nei confronti di chi di è macchiato del reato più deplorevolmente, ovvero la frode fiscale, eh in altri termini corrisponde all’azione di sottrarsi agli obblighi fiscali, non per impedire il fallimento, per impedire licenziamenti, ma per il proprio personale tornaconto.

L’ex premier si era rivolto alla Corte europea dei diritti dell’Uomo perché la normativa gli aveva impedito di candidarsi alle politiche. Poi ha fatto marcia indietro.

Il caso è chiuso, senza sentenza. La corte di Strasburgo ha accolto la richiesta di Silvio Berlusconi di non emettere il giudizio, chiudendo in questo modo il ricorso contro l’applicazione della legge Severino che era costata all’ex premier l’impossibilità di candidarsi alle elezioni politiche. Non si saprà mai, dunque, se se obbligando Silvio Berlusconi a lasciare il suo seggio in Senato nel 2013 e impedendogli di candidarsi alle elezioni l’Italia abbia violato o no i suoi diritti.

La Corte ha stabilito che tenendo conto della riabilitazione dell’ex presidente del Consiglio, avvenuta l’11 maggio del 2018 e a seguito della decisione del “richiedente di ritirare la sua denuncia, circostanze particolari relative al rispetto dei diritti umani non richiedono la prosecuzione dell’esame del caso”.

L’ex presidente del Consiglio, infatti, a settembre aveva deciso di ritirare il suo ricorso.

Fonte: huffingtonpost.it (qui)

Austerity, Europa vs Stati

L’Unione Europea minaccia il diritto al cibo dei greci

La Grecia doveva essere l’esempio del successo del programma di “aiuti” dell’Unione Europea per salvare un Paese dalla bancarotta con l’austerità sociale. I risultati sono stati devastanti e perfino l’ex capo dell’Eurogruppo Dijsselbloem ha ammesso lo scorso settembre che il programma è fallito, per via delle condizioni troppo dure imposte.

Un centro di studi non-profit, “Dianeosis”, ha pubblicato un rapporto che dimostra che il reddito disponibile medio delle famiglie greche è crollato del 42%, ovvero di € 513,00, tra il 2009 e il 2014. I lavoratori salariati hanno perso il 38,6% del reddito, gli autonomi il 40,3% e i pensionati il 32,5%. I più colpiti sono i giovani tra i 18 e i 29 anni, con un crollo del reddito del 44,8%. I laureati hanno perso il 45,1% del reddito medio, il che spiega per quale motivo molti greci istruiti lascino il Paese e cerchino impiego altrove.

Stando a una dichiarazione della Federazione Ellenica dei Lavoratori degli Ospedali Pubblici, v’è stato un aumento del 30% della domanda di cure, mentre il 60% delle attrezzature mediche deve essere sostituito e gli specifici fondi non sono aumentati.

Gli effetti dell’austerità sulla popolazione in termini di sicu- rezza alimentare sono stati studiati dal Transnational Institute (TNI) di Amsterdam, che ha pubblicato un rapporto dal titolo La democrazia non è in vendita: la battaglia per la sicurezza alimentare nell’era dell’austerità in Grecia. Il rapporto rivela che nel 2017 nelle aree rurali quasi il 38,9% degli abitanti era a rischio di povertà, mentre la disoccupazione è salita dal 7% del 2008 al 25% del 2013 e il reddito pro capitale è crollato del 23,5% negli anni della crisi (2008-2013). Il numero di famiglie con bambini che non possono permettersi un pasto a base di proteine tutti i giorni è raddoppiato, passando dal 4.7% del 2009 all’8.9% del 2014.

Il rapporto accusa: “Le misure di austerità non solo hanno aumentato la povertà e l’insicurezza alimentare, ma hanno con- solidato un regime di business agro-alimentare che perpetua disuguaglianze nell’accesso al cibo”. Infatti le riforme strutturali hanno favorito i grossi distributori di cibo e i commercianti, a scapito dei piccoli produttori. Questo ha contribuito a far au- mentare i prezzi dei generi alimentari più velocemente che nel resto dell’Eurozona, nonostante il crollo del costo del lavoro.

Olivier de Schutter, ex rapporteur speciale dell’ONU sul diritto al cibo (2008-2014) e membro della Commissione dell’ONU sui Diritti Economici, Sociali e Culturali, ha dichiarato al quotidia- no greco Kathimerini che l’Unione Europea potrebbe essere in violazione del diritto al cibo dei greci. In questo caso, le vittime potrebbero portare l’UE in tribunale. L’Articolo 340 del Tratta- to sul Funzionamento dell’UE “dichiara molto chiaramente che il danno causato dagli errori delle istituzioni europee dovrebbe essere risarcito. So che alcuni stanno pensando di usarlo e mi è stato chiesto di dare consigli su questa possibilità” ha detto.

Fonte: http://www.eir.de – Anno 27 n. 48, 29 Novembre 2018 edizione italiana

Immigrazione, Politica, Sicurezza

Decreto sicurezza, cosa prevede: dalla stretta sui permessi per motivi umanitari alle limitazioni ai “negozietti etnici”

I punti principali della nuova legge, detta “decreto Salvini”, approvata alla Camera. Introdotti anche nuovi reati, come quello di “esercizio molesto dell’accattonaggio”.

Il “decreto Salvini“, approvato col voto di fiducia alla Camera con 336 sì e 249 no, diventa legge. Introduce una serie di novità in tema di immigrazione e sicurezza. Diversi i temi affrontati, dalla stretta sui permessi di soggiorno alla sperimentazione del taser per i vigili urbani. Ecco i punti principali del provvedimento.

Stretta sui permessi – È abolito il permesso di soggiorno per motivi umanitari. Questo viene sostituito da dei ‘permessi speciali’ temporanei. Sei le tipologie previste: motivi di salute di particolare gravità, calamità nel paese d’origine, atti di valore civile, vittime di tratta, violenza domestica, grave sfruttamento.

Più tempo nei Cpr – Gli stranieri potranno essere trattenuti nei Centri di permanenza per il rimpatrio fino a 180 giorni, e non più solo tre mesi come previsto in precedenza. In mancanza di posto nei centri, è introdotta la possibilità trattenere i migranti in attesa di espulsione in altre strutture per la Pubblica sicurezza. Inoltre sarà possibile tenere i richiedenti asilo negli hotspot.

Diritto d’asilo revocato con più reati – Si amplia il numero di reati che comportano la negazione o la revoca della protezione internazionale. Questi sono violenza sessuale, lesioni gravi, rapina, violenza a pubblico ufficiale, mutilazioni sessuali, furto aggravato e traffico di droga. Al Senato si era aggiunto il reato di furto in abitazione, anche non aggravato.

Via la cittadinanza per terrorismo –La cittadinanza italiana viene revocata ai condannati per reati di terrorismo.

Stop al diritto di asilo dopo la decisione della Commissione – La domanda di protezione internazionale per i richiedenti che hanno in corso un procedimento penale per un reato sarà sottoposta ad un esameimmediato. In caso di condanna definitiva la protezione sarebbe negata. L’esame scatta per chi ha già una condanna anche non definitiva. In caso di negazione del diritto, il richiedente deve lasciare l’Italia.

Sistema dello Sprar – Solo i titolari di protezione internazionale e minori non accompagnati potranno accedere al sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati. Chi è già nel sistema vi rimarrà fino alla conclusione dei progetti.

Attesa fino a 4 anni per la cittadinanza – Si ampliano i termini (da 2 a 4 anni) per l’istruttoria della domanda di concessione della cittadinanza, che verrà data solo se si conosce l’italiano.

Lista dei ‘Paesi sicuri’ – Per chi proviene da paesi inseriti nella lista di sicurezza è previsto un esame accelerato delle domande di protezione.

Braccialetto elettronico per gli stalker – Gli imputati per maltrattamenti in famiglia e stalking saranno controllati con un braccialetto elettronico.

Contratti di noleggio auto-camion in mano alla polizia – La norma è stata voluta dall’antiterrorismo per prevenire attentati con auto e camion contro la folla e prevede che i dati di chi stipula contratti di noleggio debbano essere preventivamente comunicati alle forze dell’ordine.

Taser in mano ai Vigili urbani – In via sperimentale la pistola a impulsi elettrici sarà data anche ai corpi di polizia municipale di tutti i capoluoghi di provincia.

Daspo urbano – Agli indiziati di terrorismo si estende il Daspo per le manifestazioni sportive. Il Daspo urbano potrà essere applicato anche nei presidi sanitari e in aree destinate a mercati, fiere e spettacoli pubblici.

Stretta sugli sgomberi – Sono introdotte sanzioni più severe (da 2 a 4 anni) per chi promuove o organizza l’occupazione di immobili. Esteso anche l’uso delle intercettazioni nelle indagini nei confronti degli occupanti.

Accattonaggio molesto e parcheggiatori abusivi – Viene introdotto il reato di ‘esercizio molesto dell’accattonaggio‘ (punibile fino a 6 mesi aumentati a 3 anni nel caso si impieghino minori). Previste anche sanzioni più aspre per i parcheggiatori abusivi. In caso di utilizzo di minori o di recidiva scatta l’arresto e si rischia fino a un anno di carcere.

Sindaci decidono sui ‘negozietti etnici’ – Previste limitazioni agli orari di vendita degli esercizi commerciali interessati da “fenomeni di aggregazione notturna” anche in zone non centrali, ma solo su richiesta del primo cittadino che potrà utilizzarle fino a 30 giorni.

Dalle squadre più soldi per la sicurezza negli stadi – Le società sportive dovranno versare più soldi per garantire la sicurezza negli stadi. La percentuale della vendita dei biglietti che dovrà essere destinata a questo scopo passa dall’1-3% al 5-10%.

Fonte: ilfattoquotidiano.it (qui)

Montichiari

Montichiari: armi da guerra in casa, arrestato pensionato bresciano.

Pensionato in manette: in casa venti pistole e mitra, in giardino un cannone anticarro. Arrestato un pensionato bresciano di 69 anni: nella sua casa di Montichiari deteneva illecitamente una vasta gamma di armi da guerra, persino un cannone anticarro.

Increduli anche i carabinieri, quando si sono trovati di fronte all’evidenza: pensionato bresciano nascondeva in casa un vero e proprio arsenale da guerra, composto da almeno una ventina di pistole, due mitragliatrici, oltre 5000 munizioni, perfino un cannone anticarro “parcheggiato” in giardino. Tutto è stato sequestrato, e l’uomo arrestato.

Si tratta di un 69enne di Montichiari, che un paio di notti fa ha ricevuto la “visita” dei militari. Il blitz dei carabineri rientra nell’indagine a più ampio raggio che poco meno di due mesi fa aveva permesso di smascherare un fiorente mercato nero di armi da guerra, a quanto pare coordinato da un pensionato di Novara ma per cui sono stati arrestati anche due bresciani residenti in Valcamonica.

Il pensionato di Montichiari dunque si aggiunge all’elenco: è già stato trasferito in carcere, nelle prossime ore dovrà rispondere davanti al giudice per l’interrogatorio di convalida. Ai militari intervenuti avrebbe già raccontato di essere un semplice collezionista.

Circostanza non considerata veritiera dagli inquirenti, che appunto hanno proceduto all’arresto. A margine dell’inchiesta anche bresciana sulle armi da guerra, i carabinieri hanno già sequestrato – oltre alla “merce” di Montichiari – anche due mitragliatrici pesanti, due fucili mitragliatori, moschetti e baionetti, fucili tedeschi e cecoslovacchi, pistole semiautomatiche e a tamburo, migliaia di cartucce e munizioni, perfino un lanciarazzi.

Fonte: bresciatoday.it (qui)

Lutto

È morto monsignor Antonio Fappani, aveva 95 anni.

Storico indiscusso, archivista ecclesiastico, era stato ricoverato in Poliambulanza dopo una caduta nel suo appartamento. Ieri il decesso. Alle 7,15, è morto mons. Antonio Appani. Nato a Ferragosto del 1923, aveva compiuto i 95 anni. Da una settimana era ricoverato in Poliambulanza. Al capezzale del sacerdote la sorella Lucia ed il fratello Mario. Fatale a monsignore è stata una caduta. Dal suo appartamento in via Tosio voleva scendere in cappella per celebrar messa. Da quel momento sono sorte le complicazioni dovute all’età. Ultimamente respirava a fatica. È entrato in agonia ieri sera verso le 19.

Scompare con monsignore una illustre figura della città. Storico indiscusso, archivista ecclesiastico, (sue le prime ricerche nell’archivio Montini relativa mente al pontefice ed ai suoi genitori) autore di decine di libri di storia e direttore de La Voce del popolo per diversi anni. Sua la realizzazione di una monumentale enciclopedia bresciana oggi on line. Creatore ella Fondazione civiltà bresciana e del fondo Giulio Aleni si è anche occupato dell’istituto del prete raccogliendo 50 mila volumi che parlino dei sacerdoti bresciani. Da sempre dinamico, in gioventù ha guidato gli scout, ha ideato la Faber.

Oggi, alle ore 11 la salma arriverà nella parrocchia San Lorenzo in via Moretto 55 a Brescia. Alle ore 20, sempre in San Lorenzo, messa e veglia funebre. Domani, mercoledì 28 novembre, alle ore 9.30 saranno celebrati i funerali nel Duomo Nuovo. Alle 14.30, Santa Messa in parrocchia a Quinzano d’Oglio e a seguire la tumulazione della salma nel cimitero del paese.

Fonte: Corriere.it

Economia, Politica, Sovranità monetaria

Per salvarci da quest’Europa serve una moneta parallela e poi… addio euro (di Becchi e Zibordi)

Una famiglia o un’impresa per procurarsi più denaro deve lavorare o fatturare di più. Se un privato ha scarsità di soldi deve convincere un altro privato o un ente pubblico a spendere di più. Considerando l’insieme delle famiglie e delle imprese di un Paese, quando qualcuno incassa di più qualcun altro si ritroverà con meno soldi e quando qualcuno taglia le spese qualcun altro incassa di meno. Come si fa allora a far circolare più denaro nell’economia?

L’unico modo è che lo Stato, tramite la Banca Centrale e le banche ordinarie, metta in circolo denaro fresco. Le Banche Centrali possono crearlo dal niente senza debito, quelle ordinarie lo creano anche loro, ma sottoforma di debito da restituire. La prova che sia così è il denaro nei conti correnti che aumenta sempre, oggi è di circa 2 mila miliardi in Italia e una generazione fa era intorno a 500 miliardi per cui evidentemente qualcuno lo ha creato.

Se lo Stato però non crea denaro, perché tassa di più di quello che spende e allo stesso tempo le banche tagliano drasticamente il credito, allora l’economia frana. Questo è proprio quello che è successo in Italia: le tasse sono aumentate, soprattutto grazie a Monti, di circa 40 miliardi e il credito è stato tagliato di circa 180 miliardi. Sono venuti a mancare circa 200 miliardi e la produzione industriale è crollata e ancora oggi è del 20% inferiore ai livelli del 2007. Tagliando il credito alle imprese le banche hanno aggravato la situazione.

FISCAL COMPACT

Sottostare alle regole del Fiscal Compact, come l’Italia sinora ha fatto, è una strada senza uscita, che aggrava il suo declino. Lo Stato italiano deve invece tornare ad emettere moneta come fanno gli altri Stati indipendenti e se non può farlo tramite Bankitalia (la propria Banca Centrale) deve farlo emettendo una moneta parallela, visto che ritornare alla lira al momento è escluso dalle forze politiche al governo.

Quando si parla di una seconda moneta parallela all’euro – che siano gli accenni alle “Am Lire” di Berlusconi, la moneta fiscale di cui parlavano un tempo alcuni economisti vicini a Grillo o i “miniBot” della Lega, i quali sono persino nel contratto di governo, anche se nessuno più ne parla – si incontra subito l’obiezione che il problema vero in Italia non è la moneta ma l’inefficienza, lo spreco, la produttività, la corruzione e l’evasione fiscale. La spiegazione più diffusa è che siamo diventati meno produttivi ed è per questo che non ci possiamo permettere deficit maggiori, come ad esempio i francesi.

In Francia hanno tenuto deficit pubblici più alti dei nostri e le banche hanno continuato a creare credito mentre in Italia da dieci anni lo hanno ridotto. Il debito di famiglie e imprese in Francia è però il 233% del Pil e in Italia il 169%, molto più basso. Anche se si considera il debito pubblico, la Francia ha il 100% del Pil e noi il 133% per cui sommando debito pubblico e privato la Francia è più indebitata di noi. Inoltre l’Italia continua ad esportare bene ed ha un surplus estero del 2% del Pil, mentre la Francia ha un deficit estero del 2%. E la produzione industriale italiana resta anche oggi maggiore di quella francese. Non sembra quindi che siamo diventati di colpo meno “produttivi” dei francesi.

LE IMPRESE DEL NORD

Il fatto che in Italia ci sia spreco di denaro pubblico e tanti settori della Pa siano inefficienti non impedisce, oggi come venti anni fa, alle Pmi del Nord di esportare e produrre. Quello che le ammazza non è la corruzione ma sono le troppe tasse e il taglio del credito. L’Italia è penalizzata in Europa perché l’unico debito che conta è quello pubblico, e non quello privato. Questa regola è stata promossa da Paesi che hanno molto più debito privato, come appunto la Francia. Questa situazione, a noi svantaggiosa, giustifica che si cerchi una soluzione senza aspettare il consenso dell’Ue e l’unica soluzione praticabile è quella di creare in Italia una moneta parallela all’euro. L’idea è essenzialmente quella di emettere agevolazioni fiscali, simili a quelli per le ristrutturazioni edilizie, ma trasferibili e non vincolati ad una attività come rifare una casa. Lo Stato potrebbe emettere una certa quantità di denaro e usarla per ridurre le tasse. L’ufficio studi di Mediobanca nel 2016 in un suo studio aveva sponsorizzato l’idea parlando di emettere crediti o agevolazioni fiscali per 40 miliardi. Ogni lavoratore e impresa riceverebbe su una carta di credito ad hoc alcune migliaia di euro di agevolazioni fiscali, utilizzabili con un ritardo di uno o due anni e nel frattempo la gente le userebbe come una sorta di denaro. L’effetto sarebbe quello di introdurre denaro fresco nell’economia. Nel “contratto” tra Lega e M5S c’è la proposta dei “miniBot” che va in questa direzione. Si tratta di emettere Bot che vengono accettati per pagare le tasse con cui saldare i debiti accumulati dalla pubblica amministrazione verso le imprese.

Questa idee, qui solo abbozzate, vanno certo spiegate nel dettaglio. Venerdì 23 novembre a Roma presso l’Aula dei gruppi parlamentari si è svolto un incontro con diversi esperti che ha avuto un grande successo di pubblico. Segno che c’è la volontà di trovare soluzioni che possano aiutare l’Italia a difendersi dagli attacchi provenienti da Bruxelles.

Fonte: Blog di Paolo Becchi (qui) – Articolo di Paolo Becchi e Giovanni Zibordi su Libero, 24/11/2018

Crescita, Economia, Politica

Manovra, serve shock fiscale. Artom: “Deficit su al 3,4%, flat tax e cuneo da 17 miliardi”

La proposta rivoluzionaria di Arturo Artom, imprenditore considerato vicino a Casaleggio e tra i fondatori di Confapri.Ecco come affrontare la querelle con l’Ue.

“E’ una provocazione ma molto concreta. Non si può affrontare un 2019 con una procedura d’infrazione aperta, una spada di Damocle mentre il governo è soggetto a uno stillicidio continuo di notizie negative, anche riguardo ai rapporti fra governo e Commissione europea. Quindi o si chiude l’argomento prima dell’Ecofin del 22 gennaio, cedendo qualche cosa a Bruxelles dal punto di vista della manovra ed evitando la procedura oppure, a infrazione ormai avviata, il governo potrebbe mettere in cantiere un punto aggiuntivo di deficit/Pil (dal 2,4 al 3,4%, ndr) da impiegare per far partire subito, oltre al reddito di cittadinanza e il superamento della riforma Fornero, anche la flat tax alle imprese. E non soltato quella alle partite Iva”.

Lo spiega  Arturo Artom, imprenditore considerato vicino a Davide Casaleggio e tra i fondatori di Confapri (Confederazione delle attività produttive), intervistato da Affaritaliani.it per entrare nel dettaglio della sua proposta rivoluzionaria su come affrontare il delicato momento dello scontro fra l’Italia e Bruxelles. Una querelle che non sta aiutando l’economia italiana in “pesante rallentamento” (“il dato sul Pil del quarto trimestre sarà negativo“, dice) e che rischia di far peggiorare ulteriormente la situazione. “Anticipare gli interventi del programma di governo sulle imprese, come anche l’abbattimento del cuneo fiscale, interventi che la Lega voleva invece spalmare – aggiunge l’imprenditore grillino – consentirebbe al Paese di far ripartire subito anche gli investimenti privati“.

Un punto aggiuntivo di deficit/Pil, che arriverebbe così al 3,4%, rispetto al 2,4 fissato dall’esecutivo, sono circa 17-18 miliardi…
“Sì, dote da ripartire così: 7-8 miliardi per aumentare notevolmente la platea delle Pmi coinvolta nella flat tax e altri 9 per abbassare le altre componenti del cuneo fiscale e dell’Irap. Misure che darebbero un segnale di fiducia alle imprese che, spaventate per l’incertezza che regna attorno al Paese, stanno bloccando e ritardando gli investimenti. Oltretutto, l’Italia andrebbe a vincere la sfida sui mercati. Si tratta infatti di misure che gli investitori vogliono veder introdurre”.

Quindi, secondo lei, poi lo spread Btp-Bund si abbasserebbe?
“Sì, i mercati adorano gli shock fiscali espansivi: il differenziale fra i nostri titoli di Stato decenali e quelli tedeschi si è ridotto l’altro giorno subito dopo che la Commissione europea ha annunciato la bocciatura definitiva del documento programmatico di bilancio italiano, aprendo la strada alla procedura d’infrazione nei confronti del nostro Paese. Ciò significa che la vera sfida dell’Italia è con i mercati. A questo punto, è sbagliato andare ad ingaggiare una trattativa con Bruxelles, elemosinando ammontare e i tempi, da allungare, della comminazione delle sanzioni a procedura aperta a fronte di una rimodulazione delle misure economiche. E’ una strategia fallimentare. Un’autentica follia”.

Perché?
“Mantiene il clima d’incertezza sul fronte dei conti pubblici e nell’economia del nostro Paese. Se procedura d’infrazione sarà, è meglio anticipare alcune misure economiche del programma di governo facendo più deficit, scelta di politica economica espansiva, come il taglio delle tasse e maggiori investimenti. Misure che verrebbero apprezzate dai mercati e che consentirebbero all’Italia di vincere la sfida con l’Europa, neutralizzando dal punto di vista dello spread la procedura d’infrazione. La politica punitiva di Bruxelles verrebbe così depotenziata e l’Italia riuscirebbe a rilanciare fortemente la crescita in un clima di grande entusiasmo e di positività. L’alternativa è cedere qualcosa all’Ue, ma senza far scattare formalmente il 22 gennaio la procedura comunitaria”.

La sua proposta parte dal fatto che il clima economico del Paese si sta deteriorando…
“Sì, i dati che ho a disposizione sono molto brutti: nel comparto di produzione delle viti, settore che è a monte di ogni filiera, il calo si aggira nell’ordine del 15-20%, il retail fa -10% rispetto al novembre scorso e le richieste di mutui e prestiti sono sotto di una percentuale compresa fra il -5 e il -10. Nel quarto trimestre andremo incontro a una crescita negativa. Quindi, avremo un segno meno davanti al Pil, dopo la crescita zero del terzo trimestre. Annacquare politiche giuste come il reddito di cittadinanza – misure che, facendo emergere il lavoro nero, funzionano solo se c’è la crescita nel Paese – da giocare come merce di scambio per un annacquamento della procedura d’infrazione, fa sì che l’Italia alla fine rimanga cornuta e mazziata. Il motivo? Alla fine non cresce e, in più, si ritrova sul capo sanzioni contabili”.

Di chi è la colpa di questo deterioramento del clima di fiducia attorno all’Italia?
“La colpa principale ce l’ha la Commissione europea che ha deciso di far politica su di noi, andando contro quello che dovrebbe essere lo spirito dell’Ue. Si sta effettuando una battaglia, alzando la tensione, per uno 0,5% di deficit/Pil in più. Se fossimo rimasti all’1,9% non sarebbe successo niente. Ricordo che dal 2012 fino 2015, in soli tre anni, il rapporto debito/Pil è salito dal 116% al 132%, per rimanere poi stabile fino ad ora. E’ stato l’effetto di politiche di austerità imposte dall’Ue. Ora, Bruxelles si sta comportando come se avessimo portato il rapporto deficit/Pil al 5%, mentre lo abbiamo aumentato soltanto di uno 0,5%”.

Come laboratorio politico governativo, rappresentiamo un’assoluta novità in Europa. Per certi versi com’è stata la Grecia di Alexis Tsipras del 2012, in cui la sinistra radicale anti-establishment di Syriza rappresentava, al governo, un’autentica minaccia all’ordoliberismo tedesco e all’austerity comunitaria. Sappiamo com’è andata a finire. Può essere che ora Bruxelles abbia voluto prendere una posizione forte nei confronti di una nuova minaccia, quella del sovranismo nascente?
“Sì, l’Italia e la compagine governativa sono un laboratorio politico che in termini storici ha già cambiato l’Unione europea, facendo scattare, a breve, la procedura d’infrazione. Stiamo entrando in un campo inesplorato anche per la Commissione che sta cercando di usare i mercati come martello per bastonare le forze che adottano un approccio sovranista nei confronti di Bruxelles. Ma lo spread resta stabile a quota 300. Significa che l’esecutivo comunitario non ha assolutamente vinto”.

In tutto questo, il M5S denuncia anche un fuoco di fila mediatico…
“E’ indubbio che il governo Conte non ha avuto l’appoggio dei media, che amplificano il newsflow negativo. Ma non si tratta di un fattore determinante nel deterioramento del clima di fiducia generale. A questo punto, la chiave è da ricercare fuori dall’Italia. Lo scontro del Paese con l’Ue dev’essere risolto o in un modo o nell’altro”.

Assieme a Gianroberto Casaleggio, lei è stato uno degli ideatori della necessità d’istituire il reddito di cittadinanza. Negli ultimi giorni sono emerse delle perplessità sull’attuazione della misura anche fra alcuni esponenti del governo. Conferma la road-map per marzo?
“Ne sono convinto. La chiave, soprattutto al Sud, sarà quella della riforma dei centri per l’impiego che al momento bruciano 500 milioni con 8 mila addetti che sono allo sbando. Poi sarà necessario aprire un tavolo fra le Regioni per far sì che i sistemi informativi si parlino e per creare un reale coordinamento, spostare poi l’intermediazione dei centri per l’impiego dal 3% delle offerte al 10% e far ritornare del cricolo virtuoso del lavoro in bianco”.

Ma le offerte di lavoro arriveranno? Alla fine, il reddito di cittadinanza, che punta a formare i dicoccupati, si basa su questo…
“Tutto funziona se c’è la crescita economica. Ecco perché c’è bisogno di rimetterla in moto”.

Fonte: affariitaliani.it (qui)