I fondi per il reddito di cittadinanza e il superamento della Fornero, che saranno però normati con provvedimenti successivi. La flat tax al 15% per gli autonomi e una mini-Ires con la stessa aliquota sugli utili reinvestiti. La proroga degli sgravi per le assunzioni al Sud. Un aumento di 1 miliardo del fondo sanitario nazionale, 100 milioni in più per le politiche per la famiglia, la conferma dei bonus per le ristrutturazioni e del bonus verde, la novità dei terreni agricoli in concessione gratuita alle famiglie che fanno il terzo figlio. E poi assunzioni nella pubblica amministrazione e risorse per il rinnovo dei contratti, la riforma del percorso per diventare insegnanti, una nuova struttura per il coordinamento degli investimenti presso Palazzo Chigi e la nuova centrale per la progettazione delle opere pubbliche. Sono le principali misure contenute nei 108 articoli della legge di Bilancio bollinata il 30 ottobre dalla Ragioneria generale dello Stato e inviata alle Camere dopo la firma del capo dello Stato Sergio Mattarella.

La relazione tecnica alla legge contiene specifiche sulle due misure-emblema della manovra: il reddito di cittadinanza e la flat tax. La dotazione per l’introduzione della prima misura, cavallo di battaglia del M5s, è di 9 miliardi l’anno. Nel 2019 la maggiore spesa prevista si attesta a 6,8 miliardi, il resto arriva dai fondi già stanziati del reddito di inclusione che saranno inglobati. Analogo impegno – 6,7 miliardi – è previsto nel 2019 per gli interventi sulle pensioni mentre lo stop agli aumenti Iva che sarebbero scattati il primo gennaio impegna 12,471 miliardi di risorse. In termini normativi, il reddito di cittadinanza, così come la riforma delle pensioni con quota 100, resta fuori dalla legge di Bilancio e sarà introdotto nel dettaglio con “appositi provvedimenti“. Il testo non contiene alcuna norma per tagliare le pensioni d’oro. Sarà aggiunta in commissione durante l’esame della legge, hanno fatto sapere fonti di governo M5s, anticipando che il taglio “escluderà le pensioni maturate con il contributivo e le casse complementari” e riguarderà solo gli assegni a partire dai 90mila euro.

Flat tax per gli autonomi e cancellazione Ace e Iri – Capitolo flat tax: l’arrivo della “tassa piatta” forfait al 15% per i lavoratori autonomi il primo anno costerà solo 330 milioni, con un impatto sui soli versamenti Iva ma, dopo un rimbalzo di 1,9 miliardi di costo nel 2020, si attesterà su un impegno per lo Stato pari a 1,4 miliardi. Nel 2020, comunque, arriva anche la tassa al 20%tra i 65 e i 100 mila euro per imprenditori e negozianti: questa misura impegnerà 109 milioni nel 2020, 1,1 miliardi nel 2021 e 856 milioni nel 2022. Viene in compenso cancellata l’Ace (Aiuto alla crescita economica) ed è abrogata l’Iri che avrebbe dovuto entrare in vigore nel 2019.

Mini Ires su utili reinvestiti e nuove assunzioni – Il taglio di 9 punti dell’Ires, dal 24 al 15%, sarà garantito alle imprese che assumono personale non solo a tempo indeterminato, ma anche determinato. Le assunzioni dovranno essere incrementali rispetto al personale dipendente conteggiato al 30 settembre 2018 “al netto delle diminuzioni occupazionali verificatosi in società controllate o collegate”. I nuovi assunti dovranno inoltre essere destinati “per la maggior parte del periodo d’imposta” a strutture produttive localizzate in Italia. Nella misura vengono infatti fissati precisi paletti antidelocalizzazioni sia sul lato occupazionale che su quello degli investimenti. Beneficiarie dello sconto saranno infatti le imprese che realizzano investimenti – con l’esclusione di immobili e veicoli – “nel territorio dello Stato”. Avranno lo sconto anche le nuove imprese che assumono già negli ultimi tre mesi dell’anno.

Due miliardi per i centri per l’impiego – Nella bozza sono previsti due miliardi tra il 2019 e il 2020 (uno all’anno) per migliorare il funzionamento (assumendo personale e automatizzandoli) dei centri per l’impiego senza i quali la norma sul reddito di cittadinanza diventa impraticabile: “Nell’ambito del Fondo per il reddito di cittadinanza di cui al comma 1, fino a 1 miliardo di euro per ciascuno degli anni 2019 e 2020, è destinato ai centri per l’impiego al fine del loro potenziamento e, fino a 10 milioni di euro per l’anno 2019, è destinato al finanziamento del contributo per il funzionamento di ANPAL Servizi S.p.A”.

Credito di imposta dimezzato, rivisto l’iperammortamento – Dimezzato il tetto annuale del credito di imposta per attività di ricerca e sviluppo, che sarà nella misura del 50% solo per alcune spese (come personale e contratti con le università) mentre per le altre scenderà al 25%. Avrà invece 3 aliquote l’iperammortamento per i beni funzionali alla trasformazione tecnologica e/o digitale delle imprese in chiave Industria 4.0: 150% fino a 2,5 milioni di euro, al 100% fino 10 milioni e 50% fino a 20 milioni. Confermata la maggiorazione del 40% per i software. Scompare il superammortamento. Arriva una cedolare secca al 21% sugli affitti di immobili a uso commerciale, per i nuovi contratti del 2019, purché al 15 ottobre 2018 non risultino altri contratti.

Rinnovo contratti statali e assunzioni nella PA – Per il triennio sono stanziati 4,2 miliardi per il rinnovo dei contratti degli statali. Previste anche risorse per le assunzioni, destinate, in via prioritaria a nuovi concorsi per accelerare su digitalizzazione e gestione di fondi strutturali e investimenti. Nella manovra si dispone anche l’assunzione di 1.500 vigili del fuoco.

Così aumenteranno i fondi per la sanità – Per il 2019, il finanziamento al Servizio sanitario nazionale sale a 114,4 miliardi di euro, 1 miliardo in più sul 2018. Per il 2020 il Fondo è però incrementato di 2 miliardi e per il 2021 di un altro miliardo e mezzo. L’aumento delle risorse “è subordinato alla stipula, entro il 31 gennaio 2019, di una specifica intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano per il Patto per la salute 2019-2021, che contempli misure di programmazione e di miglioramento della qualità delle cure e dei servizi erogati e di efficientamento dei costi”. Per attivare ulteriori borse di studio per i medici di medicina generale che partecipano ai corsi di formazione, vengono messi sul piatto altri 10 milioni di euro dal 2019. Per aumentare, invece, il numero dei contratti di formazione specialistica dei medici, “l’autorizzazione di spesa è incrementata di 22,5 milioni di euro per il 2019, di 45 milioni di euro per il 2020, di 68,4 milioni di euro per il 2021, di 91,8 milioni di euro per il 2022 e di 100 milioni di euro a decorrere dall’anno 2023”.

Banche, 1,5 miliardi per i risparmiatori truffati – E’ previsto un miliardo e mezzo per i risparmiatori “truffati dalle banche”, con fondi dai “conti correnti e dei rapporti bancari definiti come dormienti all’interno del sistema bancario nonché del comparto assicurativo e finanziario”. Nel testo si spiega che per questi risparmiatori “è istituito un Fondo di ristoro con una dotazione finanziaria iniziale di 525 milioni di euro per ciascuno degli anni 2019, 2020 e 2021″. Chi sono questi soggetti? “Coloro che hanno subìto un danno ingiusto, riconosciuto con sentenza del giudice o con pronuncia dell’Arbitro per le controversie finanziarie (Acf), in ragione della violazione degli obblighi di informazione, diligenza, correttezza e trasparenza previsti dal testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria” nella “prestazione dei servizi e delle attività di investimento relativi alla sottoscrizione e al collocamento di azioni emesse da banche aventi sede legale in Italia poste in liquidazione coatta amministrativa, dopo il 16 novembre 2015 e prima della data del 1 gennaio 2018, nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze”.

Nasce “InvestItalia” per gli investimenti pubblici – Arriva una “struttura di missione per il supporto alle attività del presidente del Consiglio dei ministri di coordinamento delle politiche del governo e dell’indirizzo politico e amministrativo dei ministri in materia di investimenti pubblici e privati”:  la struttura prende il nome di ‘InvestItalià. La misura è “in attesa di valutazione politica“: proprio di questo si è discusso in una riunione ieri sera a Palazzo Chigi il cui esito sarebbe stato – viene referito da più fonti di governo – interlocutorio. Per la norma vengono stanziati 25 milioni all’anno dal 2019 e si prevede che la struttura sia istituita “con decreto del presidente del Consiglio dei ministri”, che operi alle dirette dipendenze del premier anche in raccordo con la Cabina di regia Strategia Italia prevista dal dl Genova.

Opere pubbliche, arriva la “Centrale di progettazione” – Arriva, dal primo gennaio 2019, la “centrale per la progettazione delle opere pubbliche”, che opera “in autonomia amministrativa, organizzativa e funzionale”. Saranno assunte 300 unità attraverso una procedura pubblica svolta da una commissione il cui presidente è designato dal premier e composta da 4 membri rispettivamente individuati dai ministri del Tesoro, del Mise, delle Infrastrutture e degli Affari regionali.

Tagli alle spese militari fino a 60 milioni all’anno – La bozza prevede tagli alle spese militari per 60 milioni all’anno dal 2019 e di ulteriori euro 531 milioni nel periodo dal 2019-2031. Nel testo si legge che sarà “il ministro della Difesa di concerto con il ministro dell’economia e delle finanze, entro il 30 gennaio 2019, a rideterminare i programmi di spesa dei settori interessati e le relative consegne”.

Scuola: stabilizzazione del personale Ata – Passano a tempo pieno gli assistenti tecnici e amministrativi (Ata) assunti nel 2018-19: “A decorrere dall’anno scolastico 2019/2020, è autorizzata la trasformazione, da tempo parziale a tempo pieno, del rapporto di lavoro degli assistenti amministrativi e tecnici assunti nell’anno scolastico 2018/2019”. Verranno inoltre tassate le ripetizioni: l’aliquota è stata stabilita nel 15%. Inoltre “dall’anno scolastico 2019/2020 – si legge – l’organico del personale docente dei licei musicali è incrementato di 400 posti”. “A tal fine – si legge nella bozza – è autorizzata la spesa di euro 4,85 milioni, per il 2019, di 18,16 milioni, per il 2020, di 23,56 milioni, per il 2021, di 19,96 milioni per ciascuno degli anni 2022, 2023, 2024 e 2025, di 20,49 milioni, per l’anno 2026 e di 21,56 milioni a decorrere dal 2027″.

Tre milioni in più al Fondo migrazioni. Sparisce il tavolo sul caporalato – Resta l’incremento di tre milioni l’anno del Fondo nazionale per le politiche migratorie, anche se il capitolo spending review prevede un risparmio di ben 400 milioni sulle risorse destinate ai centri di accoglienza. Non compare più, invece, il Tavolo per il contrasto del caporalatoprevisto dalle precedenti bozze. Sembra sparire, rispetto alle bozze, anche l’introduzione di un contributo dai 10 ai 100 euro per la pesca sportiva.

“Voucher manager” per le Pmi – Il testo prevede un “voucher manager” fino a 40mila euro per le Pmi che acquisiscono “prestazioni consulenziali” di natura specialistica con l’obiettivo si sostenere i processi di trasformazione tecnologica e digitale attraverso le tecnologie previste dal “Piano nazionale Impresa 4.0”. Si tratta di un contributo a fondo perduto non superiore al 50 per cento dei costi sostenuti a decorrere dal periodo di imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2018 e fino al 31 dicembre 2020. Gli stessi contributi sono concessi alle imprese che sottoscrivono o aderiscono a “un contratto di rete” che abbia nel programma “lo sviluppo di processi innovativi in materia di trasformazione tecnologica e digitale attraverso quanto previsto da Impresa 4.0”. In questo caso il voucher ha un tetto di 80mila euro.

Nasce il fondo ‘Blockchain e Internet of things” – La manovra, bollinata dalla Ragioneria dello Stato, prevede un nuovo fondo per “interventi in nuove tecnologie e applicazioni di intelligenza artificiale”, con risorse pari a 15 milioni l’anno per il triennio 2019-2021. L’obiettivo è finanziarie progetti di ricerca e innovazione da realizzare in Italia da opera di soggetti pubblici e privati.

Fuori dal testo i 180 milioni per le buche di Roma – Non entrano in manovra 180 milioni per riparare le buche delle strade della Capitale. E’ quanto si apprende da fonti di governo M5s. La richiesta, spiegano, era stata fatta pervenire al Mef dal ministro per le Infrastrutture Danilo Toninelli, raccogliendo gli auspici del Campidoglio. Si chiedeva, nel dettaglio, “l’erogazione diretta a Roma Capitale di 60 milioni per ciascuno degli anni 2019, 2020 e 2021”. Ma la norma “per ora – sottolineano le stesse fonti – è stata rifiutata“.

Fonte: ilfattoquotidiano.it (qui)

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