Proprio nel Veneto, dove Forza Italia rischia di scomparire, risucchiata dalla Lega di Luca Zaia e Matteo Salvini, il partito di Silvio Berlusconi litiga e si divide ed è come fare harakiri di fronte al nemico: il Carroccio anche se potenziale alleato elettorale è sempre più concorrente di Forza Italia e in Veneto non corre certamente buon sangue tra le due formazioni politiche anche perché i forzisti sono guidati da Renato Brunetta, che dipinge Salvini come il diavolo. Tanto che è intervenuto all’ultimo direttivo regionale dando in questo modo la carica alla pattuglia forzista: «Salvini e Luigi Di Maio sono una coppia terribile, che sta mandando a rotoli l’Italia e noi chiediamo al governatore Luca Zaia di salvare il Veneto dall’abbraccio mortale di Lega e M5s. Dov’è finita, per esempio, l’intesa sull’autonomia ottenuta grazie a una legge voluta dai consiglieri regionali di Forza Italia? Siamo pronti a occupare anche i banchi del consiglio regionale se il presidente Zaia si dimostra subalterno al patto Salvini-Di Maio». Poi aggiunge quello che è un avviso di defenestrazione della forzista che fa parte della giunta Zaia, Elena Donazzan: «Lei non si è più iscritta a Forza Italia e quindi in giunta regionale non ci rappresenta, parla solo a titolo personale».

Ma l’assessora non porge l’altra guancia e va all’assalto di Brunetta: «Le mie dimissioni? Dovrebbe essere Brunetta a dimettersi. Il nostro mandato non è rappresentare Brunetta ma il nostro elettorato, non è fare gli interessi di un partito, ma del territorio. Questa è l’unica rappresentanza che riconosciamo. In giunta come in consiglio il nostro compito è fare il bene dei veneti. Dare ultimatum a Luca Zaia significa essere fuori dal mondo. Noi lavoriamo, fianco a fianco, con i colleghi di maggioranza portando il nostro contributo, anche critico quando serve, al presidente Zaia che ha sempre dimostrato capacità di ascolto e di lavorare prima di tutto per il bene del Veneto, senza timidezze nei confronti di nessun governo». Infine una stoccata al cuore di Brunetta: «Dovrebbe essere lui a dimettersi perché è stato eletto coi voti della Lega e senza quei voti non tornerebbe più a fare proclami al mondo».

Elena Donazzan ha 46 anni, prima tessera quella del Movimento sociale, nella sua biografia cita Giorgio Almirante: «Vivi come se dovessi morire subito, pensa come se non dovessi morire mai». Poi è entrata nel Popolo della libertà e, nel 2015, in Forza Italia. Siede in consiglio regionale dal 2000, per tre volte assessora, coi governatori Galan e Zaia (due volte) sempre all’Istruzione e al Lavoro. Fa parte del gruppo consiliare di Forza Italia, nonostante il killeraggio di Brunetta. Lei sostiene che buona parte del partito è dalla sua parte e quindi ritiene «un dovere morale» resistere e combattere. A viso aperto. Per esempio ha criticato la decisione di Forza Italia di uscire dall’aula al momento della votazione del Decreto Sicurezza: «Una posizione che ha disorientato il nostro elettorato. Per qualcuno viene solo l’interesse di partito e non quello dei cittadini e c’è chi, accecato dall’ira per essere escluso dal governo, ha come unico obiettivo quello di boicottarlo e farlo cadere. Chi viene in Italia e delinque deve tornarsene a casa sua: mi sembra una questione di puro buonsenso. Anche per questo non capisco chi ha preferito uscire dall’aula al posto di votare a favore di questa legge voluta e sollecitata dai nostri elettori, dagli elettori di Forza Italia».

Il neo coordinatore forzista del Veneto, Davide Bendinelli, è un brunettiano di ferro e quindi ha già messo nel mirino l’assessora ribelle, anche se cerca di smussare gli spigoli: «Forza Italia è orgogliosa di non aver tradito il patto con gli elettori, noi restiamo nel centrodestra e l’alleanza con la Lega nelle regioni del Nord non è in discussione. La maggioranza dei sindaci eletti in Veneto è di centrodestra e il M5S non esiste nei Comuni e nelle Province, ora dobbiamo ripartire e chi attacca il partito se ne dovrà andare».

Lei risponde sbandierando gli oltre 3mila follower su Twitter e le 6.700 preferenze ottenute alle ultime elezioni: «Io rispondo alla mia coscienza e alla mia gente non certo a Brunetta». Una frattura insanabile? Sembra di sì perché Brunetta ha tutta l’intenzione di tallonare da vicino Zaia e la sua giunta: «Il decreto dignità del vicepremier Di Maio ha fatto perdere 40 mila contratti, chiediamo alla Regione di emanare delle leggi ad hoc per sostenere le imprese e il mercato del lavoro: il titolo V della Costituzione lo consente. Zaia non deve calare la testa dinanzi a Salvini».

Insomma, alleati sì ma con diritto di critica e opposizione. Tanto da arrivare a mettere in guardia: «C’è un pericolo che si aggira per l’Italia», dice Brunetta, «e si chiama Pup: Partito unico populista, con due leader, Salvini e Di Maio». Il fatto è che l’opposizione a Brunetta della Donazzan sta facendo proseliti. Il vice-governatore della Regione, Massimo Giorgetti, assurto a questo ruolo come esponente di Forza Italia, non ha rinnovato la tessera proprio come segnale contro la gestione Brunetta e ha firmato con la Donazzan un documento che bacchetta quella parte del gruppo dirigente forzista che critica la giunta Zaia. Il suo ragionamento fa breccia tra gli iscritti: la giunta è Lega-Forza Italia, esponenti di Fi hanno ruoli di primo piano, che senso ha che il partito si ponga di traverso? Anche perché in questo modo Fi va verso un pericoloso scisma. Se Giorgetti e Donazzan sono border line, Massimiliano Barison è passato da capogruppo regionale di Fi a consigliere di Fratelli d’Italia, coi rimbrotti dell’eurodeputata forzista, che fu sua grande elettrice, Elisabetta Gardini: «Si tratta di una mossa scorretta e sleale, che manca di riconoscenza sia nei confronti di un partito che lo ha sempre sostenuto sia degli elettori che lo hanno votato principalmente perché il suo nome era a fianco del simbolo di Forza Italia». Ma lui sostiene che è Forza Italia nel Veneto ad avere virato verso l’opposizione a Zaia: «Ho preso atto delle scelte di Forza Italia che hanno confuso e disorientato me e l’elettorato storico. Sono rimasto nella coalizione di centrodestra per portare avanti il programma con cui sono stato eletto in Regione, sostenendo con lealtà e responsabilità il presidente Zaia». In consiglio regionale Fi aveva tre consiglieri. Con l’uscita di Barison sono rimasti in due. Che sono, entrambi, con un piede fuori. Brunetta rischia di gridare alla luna.

Fonte: italiaoggi.it (qui)

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