Deutsche Bank e Commerzbank, la Bundesbank e il quotidiano finanziario Handelsblatt mettono Roma nel mirino: “Draghi non perda tempo”.

L’attenzione si è destata improvvisamente ancor prima che la lettera di risposta del Governo italiano venisse recapitata alla Commissione Europea. Nell’arco di 24 ore il principale quotidiano finanziario del Paese, i capo-economisti delle maggiori banche tedesche, il presidente della Banca centrale e – seppur con il bon ton suggerito dall’opportunità diplomatica – la cancelliera federale hanno espresso, all’unisono, un loro assillo comune: il debito pubblico italiano. Con una serie di interventi in rapida sequenza, ma con modi diversi, le principali autorità politiche ed finanziarie di Berlino preparano il terreno allo scontro che nei prossimi giorni impegnerà Roma e Bruxelles sulla legge di Bilancio, con toni che oscillano dall’avvertimento disinteressato alle minacce in senso stretto.

Prendiamo per esempio Jörg Krämer, capo-economista di Commerzbank, secondo istituto di credito della Germania. Il titolo del suo intervento pubblicato su Handelsblatt Global non lascia spazio all’interpretazione: “Lasciare che i mercati castighino i populisti italiani”. Sulla versione internazionale del quotidiano finanziario tedesco, Krämer auspica che l’Ue e la Bce “non indietreggino” di fronte all’ostinazione di Roma di lasciare sostanzialmente intatto il suo Documento di Bilancio. Anzi: “Devono sfruttare le pressioni che i mercati stanno esercitando sull’Italia”.

Stare fermi, e aspettare. A quel punto, sostiene il capo-economista di Commerzbank, in sofferenza di liquidità per finanziare il suo debito in seguito all’esplosione dello spread, Roma può rientrare nel programma di acquisti di titoli di uno Stato membro (l’Omt), una volta che a fine anno la Bce avrà sospeso il Quantitative easing. Com’è noto però, l’assistenza finanziaria dell’Omt non è a buon mercato: prevede infatti che il Governo che se ne avvale approvi un rigoroso piano di riforme (in pratica, tagli alla spesa pubblica) a cui l’erogazione dei finanziamenti della Bce è strettamente vincolata. “Difficilmente l’esecutivo populista accetterebbe di varare queste riforme”, scrive Krämer. Come fare? L’economista suggerisce anche il successivo passo politico: “Il Presidente della Repubblica dovrebbe indire una nuova rapida elezione che appoggi un governo moderato, che accetti le riforme richiesta dall’UE, creando così le condizioni perché la BCE intervenga”. Un remake dell’avvicendamento Berlusconi-Monti, in sintesi. Ma vista la popolarità del Governo in carica, difficilmente Mattarella potrà seguire questo schema, si rammarica Krämer. E quindi? “Affinché i mercati esercitino la loro disciplina, la Bce si deve attenere alle regole”, e stare ferma fino a quando l’Italia, sotto lo schiaffo dei mercati, non accetti le riforme “chieste” da Bruxelles.

L’opinione espressa con modi rudi da Krämer su Handlesblatt è l’equivalente di quella apparsa qualche ora prima sul Financial Times, a firma del collega David Folkerts-Landau, capo-economista di Deutsche Bank, al quale va forse riconosciuto lo zelo profuso nel far passare l’austerità richiesta da Bruxelles come la base per un “grande accordo”. Folkerts-Landau inizia il suo intervento riconoscendo ampi meriti a Roma per la sua “parsimonia” nella programmazione di bilancio degli anni passati: l’Italia dall’ingresso nell’Eurozona “ha registrato un avanzo primario di bilancio quasi ogni anno. In confronto, tutti gli altri paesi della zona euro, ad eccezione della Germania, hanno accumulato disavanzi primari anno dopo anno”. Il problema, secondo l’economista di DB, è la spesa sugli interessi del debito pubblico accumulato prima dell’ingresso nell’euro e ogni soluzione passa dalla sua riduzione. Ecco, in pratica la soluzione prospettata da Folkerts-Landau: coinvolgere il Meccanismo europeo di Stabilità finanziando una parte del debito italiano, così da permettere all’Italia di ripagarne gli interessi solo quando la sua economia sarà tornata a crescere: “La bozza di questo grande accordo è la seguente: l’Italia deve accettare che miglioramenti duraturi nella crescita non saranno raggiunti senza le riforme strutturali”. Ecco che tornano, quindi, le riforme “chieste” dall’Europa. La declinazione del concetto da parte dei due capo-economisti è diversa, l’effetto invece è lo stesso.

Nel giorno in cui Berlino fa i conti con la prima frenata della “locomotiva” economica dal 2015 e un report della Bundesbank mette in guardia sulla “vulnerabilità del sistema finanziario tedesco”, anche il suo presidente Jens Weidmann lancia un messaggio al Governatore della Bce Mario Draghi, con un evidente – sebbene non esplicito – riferimento all’Italia. Weidmann ha auspicato che la normalizzazione della politica monetaria non sia ritardata inutilmente per ragioni fiscali, ammettendo comunque che occorrerà molto tempo prima che si torni a livelli normali: “Non dovremmo perdere tempo sulla lunga strada verso la normalità monetaria” e “non dovremmo prendere alla leggera i rischi e gli effetti collaterali di una politica monetaria estremamente accomodante”. Per Berlino e non solo il tempo del bazooka di Draghi è finito e non è il caso di tergiversare oltre, ribadendo che dalla prossima estate si penserà a un “rialzo” dei tassi. Per l’Eurozona ora non è il momento di attenuare il rigore fiscale e nazioni fortemente indebitate “come l’Italia” dovrebbero ridurre il carico del debito”.

Tra le tante premure per la situazione italiana non poteva mancare quella di Angela Merkel. Nel suo discorso alla plenaria di Strasburgo, la Cancelliera l’ha sottolineata “con enfasi” che “l’Italia è un paese fondatore”. E quindi, “ha deciso insieme a tutti gli altri le regole che oggi sono all’origine della nostra base giuridica”, ha detto Merkel. Chiedendo quindi l’intervento della Commissione Europea: “Ora la Commissione ha un compito importante da svolgere, è importante che si giunga a una soluzione e la mia speranza è che lo si faccia nel dialogo con le autorità italiane”.

Se non bastasse, a soffiare sul fuoco ci ha poi pensato un editoriale di Handelsblatt, principale quotidiano finanziario della Germania: “La lettera di Roma è uno schiaffo in faccia agli altri partner dell’Unione Europea”. Quelle che arrivano da Berlino, invece, sono carezze.

Fonte: huffingtonpost.it (qui)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...