Poco più di un mese fa venne diffiusa la notizia che l’Ato di Brescia avesse scelto. Infatti nell’edizione del 29 novembre del Corriere Brescia la conferma che l’opzione che prevede l’ampliamento del depuratore di Montichiari oltre la dimensione necessaria per servire la cittadina dei colli morenici. Una soluzione che secondo le indiscrezioni della stampa dovrebbe addirittura triplicare la propria capacità. Proprio il 28 novembre scorso il consiglio comunale di Montichiari ha deliberato che il Sindaco Fraccaro provveda ad opporsi al progetto. E proprio sul fatto che il Consiglio comunale non abbia preso una posizione chiara di rifiuto, la dice lunga sulla mezza porta aperta dell’Amministrazione comunale di Montichiari tenuto conto che senza il nulla osta della Giunta Fraccaro l’ampliamento non è possibile proprio in virtù della convenzione vigente tra A2A Spa (gestore del depuratore) ed il Comune. Un tale ampliamento del depuratore monteclarense non è consentito e previsto dagli atti convenzionali pertanto al Sindaco Fraccaro non resta che far cadere la maschera ed adottare gli atti concreti e formali per chiudere rigettare definitivamente la proposta dell’Ato di Brescia.

Ma c’è una merce di scambio, l’Amministrazione comunale di Montichiari guidata dal Sindaco Fraccaro ha collocato nel bilancio di previsione 2019-2021 nell’annualità 2020 ben 5,4 milioni di euro (provenienti dall’ATO) per interventi sulle fognature che potrebbero essere prese realizzate da A2A in cambio dell’assenso alla triplicazione dell’attuale impianto di depurazione di Montichiari gestito dalla stessa A2A. Spariranno d’incanto le remore “democratiche” sulla ricaduta ambientale di questa operazione e ci diranno che quanto scaricato nel Chiese dal “futuristico” ampliamento del depuratore non porterà problemi perchè sicura e all’avanguardia. Certo un’operazione che sarà attuata dopo le elezioni amministrative di maggio del prossimo anno, magari con l’anticipazione dei fondi per le fognature dal 2020 al 2019.

Un depuratore triplicato che scaricherà nel fiume Chiese è una follia dal punto di vista sanitario e ambientale, tanto in conseguenza del fenomeno polmoniti di questa estate, per la quale non è stata detta la parola fine e soprattutto non vi sono ancora i colpevoli di quanto accaduto. Purtroppo non solo nell’ambito delle aziende pubbliche dei servizi, quanto soprattutto in certa politica, l’idea che gli impianti impattanti debbano essere collocati ove la realtà è già compromessa deve terminare. Non è più tollerabile.

L’Ato di Brescia ha scelto. L’impianto che dovrà trattare i reflui della riviera bresciana avrà depuratori a Montichiari (per il basso lago, tranne Desenzano e Sirmione che continueranno a confluire a Peschiera) e a Gavardo o Muscoline. Intanto a Lazise c’è stato un convegno per porre al centro il ruolo delle Istituzioni Europee.

Un depuratore a Montichiari cui faranno riferimento il basso e medio lago e uno a Muscoline o Gavardo per trattare i reflui dei paesi dell’Alto lago, da San Felice a Tignale. Con le acque depurate che confluiranno nel Chiese.

I sindaci dei paesi prescelti per ospitare gli impianti non ci stanno e annunciano battaglia, ma pare questo lo scenario ormai scelto da Ato tra il ventaglio di cinque ipotesi individuate dall’equipe del professor Giorgio Bertanza dell’Università di Brescia nello studio realizzato per conto di Acque Bresciane: l’adeguamento del depuratore di Peschiera; la realizzazione di un depuratore a Lonato; la realizzazione di un depuratore a Montichiari; il potenziamento dell’impianto di Visano; il potenziamento del depuratore di Montichiari e la costruzione di un nuovo impianto a Muscoline o a Gavardo.

«Possiamo dire che si tratta di una scelta ufficiale – ha dichiarato al Giornale di Brescia Marco Zemello, direttore dell’Ato di Bresciaquantomeno per la parte che riguarda Montichiari. E questo è un primo passo essenziale visto che siamo controllati a vista dal Ministero che non pare propenso a tollerare ulteriori ritardi (ci sono in ballo i famosi 100 milioni stanziati dal ministero, ndr). Ci resta un po’ di tempo per capire come comportarci per l’Alto Garda, ma stiamo già lavorando in questo senso».

Ora non resta che convincere i sindaci, che annunciano barricate. D’altra parte una decisione andava ufficializzata, visto durante l’ultimo incontro al ministero ad Ato e Acque Bresciane era stato dato tempo sino alla fine di ottobre per individuare la soluzione progettuale.

La partita è aperta e si gioca sul tavolo delle strategie politiche. Scrive Rosario Rampulla sul Giornale di Brescia: “Fuori dall’ufficialità di studi e dichiarazioni, c’è un «convitato di pietra» al tavolo della depurazione, A2A, proprietaria dell’impianto di Montichiari che andrebbe ampliato («e l’ampliamento – evidenzia Zemello – non richiederebbe l’esproprio di altre aree o un maggior ingombro rispetto all’impianto attuale») e prossima a realizzare a Gavardo un depuratore da 36mila abitanti equivalenti. La domanda è: se c’è già un impianto progettato (frutto di un iter slegato dal maxi-depuratore gardesano) avrebbe senso costruirne un altro nella confinante Muscoline? In attesa di conferme ufficiali, la sensazione è che si vogliano aprire le porte ad A2A e ad un suo coinvolgimento diretto nel progetto gardesano. Voci, per ora, ma tutt’altro che campate… in acqua”.

Fonte: gardapost.it (qui)

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