Ue, sfuma l’assist delle misure francesi pro-Gilet gialli per l’Italia. Il rapporto deficit/Pil di Parigi salirà al 3,4%, ma Bruxelles…

Chi sperava nelle fila del governo giallo-verde nell’involontario assist delle nuove misure fiscali espansive strappate a Macron dai Gilet gialli da far valere nelle trattative di Giuseppe Conte con l’Europa rimarrà deluso.

Già, perché dopo il messaggio di ieri sera del numero uno dell’Eliseo alla nazione in cui il leader di En Marche ha promesso l’aumento del salario minimo intercategoriale di 100 euro al mese dal 2019, la detassazione delle ore di straordinario e lo stop all’aumento della contribuzione per i pensionati che guadagnano meno di 2.000 euro al mese, il portavoce della Commissione europea Margaritis Schinas ha fatto sapere che Bruxelles valuterà l’impatto del pacchetto pro-classi deboli sul bilancio pubblico della Francia solo a primavera. Quando, cioè, l’Ue si sarà già pronunciata sull’eventuale procedura d’infrazione da aprire nei confronti dell’Italia.

“Abbiamo un meccanismo ben stabilito per valutare le politiche di bilancio” dei Paesi della zona euro e “la nostra posizione sulla Francia è nota: il parere sul piano di bilancio francese è stato pubblicato poco tempo fa. L’impatto di cosa verrà fuori dal processo parlamentare emergerà in primavera quando pubblicheremo le nostre previsioni economiche”, ha spiegato infatti la portavoce dell’esecutivo comunitario su un eventuale sforamento del deficit da parte di Parigi e sulle eventuali conseguenze sulle trattative in corso tra Roma e Bruxelles sulla manovra.

Sta anche in questo fatto la diversità del caso francese rispetto al caso dell’Italia. L’Italia oggi è sotto tiro per il mancato rispetto della regola del debito nel 2017, dato che le regole Ue impongono che anche nel 2018 l’Italia assicuri un adeguato aggiustamento in termini strutturali. Le procedure relative al deficit, invece, possono scattare solo sulla base dei dati ex post(per la Francia, dunque, eventualmente solo a Pasqua).

Nel documento programmatico di bilancio inviato ad ottobre dalla Francia all’Ue, il premier Édouard Philippe ha fissato un livello di deficit/Pil per il 2019 del 2,8% un livello a cui ora dovranno aggiungersi i circa 6 miliardi in più del costo dei provvedimenti shock messi in campo dall’Eliseo per calmare la protesta che sta infiammando la Francia da circa quattro settimane (più i 4 per l’abolizione dalla tassa sui carburanti). Un costo che, secondo quanto appena annunciato dal ministro per i Conti pubblici transalpini, Ge’rald Darmanin, porterà il rapporto deficit/Pil a sforare (al 3,4%) il parametro del 3% fissato dai parametri di Maastricht.

Bruxelles aveva già acceso il disco verde sulla manovra di Parigi ad ottobre, anche perché il rapporto deficit/Pil previsto da Philippe per il 2019 sarebbe dovuto salire al 2,8% solo per motivi puramente tecnici, escludendo i quali il disavanzo sarebbe in realtà pari all’1,9%, dopo il 2,6% previsto per quest’anno e il 2,7% del 2017.

Parigi, che può contare su un rapporto debito pubblico/Pil di circa il 97% del Pil (contro il 130% circa dell’Italia), dunque, per il momento non finirà sotto osservazione dell’Ue come, al contrario, è finita Roma. Riflettori che, se accesi, avrebbero potuto rappresentare delle favorevoli sponde per il duo Conte-Tria che si sta battendo sui decimali per portare a casa le due misure simbolo del governo giallo-verde ovvero reddito di cittadinanza e quota 100 sulle pensioni.

Se Macron, per il momento, scamperà i rilievi di Bruxelles, di certo non ha sminato il pericolo della protesta di Gillet gialli: dopo gli annunci di ieri sera, i manifestanti transalpini hanno promesso infatti che la rivolta andrà avanti.

A Roma, intanto, il vicepremier Luigi Di Maio è pronto a puntare i piedi in caso di una terza bocciatura da parte di Bruxelles alla manovra. Se il Governo francese rispetterà tutti gli annunci fatti negli ultimi giorni sulla politica di bilancio, ha ricordato, “non dovrebbe rispettare i parametri e, facendo questo, si dovra’ aprire un caso Francia, se le regole valgono per tutti, ma non è quello che ci auguriamo”.

Il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico ha messo le mani avanti in vista del confronto risolutivo di domani e giovedì. “Le prossime 24-48 ore sono cruciali”, ha detto il capo dei Cinque Stelle ribadendo che l’obiettivo è “mantenere le promesse ed evitare la procedura di infrazione”. Di Maio ha tenuto comunque il punto sul reddito di cittadinanza, che, assicura, entrerà in vigore “al massimo a fine marzo, mentre quota 100 entrera’ in vigore entro fine febbraio”. “Tra giovedì e venerdì sarà convocato il primo tavolo tecnico sulla manovra” con le imprese, ha annunciato il ministro. “Nelle prossime settimane – ha aggiunto – ci sara’ un tavolo permanente sulle semplificazioni, uno sul fisco, uno sull’innovazione, uno sulle infrastrutture e uno sull’export e un tavolo sul welfare”.

Fonte: affaritaliani.it (qui)

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