Il 19 agosto 2017 per protesta l’attivista Kemi Saba, francese di origini beninesi, bruciò in pubblico una banconata da 5.000 Fca (circa 8 euro) per mette sotto i riflettori le ingerenze di Parigi nelle ex colonie.  Fu arrestato in Senegal. A far scattare le autorità di polizia fu una denuncia della Bceao (Banca Centrale degli Stati dell’Africa Occidentale).

Saba fu poi assolto grazie a un cavillo (la legge senegalese punisce chi brucia in pubblico più di una banconota) ma fu espulso dal Paese. Saba, figura discussa, è fondatore di un partito “kemita” che vuole far risalire all’antico Egitto le origini del panafricanismo. Eppure ci fu chi ha paragonato la sua azione a quella di Nelson Mandela quando bruciò il suo vecchio passaporto dei tempi dell’apartheid.

Le accuse di neocolonialismo non risultano peraltro così esagerate se si guarda alla governance delle due banche centrali che regolano l’emissione e la circolazione del franco Cfa, ovvero la già citata Banca Centrale degli Stati dell’Africa Occidentale (Bceao) e la Banca degli Stati dell’Africa Centrale (Beac). In entrambi gli istituti, spiega un articolo pubblicato sul sito della London School of Economics, la Francia gode di fatto di un potere di veto sui consigli di amministrazione. Nel caso della Bceao, il comitato di politica monetaria include addirittura dal 2010 un membro francese con diritto di voto.

Il resoconto di un recente tour italiano del politico Kemi Saba sul sito l’Intellettuale dissidente con un articolo di Sebastiano Caputo del 19 luglio 2018 (qui)

 

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