Dopo il prof. Urbani, fondatore storico di Forza Italia, che, senza mezzi termini, ha dichiarato il partito del Cavaliere finito aggiungendo che non si devono illudere gli elettori. Arriva sul Corriere della Sera l’intervista ad un altro esponente di spicco di Forza Italia, il Governatore della Liguria Giovanni Toti, il quale torna a far sentire il dissenso  interno verso la linea centrista intrapresa da Forza Italia. E la dichiara fallimentare.

Il governatore azzurro della Liguria: «Questo è il mio partito, ma la corsa al centro fallirà. I forzisti sulla Sea Watch con politici di sinistra e Berlusconi favorevole allo sbarco dimostrano che avremo bisogno di una psicanalisi di gruppo».

«Una giornata come oggi, con rappresentanti di Forza Italia che salgono sulla Sea Watch insieme con politici di sinistra; e con Silvio Berlusconi che, sia pure per motivi umanitari, si dice favorevole a fare sbarcare i 47 migranti a bordo di quella nave, dimostra che se non ci diamo una mossa avremo più bisogno di psicanalisi di gruppo che non di riunioni di partito». Giovanni Toti, presidente della Regione Liguria, torna a criticare il suo partito, Forza Italia, e soprattutto la sua classe dirigente, «che andrebbe selezionata sulla base delle idee e non per cooptazione». «Adesso andiamo in ordine sparso anche sull’immigrazione, creando un duplice risultato nefasto: si confondono gli elettori e si spinge sempre di più la Lega verso i 5S. Così si perdono consensi, anziché recuperarli: nel 2009 il Pdl aveva quasi il 40%, oggi, stando ai sondaggi, Forza Italia più FdI arriverebbero forse al 15».

Qual è la ricetta per riconquistare elettori?

«Il partito non ne ha. La sua classe dirigente è attenta a mantenere le poltrone; poi c’è chi mugugna sotto coperta, ma non fa nulla per cambiare rotta».

Tempo fa aveva proposto un partito unico con la Lega, che ha risposto picche. Però lei chiede ancora «qualcosa di nuovo». Che cos’è? 

«Serve un contenitore aperto a tutte le anime di quello che fu il centrodestra, ma con programma, regole interne e classe dirigente nuovi; un partito con ampie autonomie regionali anche, perché il centralismo non funziona più. Inoltre bisogna ricostruire un ponte con i leghisti, invece che continuare a tirare sassi contro di loro e finire con il convincerli che Forza Italia sta andando verso altri lidi. A volte non ci distinguiamo dal manifesto di Carlo Calenda».

C’è una corsa al centro.

«Che fallirà se si rinnegano i nostri capisaldi: sicurezza, riforma dell’Europa e del Ppe… E se non ci si sforza di costruire una piattaforma comune con la Lega. Salvini non abiurerà, quindi si lavori a creare le condizioni per un’alternativa al governo attuale».

Matteo Salvini intanto ripete sempre che governerà con i grillini per 5 anni. 

«I sondaggi lo appagano e sa che al momento non ci sono i numeri per qualcosa di diverso. Però sa anche che con i 5S ci sono linee diverse su troppi temi, dalla Tav al Venezuela».

Alle Europee mancano 4 mesi: è un tempo sufficiente per fare qualcosa di nuovo?

«Io non ho fretta. Come ho già detto, mi ricandiderò per un secondo mandato in Liguria. Però non mi rassegno a stare in silenzio per far lavorare un manovratore che vedo sempre meno; e seguiterò a operare per tentare di ricreare un centrodestra alternativo, se pure alleato, alla Lega».

Dialoga con Nello Musumeci, presidente della regione Sicilia. Raffaele Fitto e FdI, che pensano di entrare nel gruppo dei Conservatori e riformisti europei (Ecr), la sollecitano a stare con loro. 

«Non ho nulla contro l’Ecr, un gruppo moderato di centrodestra. Semmai, mi sembra velleitaria l’idea di FdI di scavalcare Salvini a destra. Per me, dovremmo posizionarci alla sua sinistra».

Aveva auspicato che Berlusconi non si candidasse alle Europee, invece lo ha fatto.

«Una scelta legittima e coraggiosa».

Farà campagna elettorale per Forza Italia? 

«Non ho incarichi di partito e in Liguria governo per Forza Italia, Lega, FdI, Lista civica Toti e Liguria popolare. Da cittadino, voterò per il mio partito. Sperando che nel frattempo non mi tolga motivazioni».

Fonte: corriere.it (qui) Intervista di D. Gorodisky

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