Austerity, Economia

Negli ultimi 20 anni il mondo va sempre meglio, mentre l’europa va sempre peggio (dal blog di Antonio Socci)

Andiamo sempre peggio, si sente dire al Bar del pensiero luogocomunista. Si ripete: i poveri sempre più poveri e i ricchi sempre più ricchi, e poi violenze, inquinamento, catastrofi, esaurimento delle risorse, fame e malattie, sottosviluppo, inevitabili migrazioni di massa.

“Questa è l’immagine che quasi tutti gli occidentali vedono nei media e si imprimono nella mente. Io la chiamo visione iperdrammatica del mondo, una concezione stressante e ingannevole”. Così scrive Hans Rosling  in “Factfulness” (Rizzoli).

Questo libro, il cui autore è membro dell’Accademia di Svezia e fondatore della sezione svedese di Medici senza frontiere,
elenca una serie impressionante di dati che dimostrano l’esatto contrario. 

Ovvero che il mondo va sempre meglio, l’umanità ha compiuto progressi spettacolari  e ha conseguito un benessere inimmaginabile.

Quindi i media ci danno una rappresentazione totalmente ribaltata  della situazione? La risposta è: sì. Ma c’è un’altra rappresentazione ribaltata  della realtà (e, in questo caso è più difficile trovare i dati veri che ci fanno scoprire la verità): si tratta del tema Europa/Italia

Quando si parla dell’Unione Europea i media vanno in sollucchero. Fin da quando è stata varata – circa 25 anni fa – si predisse che questo esperimento politico (con la moneta unica) ci avrebbe portato nella terra promessa dove scorre latte e miele, ci avrebbe fatto ricchi e ci avrebbe protetto da tutte le intemperie finanziarie e politiche. 

E’ accaduto l’esatto contrario (vedremo i dati) e va sempre peggio, ma la rappresentazione mediatica continua a raccontare la favola della propaganda iniziale. 

C’è un nesso fra i due fenomeni, quello globale (positivo) e quello euro-italiano (negativo)? Certo che c’è. Ma prima vediamo un po’ di numeri.

Sono dati ufficiali della grandi istituzioni internazionali. Ecco qualche esempio. 

BUONE NOTIZIE DAL MONDO

Nel 1800l’85% della popolazione mondiale viveva nella condizione di povertà estrema. Venti anni fa era il 29% e oggi il 9%. Un successo strepitoso (con un balzo eccezionale negli ultimi 20 anni), eppure nessuno se ne rende conto.

Scrive Rosling: “Nel 1800, quando gli svedesi morivano di fame e i bambini britannici lavoravano nelle miniere di carbone, l’aspettativa di vita era di circa 30 anni in tutto il mondo. Il dato era sempre stato questo. Circa metà dei bambini moriva durante l’infanzia. Quasi tutti gli altri perdevano la vita tra i 50 e i 70 anni. Perciò la media si aggirava intorno ai 30”. Oggi nel mondo l’aspettativa di vita media è di 72 anni (da noi sopra gli 80). 

Consideriamo poi “tutte le vittime di inondazioni, terremoti, tempeste, siccità, incendi e temperature estreme, nonché i decessi durante gli sfollamenti e le pandemie che seguono questi episodi”. 

Oggi, spiega Rosling, il numero annuale di decessi dovuti a tali calamità è solo il 25% di quello di un secolo fa, ma siccome la popolazione è aumentata di 5 miliardi da allora, il crollo dei decessi è ancora più clamoroso: abbiamo solo il 6% dei decessi di cent’anni
fa
. Grazie agli enormi progressi che ci permettono di difenderci.

Un dato che esemplifica il miglioramento della qualità della vita: oggi l’80% delle persone ha un qualche accesso all’elettricità

Inoltre si ripete che l’Africa è una bomba a orologeria, che, con il boom demografico, la fame, le malattie e il sottosviluppo porteranno in Europa milioni di migranti. 

Si ignora invece che in questi anni, in cui i paesi europei stentano a far crescere il pil dell’1%, in Africa la crescita è ben superiore e paesi come Ghana, Nigeria, Kenya o Etiopia (come il Bangladesh in Asia) sono cresciuti sopra al 5 %

E ci sono paesi come Tunisia, Algeria, Marocco, Libia ed Egitto che “hanno aspettative di vita superiori alla media mondiale di 72 anni. In altre parole, si trovano dove la Svezia era nel 1970”.

Rosling elenca pure una serie di cose orrende che sono sparite o stanno sparendo dal mondo: dalla schiavitù legale ai paesi con casi di vaiolo, ai morti in incidenti aerei. 

In fortissima diminuzione  la percentuale di persone denutrite (passate dal 28% del 1970 all’11% del 2015), le armi nucleari (da 64 mila del 1986 a 9 mila del 2017), le sostanze nocive per l’ozono (da 1663 del 1970 a 22 del 2016, in migliaia di tonnellate), il lavoro minorile, l’inquinamento  derivante da piombo nella benzina e incidenti con perdite di petrolio.

Invece cresce nel mondo la resa cerearicola per ettaro (da 1.400 KG per ettaro del 1961 a 4 mila del 2014), la superficie terrestre protetta da parchi, l’alfabetizzazione (dal 10% del 1800 all’86% del 2016) per non parlare della ricerca scientifica, della democrazia (e del voto femminile).

Si potrebbero elencare molti altri indici, riportati da Rosling. Ovviamente sono indici di benessere prevalentemente economico, che non escludono l’esistenza di altri problemi umani o fatti molto negativi.

PESSIME NOTIZIE EURO-ITALIANE

Veniamo invece al caso euroitaliano: perché da noi – al contrario del resto del mondo – le cose sono andate indietro 

Bastino due dati: nel 1999 il prodotto interno lordo dell’eurozona era il 22% di quello mondiale. Nel 2017 è ormai al 16%. Una caduta micidiale.

Nel 2000 l’economia USA superava del 13% quella dell’eurozona, nel 2016 questa percentuale era raddoppiata: al 26%.

Anche se i media continuano a raccontare la favola dell’UE felice, la gente comune  si è accorta dell’inganno, paga sulla propria pelle il peggioramento della qualità della vita e comincia a protestare, nelle urne (Italia e Gran Bretagna) o nelle piazze (Francia).

C’è un nesso fra i due fenomeni, quello globale (positivo) e quello (negativo) relativo a Italia/Europa? Sì. Il nesso si chiama globalizzazione. Fino alla caduta del Muro di Berlino si è avuto un progresso globale ordinato e regolato, guidato e trainato dagli Stati Uniti e dall’Europa occidentale.

Dagli anni Novanta si è imposta una globalizzazione selvaggia, con un Mercato globale senza regole e, per esempio, l’ingresso di colpo sulla scena di un gigante come la Cina che, di fatto, fa concorrenza sleale a tutti.

La follia europea è stata quella di legarsi le mani con i Trattati di Maastricht (che hanno al centro il mercato e l’inflazione, anziché il lavoro e la crescita economica) e con una moneta unica che, oltre a impedire le preziose politiche monetarie nazionali, ha regalato alla Germania un marco super-svalutato e a noi una lira sopravvalutata.

Così i tedeschi hanno vampirizzato le altre economie europee, specie quella italiana. Infatti in 18 anni di euro la manifattura italiana è crollata del 16%, quella tedesca è cresciuta del 30%.

Ecco perché nel 1999 – all’ingresso nell’euro – il reddito pro-capite degli italiani era il 96% di quello tedesco, mentre nel 2015 dopo sedici anni di euro il reddito degli italiani è il 76% di quello dei tedeschi. 

Il nostro reddito pro capite è addirittura diminuito  da 34.802 dollari del 1999 a 34.752 del 2017. Negli anni ottanta, un italiano risparmiava in media 1/4 del suo reddito: oggi quasi zero.

L’Italia che, fra 1960 e 1979, vedeva crescere il Pil del 4,8% medio annuo (ed era ancora al 2% fra 1980 e 1999), dal 2000 al 2018 è ferma : la crescita media annua allo 0,2% significa che siamo in coma.

E questo si paga salatamente nella qualità della vita. Significa più disoccupazione e povertà, meno investimenti in infrastrutture, nell’educazione e nella sanitàSignifica blocco del cosiddetto “ascensore sociale”

Significa avere giovani senza un futuro, senza possibilità di fare un progetto di vita e significa anche gravissima denatalità. E’ la via del declino irreversibile.

.

Fonte: “Libero”, 10 febbraio 2019, Articolo di Antonio Socci (qui)

Austerity, Europa, Politica

La recessione tecnica in Italia, le cause, le soluzioni

Alla fine tanto tuonò che piovve. Chi masochisticamente mi legge sa che, personalmente, parlo della possibilità, anzi della probabilità, di recessione da giugno-luglio quindi sono tutto meno che stupito della cosa. Secondo  il mio modesto parere bisognerebbe allungare un po’ la vista e vedere le possibili uscite dalla situazione attuale, anche se le soluzioni possibili hanno il gusto della fantascienza nella situazione politica attuale.

Comunque anni, anzi ormai decenni, di taglio alla spesa pubblica ed austerità, anni di consentitemelo, di balle sull’austerità espansiva, anni di cattivi professori , di politici ignavi o autoreferenziali, non si cancellano in tre mesi:

Alcuni dati:

L’Italia non sta entrando in recessione tecnica. Semplicemente non ne è mai uscita. Interessante il paragone con quanto successo negli USA negli anni 30 della grande recessione:

Anche durante gli anni 30 del secolo scorso negli USA nella cosiddetta “Grande Depressione” ebbero momenti di leggera crescita, con altri in cui la crescita fu assente. Perfino gli USA si avviavano ad una piccola recessione nel 1938, poi questa venne risolta, anche se non in modo positivo. Dopo Monaco (1938) e lo smembramento della Cecoslovacchia iniziò un riarmo mondiale di cui gli USA riuscirono ad approfittare. Per fare un esempio la Curtiss iniziò a produrre questo per la Francia (ordinati nel primo lotto 100 con 173 motori, ed altri furono ordinati dal regno Unito).

Cosa sarebbe necessario per uscire dalla recessione? Non una guerra, speriamo, ma uno shock economico, cosa che non è possibile fare quando si deve discutere con un organo burocratico esterno del 2,4%, del 2% del 1,6% del PIL. Proprio la struttura di definizione del budget europeo, la mancanza d uno strumento monetario specifico di accompagnamento, non fa altro per paesi con una struttura economica come quella italiana, ma anche come quella francese, attenzione, che proseguire nella politica depressiva. Possiamo aspettarci che l’estero spinga, con le esportazioni, la nostra crescita? Non ci sono prospettive positive:

Questo 1,4% che vedete è su base annua perchè mese su mese siamo a -0,8% , una vera e propria caduta. Gli effetti della fine del QE sono molto più forti di quanto ci si aspettasse anche perchè accompagnati ad un rallentamento mondiale (vedremo il caso Cina a parte, ma non è positivo). Allo stato attuale bisognerebbe dare un forte shock a consumi ed agli investimenti interni, quindi si al RdC, ma anche a forti investimenti infrastrutturali, al salvataggio diretto di aziende industriali, interventi in manutenzione subito. Ad esempio subito rifacimento del tratto E45 chiuso, subito obbligare Autostrade ala ricostruzione dei ponti. Subito far costruire bus alla Italiana Autobus, appena salvata, ma , letteralmente, da domani per quello che c’è e domani con nuovi bus ibridi ed elettrici. Chi parla di crescita, i politici che affermano che il governo fa poco, in parte con ragione, inizino ad andare a Bruxelles a protestare contro le politiche restrittive comunitarie, oppure tacciano, perchè sappiamo bene chi, in questo momento, sta tirando il freno a mano.

Austerity, Europa, Politica

Recessione Europa: decisione politica, firmata Ue e Bce

Dal sito libreidee.org (qui) – I dati sulla produzione industriale che vengono man mano proposti sono sempre più inquietanti e lasciano intravvedere una situazione tutt’altro che positiva. L’area euro segna un -3,3% di produzione industriale, con un picco di -5,1% della Germania. E l’Italia, una volta tanto, fa un po’ meglio della media Ue, con 2,6% in meno. Si prevede un secondo trimestre 2018 con valori negativi per il Pil tedesco. Un disastro che non potrà non avere ripercussioni sull’andamento economico. In realtà tutto questo non è dovuto, per lo meno non ancora, ad una crisi finanziaria: mentre nel 2007-08 la crisi dei mutui subprime Usa portò a una crisi dell’economia reale per l’enorme distruzione di ricchezza finanziaria collegata, in questo caso la causa delle crisi economica sarà la volontà europea di crearla. Anche se l’innesco è stato un calo nei volumi del commercio internazionale, la risposta europea, che ripercorre quella post-crisi del debito interno ex 2011, non fa che accentuare, in modo pro-ciclico, questa variazione.

Dopo la crisi del 2009 l’Europa, terrorizzata dal proprio debito, ha perso il percorso della crescita strutturale in modo permanente. Stretta dalle paure del proprio debito, terrorizzata, guidata da una classe di economisti che, mi dispiace dirlo, inaltri momenti non avrebbero guidato neanche gli assessorati al bilancio di una grossa città italiana, l’Europa, ma soprattutto l’Eurozona, hanno abbandonato un percorso di crescita rischiando di intraprendere un cammino di involuzione e di riduzione della possibilità di crescita economica. La concentrazione unica su obiettivi di deficit invece che di crescita sta portando a un decadimento permanente e strutturale, non recuperabile nel medio periodo, della struttura economico-industriale dell’Euroarea, realizzando al contrario le fauste previsioni fatte dai firmatari del patto di Maastricht.

L’Eurozona si sta sempre di più rivelando come un’area di depressione economica e di conflitto sociale, non di crescita, giungendo al limite della repressione politica come in Francia. Siamo ancora in tempo per tornare indietro? No, senza una profonda revisione ideologica dei fondamenti europei; un cammino veramente difficile, perchè dovrebbe condurre al superamento di pregiudizi intellettuali (e, francamente, razziali) profondamente radicati. Significherebbe, in un certo senso, superare se stessa: e questa è la vera sfida del futuro. Per ora, purtroppo, governano sempre gli assessori provinciali…

Fonte: Guido da Landriano, “La recessione è una decisione politica di Bruxelles e Francoforte”, da “Scenari Economici” del 15 gennaio 2019.

Austerity, Europa

H. Flassbeck: “la colpa è della Germania”

Intervista molto interessante di Kontext Wochenzeitung al grande Heiner Flassbeck e a Paul Steinhardt, economista e condirettore di Makroskop insieme a Flassbeck. I due hanno una spiegazione molto chiara per la crisi italiana e non le mandano a dire: la colpa è dei tedeschi che grazie alla moderazione salariale hanno portato via quote di mercato agli italiani e ai francesi, l’unione monetaria è stata la grande fortuna della Germania, mentre senza l’euro Schröder sarebbe passato alla storia come il peggior Cancelliere di tutti i tempi. Da Kontext Wochenzeitung l’intervista a Heiner Flassbeck e a Paul Steinhardt

Herr Flassbeck

Herr Flassbeck, due anni fa lei aveva già previsto che nel 2018 in Italia ci sarebbe stata una coalizione anti-euro. Come poteva saperlo?

Flassbeck: perché in quel momento già si capiva che l’Italia non avrebbe potuto riprendersi economicamente. Pertanto era lecito aspettarsi che gli italiani alla fine si sarebbero stufati e avrebbero scelto un governo che promette di fare qualcosa di diverso. È successo con Trump, ed è andata così anche in Brasile: ogni volta che la sofferenza di un  popolo diventa così grande, indipendentemente da chi c’è, la gente pensa: ci proviamo comunque.
I precedenti governi guidati dall’ex commissario UE Mario Monti e dei suoi successori hanno cercato di attuare le direttive dell’UE una dopo l’altra.
Flassbeck: era una politica sbagliata. Questo è il punto chiave. Agli italiani è stato detto: fate le riforme strutturali, risparmiate – lo fanno dal 1992. Ed infatti non è servito a nulla.
Herr Steinhardt, lei ha ottenuto un dottorato di ricerca sul tema “Cos’è un’economia di mercato?”. Se ora la Commissione europea dà al governo italiano un ultimatum: questo è ancora un gioco libero delle forze?
Steinhardt: è sempre stata un’idea sbagliata quella di distinguere tra mercato e stato. Quella che viene chiamata economia di mercato ha sempre bisogno di uno stato. Le lettere blu da Bruxelles sono il male minore. E’ molto peggio se la Banca centrale europea (BCE) non interviene. Ecco perché il famigerato spread sta aumentando.
Paul Steinhardt
Questo deve spiegarcelo in maniera più dettagliata.
Steinhardt: lo spread, che è il differenziale di tasso di interesse fra Italia e Germania, ci viene spiegato così: i mercati valutano la politica di bilancio degli italiani e dei tedeschi e giungono alla conclusione che la politica di bilancio italiana è sbagliata per via del deficit al 2,4 per cento! Se si guarda piu’ da vicino, si puo’ però notare: gli italiani dal 1992 al lordo degli interessi hanno sempre prodotto degli avanzi di bilancio. Quando si dice che avrebbero buttato i soldi per i benefici sociali o altro: non è vero. La banca centrale acquistando titoli di stato può spingere gli spread a qualsiasi livello desiderato. L’esempio del Giappone è chiaro: qual’è lì il livello dei tassi di interesse? Zero! Perché la banca centrale giapponese ha praticamente tutti i titoli di stato sul suo bilancio. Se ora il mercato  vende i titoli di Stato italiani, la ragione è semplice: la preoccupazione che questi titoli di Stato siano convertiti in Lire e che la Lira poi si svaluti. Questo pericolo viene espresso dagli spread. La BCE potrebbe affrontare questo problema acquistando i titoli di stato.
Perché la BCE non lo fa?
Flassbeck: perché secondo il trattato di Maastricht è vietato finanziare gli stati. L’Italia dovrebbe avere la possibilità di agire in termini di politica economica, ma ciò è vietato, e il divieto è stato ulteriormente aggravato nel Patto di stabilità del 2012. Pertanto, lo stato italiano si troverebbe a  peggiorare ulteriormente la situazione economica. Ma la situazione è già cattiva. La disoccupazione è all’11%, l’Italia è da sei anni in recessione. La politica dei bassi tassi d’interesse finora non ha funzionato, e ci sarebbe una terza possibilità, cioé quella di liberarsi tramite le esportazioni: questa strada viene però bloccata dalla Germania con la sua folle politica delle eccedenze commerciali, vantaggio procurato grazie al dumping salariale.
Chi avrebbe dovuto agire diversamente e come?
Flassbeck: i trattati sono una costruzione piena di difetti. Abbiamo creato un’unione monetaria in cui nessun paese ha piu’ una banca centrale. Cio’ è totalmente assurdo:come paese dell’UE hai meno possibilità rispetto a quelle di un paese in via di sviluppo.
La crisi del debito sovrano italiano è causata solo dai tassi di interesse?
Steinhardt: non c’è nessuna crisi del debito sovrano! Il debito pubblico italiano è da tempo al 130% del prodotto interno lordo. Quello a cui assistiamo è una recessione, da sei, sette anni.
Flassbeck: e sul nostro lato c’è la corsa a creare il panico. I giornali e gli economisti tedeschi sembrano essere molto bravi nel prevedere la bancarotta dello stato italiano. Questa è una totale assurdità. Ci siamo murati in quei trattati che in pratica chiedono all’Italia di ridurre ulteriormente il debito sovrano. È praticamente impossibile.
Steinhardt: il governo italiano può anche decidere di spendere meno per le pensioni, ad esempio. Ma poi ci sarà meno domanda, che porta a un aumento della disoccupazione, che a sua volta aumenta i costi sociali e, automaticamente, anche il rapporto debito-PIL. Questo è quello che abbiamo vissuto in Grecia.
Esistono speculazioni sui differenziali dei tassi di interesse oppure la crisi è appositamente causata per generare dei guadagni speculativi aggiuntivi?
Flassbeck: certo. Si specula sempre. Proprio in una situazione come questa bisognerebbe avere una banca centrale sovrana. Non per finanziare il paese su base permanente, ma solo per porre fine alla speculazione sui titoli di stato.
Steinhardt: se devo gestire un patrimonio e vedo che è aumentata la possibilità di un’uscita dall’euro, sicuramente cercherò di ridurre il rischio. Devo difendere i miei ex colleghi. L’unico problema è che quando in un’unione monetaria ci sono diversi livelli di tassi di interesse, in pratica si tratta di una discriminazione nei confronti delle aziende che risiedono in un altro paese. Una banca centrale che non riesce a mantenere il livello dei tassi di interesse è incapace.
Flassbeck: i trattati indicano chiaramente che la BCE non può finanziare gli stati.
Steinhardt: i trattati non sono stati modificati quando nel 2008/2009 i tassi di interesse erano estremamente divergenti. Draghi all’epoca lo aveva giustificato con la stabilità finanziaria, che ora è in pericolo.
Perché l’Italia allora non esce dall’euro?
Flassbeck: un’uscita ha senso solo se c’è una svalutazione. Questa colpirebbe i risparmiatori italiani, che all’improvviso si troverebbero delle lire sul conto anziché degli euro, con un valore del 30 % inferiore. Devi prima riuscire a venderlo al tuo popolo. Esiste già una banca centrale italiana, ma il governo non è più autorizzato a dare ordini. Perché la banca centrale italiana è una filiale della BCE. Servirebbe una legge per rinazionalizzare la banca centrale.
Steinhardt: il primo ministro italiano Giuseppe Conte ora dice che sarebbe possibile ridurre alcune spese essenziali. Come andrà a finire non lo sappiamo, forse alla fine ci sarà un compromesso modesto.
Allora non importa chi ora cede o chi si impone…
Flassbeck: …la situazione non cambierà in meglio. Ma l’Italia ha bisogno di miglioramenti, compresa la Francia: probabilmente alle elezioni europee assisteremo al disastro del signor Macron.
Lì le barricate sono in fiamme e i giubbotti gialli stanno protestando contro l’aumento del costo della vita. Secondo il Tagesschau, tre quarti della popolazione francese sta con loro.
Flassbeck: ed è giusto che sia così. Macron aumenta le tasse e non gli interessa di chi viene colpito. Le tasse sono state abbassate per i ricchi, è una politica brutale di ridistribuzione dal basso verso l’alto. È chiaro che le persone a un certo punto non potranno piu’ tollerarlo. Se Macron alle elezioni europee prende il 10% o anche il 15%, è malconcio, forse non sarà realmente piu’ in grado di agire. Ovunque la situazione ribolle e non migliora. Solo i tedeschi restano seduti nella loro serra, pregando che le cose continuino ad andare bene e che non gli arrivi nulla della miseria là fuori.
Da noi si pensa invece che la Germania abbia fatto tutto bene.
Flassbeck: questo è il vero problema. Ieri ero alla Schaubühne di Berlino (teatro) e l’ho anche detto: la colpa è della Germania. Il pubblico si è agitato. Ma che sta dicendo quest’uomo?
In che modo la politica tedesca dei bassi salari è collegata con la situazione in Italia?
Flassbeck: in un’unione monetaria tutti i paesi devono avere lo stesso tasso di inflazione. La Germania ha violato il proprio obiettivo di inflazione del 2% – che gli altri paesi europei hanno adottato – e ne è rimasta al di sotto. I tedeschi grazie ad una politica di dumping salariale hanno potuto vendere i loro prodotti a buon mercato. Di conseguenza, la Germania ha sottratto all’Italia posti di lavoro e quote di produzione sui mercati mondiali.
Steinhardt: Quando fu introdotto il sistema monetario europeo dell’ECU nel 1996, la disoccupazione in Italia era inferiore a quella della Germania. E continuava a scendere mentre in Germania stava salendo. Fino a circa il 2006/07, quando le curve improvvisamente iniziano a muoversi nella direzione opposta. Questo lo capiscono poche persone: la moderazione salariale inizialmente è costata dei posti di lavoro. La fortuna dei tedeschi è stata l’unione monetaria, perché sono stati in grado di compensare la perdita di posti di lavoro sul mercato interno con le esportazioni. Agli italiani è successo il contrario. Poiché la Germania li ha praticamente rimpiazzati, la produzione industriale è diminuita significativamente. Non si può mai guardare ad un paese in maniera isolata: tutti i paesi non possono essere campioni del mondo dell’export allo stesso modo e allo stesso tempo.
Le esportazioni tedesche vanno principalmente verso gli altri paesi europei?
Flassbeck: No. abbiamo portato via quote di mercato agli italiani in tutto il mondo, anche ai francesi. In Cina, ad esempio, la Germania è di gran lunga il paese europeo di maggior successo. Anche negli Stati Uniti, non solo in Europa.
E la risposta degli USA è il protezionismo?
Flassbeck: questo protezionismo in realtà sarebbe giustificato anche sulla base delle regole dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC). La Germania non vuole accettare certe cose, che preferisce oscurare. Certe cose non vengono dette, nemmeno sui media.
Steinhardt: la Germania conduce una strategia di svalutazione. In questo modo puo’ ottenere un vantaggio competitivo, anche all’interno di un’unione monetaria. Poiché i cosiddetti tassi di cambio reali effettivi, che sono fissati al livello dei prezzi, dipendono in ultima analisi dai tassi di inflazione. La Germania è sempre stata sotto, la Francia esattamente sull’obiettivo dell’inflazione, l’Italia al di sopra. La differenza riguarda la competitività dei prezzi nell’intero settore dell’export. La Germania ha giocato questa carta con successo. Gli americani hanno sempre criticato tutto ciò..
Flassbeck: senza l’unione monetaria, il D-Mark si sarebbe già apprezzato e la storia dopo due o tre anni al massimo sarebbe finita. Schroeder sarebbe passato alla storia come il peggior Cancelliere di tutti i tempi e non come il grande eroe che ha salvato la Germania. Su questo argomento c’è una grande incomprensione, specialmente dal lato della SPD e della sinistra in generale, che non si rendono conto di aver distrutto con questa politica ogni loro possibilità di sopravvivenza, una politica che solo per la Germania ha avuto un apparente successo e che invece ha distrutto l’Europa e ogni sua possibilità di sopravvivenza. Perché i pochi ricchi che ne hanno beneficiato, non sono sufficienti come base elettorale.
Fonte: vocidallagermania.blogspot.com (qui)
Austerity, Europa vs Stati

L’Unione Europea minaccia il diritto al cibo dei greci

La Grecia doveva essere l’esempio del successo del programma di “aiuti” dell’Unione Europea per salvare un Paese dalla bancarotta con l’austerità sociale. I risultati sono stati devastanti e perfino l’ex capo dell’Eurogruppo Dijsselbloem ha ammesso lo scorso settembre che il programma è fallito, per via delle condizioni troppo dure imposte.

Un centro di studi non-profit, “Dianeosis”, ha pubblicato un rapporto che dimostra che il reddito disponibile medio delle famiglie greche è crollato del 42%, ovvero di € 513,00, tra il 2009 e il 2014. I lavoratori salariati hanno perso il 38,6% del reddito, gli autonomi il 40,3% e i pensionati il 32,5%. I più colpiti sono i giovani tra i 18 e i 29 anni, con un crollo del reddito del 44,8%. I laureati hanno perso il 45,1% del reddito medio, il che spiega per quale motivo molti greci istruiti lascino il Paese e cerchino impiego altrove.

Stando a una dichiarazione della Federazione Ellenica dei Lavoratori degli Ospedali Pubblici, v’è stato un aumento del 30% della domanda di cure, mentre il 60% delle attrezzature mediche deve essere sostituito e gli specifici fondi non sono aumentati.

Gli effetti dell’austerità sulla popolazione in termini di sicu- rezza alimentare sono stati studiati dal Transnational Institute (TNI) di Amsterdam, che ha pubblicato un rapporto dal titolo La democrazia non è in vendita: la battaglia per la sicurezza alimentare nell’era dell’austerità in Grecia. Il rapporto rivela che nel 2017 nelle aree rurali quasi il 38,9% degli abitanti era a rischio di povertà, mentre la disoccupazione è salita dal 7% del 2008 al 25% del 2013 e il reddito pro capitale è crollato del 23,5% negli anni della crisi (2008-2013). Il numero di famiglie con bambini che non possono permettersi un pasto a base di proteine tutti i giorni è raddoppiato, passando dal 4.7% del 2009 all’8.9% del 2014.

Il rapporto accusa: “Le misure di austerità non solo hanno aumentato la povertà e l’insicurezza alimentare, ma hanno con- solidato un regime di business agro-alimentare che perpetua disuguaglianze nell’accesso al cibo”. Infatti le riforme strutturali hanno favorito i grossi distributori di cibo e i commercianti, a scapito dei piccoli produttori. Questo ha contribuito a far au- mentare i prezzi dei generi alimentari più velocemente che nel resto dell’Eurozona, nonostante il crollo del costo del lavoro.

Olivier de Schutter, ex rapporteur speciale dell’ONU sul diritto al cibo (2008-2014) e membro della Commissione dell’ONU sui Diritti Economici, Sociali e Culturali, ha dichiarato al quotidia- no greco Kathimerini che l’Unione Europea potrebbe essere in violazione del diritto al cibo dei greci. In questo caso, le vittime potrebbero portare l’UE in tribunale. L’Articolo 340 del Tratta- to sul Funzionamento dell’UE “dichiara molto chiaramente che il danno causato dagli errori delle istituzioni europee dovrebbe essere risarcito. So che alcuni stanno pensando di usarlo e mi è stato chiesto di dare consigli su questa possibilità” ha detto.

Fonte: http://www.eir.de – Anno 27 n. 48, 29 Novembre 2018 edizione italiana

Austerity, Europa vs Stati

Il Consiglio d’Europa: “Picchi di Hiv, boom di disturbi mentali, sanità pubblica sull’orlo del collasso. L’austerità in Grecia viola i diritti umani”. Ed i criminali sono ancora a Bruxelles

Un allarmante report del Consiglio d’Europa svela gli effetti delle misure di austerity sulla popolazione greca.

Il 4 luglio scorso il Commissario Ue Pierre Moscovici annunciava senza nascondere un leggero autocompiacimento: “Alla fine dei tre programmi di salvataggio la Grecia è di nuovo un Paese normale dell’Eurozona”. Solo pochi giorni prima, il 29 giugno, la Commissaria per i diritti umani del Consiglio d’Europa Dunja Mijatović aveva concluso la sua missione in Grecia. Tre giorni fa è stato diffuso il report del suo viaggio e il responso è spietato: le misure di austerità attuate da Atene su ”richiesta” della Troika hanno integrato una violazione dei diritti umani. Dal 2010 al 2018 lo Stato ellenico ha beneficiato (si fa per dire) di 288,7 miliardi di aiuti da parte di Commissione Ue, Fmi e Bce, vincolati all’approvazione di quindici pacchetti di austerità approvati dal Governo greco. Secondo Moscovici, “le vaste riforme condotte hanno gettato le basi per una ripresa sostenibile”, consentendo alla Grecia di essere “di nuovo un Paese normale”.

Per capire quanto sia “normale” la vita dei cittadini greci dopo l’iniezione violenta di austerità, in particolare nelle fasce più deboli della popolazione, bastano alcuni dati ben riassunti dall’indagine svolta dalla Commissaria Mijatović del Consiglio d’Europa, la principale organizzazione (estranea alle istituzioni di Bruxelles) in difesa dei diritti umani, democrazia e Stato di diritto.

Proviamo a metterli in fila: in sei anni il numero dei senzatetto è quadruplicato, passando da 11mila a 40mila; i furti di elettricità da parte di cittadini impossibilitati a pagare le bollette sono aumentati di quasi il 1000% dal 2008 al 2016; il sistema sanitario greco è gravemente sottofinanziato, con una spesa sanitaria pubblica di circa il 5,2% del PIL, molto inferiore alla media UE del 7,5%; più della metà dei greci nel 2017 soffriva di problemi di salute mentale, con stress, insicurezza e delusione tra le cause più citate; i suicidi sono aumentati del 40% tra il 2010 e il 2015, con la mortalità per suicidio arrivata al tasso medio annuo del 7,8%, rispetto all’1,6% prima della crisi; il finanziamento degli ospedali pubblici è diminuito più della metà dal 2009 al 2015.

In pratica, uno scenario apocalittico. Secondo Mijatović, in Grecia l’austerità ha messo a rischio in particolare il diritto alla salute e il diritto all’istruzione. Quanto al primo, è stata paralizzata “la capacità del sistema sanitario di rispondere ai bisogni della popolazione, aumentando allo stesso tempo le necessità di cure”. E aggiunge: “Come ha rilevato la Panhellenic Medical Association, il sistema sanitario è sull’orlo del collasso”.

L’impatto delle misure economiche restrittive ha avuto effetti devastanti anche sulla salute mentale dei cittadini greci, “notevolmente deteriorata, con la depressione particolarmente diffusa a causa della crisi economica”. Non solo: “Di conseguenza, la maggior parte degli ospedali psichiatrici è sovraffollata, il che contribuisce al deterioramento delle condizioni all’interno di queste strutture”. I rapporti studiati dalla commissaria per i diritti umani indicano anche che dal 2010, anno dell’inizio del periodo di austerity, il numero di ricoveri forzati è “aumentato drammaticamente”: la maggior parte di questi pazienti è fatta da persone disoccupate, ex uomini d’affari poi finiti in bancarotta o genitori che non sanno più come sfamare i propri figli, scrive Mijatović. Pazienti che, beninteso, in precedenza non hanno mai mostrato segni di insanità mentale.

Il Commissario ha poi rilevato come nel corso degli anni più difficili siano stati segnalati “picchi nei tassi di HIV e di tubercolosi tra i consumatori di droghe” dopo il taglio di un terzo dei finanziamenti ai programmi di assistenza per i giovani a rischio. In sintesi, conclude Mijatović, le misure d’austerità e le loro conseguenze concrete sulla popolazione “minano il diritto alla salute sancito dall’articolo 11 della Carta sociale europea, di cui la Grecia è parte”.

Un capitolo a parte è poi dedicato all’istruzione, altro diritto che i tagli al bilancio pubblico hanno messo a rischio. Le risorse destinate al Ministero dell’Istruzione greco sono state ridotte da 5.645 milioni di euro nel 2005 a 4.518 milioni di euro nel 2017. “Pertanto, i tagli al bilancio hanno gravemente colpito il personale docente, che è stato significativamente ridotto, così come la retribuzione degli insegnanti pur vedendo esteso il loro orario di lavoro”. La crisi economica ha avuto un impatto negativo, secondo il Consiglio d’Europa, sulla qualità dell’istruzione e sull’apprendimento. La commissaria, in più parti del suo report, si dice “particolarmente preoccupata” per le condizioni della popolazione greca. Per fortuna, a Bruxelles c’è chi ritiene ad Atene e dintorni la vita sia tornata alla normalità.

Fonte: huffingtonpost.it (qui)

Austerity, Economia, Europa vs Stati, Politica

Dijsselbloem minaccia l’Italia: il rigetto della manovra? “non è la fine del processo, ma solo l’inizio”

Questa settimana in un’intervista alla CNBC, Jeroen Dijsselbloem, ex ministro delle finanze olandese e ex Presidente dell’Eurogruppo, ha dichiarato guerra al governo italiano.

L’establishment finanziario europeo è pronto a distruggere il sistema bancario e a  far implodere l’economia italiana. Come un boss della mafia, Dijsselbloem ha avvertito che l’Italia potrebbe trovarsi nei guai se non rientrerà entro le norme delle direttive di Bruxelles. Chiaramente, la sua affermazione era ammantata di linguaggio diplomatico:

 “Se la crisi italiana diventerà una crisi più importante, imploderà principalmente nella stessa economia italiana … e non si diffonderà in Europa”, ha affermato.

 “E’ per il modo in cui sono finanziate l’economia italiana e le banche italiane, che sarà un’implosione piuttosto che un’esplosione”.

 Per un uomo della sua caratura è insolito sentire parlare pubblicamente dell’Italia come di un paese in posizione negoziale debole o con espressioni allarmiste. Non abbiamo mai visto niente del genere, nemmeno lontanamente, per cui possiamo solo pensare che la sua enunciazione abbia avuto il solo scopo di dare il via libera ai mercati finanziari per orchestrare un attacco contro le obbligazioni italiane e spingere così  il rendimento italiano verso l’alto.

 “I mercati avranno un loro ruolo, voglio dire, se guardiamo a quanto denaro avrà bisogno l’Italia per finanziare  solo l’anno prossimo, parliamo di oltre 250 miliardi di euro, per rifinanziare parte del capitale del suo debito e anche, ovviamente, per i suoi nuovi piani di spesa. Quindi i mercati dovranno davvero guardare all’Italia in modo molto critico “.

 Ha ricordato anche al governo italiano che le banche italiane sono un obiettivo sotto osservazione per le autorità finanziarie europee. Per destabilizzare l’economia di un paese, si devono prima rompere le ossa della sua spina dorsale, cioè delle banche.

“Ci sarà anche un ruolo per le autorità bancarie che, nel loro ruolo da supervisore,  faranno vedere cosa può succedere alle banche italiane. Abbiamo già visto scendere le loro valutazioni azionarie” ha detto Dijsselbloem con un sorrisetto.

Sotto la guida di Jeroen Dijsselbleom, la Grecia è stata tagliata fuori dal TARGET 2, il sistema di pagamento europeo, facendo in modo che nemmeno un singolo euro potesse essere trasferito all’estero per parecchio tempo, ma l’Italia non è paragonabile alla Grecia. Lo stato italiano da anni ha un avanzo commerciale ed ha performance migliori della Francia, perché le esportazioni italiane superano le importazioni e il paese non dipende da finanziamenti esteri per le sue esigenze. Ma l’ex presidente dell’Eurogruppo non vuole che i suoi colleghi di Bruxelles abbiano qualche ripensamento e , per questo motivo,  ha usato la sua intervista alla CBNC per far sapere loro come devono procedere.

“Guardando a quello che ( i governanti italiani) hanno messo sul tavolo, la commissione non ha davvero nessun’altra scelta che rimandarla indietro, cosa che – comunque – non è la fine del processo, ma solo l’inizio”.

 “È piuttosto preoccupante, pensare che questo scontro ci sarà e, penso, che la commissione non avrà altra scelta che  prenderne atto  e accettare il confronto”.

 Questa dichiarazione di guerra è stata innescata dalla proposta di questo bilancio italiano. Il deficit del bilancio italiano è strutturale e il debito pubblico ammonta al 130% del PIL. L’economia italiana è paragonabile a quella del Giappone. Entrambi i paesi sono caratterizzati da una contrazione del consumo interno e da un surplus delle esportazioni. Proprio come il Giappone, l’Italia ha una popolazione in declino. La domanda di beni immobili e beni di consumo sta diminuendo, quindi la produzione industriale dovrà alla fine decelerare.

Il governo italiano, appoggiato dalla sua popolazione, si rifiuta di sottomettersi alla finanza europea. Il fatto che la popolazione sia in calo e che il debito pubblico aumenti sono fattori inevitabili e questi fatti non devono essere un problema fino a quando il paese produce abbastanza per pagare le sue importazioni. E questo avviene solo perché gli italiani non hanno una  valuta propria e sono costretti a obbedire ai loro padroni di Bruxelles e ai banchieri di Francoforte. L’introduzione di una moneta parallela e il ritiro dall’euro sembrano una soluzione logica e storicamente non sarebbe originale. La Repubblica ceca e la Slovacchia, le repubbliche, che prima erano russa e iugoslava,  precedentemente facevano parte di  una unione monetaria, e quando si sono staccate ed hanno preso la loro strada, anche le loro valute si sono separate ed hanno sostituito quelle vecchie.

Jeroen Dijsselbloem ha detto alla CNBC che l’unica soluzione concepibile per l’Italia è chiedere denaro al Fondo Europeo di sostegno, benché sia chiaro che questo fondo non può risolvere tutti i suoi problemi. Alla fine, Jeroen Dijsselbloem ha azzardato la previsione che non ci sarà nessun bail-out per l’Italia perché “politicamente e finanziariamente” questo non accadrà.

“Non vedo sostegno, diciamo, nella eurozona  “Questi ragazzi sono completamente fuori strada – aiutiamoli”  ha detto, aggiungendo cheun salvataggio dell’Italia  “spazzerebbe via”  l’ European Stability Mechanism fund  entro un paio di anni.”

Menzionando solo una possibile soluzione, il banchiere europeo invia a Roma il segnale che non verrà messa in discussione nessuna alternativa, che preveda un ritorno alla lira.

La dichiarazione fatta da Dijsselbloem alla CNBC è un ultimatum consegnato ai suoi Colleghi italiani. A Cipro, centinaia di piccoli investitori persero tutti i loro soldi quando  Dijselbloem era il capo dell’Eurogruppo.  Ora la cosa sembra ripetersi, più o meno allo stesso modo. La BCE vuole che Roma utilizzi il denaro di piccoli investitori, come i pensionati,  per salvare le banche italiane. Jeroen Dijselbloem è conosciuto per questi suoi modelli di bail-in ed ha anche  il coraggio di ammonire gli italiani:

“L’unico modo per uscire da questo  (la distruzione dell’economia italiana) è che l’Italia si renda conto e che i consumatori italiani e gli elettori lo comprendano (il crollo delle banche), e speriamo che con queste misure, la correzione dell’economia, cominci dall’interno. “

Ci chiediamo quali correzioni abbia in mente.La democrazia ha fatto il suo corso, gli elettori hanno già deciso, e secondo i sondaggi sono perfettamente d’accordo con il vice ministro italiano Matteo Salvini, la cui popolarità sta aumentando.

L’ex ministro olandese ha detto che le autorità europee non avrebbero nulla in contrario se avvenisse  un colpo di stato a Roma? O ha solo dato un consiglio a qualcuno per farla finita con Matteo Salvini?

Fonte: Zerohedge.com (qui) Traduzione a cura di Comedonchisciotte.it (qui)

Ecco il video dell’intervista in lingua orginale: (qui)