Brexit, Europa vs Stati

Brexit, prima pesante sconfitta in Parlamento per il governo May

La bocciatura per il governo britannico è arrivata proprio al fischio d’inizio del dibattito che culminerà il prossimo 11 dicembre, il giorno del giudizio sull’accordo di divorzio dall’Ue. Una Theresa May già sfavorita da una risicata maggioranza.

“All’inizio di questa 5 giorni di dibattito che imprimerà un determinato corso al nostro Paese vale la pena fermarsi un attimo e riflettere su quanto raggiunto sin qui”, ha detto con la solita risolutezza la premier a una platea dei Comuni pronta allo scherno.

Un duro colpo davvero per la May sotto la mozione dei laburisti che hanno chiesto, insieme ad altri 5 partiti d’opposizione, in questa seduta, che venisse applicata la procedura d’oltraggio contro il governo, per la mancata pubblicazione del testo integrale del parere legale sull’accordo per l’uscita dall’Unione europea.

La mozione è passata con 311 voti favorevoli e 293 contrari.

“Per Theresa May, . ci riferisce il nostro inviato McAviney Vincent da Londra – quanto avvenuto puo’ significare soltanto una cosa: ora si trova al comando di un governo che non ha la maggioranaza, fatto che puo’ portare a un voto di sfiducia contro la premier stessa, visto che il governo non puo’ permettersi di perdere ulteriori voti in vista delle prossimi votazioni in dibattimento. Il governo potrebbe cadere e le elezioni potrebbero essere dunque dietro l’angolo”.

Uno scenario che puo’ scalfire anche l’usuale risolutezza della May condita dal suo ultimatum di qualche ora fa alla camera dei Comuni, quando ha affermato che la scelta poteva restare soltanto “fra questo accordo, un no deal o nessuna Brexit affatto”.

Fonte: euronews.com (qui)

Brexit, Politica

Brexit, Farage: “Il peggio accordo della storia”. E sulla May: “non solo la peggiore premier mai vista ma forse anche la piu’ disonesta”.

Dopo una riunione fiume durata quasi sei ore, stasera la premier britannica May ha strappato un sì dei suoi ministri sulla bozza tecnica di accordo con l’Europa sulla Brexit. Le discussioni sono state molto complicate: i ministri euroscettici a un certo punto avrebbero iniziato a organizzare un voto di sfiducia per May.

Intanto lo scoglio al passaggio dell’accordo è in Parlamento, che dovrà ratificare o meno, quanto mai diviso. Su tutto grava l’onere stratosferico di 40 miliardi di sterline da versare all’Unione europea.

Secondo il Daily Mail i pro-Brexit hanno avvertito la premier che ha “i giorni contati”, mentre per il Telegraph May dovrà affrontare un duro contraccolpo nella riunione di oggi. May farà presente che l’accordo ormai è un “prendere o lasciare” e spiegherà di aver evitato “l’annessione dell’Irlanda del Nord all’Ue”, quindi che si tratta di “un buon accordo”. Secondo il Daily Mail, però, a Downing Street ci si prepara anche per l’opzione peggiore, le dimissioni di May.

L’ex leader dell’Ukip, Nigel farage, ha attaccato la bozza di accordo raggiunto dalla premier britannica Theresa May con Bruxelles per l’uscita di Londra dall’Ue, definendolo “il peggiore nella storia”. “Stiamo dando via 40 miliardi di sterline in cambio di nulla. Ancora intrappolati nelle regole dell’Unione Europea, resta la libera circolazione delle persone, resta un tribunale straniero che ha voce in capitolo sul nostro Paese. Nulla e’ stato realizzato se non regalare un’enorme somma di denaro”, ha commentato con il programma ‘Good Morning Britain’ dell’emittente Itv. Farage, tra i piu’ accesi sostenitori della Brexit, non ha risparmiato attacchi alla May, “non solo la peggiore premier mai vista ma forse anche la piu’ disonesta”. Da qui, il suo appello a “sbarazzarsi di lei, mettere qualcun altro”. Quanto al futuro, Farage e’ convinto che “il gabinetto collassera’, come il Parlamento”.

Fonte: Ansa, HuffingtonPost

Brexit, Europa, Sondaggi

Europarlamento, Nigel Farage invita Orban nel gruppo della Brexit e attacca Soros

Il primo ministro ungherese Viktor Orban è stato invitato nel corso di un’audizione al Parlamento europeo per discutere le misure contro Budapest ad unirsi nel “club della Brexit”.

“Cosa sta succedendo qui? E’ la ripresa della sovranità limitata nello spirito di Breznev. Non ha senso dire che comanda il proprio Paese, perché c’è l’articolo 7 del trattato UE, è un nuovo metodo per privarvi del vostro diritto di voto e togliervi i fondi europei,” — ha detto all’udienza l’europarlamentare britannico Nigel Farage.

“Perchè tutto questo? Perché, signor Orbán, ha avuto il coraggio di opporsi George Soros, un uomo che ha investito molti soldi nella promozione dell’immigrazione clandestina nel suo Paese. Giustamente avete chiuso le porte in faccia, vorrei che tutti noi facessimo lo stesso,” — ha detto Farage.

“Signor Orban, ci dite spesso che desiderate rimanere membro dell’Unione Europea, ma oggi è un insulto non solo al vostro Paese, ma a anche a lei, è giunto il momento di essere coerenti e logici con sè stessi, si unisca al club della Brexit”, — ha concluso il suo discorso Farage.

Fonte: sputniknews.com (qui)

America, Approfondimenti, Brexit, Economia, Politica

Brexit, Uk: disoccupazione al 4%. Trumpeconomy: Pil cresce del 4,1%, miglior performance da 4 anni. Non dovevano crollare?

La catastrofe oggi no, domani forse, ma dopodomani sicuramente». Cita il mitico Giorgio Gaber, il blogger Massimo Bordin, per ricordare – su “Micidial” – che nella Gran Bretagna “scappata” dall’Unione Europea la disoccupazione è al 4%, cioè il minimo storico dal lontanissimo 1975. «Il numero degli occupati nel Regno Unito è salito di 42.000 unità nel trimestre terminato a giugno», a dispetto degli economisti anti-Brexit, i soliti veggenti, che «si aspettavano un calo di 3.800 unità nel solo mese di giugno». E per Bordin, gli squillanti traguardi del sovranismo inglese sono soltanto l’antipasto: il piatto forte è l’America. «Quando l’impresentabile Donald Trump fece l’azzardo di presentarsi alle elezioni, gli analisti si scatenarono», ricorda l’autore di “Micidial”: «C’è chi giurava sui propri figli che, in virtù di statistiche precise al millimetro, il biondo non poteva vincere; altri scommettevano nel crollo dell’economia planetaria. I più severi furono i neocon europei, per i quali, dopo qualche sventagliata populista, sotto Trump la “Pravda” rappresentata dalla finanza globale avrebbe decretato un verdetto di fallimento». I dazi – secondo questi soloni dell’economia – avrebbero «costretto i capitali a fuggirsene dall’America, con la conseguente fine del monopolio di Wall Street».

Da quando Trump è stato eletto, a fine 2016, la Borsa americana – da sempre quella con i maggiori capitali al mondo – è aumentata in valore di altri 6.000 miliardi, annota Bordin. «Questa cifra – che ricorda molto i fantastiliardi di Paperopoli, di Uncle Scrooge e del suo mitico deposito – è in pratica il Pil di Italia, Francia e Regno Unito messi assieme: lo ripeto per i Boldrin, gli Scacciavillani, i “noisefromamerika” e tutti gli incompetenti ideologizzati ed i trader iperliberisti che infestano questo declinante paese». Fatti, non parole: da quand Trump è alla Casa Bianca, sul piatto ci sono 6.000 miliardi in più. Nessun mistero: di fronte a segnali di evidente ripresa, anziché tagliare la spesa pubblica come avrebbe fatto qualsiasi governo dell’Eurozona, gli Stati Uniti hanno rilanciato, moltiplicando il deficit per investire sul sistema paese. Risultato: crescita esponenziale del Pil (che cresce del 4,1%, miglior performance in quasi quattro anni). «Continuerà? Ecchennesò, magari sì, probabilmente no», scrive Bordin, «ma certamente i soloni economisti europei si sono sbagliati, e si sono sbagliati per due anni – che per un  investitore è la rovina (eppoi insegnano all’università, eppoi commentano)».

I dati più importanti sull’America «riguardano occupazione e salari, visto che la finanza potrebbe benissimo essere in bolla». Il tempo ce lo dirà, aggiunge Bordin, «ma al momento Trump non è stato affatto una catastrofe per la finanza. Fu disastro con il liberista Bush junior, invece, sotto il cui mandato ci fu la più grande ecatombe borsistica dopo il 1929» Tornando a The Donald: la performance a New York durante questi due anni scarsi è stata del 34%. Com’è stato possibile? «Le Borse, da che mondo è mondo, basano le loro performance sulla fiducia e sul ruolo dei regolatori, la Fed in questo caso. Se ci concentriamo sul primo aspetto – scrive Bordin – a pompare fiducia è stata la politica fiscale. Con la riforma fiscale, le imprese in Usa si sono viste tagliare le tasse dal 35 al 20%. Se questa iniziativa viene sommata alla protezione sui prodotti americani, ecco che il mistero si svela». Non solo: grazie all’abbattimento delle tasse, «le aziende quotate hanno potuto comprarsi le proprie azioni, che in termini tecnici si chiama BuyBack: è superfluo aggiungere che questo sistema fa esplodere i titoli all’insù». Durerà? «E’ impossibile saperlo, ma ci sono almeno due elementi che potrebbero indicare una drastica inversione: una guerra monetaria con l’euro e l’impeachement al presidente», dopo le elezioni di medio termine. «Due ipotesi affatto improbabili».

Fonte: libreidee.org (qui)

Brexit, Esteri, Europa

Brexit, May dice no a un secondo referendum: “Non scenderò a compromessi”.

Il primo ministro britannico parla dalle colonne del Sunday Telegraph e ribadisce la volontà di rispettare l’esito del voto di giugno 2016, in cui milioni di cittadini britannici si sono espressi a favore dell’uscita dall’Unione europea.

LONDRA. Esclude la possibilità di un secondo referendum sulla Brexit: “Sarebbe un tradimento della nostra democrazia”, afferma il premier britannico. Ma difende anche il suo piano di accordo con l’Unione europea dall’ala più brexitiana del partito conservatore, che lo accusa di eccessive concessioni a Bruxelles: “Non farò compromessi che minacciano l’interesse nazionale del Regno Unito”, avverte la leader dei Tories.

Un colpo al cerchio e uno alla botte, con cui segnalare la ripresa dell’attività politica a Londra, dopo le ferie estive (che ha trascorso come lo scorso anno al lago di Garda) e una visita in tre Paesi africani. Un ritorno sulla scena che potrebbe essere decisivo, per la Brexit e per il suo stesso futuro politico.

Da un lato May deve concludere la trattativa con la Ue o ammetterne il fallimento, che comporterebbe un “no deal”, un’uscita senza alcuna intesa che sostituisca 40 anni di legami fra Gran Bretagna e Europa unita. Il tempo stringe: l’intenzione sarebbe di arrivare a un accordo entro il summit europeo di ottobre o al massimo di rinviarlo a novembre, perché poi i parlamenti devono ratificarlo per giungere al “divorzio” formale prima della scadenza prevista dalle norme, il 29 marzo 2019. Niente secondo referendum sull’accordo finale, ammonisce la premier in un articolo sul Sunday Telegraph. Ma le pressioni in tal senso aumentano: è di stamane la notizia che Simon Robertson, ex-presidente della Rolls-Royce e influente finanziatore dei Tories, si è schierato anche lui per un secondo referendum sulla Brexit.

Sull’altro fronte la leader conservatrice è attesa al varco dal congresso annuale del partito, appuntamento insidioso, sul cui sfondo il suo rivale interno Boris Johnson potrebbe preparare trappole per defenestrarla e prenderne il posto a Downing Street. Secondo indiscrezioni del Sunday Times, sir Lynton Crosby, ex-consulente elettorale di May e prima ancora consigliere di Johnson nelle due campagne per farsi eleggere sindaco di Londra, starebbe di nuovo lavorando per BoJo, come lo chiamano i tabloid, allo scopo di organizzare un voto di sfiducia contro il primo ministro.

Dietro l’angolo c’è dunque un autunno caldo, anzi caldissimo. Ma non solo per Theresa May. Sempre il Sunday Times riporta che nel Labour cresce la fronda contro Jeremy Corbyn, sull’onda delle accuse di antisemitismo nei suoi confronti anche da membri del partito. Ci sono voci di dimissioni di deputati e di raccolta di firme per un voto di sfiducia: sarebbe il terzo nei suoi confronti da quando è diventato leader tre anni fa. “Doppio golpe”, titola in prima pagina l’edizione domenicale del Times, riassumendo i problemi che accomunano il primo ministro e il capo dell’opposizione.

Fonte: laRepubblica.it (qui).