Centrodestra, Montichiari, Politica locale

Montichiari, sottoscrivere un patto anti spartizione. Accordo Lega-Forza Italia? Non scontato.

Di seguito il testo integrale del Comunicato stampa diffuso il 12 dicembre:

“Accordo Lega-Forza Italia? Non scontato. Manca il candidato Sindaco e un programma comune”. “Prima delle alleanze preconfezionate vengono i cittadini”.

“Sottoscriviamo un patto anti spartizione affinché le nomine come le scelte negli appalti pubblici siano più trasparenti”

In relazione alle recenti notizie diffuse dalla stampa locale nella quale si evidenzia come un’alleanza Lega-Forza Italia appare scontata intervengono in merito Massimo Gelmini, ex assessore al bilancio monteclarense, ed Elena Fontana, ex consigliere comunale.

Non ci risulta che tra Lega e Forza Italia sia stato raggiunto un accordo – dichiarano Gelmini e Fontana – la coalizione, che dovrà competere con l’amministrazione uscente, non ha ancora un candidato Sindaco e sta avviando un confronto sul programma”.

“Sarebbe alquanto sciocco che due forze politiche stringano accordi tra segreterie di partito sulla base di formule partitocratiche e non sulla base dei contenuti che ancora non sono stati elaborati da tutti coloro che partecipano alla costruzione del progetto politico-amministrativo, senza attendere, per altro, il candidato Sindaco che dovrà avere l’onere e l’onore di concretizzare un progetto politico per Montichiari in grado di vincere le prossime elezioni amministrative”.

“Rivendichiamo la necessità che la comunità sia preminente rispetto ai partiti e ribadiamo l’urgenza di proporre ai cittadini una proposta politica di cambiamento capace di interpretare un nuovo modo di intendere l’amministrazione locale partendo dal ruolo del Sindaco, della Giunta e dei cittadini che attraverso la vera partecipazione siano protagonisti della prossima stagione amministrativa. Dove le “logiche partitocratiche” finalmente possano essere escluse dalla gestione della cosa pubblica.”

“L’esperienza dell’Amministrazione Fraccaro ha evidenziato come i partiti sono sempre propensi ad imporre scelte dall’alto ed in particolare laddove c’è discrezionalità di scelta, anche nell’ambito della selezione di incarichi di consulenza ed appalti sotto determinate soglie (ad es. di importo inferiore a 40.000 euro). Il rischio è che una parte della politica possa incide pesantemente preferendo logiche clientelari invece dell’applicazione di buone pratiche. A tal proposito invitiamo la Lega affinché nel programma amministrativo si introduca l’obbligo di un’auto-regolamentazione comunale che impedisca comportamenti di natura spartitoria in tutte le scelte discrezionali dell’Amministrazione comunale, tenuto conto che la prossima compagine amministrativa che dovrà guidare sarà probabilmente composita”.

“Ma ad oggi non possiamo che prendere atto – hanno dichiarato Gelmini e Fontana – che l’esigenza è  un’amministrazione riformista, determinata, competente, umile, dove il miglioramento continuo di ogni aspetto della gestione della cosa pubblica per il bene pubblico sia il modello di riferimento, in grado di superare le solite clientele, la partitocrazia, gli amici degli amici. Crediamo che questo debba provenire dal candidato Sindaco, ancora in una fase di elaborazione tutta interna alla Lega, e che tutti i potenziali alleati dovranno innanzitutto concordare su questo per noi fondamentale principio.

Un modello di amministrazione – ricordano Gelmini e Fontana, che consentirebbe di superare il rischio delle solite logiche clientelari e la partitocrazia, ma che ha bisogno un terreno fertile, quel auspicato laboratorio politico che sappia anteporre il bene comune agli interessi più corporativi. Anteporre il bene comune al metodo “Cencelli” spesso utilizzato è un obiettivo primario”.

Nel ribadire la vocazione sovranista che da sempre caratterizza le liste civiche che rappresentiamo – hanno dichiarato Massimo Gelmini ed Elena Fontana – invitiamo chiunque ha interesse al bene comune ad ESSERCI per sostenere il progetto di un nuovo governo locale del cambiamento come obiettivo possibile per Montichiari.

Centrodestra, Politica

Berlusconi: “Clima illiberale, anticamera della dittatura”. Salvini: “Sciocchezze da burocrati Ue e frustrati di sinistra”

Scontro a distanza tra Silvio Berlusconie Matteo Salvini. Il primo colpo è arrivato dall’ex Cavaliere che, parlando davanti ai giovani di Forza Italia, ha detto: “C’è un’aria di illibertà, siamo in una democrazia illiberale, anticamera della dittatura, se continua così”. Ha pure detto che “il governo cadrà” e che “gli alleati della Lega non deluderanno gli elettori”. Ma l’alleato vicepremier Salvini, a margine del salone delle due ruote di Milano, ha gelato Berlusconi: “Io certe sciocchezze le lascerei dire ai burocrati di Bruxelles e ai frustrati di sinistra. Chi parla di rischio dittatura in Italia non ha ben presente che l’Italia sta bene. Mi dispiace che Berlusconi usi le parole che di solito usano i Renzi, le Boldrini e gli Juncker”.

Intanto continuano le polemiche per gli attacchi ai giornalisti del Movimento 5 stelle dopo l’assoluzione di Virginia Raggi. Il candidato alla segreteria Pd Nicola Zingaretti ha chiesto ai 5 stelle di scusarsi: “Sono contento che Virginia Raggi sia stata assolta”, ha scritto su Facebook. “Lo sono dal punto di vista personale e umano. E lo sono politicamente perché ho sempre sostenuto nella mia vita il rifiuto totale di scorciatoie giudiziarie per affrontare nodi e battaglie che sono politiche. Ora tutti si aspettano che, comunque, a Roma si volti pagina perché così non si può andare avanti. Noi siamo pronti a dare una mano. Ma, per cortesia, vergognatevi per la vostra aggressività questa volta verso i giornalisti”.

Fonte: ilfattoquotidiano.it (qui)

Centrodestra, Politica

Europee, Salvini fa ripartire la destra ma (per ora) senza Forza Italia. Berlusconi: “Molli il M5s o stop a elezioni insieme”

Il segretario leghista invita la Meloni per un faccia a faccia su Europee e Roma. Ma ignora gli azzurri. E l’ex Cavaliere lo avverte: “Dateci una data per la fine di questo governo che tradisce il programma”. La leader di Fratelli d’Italia, che flirta con il governo da mesi, sogna un posto di rilievo a fianco del vicepremier del Carroccio e mette in guardia il mondo che ancora gravita intorno ad Arcore: “Molto spesso le posizioni di FI, ora che si parla di Ue, ho fatica a condividerle”.

Matteo Salvini riorganizza il campo del centrodestra. E il punto di partenza è Giorgia Meloni che invita a un faccia a faccia per parlare di elezioni Europee e di Roma. E a sua volta la Meloni allarga la squadra ai presidenti di Liguria e Sicilia Giovanni Toti e Nello Musumeci, protagonisti di vittorie e esperienze amministrative ben salde a destra, ma in allontanamento progressivo da Arcore. Ma a mancare in questa foto di gruppo per il momento è proprio lui, l’ex leader della coalizione, il fondatore e ideatore del centrodestra: Silvio Berlusconi. E il presidente degli azzurri, che ha cominciato a vedere l’isolamento suo e del suo partito, ha provato un avvertimento: “Ci saranno tra poco elezioni regionali e cittadine e non so come potremo andare ancora a queste elezioni”. Certamente la posizione di Berlusconi non è più quella di forza e le elezioni in Trentino e in Alto Adige hanno aggravato la situazione. Ma in molti Comuni del Nord Forza Italia è fondamentale per governare. Una situazione che in qualche modo c’entra anche con la tenuta del governo, almeno di riflesso. Tutto questo avviene a sette mesi dalle elezioni europee e a otto dalle elezioni amministrative in città importanti (da Bergamo a Bari, da Livorno a ReggioEmilia e Perugia) e in 5 Regioni (Abruzzo, Sardegna, Piemonte, Calabria più l’Emilia Romagna in autunno). Sulla scena c’è pure l’incognita Roma e le eventuali dimissioni di Virginia Raggi per le vicende giudiziarie in cui è coinvolta: se così fosse, un centrodestra unito potrebbe giocarsi più di una chance su più tavoli.

Salvini non appare spaventato e tira dritto cercando di dare forma al fronte dei sovranisti: quel progetto di cui si sente già uno dei leader in Europa, a fianco di Marine Le Pen, e che invece in patria fatica a decollare. Il punto di partenza è l’asse con Fratelli d’Italia, che anche in Parlamento – pure dall’opposizione – è il partito più “collaborativo” con l’esecutivo guidato da Giuseppe Conte e sostenuto dalla maggioranza formata da Lega e M5s. Una cooperazione che viene da lontano, già dalle ore successive alla formazione del governo e al presunto strappo con gli azzurri. Fdi addirittura non avrebbe disdegnato di entrare nell’esecutivo giallo-verde, salvo poi essere sacrificato sull’altare dallo stesso Salvini: Luigi Di Maio poteva convincere i suoi a fare alleanze con il Carroccio, ma non con l’estrema destra di Giorgia Meloni. Ora però che le carte si rimescolano in vista delle prossime corse elettorali, è un po’ come ricominciare da zero e vale tutto. “Sono contento di aver fatto con Giorgia Meloni la corsa alle comunali di Roma”, è stato il segnale di distensione del vicepremier della Lega in un’intervista a Night Tabloid, “l’altra volta eravamo soli contro il mondo e soprattutto per merito di Giorgia siamo arrivati a tanto così dal vincere. Col senno di poi anche i romani avrebbero preferito che andasse in maniera diversa: troviamoci per ragionare di Europa, visto che arriva, e anche di Roma”. E ha concluso: “Dobbiamo vederci presto“. L’interessata intanto scalpita e, per quanto la riguarda, lancia avvertimenti neanche troppo velati a Forza Italia: “Federatrice del centrodestra? Ho perso un po’ la pazienza. Io se devo dire che credo ancora che il futuro del centrodestra sia nei tre partiti come li abbiamo visti fino ad ora, dico no. E io stessa sto lavorando per allargare il fronte di Fratelli d’Italia perché possa arrivare a condividere il proprio percorso con tutti quelli che sono del campo del centrodestra. Un progetto più ampio con quelli che ci vogliono essere. Ho fatto un appello anche al governatore Toti, uno al governatore Musumeci, ci sono tanti sindaci e consiglieri regionali”. Berlusconi? “Io guardo a quello che dobbiamo fare noi. Molto spesso oggi le posizioni di Forza Italia, soprattutto ora che si parla di Europa, ho difficoltà a condividerle”.

Fonte: ilfattoquotidiano.it (qui)

Centrodestra, Politica

L’ultimatum di Silvio a Salvini: “Lasci il M5S o a rischio le alleanze alle amministrative”. Ma è già probabile la retromarcia sulla candidatura alle europee di Berlusconi.

Il leader di Forza Italia Berlusconi: “Dateci una data entro la quale porrete fine al patto di governo”

“Ci saranno tra poco elezioni regionali e cittadine e non so come potremo andare ancora a queste elezioni con una Lega che continua a ignorare il programma con cui si è presentata agli elettori e che tradisce gli stessi elettori, con un programma in contrasto con quello che abbiamo condiviso”. Lo ha detto Silvio Berlusconi a Milano. “Non oso fare previsioni sulla durata del governo ma ai nostri alleati della Lega, con cui governiamo bene molti territori voglio dire: ‘dateci una data entro la quale metterete fine a questa innaturale alleanza’”, ha aggiunto.

Fonte: huffingtonpost.it (qui)

Facce da funerale, occhio pesto alla Rocky Balboa al quindicesimo round e sguardo basso che neanche Donnarumma dopo un derby. La Caporetto in Trentino Alto Adige era ampiamente prevista da quel che resta di Forza Italia, ma ovviamente brucia lo stesso. «Se siamo bravi, ma tanto bravi, in primavera arriviamo al sette per cento», commenta qualche dirigente. Neppure il ritorno in prima linea di Berlusconi, diviso tra il Monza Calcio e la politica, è bastato a resuscitare il partito moribondo. E ora tocca provare a risvegliarlo dal coma e trascinarlo fino alle europee.

Probabilmente nelle liste non ci sarà il nome del Cavaliere, la cui candidatura dopo quest’ ultimo colpo dovrebbe essere archiviata. «Con questi numeri non ha senso correre», avrebbe detto ai suoi. Difficile dargli torto, anche se alla corte di Arcore il pressing continua.

Ciò che pesa è ovviamente il confronto con Matteo Salvini, che proprio nel duello per la Ue conta di stravincere. Il leader leghista punta alla presidenza della commissione (parola del ministro Lorenzo Fontana). Silvio dovrebbe accontentarsi di occupare uno dei due seggi che Fi conta di centrare nel Meridione. E se sono vere le percentuali che circolano – col partito praticamente cancellato nel Nord-Est, in difficoltà nel Nord-Ovest e vivo solo al centro-Sud – si rischia una figuraccia. L’ aspetto inquietante è che tanti forzisti sperano che finisca così: se Silvio va a sbattere – racconta qualche maligno – potrebbe diventare possibile compiere il “parricidio”, cambiare leadership e provare a diventare un movimento normale. Mettere da parte Berlusconi, però, non è un’ impresa di poco conto. E soprattutto è ancora da dimostrare che la sua creatura politica abbia qualche chance di sopravvivergli.

LA KERMESSE
In attesa del responso, il partito si esercita in una delle sue grandi tradizioni: dividersi. La dimostrazione plastica doveva arrivare questo fine settimana. A Ischia si sarebbero dovuti riunire gli “Stati Generali” azzurri, organizzati da Mara Carfagna e altri forzisti campani. Qui si dovevano trovare i vertici al completo, dalle coordinatrici nazionali in giù. Sabato Tajani. Domenica invece era previsto il momento del Cavaliere, in teoria. Già perché nelle più tragiche delle metafore del disastro azzurro tutta la kermesse è stata rinviata causa maltempo.

«Non potevamo – spiega il Coordinatore campano Domenico De Siano – mettere a rischio le migliaia di partecipanti che avevano già assicurato la presenza». C’ era il pericolo di far affondare il Cavaliere, meglio rinviare tutto.

I DISSIDENTI
Tifone o no, quel che è certo che Giovanni Toti non si sarebbe presentato sull’ isola al largo di Napoli neanche se l’ avessero trasportato lì sullo yacht di Abramovich.

Il governatore ligure aveva già disertato l’ ultimo grande raduno. E anche questo weekend aveva previsto di andare a Milano con Guido Crosetto per partecipare a “Italiavanti”, contro-manifestazione azzurra organizzata da Stefano Maullu. Una due giorni per discutere di ricette diametralmente opposte a quelle di Tajani. In sintesi: meno Europa, più Salvini. Il tutto nel solco del progetto lanciato ad Atreju da Giorgia Meloni: una lista che raccolga tutti i movimenti nati dalle costole di Forza Italia, quelli di Parisi, Musumeci e ovviamente dello stesso Toti.

Come sempre nella vita di Silvio, anche in questo passaggio ci saranno di mezzo delle toghe. In questo caso sono quelle della Corte costituzionale, la quale nelle prossime ore si pronuncerà sul ricorso presentato da Fdi contro lo sbarramento al 4% per le elezioni europee. Una soglia letale per Fratelli d’ Italia. Se la Consulta dovesse rimuoverla, l’ idea di Fdi di creare una lista unica diventerebbe molto più praticabile.

Dopo il voto, poi, si potrebbe convocare un congresso, delle primarie. In poche parole, formare un nuovo partito, per un nuovo centrodestra.

Fonte: liberoquotidiano.it (qui) Articolo di L. Mottola.

Centrodestra, Lega, Politica

Giorgetti preoccupato: fondi Lega? Se il 5 settembre ci condannano il partito chiude

Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio alla festa del Fatto Quotidiano ha parlato della sentenza attesa dopo il 5 settembre che deciderà sui conti leghisti.

PIETRASANTA – «La sentenza sui fondi della Lega? Se il tribunale del Riesame conferma la condanna, il 6 settembre il partito chiude». Quindi i problemi con la Guardia costiera che sul caso Diciotti non ha rispettato gli ordini, ma anche le promesse di Matteo Salvini che sui 500mila respingimenti «l’ha sparata grossa». Infine l’annuncio della presentazione del ddl Anticorruzione in consiglio dei ministri «forse già la prossima settimana». Giancarlo Giorgetti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, è intervenuto dal palco della Festa del Fatto Quotidiano in Versiliana. E intervistato dal direttore Peter Gomez per «La Confessione» ha affrontato tutti i temi caldi sul tavolo del governo Lega-M5s al rientro dalle vacanze estive. A partire dalla sentenza attesa dopo il 5 settembre, quando il Tribunale del riesame di Genova si esprimerà sul sequestro dei conti leghisti dopo la condanna per truffa ai danni dello Stato di Umberto Bossi e Francesco Belsito. Una data non ancora stabilita (potrebbe il tribunale prendersi qualche giorno per decidere) che, secondo alcune ricostruzioni di stampa, potrebbe far saltare l’esecutivo e riaprire la strada all’ipotesi elezioni anticipate.

Senza soldi non si va avanti

Giorgetti, rispondendo alle domande del direttore de ilfattoquotidiano.it, ha spiegato perché il Carroccio contesta l’eventuale intervento della magistratura: «Avrebbe una conseguenza definitiva, la chiusura del partito, senza che quel processo sia finito. Se tutti i futuri proventi che arrivano alla Lega vengono sequestrati, è evidente a quel punto che il partito non può più esistere, perché non ha più soldi. E’ ovvio che se il 6 i giudici decidono cosi, noi siamo finiti. Arrivasse dopo una sentenza della Cassazione io non avrei niente da dire». Maglietta maniche corte e toni informali, Giorgetti è l’uomo che più di tutti dall’avvio della legislatura ha tessuto le trame della nuove alleanza tra Carroccio e 5 stelle. E, intervistato da Gomez, pur avendo negato di essere il Gianni Letta del governo giallo-verde o il nuovo Richelieu, ha smentito ipotesi di crisi o elezioni anticipate. «Se la Lega avesse voluto staccare la spina», ha chiuso, «il giorno dell’avviso di garanzia a Salvini nell’ambito dell’indagine sulla Diciotti avremmo avuto un buon motivo. Non lo abbiamo fatto, abbiamo cinque anni davanti per salvare il Paese dal disastro».

«Diciotti? C’è un problema con la Guardia costiera»

Giorgetti ha parlato a lungo del caso della nave Diciotti e della decisione del governo, la settimana scorsa, di tenerla bloccata nel porto di Catania con 150 migranti a bordo. «In questo caso era coinvolta la Guardia costiera italiana, non una ong», ha detto Gomez. «Ha ragione», è stata la replica del sottosegretario leghista. «Siccome l’Italia è stato sovrano, resta da spiegare come sia possibile che la nave Diciotti sia entrata in acque maltesi visto che di solito i militari rispondono agli ordini». «Quindi lei non ha capito perché hanno agito in questo modo?», ha continuato Gomez. «No, mi risulta che le autorità maltesi abbiano protestato per questo sconfinamento. E’ un avvenimento che resta da chiarire. Il povero Toninelli si sta chiedendo questo e molte altre cose su come funziona la catena di comando». Quindi, alla domanda del direttore Gomez, «abbiamo dei problemi allo stato attuale con la Guardia costiera?» «Sì», è stata la risposta. «Tanto è vero che questo è un governo di cambiamento che vuole cambiare le cose anche su questo». Giorgetti ha anche parlato dell’indagine della procura di Agrigento sul ministro dell’Interno, l’inchiesta che ipotizza cinque reati tra i quali il sequestro di persona: «Io credo che il magistrato volesse in qualche modo indagarlo. E a Salvini non dispiacesse essere indagato». Quindi, ha commentato ridendo: «Ora sono contenti sia Salvini che il magistrato».

«Salvini? Sa quando deve frenare. Ma sui 500mila respingimenti l’ha sparata grossa»

Il sottosegretario leghista ha quindi parlato del leader del Carroccio e di questi primi mesi al governo con i 5 stelle. «C’è un pericolo che la gente si stanchi dal suo continuo rilanciare?», ha chiesto Gomez. «Sì c’è», ha risposto. «Per guidare bene un’auto di Formula 1, bisogna sapere anche frenare, non solo accelerare, se no vai fuori strada alla prima curva. Anche la politica è così. Salvini sa tenersi tarato sulla pancia dell’elettorato, confido quindi che quando sentirà che la pancia dell’elettorato gli segnalerà che è il momento di frenare, frenerà». A questo proposito, nel merito dei 500mila respingimenti promessi in campagna elettorale da parte del segretario: «L’ha sparata grossa», ha commentato. «Mi accontenterei che non arrivassero più».

«Non abbiamo le risorse per inglobare Forza Italia»

Per il Carroccio rimane sempre aperta la questione del rapporto con gli ex alleati di Forza Italia, un fronte caldo che potrebbe riaprirsi anche in vista delle Europee. «Se portiamo via elettori a Forza Italia, o ad altri partiti, non è colpa nostra, ma loro», ha detto Giorgetti. Che ha però anche aggiunto: «Non abbiamo risorse per inglobare Forza Italia. Ma le idee di Salvini sono più attraenti di quelle di Tajani. Il fatto che la Lega cresca e gli altri diminuiscano crea di fatto la Lega come partito di riferimento del centrodestra, anche se secondo me non esistono più le categorie centrodestra e centrosinistra. Se portiamo via elettori, non è colpa nostra, ma colpa loro». Giorgetti ha dato quindi una visione ottimista sul futuro del governo, dicendo che lui e Conte sorridono alle ricostruzioni sugli scontri interni tra i due partiti: «L’unico problema per metterli d’accordo», ha tagliato corto Giorgetti, «è trovarli insieme. Uno sta in Cina, l’altro in diretta Facebook. Quando riesci a trovare un giorno per chiuderli un’ora in una stanza con il presidente Conte l’esperienza dice che le soluzioni si trovano. A settembre hanno finito di fare i loro giri e troveremo le soluzioni». Insomma, ha chiuso con una battuta: «Pd e Forza Italia non riescono a portare avanti idee di nessun tipo, l’opposizione non esiste. Facciamo tutto noi: il governo e l’opposizione. Ogni tanto litighiamo per dare soddisfazione alla gente».

«Autostrade? Il primo obiettivo è la revoca della concessione»

Tra i dossier più importanti in discussione sul tavolo del governo in autunno ci sarà sicuramente quello di Autostrade, dopo la tragedia del crollo del ponte di Genova. «Il primo obiettivo», ha detto Giorgetti, «è la revoca della concessione alla società Autostrade, poi discuteremo politicamente come procedere», ma «la responsabilità di Autostrade appare evidente, e la vedo difficile pensarla diversamente». Giorgetti ha però anche precisato: «Io dico rimettiamo a gara la concessione. Poi chi partecipa vince. Non esiste la regola aurea meglio il privato o il pubblico». Dopo «ci sono due possibilità: decidere di fare le cose in casa e nazionalizzare e utilizzare Anas o non so bene cos’altro per gestire le autostrade. Dubito però che Anas abbia le strutture tecniche» adeguate in questo momento. La seconda possibilità e’ fare «una nuova gara con modalità diverse su tariffe e manutenzione». Quindi Gomez ha chiesto come mai è stato votato in Aula nel 2008, anche con i voti a favore del Carroccio, il cosiddetto «salva Benetton»: «Quel decreto nasce dal governo precedente. E’ stato poi ereditato da quello successivo e venduto come un accordo che permetteva di rilanciare e fare ulteriori tratte. Io non c’ero, ma se ci fossi stato, l’avrei votato perché la Lega» nel 2008 «aveva un vincolo di maggioranza. E’ stata un’operazione di clamoroso lobbismo».

«Sforare il 3 per cento? Sì, se necessario»

Il rientro dei lavori in Parlamento, significherà anche tra le altre cose, discussione sulla prossima manovra finanziaria. «Quello che è certo è che non siamo assolutamente soddisfatti di come sta andando l’economia», ha detto Giorgetti. «Abbiamo ambizione, qualcuno dirà la temerarietà, di portare l’Italia a un tasso di sviluppo sopra il 2-3%. Soltanto con lo sviluppo dell’economia si può affrontare il rilancio dello Stato». Quindi si prende in considerazione l’ipotesi di sforare il limite del rapporto deficit pil al 3 per cento? «Se è necessario per mettere in sicurezza il Paese, anche sì. Credo che sia interesse anche dell’Europa». Infine sulla pace fiscale, una delle proposte centrali del programma del Carroccio, ha assicurato: «Non ci sarà senza una seria lotta all’evasione».

«Salvini permaloso. Bossi? Per lui ero troppo buono, ora sono troppo cattivo»

Nel corso de la Confessione, Giorgetti ha parlato anche dei colleghi del partito e dei rapporti costruiti nel corso degli anni. Qual è un difetto di Salvini?, gli ha chiesto Gomez. «Bisogna stare attenti a come si fanno le critiche. Ci sono delle tattiche per fargliele arrivare». Quindi il leader del Carroccio è permaloso? »Sì», ha chiuso il sottosegretario. Per quanto riguarda Umberto Bossi invece, ha detto: «Mi ha insegnato tutto in politica e mi diceva che ero troppo buono per fare politica, forse ora sono diventato troppo cattivo…». Infine, Gomez ha fatto una domanda anche sul rapporto tra Giancarlo Giorgetti e Gianpiero Fiorani, l’ex banchiere della Banca popolare di Lodi che nel 2004 si presentò nel suo ufficio con 100mila euro in contanti: lui li rifiutò senza denunciare. «Sapevo che c’erano soldi dentro il pacco», ha chiuso Giorgetti. «Ma avevamo un rapporto tale che non sapevo quali fossero le sue intenzioni. Era un reato oppure no? Non lo so».

Fonte: diariodelweb.it (qui)