Elezioni, Politica, Sondaggi

Sardegna. I primi sondaggi. Solinas (Cdx) in testa segue Zedda (Csx). M5S al 23,5%, PD al 12,6%, Lega al 14,6% e FI al 6,3%.

Sono i risultati di Swg pubblicato oggi dal quotidiano La Nuova Sardegna sulle intenzioni di voto dei sardi per le regionali del 24 febbraio.

Il candidato del centrodestra Christian Solinas avanti, anche se in calo rispetto a tre mesi fa e quello del centrosinistra Massimo Zedda che insegue al secondo posto staccando Francesco Desogus del M5s, terzo. Sono i risultati di un sondaggio di Swg pubblicato oggi dal quotidiano La Nuova Sardegna sulle intenzioni di voto dei sardi per le regionali del 24 febbraio.

Un’indagine che vede gli altri quattro aspiranti governatori molto lontani dai primi tre, mentre gli indecisi sono il 27%. Solinas, sulla base di una stima effettuata il 26 gennaio, avrebbe tra il 33% e il 37% dei consensi, in diminuzione rispetto alla ‘forbice’ del 36-40% del 26 ottobre 2018.

Zedda si attesterebbe tra il 29% e il 33%, in recupero rispetto al 27-31% di tre mesi fa. In calo anche Desogus che partiva a ottobre da un 26-30% di dichiarazioni di voto mentre a gennaio si riduce a un 22-26%. Molto lontani gli altri: Mauro Pili (Sardi Liberi) al 4-6%, Paolo Maninchedda (Partito dei Sardi) 1-3%, Andrea Murgia (Autodeterminatzione) 1-3% e Vindice Lecis (Sinistra Sarda) 0-2%. Nel complesso, la coalizione di centrodestra risulta abbondantemente in testa col 38,8% dei consensi (+7,7% rispetto alle politiche del 4 marzo scorso) mentre il centrosinistra si ferma al 29,3% (+8,6% nei confronti delle politiche).

Il Movimento 5 Stelle e’ accreditato di un 23,5% con un vero e proprio crollo – secondo il sondaggio – rispetto alle elezioni di un anno fa quando aveva ottenuto il 42,5% dei consensi. Tra i partiti – sempre secondo il sondaggio pubblicato da La Nuova Sardegna – crolla anche Forza Italia che passa dal 14,8% delle politiche al 6,3% e continua a perdere voti anche il Pd con il 12,6 % dei consensi a fronte del 14,8% del 4 marzo 2018.

La Lega, invece, cresce di quasi quattro punti passando dal 10.8% delle politiche al 14,6% delle intenzioni di voto del sondaggio Swg. L’alleato Partito Sardo d’Azione e’ accreditato di un 3,1%: non e’ possibile un raffronto con le politiche in quanto correva con la Lega ma solo con le regionali del 2014 quando aveva ottenuto il 4,7% dei voto. Per quanto riguarda l’orientamento di voto ai partiti gli indecisi sono il 28%.

Fonte: sardegnalive.net (qui)

Elezioni, Politica, Sondaggi

Elezioni Piemonte sondaggi, Lega boom. Tracollo del Pd. Forza italia perde oltre un terzo dei voti. FDI e M5S stabili.

Elezioni Piemonte 2019 sondaggi, M5S regge. Forza Italia sotto il 10%. Ecco le prime cifre.

Il 2019 è l’anno di importanti elezioni, un test sia per il governo gialloblu sia per le forze di opposizione. Il prossimo 26 maggio, però, non si voterà solo per il rinnovo del Parlamento europeo ma le urne si apriranno anche in due Regioni (dopo Abruzzo e Sardegna a febbraio): Basilicata e soprattutto Piemonte. Ed è su quest’ultima che si concentrano soprattutto gli occhi dei politici anche perché, salvo colpi di scena, è destinato a cadere l’ultimo baluardo della sinistra e del Partito Democratico al Nord (Emilia Romagna esclusa).

Vediamo i candidati. Il governatore in carica Sergio Chiamparino, dopo una titubanza iniziale, ha annunciato la sua disponibilità a ripresentarsi. Il Movimento 5 Stelle invece ha individuato il candidato Governatore tramite il consueto voto online: sarà l’attuale consigliere regionale Giorgio Bertola che si è nettamente imposto rispetto agli altri candidati. Per quanto riguarda il Centrodestra, che si presenterà unito nonostante le divisioni a Roma, il candidato spetta a Forza Italia. Ed è sempre più probabile la scelta di Alberto Cirio, anche se la la Lega ha non pochi dubbi e spinge affinché gli azzurri trovino un altro candidato. Altro candidato ufficiale è Valter Boero. Docente universitario, ex consigliere comunale a Torino e presidente per il Piemonte del Movimento per la Vita, correrà per il Popolo della Famiglia.

Sondaggi sulle Regionali non ci sono ancora ma, estrapolando il dato sul Piemonte dalla media dei sondaggi nazionali (aggiornata a poco prima di Natale), emerge chiaramente che, salvo colpi di scena, il Piemonte sarà l’ennesima del Pd. Il Centrodestra infatti apparre nettamente in testa con percentuali tra il 46 e il 49% (aveva ottenuto il 22,1% nelle elezioni regionali del 27 maggio 2014). In particolare è la Lega a fare la parte del leone, prima forza regionale vicina al 35% (7,3% nel 2014). Forza Italia poco sotto il 10%  (15,5% nel 2014) e Fratelli d’Italia intorno al 3-4% (3,7% nel 2014).

Centrosinistra lontanissimo. Unito non supererebbe al momento il 25% (vinse le elezioni nel 2014 con il 47,1% ed elesse l’attuale Presidente della Regione Chiamparino) con il Pd in caduta libera sotto il 20% (36,2% nel 2014). Il M5S si conferma non decisivo al Nord e debole alle Regionali tra il 20 e il 22% (20,3% nel 2014). Gli altri candidati e le altre forze insieme tra il 6 e il 7%.

Se questi numeri venissero confermati, al di là del risultato delle Europee, dal Piemonte arriverebbe un duplice segnale. Governo sempre più a trazione leghista anche nella Regione del Nord dove in passato (Roberto Cota a parte) il Carroccio aveva avuto maggiori difficoltà. E, per quanto riguarda le opposizioni, crisi profonda per il Pd che si prepara a perdere l’ultima roccaforte in Val Padana.

Fonte: affariitaliani.it (qui)

America, Elezioni

Midterm,Trump meglio di Obama. Mantenuto il controllo del Senato. Nel 2014 Obama perse Camera e Senato.

Il clima per Trump potrebbe essere più ostile, ma le cosiddette stelle dem messe in campo per abbatterlo non hanno affatto sfondato.

Il voto di midterm consegna agli Usa un Congresso profondamente diviso. Trump ha affrontato la campagna di midterm con un referendum sul suo operato ed è riuscito a mantenere il forte sostegno della base conservatrice negli stati «rossi», rafforzando la presa del suo partito sul Senato ed estendendo il dominio su stati storicamente incerti, cruciali per la sua rielezione nel 2020, come Florida, Iowa e Ohio, dove il Gop ha mantenuto i governatori. I democratici, sull’onda della rabbia verso di lui, riconquistano la Camera dopo otto anni e ottengono poltrone chiave da governatore, con liberali e moderati uniti contro il presidente, ma i repubblicani rafforzano la loro maggioranza al Senato, conquistando una serie di seggi in Stati di orientamento conservatore.

Dem alla Camera e Gop al Senato
Entrambi i partiti possono vantare grandi successi a livello statale. Governatori repubblicani sono stati eletti in Ohio e Florida, due importanti campi di battaglia per le presidenziali del 2020. Ma i democratici hanno battuto il governatore Scott Walker, repubblicano del Wisconsin e bersaglio di prima grandezza, e conquistato la poltrona di governatore in Michigan, due stati vinti da Trump nella presidenziali del 2016. Spinti da un’affluenza insolitamente elevata per il voto di midterm, che testimonia l’intensità del movimento anti-Trump, i democratici hanno strappato ai rivali almeno 26 seggi della Camera grazie al forte sostegno di cui godono nelle aree suburbane e cittadine, un tempo roccaforti del potere repubblicano. Dai sobborghi di Richmond e Chicago e addirittura da Oklahoma City, un gran numero di candidati all’insegna della diversità, moltissime donne, molti alle prime armi, ha vinto contro i repubblicani.

Chi vince e chi perde
Ma le divisioni politiche e culturali interne agli Usa sono sottolineate dal risultato del Senato, dove molti dei seggi in palio erano in stati rurali. Qui i repubblicani hanno rafforzato la loro maggioranza vincendo in Indiana, North Dakota e Missouri e respingendo la sfida di alto profilo di Beto O’Rourke al senatore Ted Cruz in Texas. In due sfide chiave nel Sud, i candidati progressisti afroamericani a governatori, che hanno fatto sognare i liberali in tutto il Paese, hanno perso ad opera di fedelissimi di Trump, un segnale che il cambiamento demografico è ancora troppo lento per portare i democratici alla vittoria. Il segretario di Stato Brian Kemp in Georgia è davanti a Stacey Abrams, che puntava a diventare le prima donna nera governatrice, e l’ex deputato Ron DeSantis ha battuto di un soffio Andrew Gillum, sindaco di Tallahassee, nel campo di battaglia presidenziale della Florida.

Russiagate e il resto per fermare Trump
Festeggiando a Washington, Nancy Pelosi, capogruppo democratica che potrebbe presto tornare a presiedere al Camera, ha sottolineato quanto è importante per il successo del partito tenere a freno Trump e sotto sorveglianza il governo. «Quando vincono i democratici, e stasera vinceremo, abbiamo un Congresso aperto, trasparente e responsabile per il popolo americano». Ma in un incontro con finanziatori democratici ha detto che un tentativo di impeachment di Trump non è in agenda, scrive il New York Times. Una Camera democratica però è un segno chiaro che la maggioranza degli americani vuole porre limiti a Trump nei prossimi due anni di mandato. L’opposizione ha ora il potere di convocare i testimoni nelle indagini parlamentari e il procuratore speciale Robert Mueller si prepara a chiudere alcuni filoni della sua inchiesta sul cosiddetto Russiagate in un contesto politico nettamente più ostile al presidente, il quale si prepara a farsi rieleggere nel 2020. Trump subito ha taciuto, ma poi in nottata ha twittato vantando il «tremendo successo» repubblicano.

La piccola base che ha finanziato i dem
Per i repubblicani la perdita della Camera rivela che anche Trump non può sfidare per sempre la gravità politica. Ma non solo: segnala che molti moderati, i quali hanno votato Trump nel 2016 come alternativa possibile a Hillary Clinton, si sono allontanati dalla retorica e dal nazionalismo di estrema destra del presidente. Senza volerlo il presidente potrebbe aver galvanizzato un nuovo attivismo democratico, ispirando centinaia di migliaia di persone infuriate e disorientate dalla sua vittoria elettorale a sorpresa a scendere nell’agone politico per la prima volta nelle loro vite. Ma non solo, ha fatto sì che gli eletti democratici rispecchino più da vicino la composizione della base dei partito. La stessa base che ha inondato di dollari in piccole donazioni le casse dei candidati democratici, oscurando i finanziamenti tradizionali dei grandi donatori.

Donne, afro e minoranze, ma…
La cosiddetta resistenza liberale sostenuta da donne, afroamericani e minoranze è ben rappresentata nella nuova Camera. Secondo le proiezioni saranno cento le donne a sedere sui suoi scranni, un record che straccia quello precedente di 84. Ma ora toccherà al partito riunire correnti molto diverse accomunate dall’opposizione a Trump per farne una base elettorale per un possibile candidato presidenziale nel 2020. E le nuove star progressiste del partito non sono riuscite a far cadere le roccaforti repubblicane, come testimoniano le sconfitte di Beto O’Rourke al Senato in Texas e di Andrew Gillum al voto per governatore della Florida. Mentre il crollo democratico nelle aree rurali, iniziato con Obama, non si è fermato.

Fonte: diariodelweb.it (qui)

Elezioni, Esteri, Europa, Germania

Assia tragica per la Merkel

Le elezioni in Assia confermano la parcellizzazione del consenso politico, una tendenza che in Germania si è consolidata da oltre un anno. Anche nella regione di Francoforte continua l’emorragia di voti per i cristiano democratici (27,8 per cento) e per i socialdemocratici (19,5); i due principali partiti tedeschi perdono rispettivamente oltre dieci punti percentuali. Continuano la loro ascesa i Verdi (19,5) che anche qui hanno raggiunto un altro record. Sebbene in Assia fossero tradizionalmente forti (in questa regione giurò come primo Ministro verde nella storia della Repubblica Federale Joschka Fischer) mai avevano raggiunto queste percentuali. I Verdi sono indiscutibilmente i vincitori di queste elezioni perché senza di loro non è possibile, realisticamente, alcuna coalizione. Triplica i voti anche la destra nazionalista di AfD (12,5) che proprio in Assia si presentò per la priva volta in un’elezione regionale e conferma sostanzialmente il consenso ottenuto in questa regione alle elezioni nazionali di poco più di un anno fa. Dopo queste elezioni AfD è presente in tutti i Parlamenti regionali della Repubblica Federale. Aumentano i propri consensi anche i liberali che con il 7,9 diventano ora decisivi per la formazione del governo regionale. Discreto anche il risultato (6 per cento) della sinistra tedesca (Die Linke) che migliora il risultato di un punto percentuale ma non beneficia delle gravi perdite della SPD, a conferma che oramai i due elettorati sono molto distanti.

La distribuzione dei seggi permetterebbe forse al governo uscente nero-verde (CDU-Verdi) di continuare a governare ma con maggioranza limitata a un solo seggio. Probabilmente troppo poco per garantire un governo di cinque anni. Esclusa l’opzione della Grande Coalizione (CDU-SPD), in considerazione della scarsissima popolarità di cui gode attualmente in Germania, l’unica reale possibilità resta una coalizione Giamaica (CDU, Verdi e liberali) che improvvisamente torna centrale nella politica tedesca dopo il fallimento delle trattative per il governo nazionale di un anno fa. Il leader dei liberali Christian Lindner ha manifestato la disponibilità dei liberali ad una trattativa con conservatori e Verdi in Assia, ma ha, al contempo, attaccato ancora una volta la cancelliera Merkel. Qualunque trattativa deve essere in discontinuità con la politica di Angela Merkel (ha invece elogiato l’altra coalizione Giamaica nel Land dello Schleswig-Holstein). Proprio Lindner ha letto il risultato in Assia come un chiaro messaggio di sfiducia alla cancelliera (e alla Grande Coalizione). Una dichiarazione che non deve essere piaciuta al Presidente uscente del Land e leader della CDU in Assia, Volker Bouffier, un fedelissimo della Cancelliera.

Il risultato delle elezioni in Assia, nell’immediato, non metterà in discussione il governo di Berlino ma la posizione di Merkel e della SPD è sempre più debole. Per il destino della Cancelliera bisognerà aspettare il 7-8 dicembre quando si svolgerà il congresso della CDU ad Amburgo. Diversa la posizione della SPD che si trova in una delle più difficili crisi della sua storia e ha ormai perso la dimensione di partito di massa che nella storia della repubblica tedesca le ha garantito un ruolo e una funzione centrale. La leader Andrea Nahles non ha lasciato intendere che la Spd intende concludere l’esperienza della Große Koalition a Berlino ma ha annunciato che domani presenterà un piano per rilanciare l’attività di governo. La Grande Coalizione tedesca continua a non trovare pace.

Fonte: huffingtonpost.it (qui) Articolo di U. Villani-Lubelli

Elezioni, Politica

Elezioni Trentino, i risultati in diretta: la Lega doppia il Pd, il candidato Fugatti sopra la soglia del 40%

Il voto nelle due Province autonome fa cadere in mano al Carroccio anche l’ultima roccaforte del Centrosinistra nel Nord-Est. Al Pd rimane solo il Piemonte: Salvini riesce a completare il progetto di egemonia e contemporaneamente a vincere la prima prova elettorale da quando è al governo.

L’onda verde invade anche l’ultimo pezzo di Nord-Est. Dopo il tradizionale dominio del Veneto e il trionfo più recente in Friuli Venezia Giulia, la Lega ora conquista – con grandi numeri – anche il Trentino Alto Adige. A Trento, dove lo scrutinio è ancora in corso, si avvicina a quota 30 per cento, spingendo il suo candidato (il sottosegretario alla Sanità Maurizio Fugatti) verso la presidenza della Provincia. A Bolzano i risultati definitivi fotografano il calo dell’Svp e soprattutto la rottura dell’alleanza col Pd (crollato al 3,8): l’asse ora si sposterà verso un patto col Carroccio.

Caduta la Regione delle due Province autonome, ultima roccaforte del Centrosinistra, l’unica chiazza rossa nell’Italia settentrionale resta il Piemonte amministrato da Sergio Chiamparino, dove però si andrà alle urne il prossimo anno. La Lega, praticamente assente cinque anni fa, ora piazza quattro consiglieri a Bolzano e va verso la conquista della maggioranza assoluta con la coalizione di centrodestra a Trento. Significa avere il controllo del consiglio regionale, formato dalla somma dei due provinciali, e strappare al Partito democratico la relazione privilegiata con la Südtiroler Volkspartei – che il 4 marzo mandò Maria Elena Boschi in Parlamento – e con le due ricche Province autonome.

Lo stesso Matteo Salvini aveva puntato forte sul progetto di conquista del Nord-Est, con una lunga campagna elettoralefatta di vari tour in Trentino come in Alto Adige, dove ha partecipato anche a feste popolari in lingua tedesca. Il risultato delle urne restituisce, in una Regione dalle molte specificità, la conferma della Lega come  primo partito al Nord. Il Carroccio trionfa inoltre in quella che è di fatto la prima vera prova elettorale da quando è al governo, mentre il M5s deve ancora masticare amaro in un’area dove non riesce a fare breccia nell’elettorato. Il grande sconfitto però rimane il Partito democratico che, assente con i suoi big a Bolzano e diviso in Trentino, non ha neanche provato a resistere nella sua unica roccaforte tra le Alpi.

Elezioni Trentino in corso – Lo spoglio, ancora in corso, delle schede nei seggi della provincia di Trento, già certifica il boom di Salvini. Quando siamo a metà delle sezioni scrutinate, la coalizione di centrodestra guidata dal leghista Fugatti consolida il superamento della soglia del 40% (è sopra il 45 per cento) necessaria per avere il premio di maggioranza e governare in Trentino. Merito soprattutto dei voti al Carroccio, che rimane intorno al 25% e doppia i voti del Pd (13%). Come prevedibile, il centrosinistra autonomista diviso si spartisce l’elettorato: il governatore uscente Ugo Rossi viene confermato solo dal 12% dei trentini, il renziano Giorgio Tonini è invece consolidato intorno al 25%, soprattutto grazie all’exploit della lista Futura 2018 – che riunisce Verdi e la sinistra della società civile – e arriva quasi al 7 cento. Il M5s non sfonda neanche a Trento: il candidato Filippo Degasperi è dato adesso al 7 per cento.

Fonte: ilfattoquotidiano.it (qui)

Elezioni, Politica

Elezioni Alto Adige, rottamata l’alleanza Svp-Pd: la Lega sfonda ed è prima a Bolzano. Boom dell’ex M5s tra i tedeschi

La Südtiroler Volkspartei dovrà allearsi o con Paul Köllensperger o (più probabile) con il Carroccio, rinnegando la storica intesa con i democratici. Salvini spazza via gli altri partiti nazionali: Pd perde metà dei consensi, Forza Italia annichilita e i Cinquestelle fermi al 2,3 per cento.

L’onda lunga nazionale raggiunge anche l’estremo lembo settentrionale dell’Italia: la prima parte del progetto di egemonia nel Nord-Est da parte della Lega è compiuto. Le elezioni provinciali a Bolzano (in attesa dello scrutinio in Trentino) costituiscono una vera rivoluzione, che registra un calo della Südtiroler Volkspartei, il successo senza precedenti del Team Köllensperger (fuoriuscito di M5S), un balzo formidabile della Lega che cannibalizza gli altri partiti nazionali: il Pd perde metà dei consensi, M5s rimane fermo al 2,4% e Forza Italia viene annichilita. Se i Cinquestelle non crescono, sono in calo netto sia le destre tedesche che i Verdi. Il risultato clamoroso è che Svp per formare un governo provinciale dovrà allearsi o con Paul Köllensperger o (più probabile) con la Lega, rinnegando gli antichi accordi con il Pd.

È l’attribuzione dei seggi a mostrare infatti il vero volto del terremoto. Su un totale di 35, Svp ne prende 15, ben lontana dalla maggioranza assoluta per governare da sola. Dove troverà i voti mancanti per rieleggere il governatore Arno Kompatscher (a Bolzano non c’è l’elezione diretta) e formare una giunta? Matteo Salvini è pronto a farsi avanti, con una dote di 4 suoi rappresentanti in consiglio provinciale (primo degli eletti Massimo Bessone). Sono esattamente i seggi che servono alla Svp che dovrà affrontare un impegnativo dibattito interno per decidere chi far salire sul proprio carro. La rivelazione Köllensperger occuperà infatti 6 seggi, i Verdi ne avranno 3, mentre 2 ciascuno saranno i rappresentanti di Freiheitlichen e Sud-Tiroler Freiheit. Un seggio solo per L’Alto Adige nel cuore-Fratelli d’Italia uniti, Partito Democratico (finirà a Sandro Repetto, ex Forza Italia e poi renziano) e Cinquestelle (Diego Nicolini).

I risultati definitivi – La Svp, che da sempre è il partito maggioritario, si è assestata al 41,9 % e 119 mila voti, mentre era al 45,7% cinque anni fa (12mila voti in più). Il vero boom è del movimento di Köllensperger, che dopo aver lasciato i Cinquestelle ha intercettato una buona fetta dell’elettorato, soprattutto tedesco: addirittura il 15,2%. Il beneficio del vento del Nord premia la Lega che aveva scelto di correre da sola, senza alleanze con il centrodestra (assieme, nel 2013, arrivarono al 2,5 %), candidandosi ad entrare nel governo provinciale. E’ stata premiata con l’11,1 %, che la pone al terzo posto e che così cannibalizza i voti del centrodestra, visto che Forza Italia è al terzultimo posto con l’1 %, battuta perfino dai Fratelli d’Italia che segnano l’1,7 %. A Bolzano città la Lega è il primo partito con il 27,8 % dei consensi. E nella notte il vicepremier Salvini ha commentato: “I voti veri, i cittadini veri, gli Italiani, non ascoltano professoroni, giornaloni, criticoni e burocrati europei, ma chiedono alla Lega di andare avanti con ancora più forza”.

Per il Pd una autentica dèbacle, visto che dal 6,7 % di cinque anni fa è sceso al 3,8 % e a Bolzano città precipita dal 22,2 % al 12,2 %. E siccome l’elezione del secondo consigliere provinciale non è avvenuta con i resti, la presenza di un solo eletto impedisce di pensare ad alleanze di governo. La destra tedesca è crollata. I Freiheitlichen hanno ottenuto il 6,2 %, praticamente un terzo rispetto al 17,9% fatto registrare cinque anni fa, quando ottennero sei seggi. In discesa anche i Sud-Tiroler Freiheit, passati dal 7,2% al 6,0%. I voti tedeschi persi riflettono il calo di affluenza delle valli, ma anche un travaso verso il Team Köllensperger e la Lega di Salvini. Flessione negativa per i Verdi che perdono quasi il 2 %, passando dall’8,7% del 2013 al 6,8 % odierno. Il Movimento 5 Stelle è stabile al 2,4 % (aveva il 2,5 %), risultato modesto vista l’esperienza in corso di governo nazionale, ma spiegato dal boom di Köllensperger.

Il governatore uscente Kompatscher ha 68mila preferenze, ma quasi 11 mila in meno del 2013. In evidenza, al secondo posto, l’Obmann Svp, Philipp Achammer, che con 33 mila voti, ne ottiene quasi 20mila in più rispetto a cinque anni fa. A Bolzano, dove le urne si sono chiuse domenica alle 21, l’affluenza è stata in calo di 4 punti e si è assestata sul 73,9 %, contro il 77,7 per cento di cinque anni fa. Ma siccome a disertare è stata soprattutto la gente delle vallate, se ne deduce che il gruppo italiano ha votato di più, mentre la disaffezione è soprattutto di tedeschi e ladini.

Fonte: ilfattoquotidiano.it (qui)

Amministrative, Elezioni, Montichiari, Politica locale

Elezioni di Montichiari, sempre più difficile l’accordo tra Lega e M5S

Il Carroccio è alle prese con la scelta del suo candidato, ma l’asse di governo gialloverde difficilmente avrà ricadute a livello locale.

Mentre il Carroccio è alle prese con la scelta del suo candidato, l’ex sindaco Gianantonio Rosa e il capogruppo consiliare Marco Togni, in vista delle elezioni amministrative di Montichiari arriva la prima certezza: l’asse di governo gialloverde difficilmente avrà ricadute a livello locale.

Con una nota, infatti, il Movimento 5 Stelle ha spiegato: “Ci tiriamo fuori da strani giochi e rifiutiamo questo modo di fare politica perché non siamo interessati a costruire macchine elettorali”. Il riferimento alla Lega non è esplicito, ma il percorso individuato appare poco compatibile con quello del centrodestra. “Vogliamo prima costruire un programma, avere degli obiettivi per la Montichiari del futuro – spiegano i grillini – Solo dopo sceglieremo i candidati portavoce ed il sindaco”.

Il M5S apre comunque le porte a una coalizione – costruita con un percorso democratico e non dalle segreterie politicche – che unisca forze politiche e civiche, che non si ponga in pregiudiziale contrapposizione con l’amministrazione uscente, guidata da Mario Fraccaro, e sia guidata da una figura di indubbia moralità.

Fonte: bsnews.it (qui)