America, Elezioni

Midterm,Trump meglio di Obama. Mantenuto il controllo del Senato. Nel 2014 Obama perse Camera e Senato.

Il clima per Trump potrebbe essere più ostile, ma le cosiddette stelle dem messe in campo per abbatterlo non hanno affatto sfondato.

Il voto di midterm consegna agli Usa un Congresso profondamente diviso. Trump ha affrontato la campagna di midterm con un referendum sul suo operato ed è riuscito a mantenere il forte sostegno della base conservatrice negli stati «rossi», rafforzando la presa del suo partito sul Senato ed estendendo il dominio su stati storicamente incerti, cruciali per la sua rielezione nel 2020, come Florida, Iowa e Ohio, dove il Gop ha mantenuto i governatori. I democratici, sull’onda della rabbia verso di lui, riconquistano la Camera dopo otto anni e ottengono poltrone chiave da governatore, con liberali e moderati uniti contro il presidente, ma i repubblicani rafforzano la loro maggioranza al Senato, conquistando una serie di seggi in Stati di orientamento conservatore.

Dem alla Camera e Gop al Senato
Entrambi i partiti possono vantare grandi successi a livello statale. Governatori repubblicani sono stati eletti in Ohio e Florida, due importanti campi di battaglia per le presidenziali del 2020. Ma i democratici hanno battuto il governatore Scott Walker, repubblicano del Wisconsin e bersaglio di prima grandezza, e conquistato la poltrona di governatore in Michigan, due stati vinti da Trump nella presidenziali del 2016. Spinti da un’affluenza insolitamente elevata per il voto di midterm, che testimonia l’intensità del movimento anti-Trump, i democratici hanno strappato ai rivali almeno 26 seggi della Camera grazie al forte sostegno di cui godono nelle aree suburbane e cittadine, un tempo roccaforti del potere repubblicano. Dai sobborghi di Richmond e Chicago e addirittura da Oklahoma City, un gran numero di candidati all’insegna della diversità, moltissime donne, molti alle prime armi, ha vinto contro i repubblicani.

Chi vince e chi perde
Ma le divisioni politiche e culturali interne agli Usa sono sottolineate dal risultato del Senato, dove molti dei seggi in palio erano in stati rurali. Qui i repubblicani hanno rafforzato la loro maggioranza vincendo in Indiana, North Dakota e Missouri e respingendo la sfida di alto profilo di Beto O’Rourke al senatore Ted Cruz in Texas. In due sfide chiave nel Sud, i candidati progressisti afroamericani a governatori, che hanno fatto sognare i liberali in tutto il Paese, hanno perso ad opera di fedelissimi di Trump, un segnale che il cambiamento demografico è ancora troppo lento per portare i democratici alla vittoria. Il segretario di Stato Brian Kemp in Georgia è davanti a Stacey Abrams, che puntava a diventare le prima donna nera governatrice, e l’ex deputato Ron DeSantis ha battuto di un soffio Andrew Gillum, sindaco di Tallahassee, nel campo di battaglia presidenziale della Florida.

Russiagate e il resto per fermare Trump
Festeggiando a Washington, Nancy Pelosi, capogruppo democratica che potrebbe presto tornare a presiedere al Camera, ha sottolineato quanto è importante per il successo del partito tenere a freno Trump e sotto sorveglianza il governo. «Quando vincono i democratici, e stasera vinceremo, abbiamo un Congresso aperto, trasparente e responsabile per il popolo americano». Ma in un incontro con finanziatori democratici ha detto che un tentativo di impeachment di Trump non è in agenda, scrive il New York Times. Una Camera democratica però è un segno chiaro che la maggioranza degli americani vuole porre limiti a Trump nei prossimi due anni di mandato. L’opposizione ha ora il potere di convocare i testimoni nelle indagini parlamentari e il procuratore speciale Robert Mueller si prepara a chiudere alcuni filoni della sua inchiesta sul cosiddetto Russiagate in un contesto politico nettamente più ostile al presidente, il quale si prepara a farsi rieleggere nel 2020. Trump subito ha taciuto, ma poi in nottata ha twittato vantando il «tremendo successo» repubblicano.

La piccola base che ha finanziato i dem
Per i repubblicani la perdita della Camera rivela che anche Trump non può sfidare per sempre la gravità politica. Ma non solo: segnala che molti moderati, i quali hanno votato Trump nel 2016 come alternativa possibile a Hillary Clinton, si sono allontanati dalla retorica e dal nazionalismo di estrema destra del presidente. Senza volerlo il presidente potrebbe aver galvanizzato un nuovo attivismo democratico, ispirando centinaia di migliaia di persone infuriate e disorientate dalla sua vittoria elettorale a sorpresa a scendere nell’agone politico per la prima volta nelle loro vite. Ma non solo, ha fatto sì che gli eletti democratici rispecchino più da vicino la composizione della base dei partito. La stessa base che ha inondato di dollari in piccole donazioni le casse dei candidati democratici, oscurando i finanziamenti tradizionali dei grandi donatori.

Donne, afro e minoranze, ma…
La cosiddetta resistenza liberale sostenuta da donne, afroamericani e minoranze è ben rappresentata nella nuova Camera. Secondo le proiezioni saranno cento le donne a sedere sui suoi scranni, un record che straccia quello precedente di 84. Ma ora toccherà al partito riunire correnti molto diverse accomunate dall’opposizione a Trump per farne una base elettorale per un possibile candidato presidenziale nel 2020. E le nuove star progressiste del partito non sono riuscite a far cadere le roccaforti repubblicane, come testimoniano le sconfitte di Beto O’Rourke al Senato in Texas e di Andrew Gillum al voto per governatore della Florida. Mentre il crollo democratico nelle aree rurali, iniziato con Obama, non si è fermato.

Fonte: diariodelweb.it (qui)

Elezioni, Esteri, Europa, Germania

Assia tragica per la Merkel

Le elezioni in Assia confermano la parcellizzazione del consenso politico, una tendenza che in Germania si è consolidata da oltre un anno. Anche nella regione di Francoforte continua l’emorragia di voti per i cristiano democratici (27,8 per cento) e per i socialdemocratici (19,5); i due principali partiti tedeschi perdono rispettivamente oltre dieci punti percentuali. Continuano la loro ascesa i Verdi (19,5) che anche qui hanno raggiunto un altro record. Sebbene in Assia fossero tradizionalmente forti (in questa regione giurò come primo Ministro verde nella storia della Repubblica Federale Joschka Fischer) mai avevano raggiunto queste percentuali. I Verdi sono indiscutibilmente i vincitori di queste elezioni perché senza di loro non è possibile, realisticamente, alcuna coalizione. Triplica i voti anche la destra nazionalista di AfD (12,5) che proprio in Assia si presentò per la priva volta in un’elezione regionale e conferma sostanzialmente il consenso ottenuto in questa regione alle elezioni nazionali di poco più di un anno fa. Dopo queste elezioni AfD è presente in tutti i Parlamenti regionali della Repubblica Federale. Aumentano i propri consensi anche i liberali che con il 7,9 diventano ora decisivi per la formazione del governo regionale. Discreto anche il risultato (6 per cento) della sinistra tedesca (Die Linke) che migliora il risultato di un punto percentuale ma non beneficia delle gravi perdite della SPD, a conferma che oramai i due elettorati sono molto distanti.

La distribuzione dei seggi permetterebbe forse al governo uscente nero-verde (CDU-Verdi) di continuare a governare ma con maggioranza limitata a un solo seggio. Probabilmente troppo poco per garantire un governo di cinque anni. Esclusa l’opzione della Grande Coalizione (CDU-SPD), in considerazione della scarsissima popolarità di cui gode attualmente in Germania, l’unica reale possibilità resta una coalizione Giamaica (CDU, Verdi e liberali) che improvvisamente torna centrale nella politica tedesca dopo il fallimento delle trattative per il governo nazionale di un anno fa. Il leader dei liberali Christian Lindner ha manifestato la disponibilità dei liberali ad una trattativa con conservatori e Verdi in Assia, ma ha, al contempo, attaccato ancora una volta la cancelliera Merkel. Qualunque trattativa deve essere in discontinuità con la politica di Angela Merkel (ha invece elogiato l’altra coalizione Giamaica nel Land dello Schleswig-Holstein). Proprio Lindner ha letto il risultato in Assia come un chiaro messaggio di sfiducia alla cancelliera (e alla Grande Coalizione). Una dichiarazione che non deve essere piaciuta al Presidente uscente del Land e leader della CDU in Assia, Volker Bouffier, un fedelissimo della Cancelliera.

Il risultato delle elezioni in Assia, nell’immediato, non metterà in discussione il governo di Berlino ma la posizione di Merkel e della SPD è sempre più debole. Per il destino della Cancelliera bisognerà aspettare il 7-8 dicembre quando si svolgerà il congresso della CDU ad Amburgo. Diversa la posizione della SPD che si trova in una delle più difficili crisi della sua storia e ha ormai perso la dimensione di partito di massa che nella storia della repubblica tedesca le ha garantito un ruolo e una funzione centrale. La leader Andrea Nahles non ha lasciato intendere che la Spd intende concludere l’esperienza della Große Koalition a Berlino ma ha annunciato che domani presenterà un piano per rilanciare l’attività di governo. La Grande Coalizione tedesca continua a non trovare pace.

Fonte: huffingtonpost.it (qui) Articolo di U. Villani-Lubelli

America, Elezioni, Politica

Elezioni USA. Sopresa Trump. Le elezioni di mid-term le vincerà lui.

WASHINGTON – Tra due settimane, martedì 6 novembre, gli Stati Uniti torneranno a votare, in occasione delle elezioni di metà mandato. In gioco, ci sono i 435 seggi della Camera (dove il mandato ha durata biennale) e 33 dei 100 seggi del Senato (dove invece si resta in carica sei anni; per questo, ogni due anni si rinnova solo un terzo dell’Aula). Oltre ai seggi a Washington, sono in gioco 6.665 cariche statali e migliaia di incarichi a livello locale. Ma sopratutto,  36 Stati voteranno per eleggere il proprio governatore.

La posta politica è enorme: dal voto in sostanza dipende la governabilità del Paese nei prossimi due anni. E dopo mesi in cui i democratici sembravano nettamente proiettati verso una maggioranza alla Camera, gli ultimi segnali dai sondaggi ora fanno ben sperare ai repubblicani di mantenere lo status quo, ovvero il controllo con la maggioranza assoluta sia della Camera che del Senato.

Per ottenere il controllo della Camera, i democratici dovrebbero guadagnare 23 seggi. Molti collegi sono considerati in bilico e, per questo, i democratici stanno cercando di convincere le minoranze (che votano soprattutto per loro) ad andare alle urne, ma l’impresa appare ogni giorno che passa più difficile.

Secondo il New York Times, ci sono per la Camera 75 collegi in bilico, dove vivono oltre 50 milioni di persone. Gli Stati da tenere d’occhio sono 30, dalla California a New York, dall’Iowa al Texas, da Washington alla Florida. Proprio il New York Times, oggi, scrive che l’ultimo sondaggio di una corsa in bilico in Illinois è un segnale che spiega come mai i repubblicani pensino ora di avere buone possibilità di mantenere il controllo della Camera.

Ed è presto detto: il deputato in carica, Mike Bost, ha nove punti di vantaggio sullo sfidante democratico, Brendan Kelly, ma due settimane fa, secondo i sondaggi di New York Times/Siena College, i due erano praticamente alla pari. Che cos’è cambiato? Il tasso di approvazione per Donald Trump: gli elettori di quel collegio, il dodicesimo dell’Illinois, erano divisi sul presidente all’inizio di settembre mentre ora il 50% approva l’operato di Trump e solo il 43% lo boccia.

E repubblicani non hanno paura di perdere anche nei due seggi ‘aperti’, ovvero senza un deputato uscente a ricandidarsi: il quinto collegio della Virginia, dove la lotta tra la democratica Leslie Cockburn, giornalista pluripremiata, e il repubblicano Denver Riggleman è impari, dato che si tratta di un collegio rurale dove il presidente Trump ha vinto di 11 punti contro Hillary Clinton, due anni fa.

Simile la situazione nel quindicesimo collegio della Florida, dove Trump vinse di 10 punti: la democratica Kristen Carlson non può battere il repubblicano Ross Spano. Se ne potrebbe in realtà aggiungere un terzo, il 39° della California, dove, dopo 26 anni, Ed Royce non si ricandiderà; al suo posto, i repubblicani hanno candidato Young Kim, di origini sudcoreane, che sarà sfidata dal democratico Gil Cisneros (repubblicano fino al 2008), veterano della Marina diventato famoso per aver vinto 266 milioni di dollari alla lotteria nel 2010 ed essere diventato un filantropo. A decidere l’esito, naturalmente, saranno i tanti elettori ancora indecisi, ma anche qui il vento a favore di Trump nei consensi per il suo operato aiuterà il candidato repubblicano.

Trump sarà senza dubbio decisivo, in un modo o nell’altro: potrebbe permettere al partito repubblicano di confermarsi maggioranza e negli ultimi giorni, il presidente ha messo l’immigrazione irregolare al centro del dibattito politico, nella speranza di indebolire i democratici, accusati di essere responsabili delle carovane di migranti che arrivano dai Paesi dell’America centrale.

Ieri, per cercare di difendere la ristretta maggioranza repubblicana in Senato (51-49), Trump ha fatto un comizio in Texas per Ted Cruz, il senatore una volta nemico e ora diventato meraviglioso, “Beautiful Ted”. La sua rielezione, infatti, non è scontata contro il deputato democratico Beto O’Rourke, xhe però è in svantaggio di 7 punti nei sondaggi.

Sulla carta, anche in Senato i democratici potrebbero prendere una legnata, hanno soprattutto da perdere dal voto di novembre: solo 9 dei 33 seggi in palio sono difesi dai repubblicani, mentre gli altri sono al momento occupati dai democratici (due, in realtà, sono occupati da indipendenti, che però in Aula votano con i democratici). Dieci seggi democratici da difendere, poi, sono in Stati dove il presidente Donald Trump ha vinto nel 2016. Dei 9 seggi in mano repubblicana, solo pochissimi sono quelli dove esiste una concreta possibilità di vittoria dei democratici.

Tra i candidati repubblicani, sono sempre di più quelli simili a Trump, sostenuti da Trump: alle primarie, solo in 3 occasioni su 34 ha vinto un politico che non aveva ricevuto l’endorsement del presidente che mai come ora ha un vastissimo consenso derivato dal grande boom economico in corso grazie alla sua politica di difesa dei prodotti americani: la disoccupazione è a zero e la crescita del Pil veleggia verso il 4% annuo, con una solidissima posizione delle grandi banche d’affari e un dollaro forte e stabile.

Insomma, il tanto vituperato Trump – dalla stampa italiana – invece ha molte probabilità di vincere le elezioni di metà mandato, ipotecando con questo anche la riconferma alla Casa Bianca tra due anni.

Un vero incubo, per le sinistre di ognidove…

Fonte: ilnazionalista.it

Elezioni, Politica

Elezioni Trentino, i risultati in diretta: la Lega doppia il Pd, il candidato Fugatti sopra la soglia del 40%

Il voto nelle due Province autonome fa cadere in mano al Carroccio anche l’ultima roccaforte del Centrosinistra nel Nord-Est. Al Pd rimane solo il Piemonte: Salvini riesce a completare il progetto di egemonia e contemporaneamente a vincere la prima prova elettorale da quando è al governo.

L’onda verde invade anche l’ultimo pezzo di Nord-Est. Dopo il tradizionale dominio del Veneto e il trionfo più recente in Friuli Venezia Giulia, la Lega ora conquista – con grandi numeri – anche il Trentino Alto Adige. A Trento, dove lo scrutinio è ancora in corso, si avvicina a quota 30 per cento, spingendo il suo candidato (il sottosegretario alla Sanità Maurizio Fugatti) verso la presidenza della Provincia. A Bolzano i risultati definitivi fotografano il calo dell’Svp e soprattutto la rottura dell’alleanza col Pd (crollato al 3,8): l’asse ora si sposterà verso un patto col Carroccio.

Caduta la Regione delle due Province autonome, ultima roccaforte del Centrosinistra, l’unica chiazza rossa nell’Italia settentrionale resta il Piemonte amministrato da Sergio Chiamparino, dove però si andrà alle urne il prossimo anno. La Lega, praticamente assente cinque anni fa, ora piazza quattro consiglieri a Bolzano e va verso la conquista della maggioranza assoluta con la coalizione di centrodestra a Trento. Significa avere il controllo del consiglio regionale, formato dalla somma dei due provinciali, e strappare al Partito democratico la relazione privilegiata con la Südtiroler Volkspartei – che il 4 marzo mandò Maria Elena Boschi in Parlamento – e con le due ricche Province autonome.

Lo stesso Matteo Salvini aveva puntato forte sul progetto di conquista del Nord-Est, con una lunga campagna elettoralefatta di vari tour in Trentino come in Alto Adige, dove ha partecipato anche a feste popolari in lingua tedesca. Il risultato delle urne restituisce, in una Regione dalle molte specificità, la conferma della Lega come  primo partito al Nord. Il Carroccio trionfa inoltre in quella che è di fatto la prima vera prova elettorale da quando è al governo, mentre il M5s deve ancora masticare amaro in un’area dove non riesce a fare breccia nell’elettorato. Il grande sconfitto però rimane il Partito democratico che, assente con i suoi big a Bolzano e diviso in Trentino, non ha neanche provato a resistere nella sua unica roccaforte tra le Alpi.

Elezioni Trentino in corso – Lo spoglio, ancora in corso, delle schede nei seggi della provincia di Trento, già certifica il boom di Salvini. Quando siamo a metà delle sezioni scrutinate, la coalizione di centrodestra guidata dal leghista Fugatti consolida il superamento della soglia del 40% (è sopra il 45 per cento) necessaria per avere il premio di maggioranza e governare in Trentino. Merito soprattutto dei voti al Carroccio, che rimane intorno al 25% e doppia i voti del Pd (13%). Come prevedibile, il centrosinistra autonomista diviso si spartisce l’elettorato: il governatore uscente Ugo Rossi viene confermato solo dal 12% dei trentini, il renziano Giorgio Tonini è invece consolidato intorno al 25%, soprattutto grazie all’exploit della lista Futura 2018 – che riunisce Verdi e la sinistra della società civile – e arriva quasi al 7 cento. Il M5s non sfonda neanche a Trento: il candidato Filippo Degasperi è dato adesso al 7 per cento.

Fonte: ilfattoquotidiano.it (qui)

Elezioni, Politica

Elezioni Alto Adige, rottamata l’alleanza Svp-Pd: la Lega sfonda ed è prima a Bolzano. Boom dell’ex M5s tra i tedeschi

La Südtiroler Volkspartei dovrà allearsi o con Paul Köllensperger o (più probabile) con il Carroccio, rinnegando la storica intesa con i democratici. Salvini spazza via gli altri partiti nazionali: Pd perde metà dei consensi, Forza Italia annichilita e i Cinquestelle fermi al 2,3 per cento.

L’onda lunga nazionale raggiunge anche l’estremo lembo settentrionale dell’Italia: la prima parte del progetto di egemonia nel Nord-Est da parte della Lega è compiuto. Le elezioni provinciali a Bolzano (in attesa dello scrutinio in Trentino) costituiscono una vera rivoluzione, che registra un calo della Südtiroler Volkspartei, il successo senza precedenti del Team Köllensperger (fuoriuscito di M5S), un balzo formidabile della Lega che cannibalizza gli altri partiti nazionali: il Pd perde metà dei consensi, M5s rimane fermo al 2,4% e Forza Italia viene annichilita. Se i Cinquestelle non crescono, sono in calo netto sia le destre tedesche che i Verdi. Il risultato clamoroso è che Svp per formare un governo provinciale dovrà allearsi o con Paul Köllensperger o (più probabile) con la Lega, rinnegando gli antichi accordi con il Pd.

È l’attribuzione dei seggi a mostrare infatti il vero volto del terremoto. Su un totale di 35, Svp ne prende 15, ben lontana dalla maggioranza assoluta per governare da sola. Dove troverà i voti mancanti per rieleggere il governatore Arno Kompatscher (a Bolzano non c’è l’elezione diretta) e formare una giunta? Matteo Salvini è pronto a farsi avanti, con una dote di 4 suoi rappresentanti in consiglio provinciale (primo degli eletti Massimo Bessone). Sono esattamente i seggi che servono alla Svp che dovrà affrontare un impegnativo dibattito interno per decidere chi far salire sul proprio carro. La rivelazione Köllensperger occuperà infatti 6 seggi, i Verdi ne avranno 3, mentre 2 ciascuno saranno i rappresentanti di Freiheitlichen e Sud-Tiroler Freiheit. Un seggio solo per L’Alto Adige nel cuore-Fratelli d’Italia uniti, Partito Democratico (finirà a Sandro Repetto, ex Forza Italia e poi renziano) e Cinquestelle (Diego Nicolini).

I risultati definitivi – La Svp, che da sempre è il partito maggioritario, si è assestata al 41,9 % e 119 mila voti, mentre era al 45,7% cinque anni fa (12mila voti in più). Il vero boom è del movimento di Köllensperger, che dopo aver lasciato i Cinquestelle ha intercettato una buona fetta dell’elettorato, soprattutto tedesco: addirittura il 15,2%. Il beneficio del vento del Nord premia la Lega che aveva scelto di correre da sola, senza alleanze con il centrodestra (assieme, nel 2013, arrivarono al 2,5 %), candidandosi ad entrare nel governo provinciale. E’ stata premiata con l’11,1 %, che la pone al terzo posto e che così cannibalizza i voti del centrodestra, visto che Forza Italia è al terzultimo posto con l’1 %, battuta perfino dai Fratelli d’Italia che segnano l’1,7 %. A Bolzano città la Lega è il primo partito con il 27,8 % dei consensi. E nella notte il vicepremier Salvini ha commentato: “I voti veri, i cittadini veri, gli Italiani, non ascoltano professoroni, giornaloni, criticoni e burocrati europei, ma chiedono alla Lega di andare avanti con ancora più forza”.

Per il Pd una autentica dèbacle, visto che dal 6,7 % di cinque anni fa è sceso al 3,8 % e a Bolzano città precipita dal 22,2 % al 12,2 %. E siccome l’elezione del secondo consigliere provinciale non è avvenuta con i resti, la presenza di un solo eletto impedisce di pensare ad alleanze di governo. La destra tedesca è crollata. I Freiheitlichen hanno ottenuto il 6,2 %, praticamente un terzo rispetto al 17,9% fatto registrare cinque anni fa, quando ottennero sei seggi. In discesa anche i Sud-Tiroler Freiheit, passati dal 7,2% al 6,0%. I voti tedeschi persi riflettono il calo di affluenza delle valli, ma anche un travaso verso il Team Köllensperger e la Lega di Salvini. Flessione negativa per i Verdi che perdono quasi il 2 %, passando dall’8,7% del 2013 al 6,8 % odierno. Il Movimento 5 Stelle è stabile al 2,4 % (aveva il 2,5 %), risultato modesto vista l’esperienza in corso di governo nazionale, ma spiegato dal boom di Köllensperger.

Il governatore uscente Kompatscher ha 68mila preferenze, ma quasi 11 mila in meno del 2013. In evidenza, al secondo posto, l’Obmann Svp, Philipp Achammer, che con 33 mila voti, ne ottiene quasi 20mila in più rispetto a cinque anni fa. A Bolzano, dove le urne si sono chiuse domenica alle 21, l’affluenza è stata in calo di 4 punti e si è assestata sul 73,9 %, contro il 77,7 per cento di cinque anni fa. Ma siccome a disertare è stata soprattutto la gente delle vallate, se ne deduce che il gruppo italiano ha votato di più, mentre la disaffezione è soprattutto di tedeschi e ladini.

Fonte: ilfattoquotidiano.it (qui)

Baviera, Elezioni, Europa, Germania, Politica

Baviera, exit poll. Crolla l’anima europeista Csu e Spd -21,4%. Boom degli euroscettici di AfD +10,2% per la prima volta in Parlamento. Sorpresa dei Verdi +8,9% anti-austerity.

Il partito gemello della Cdu di Angela Merkel perde oltre 12 punti percentuali rispetto a cinque anni fa, ma rimane prima forza. Alternative fuer Deutschland prende l’11%, mentre sprofondano i socialisti. Cdu: “Vittoria amara e risultati come da previsioni. Devono essere un segnale d’allarme per il prossimo voto in Assia”. Salvini: “Perde sistema Ue”.

Gli exit poll bavaresi confermano le previsioni della vigilia: la Csu rimane ampiamente il primo partito, ma paga lo spostamento a destra, soprattutto sul tema immigrazione, voluto dal presidente e ministro dell’Interno tedesco, Horst Seehofer. Quei voti li ha invece presi Alternative für Deutschland che entra per la prima volta nel Parlamento del Land con il suo 11%. L’Unione Cristiano-Sociale perde circa 10 punti percentuali e passa dal 47,7% del 2013 al 37,3%, registrando il record negativo della sua storia, dato che in Baviera non era mai scesa sotto il 43%. A legittimare il voto è l’alta affluenza registrata: 72% dei 9,5 milioni di aventi diritto si è recato alle urne rispetto al 63% del 2013.

Se AfD ha confermato le aspettative, diventando la formazione di riferimento della destra anti-immigrati ed euroscettica anche in Baviera, si deve registrare il grande exploit dei Verdi che guadagnano quasi 10 punti e passano dall’8,6% del 2013 al 17,8%, diventando la vera alternativa a sinistra dopo la rovinosa caduta della Spd che chiude  al 9,5%. Merito anche della loro candidata, Katharina Schulze, che con la sua linea pro-immigrazione, europeista, ma contro l’austerity è riuscita ad attirare le preferenze di chi non si sentiva più rappresentato dalla principale formazione di sinistra tedesca.

Se i civici di Freie Wähler hanno ottenuto un buon 11,5%, a salvarsi e a piazzare dei rappresentanti nell’Assemblea sono i Liberali (5%), mentre rimane fuori la Linke con il 3,5%.

Secondo la Zdf, molti elettori dei cristiano-sociali in Baviera hanno votato per l’estrema destra di Alternative für Deutschland. Secondo la tv pubblica tedesca, il 28% degli elettori di AfD proviene dal bacino della Csu. Un altro 27% degli elettori di AfD in precedenza non era andato a votare. Ma secondo le stime di You Trend, sarebbero i Verdi i principali beneficiari dei voti in uscita dalla Csu (circa 200mila), più di Afd e Freie Wähler.

Seehofer: “Abbattuto per il risultato, ma non mi dimetto”. Verdi: “Chi segue la destra perde”
È una vittoria amara per i Cristiano-Sociali. Da una parte la conferma, semmai ce ne fosse stato bisogno, di essere il principale partito nel Land e quindi quello che dovrà formare e guidare il governo, dall’altra la consapevolezza di aver perso un’ampia fetta di consensi in favore, a destra, dei partiti neonazionalisti e, a sinistra, dei Verdi. “Un risultato amaro, ma abbiamo un chiaro mandato a governare”, ha commentato brevemente il segretario generale della Csu, Markus Blume, ai microfoni della Ard.

Poco dopo, ha parlato anche il presidente Horst Seehofer che si è detto “abbattuto per il risultato” emerso dalle urne. E poi ha aggiunto, con una vena polemica: “Quando io ero qui era qualcosa di diverso, ma dall’altra parte abbiamo avuto un chiaro segnale per formare il governo”. Il leader del partito ha promesso un’analisi del voto: “Lavoreremo per capire da dove viene questo risultato”. Seehofer ha ringraziato la base del partito e l’impegno di Markus Soeder, e ha poi aggiunto: “Nelle prossime tre o quattro settimane dobbiamo concentrarci per formare il governo”. Ha poi rassicurato chi pensava alle sue possibili dimissioni per aver scelto di condurre una campagna elettorale rivolta alla destra che, però, non ha impedito ad Afd di prendersi l’11%: “Ovviamente continuerò a portare avanti la mia responsabilità”, ha risposto a chi lo accusa di essere uno dei principali responsabili delle liti nate all’interno del partito.

“Non è un giorno facile per la Csu – ha invece dichiarato il candidato del partito, Markus Soeder –  e questo è un risultato doloroso. Lo accettiamo e ci confrontiamo. Lo analizzeremo. Ma una cosa è chiara: non solo siamo il partito più forte, ma abbiamo anche un chiaro mandato a governare. Adesso bisogna costruire un governo stabile per la Baviera”.

E anche nel partito gemello, la Cdu, c’è chi manifesta preoccupazione per le prossime elezioni regionali che potrebbero confermare la flessione della formazione guidata, a livello nazionale, da Angela Merkel: “Un risultato amaro, come hanno detto i nostri amici della Csu, che non arriva a sorpresa –  ha detto la segretaria generale della Cdu, Annegret Kramp-Karrenbauer – È fuori discussione” che abbiano giocato un ruolo “le liti dei mesi scorsi, lo stile e i toni. Gli elettori auspicano che la Csu continui a guidare il governo ma con una coalizione. Quello che non è riuscito agli amici della Csu è fare in modo che la buona situazione della sicurezza interna, l’ottimale situazione dell’economia fossero al centro della campagna elettorale. E questo è un ammonimento per la Cdu anche per le prossime elezioni in Assia“.

Esultano anche i neoeletti di AfD, che con l’11% diventano la terza forza bavarese insieme alla lista civica. “Con questo risultato abbiamo registrato l’aumento più significativo di tutti”, ha detto Joerg Meuthen di Afd, sottolineando che i Freie Wäehler hanno costituito una forte concorrenza. Poi, ha eliminato qualsiasi dubbio riguardo a una possibile alleanza post elettorale con la Csu: “Non è realistico trattare per una coalizione con la Csu”, ha aggiunto. Gli risponde a distanza il candidato del primo partito: “Parleremo con tutti i partiti. Non tratteremo con Afd”. Poi Alice Weidel (AfD) lancia un messaggio a livello nazionale: “Chi oggi ha votato Afd ha anche detto che Merkel deve andare via”.

Facce lunghe, invece, in casa Spd. I socialdemocratici hanno assistito all’ennesima puntata del loro declino, in questo caso a favore dei Verdi, ora forza di maggioranza a sinistra: “È una sconfitta molto amara per il nostro partito – ha detto il segretario generale Lars Klingbeil – Analizzeremo questi risultati in Baviera e a Berlino. Quel che già si può dire è che si tratta di un chiaro segnale al governo di Berlino”, ha aggiunto criticando lo “stile sbagliato” e le troppe liti nel governo federale.

E sono proprio i Verdi i grandi vincitori di questo voto. Con AfD che respinge qualsiasi possibilità di alleanza con la Csu e la Spd troppo debole per garantire una maggioranza, saranno loro i principali interlocutori per Markus Soeder, nel tentativo di formare una governo stabile. Una posizione che dà al secondo partito bavarese un grande potere contrattuale e la possibilità di spostare i Cristiano-Sociali a sinistra, contro la volontà di Seehofer che, a questo punto, rischia anche di perdere la leadership del partito: “Un risultato storico – si è limitata a commentare Schulze – Gli elettori hanno dato un segnale chiaro, non si può andare avanti così”. “Chi corre dietro alla destra, perde – conclude la presidente nazionale Annalena Baerbock – Al contrario, chi sostiene la libertà, l’uguaglianza e lo Stato di diritto, vince”.

Salvini: “È sconfitta dell’Europa”. Gentiloni: “Verdi messaggio anche per noi”
“In Baviera ha vinto il cambiamento e ha perso l’Unione europea, il vecchio sistema che mal governa da sempre a Bruxelles“. Lo ha detto il ministro dell’Interno e leader della Lega, Matteo Salvini, in una nota a commento del voto nel Land tedesco. “Sconfitta storica per democristiani e socialisti, mentre entrano in tanti, e per la prima volta nel Parlamento regionale, gli amici di Afd. Arrivederci Merkel, Schultz e Juncker”, aggiunge.

L’ex presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, vede invece nel successo dei Verdi un messaggio di speranza anche per la sinistra italiana: “Comunque bello vedere i Verdi prendere quasi il doppio dei voti della destra sovranista. Un messaggio anche per noi”, ha scritto su Twitter.

Fonte: ilfattoquotidiano.it (qui)

Elezioni, Europa, Germania

Baviera, Domenica al voto. La Csu crolla nei sondaggi. Il governo Merkel trema.

Lo slogan in Baviera di Alternative fur Deutsland: Il nostro paese, la nostra patria. La Baviera. Certamente.

Le elezioni nei land tedeschi non sono mai un evento locale, figuriamoci se questa volta alle urne va la potente e popolosa Baviera. Nove milioni di elettori bavaresi sono chiamati alle urne domenica 14 ottobre per il rinnovo del parlamento.

Il voto nel Land più ricco della Germania rischia di provocare un terremoto a Berlino e potenzialmente è carico di conseguenze anche a livello europeo. Abituata a robuste maggioranze assolute nella potente e popolosa Baviera, l’Unione Cristiano-Sociale (CSU, affiliata alla CDU i Angela Merkel) deve sperare di arrivare alla soglia del 40% dei voti, missione che gli ultimi sondaggi segnalano come tutt’altro che scontata. Anzi, per dirla tutta, la CSU è stimata ben sotto la soglia che le darebbe la maggioranza assoluta nel Parlamento bavarese.

Prevedibili seri guai, quindi,  per il ministro dell’Interno Horst Seehofer, ma anche per la cancelliera Angela Merkel e non per ultimo per la Ue. Ecco perchè il voto bavarese di domenica è molto più di una verifica a livello regionale.

Ovviamente, l’attesa è molto alta per il risultato che potrà ottenere la nuova destra tedesca dell’AfD. Alternativa per la Germania conta di capitalizzare dopo una campagna centrata sulla questione migranti e il concreto pericolo islamico, nel Land che è stato il cancello d’ingresso per buona parte dei migranti entrati in Germania tra 2014 e l’estate del 2015, quando la Merkel spalancò le frontere tedesche all’invasione degli extracomunitari, oltre 1,6 milioni. Un numero enorme.

I sondaggi promettono all’Afd l’esordio nel parlamento bavarese con il 12-13% dei voti, arrivando così ad essere presente in 15 su 16 parlamenti regionali. La Csu, sempre in base ai sondaggi, è praticamente certa di perdere la maggioranza assoluta e dovrebbe attestarsi attorno al 35% dei voti (un sondaggio addirittura la piazza al 33%). Oltre all’Afd, è atteso un exploit elettorale dei Verdi, dati al 16%, ma il dato è fragile.

Va detyto che un 35% che farebbe sorridere molti partiti in Europa, in Baviera per la Csu sarebbe una catastrofe. Infatti, la Csu ha avuto la maggioranza assoluta in Baviera dal 1954, con una sola eccezione nel 2008 e comunque non è mai scesa sotto il 43% dei voti. Questo ha sempre permesso ai leader bavaresi di avere molta voce in capitolo a Berlino e posti di rilievo, non ultimo quello di ministro dell’Interno per Seehofer.

Proprio lui, tuttavia, ha plasmato buona parte della politica CSU in vista del voto di domenica, distanziandosi dalla linea di ‘accoglienza’ di Merkel sui migranti, entrando in rotta di collisione l’estate scorsa con la Cdu della cancelliera e con i socialdemocratici, portando il Paese sull’orlo di una crisi di governo. Oltre ai migranti, Seehofer lanciato dispute con gli alleati sulla questione del pedaggio autostradale per gli stranieri e sulla gestione del ‘dieselgate’.

Così, il voto di domenica diventa anche un referendum sul responsabile degli Interni, malgrado lui abbia tentato di chiamarsi fuori: “Non ho interferito con la campagna elettorale che resta una prerogativa di Soeder (il governatore bavarese) e sui respingimenti dei rifugiati alla frontiera eravamo d’accordo fino ad agosto”. Markus Soeder, ex delfino ed ex ministro delle Finanze quando Seehofer era governatore, ha detto che “i venti che tirano di traverso da Berlino” sono i veri responsabili del calo del partito in Baviera. Insomma, se la CSU va molto male domenica, uno dei due dovrà pagare e le testa di Seehofer potrebbe essere la prima a rotolare, sia come leader del partito che come ministro dell’Interno. Vari analisti fanno notare che questo epilogo sarebbe gradito a Merkel, logorata dal conflitto con Seehofer, soprattutto sui migranti. Ma la cancelliera ha anche buoni motivi di temere il risultato bavarese.

Infatti, potrebbe tracollare l’alleato Spd. Anche l’Spd è in forte calo da mesi e dal 20% del 2013 secondo i sondaggi è ora ad un risicatissimo 12%. Molti voti socialdemocratici sarebbero passati all’altro partito in ascesa, i Verdi, che possono sperare di arrivare a domenica al 18% delle preferenze, ma una fetta considerevole potrebbe votare anche a destra, dato che l’Spd proprio per le sue politiche sull’immigrazione a favore di chi è straniero ha perso la metà dei voti alle scorse elezioni nazionali.

Un tracollo dell’Spd porterebbe nuova instabilità per il governo centrale di Berlino, dove al governo con grande fatica si è arrivati alla Grosse Koalition tra Cdu e Spd.

Se davvero l’AfD trionfasse domenica prossima, la CSU potrebbe essere tentata di formare un governo bavarese di destra con la stessa Afd. Prospettiva, questa, temibile, non solo per la Merkel ma anche per l’Ue: l’ascesa dei nazionalisti al governo in Baviera avrebbe certamente forti ripercussioni a livello europeo.

Fonte: ilnord.it (qui)