Amministrative, Elezioni, Montichiari, Politica

Sos Terra di Montichiari: “Amministrative grande opportunità”

Il Comitato Sos Terra di Montichiari ha diffuso un comunicato sulle prossime elezioni amministrative che si terranno nel maggio 2019.

Il Comune di Montichiari è ormai prossimo alla scelta di chi, per i prossimi anni, guiderà, sosterrà e difenderà il nostro amato territorio. Il Comitato SOS Terra, fedele ai suoi principi apartitici, non esprimerà alcun consenso o dissenso verso i probabili candidati ma, alla luce della propria esperienza sul territorio, si auspica che il prossimo primo cittadino possa rispondere a dei requisiti imprescindibili per quanto riguarda la tutela e la salvaguardia dell’ambiente e della salute.

In questi 20 anni il mondo è cambiato. Montichiari è cambiata. La sensibilità della gente è cambiata. Auspichiamo quindi che il nuovo Sindaco non sia avulso da tutto questo cambiamento e che ne abbia piena coscienza, ma anche conoscenza. Esiste una legge che tutela il territorio dall’arrivo di nuove discariche, ma i problemi ambientali legati a scelte scriteriate del passato hanno cominciato a presentarsi: servono pertanto ricette nuove per affrontarli e risolverli. Le battaglie che ci aspettano sono ancora tante e delicate: serve qualcuno che le sappia affrontare.

Montichiari è ormai famosa ovunque come pattumiera d’Italia e crediamo che, mai come in questo mandato, la scelta del prossimo Sindaco sia importante farla in un’ottica di crescita culturale e civica, con una visione sul lungo periodo; Montichiari ha un potenziale infinito che è giunta l’ora di sfruttare.
Crediamo che sia arrivato il momento di riscattarci e per farlo è assolutamente necessario che alla guida ci sia una persona competente, con una comprovata esperienza politica e tecnica, un uomo o una donna preparato a livello amministrativo e gestionale, capace di gestire, sia a livello burocratico che umano, i problemi che una Comunità e un territorio compromesso come il nostro possono manifestare.
Ai futuri candidati facciamo il nostro in bocca al lupo: si faranno carico di un pesante fardello e dovranno affrontare sfide impegnative.

A tutti voi cittadini rivolgiamo un invito: comunque andrà, non defraudatevi di un diritto ottenuto da altri a costo della vita, quando sarà il momento seguite le campagne elettorali, fate domande, molte domande e alla fine andate a votare.

Elezioni, Esteri, Sovranisti

In Svezia, estrema destra al destra al 17,6% cresce, ma non sfonda. Incertezza sulla futura maggioranza di governo.

Scendono ma non crollano i socialdemocratici. In calo anche i Moderati. Un elettore su cinque per l’estrema destra arriva da sinistra. E i comunisti raddoppiano i voti.

Il principale partito socialdemocratico scende, l’estrema destra euroscettica in ascesa (senza tuttavia sfondare), l’ipotesi concreta di una Grosse Koalition e un quadro politico altamente frammentato. Il voto in Svezia delinea un processo politico già visto alle elezioni di altri Paesi dell’Unione Europea: il declino dei partiti tradizionali e il consenso crescente per le formazioni radicali. Anche nella civile e accogliente Stoccolma, con un tasso di crescita costantemente discreto, standard di vita alti e una disoccupazione ben al di sotto delle due cifre intorno al 6%, i principali partiti dei socialdemocratici e dei moderati perdono voti rispetto a quattro anni fa. Il partito del premier socialdemocratico uscente Stefan Loefven si conferma primo ma arretrando al 28,2%. I conservatori di Ulf Kristersson confermano lo scettro di secondo partito svedese (19,7%), tallonati ma ancora distanti dai Democratici Svedesi, euroscettici e anti-immigrati, di Jimmie Akesson che viaggiano intorno al 17,7 a spoglio in corso (13% nel 2014).

La campagna elettorale che ha preceduto il voto per il rinnovo del Parlamento è stata tesa e difficile e si è incentrata essenzialmente su come frenare l’arrivo di nuovi stranieri, tema ‘forte’ ovunque in Europa, e cavalcato abilmente dagli Svedesi Democratici. Solo nel 2015 erano stati accolti più di 160mila nuovi migranti, un’enormità per un paese di 10 milioni di abitanti.

Come in Italia e prima ancora in Germania, il quadro politico è altamente frammentato a causa del crollo dei partiti tradizionali. Le due coalizioni non raggiungono la maggioranza e anche una Grosse Koalition tra moderati e socialisti non supera quota 175 seggi, prospettando per Stoccolma un nuovo governo di minoranza con i Democratici Svedesi ancora più agguerriti di quattro anni fa.

Rispetto al 2014, il 41% degli elettori ha cambiato il suo voto: è il segnale del profondo malcontento che ha spinto l’ascesa dell’estrema destra (ma anche gli ex comunisti con il 9%, il doppio rispetto a quattro anni fa) e ha affossato i socialdemocratici nelle urne. Basti pensare questo: se è plausibile che il 18% dei voti per i Democratici Svedesi arrivi da chi quattro anni fa ha votato a destra per i Moderati, certamente sorprendente è che una quota analoga – un elettore su cinque – arrivi dal principale partito di sinistra. Il declino della socialdemocrazia che attraversa i Paesi europei non risparmia neanche la Svezia.

Al termine di una tornata elettorale, che ha tenuto l’Europa con il fiato sospeso il futuro governo di Stoccolma è al momento un enigma: se si escludono accordi con la destra populista, il blocco di centrodestra avrebbe – secondo l’ultimo exit poll – il 39,6% dei consensi, mentre il centrosinistra raggiungerebbe il 39,4.

E senza l’ipotesi di una Gross Koalition tra i partiti tradizionali e filo-europei, i contatti con il partito anti-Ue del giovane leader Jimmie Akesson appaiono inevitabili. Un altro messaggio a Bruxelles prima della stagione primaverile che porta con sé il voto europeo, mai così incerto e insidioso.

Fonte: HuffingtonPost.it (qui)

Elezioni, Europa, Sovranisti

Svezia, exit poll: l’estrema destra al 19,2%, i socialdemocratici raggiunti dal centrodestra

Primi exit poll per le elezioni in Svezia: i socialdemocratici sarebbero testa a testa con l’Alleanza, la coalizione di centrodestra. I dati ancora molto provvisori vedono confronto che si gioca sui decimali, con un lieve vantaggio del centrodestra.

Per l’estrema destra, “Svezia democratica” si profila un risultato rilevante: il 19,2%, alle precedenti elezioni si erano attestati sul 12,9. Se gli exit poll fossero confermati sarebbe una crescita importante per il partito anti immigrazione che renderebbe estremamente difficile la formazione di una coalizione di governo. Per i socialdemocratici si tratterebbe del peggiore risultato in un secolo.

Socialdemocratici primo partito al 25,4% ma facendo registrare il peggior risultato da un secolo. Testa a testa tra i conservatori e il partito euroscettico dei Democratici Svedesi per il secondo partito. Sono i primi dati degli exit poll delle elezioni svedesi che delineano un quadro molto frammentato dell’elettorato, in cui il 41% ha cambiato partito dalle ultime elezioni nel 2014.

È ampiamente in testa il partito social-democratico nelle elezioni legislative in Svezia, molto più avanti dei conservatori e dell’estrema destra che delude le attese. Secondo il primo exit poll della tv privata Tv4, i socialdemocratici sarebbero al 25,4%, circa 5,5 punti percentuali in meno rispetto a quattro anni, nel loro peggior risultato da un secolo. Il partito anti-immigrati dei democratici per la Svezia sarebbe tra il 16,3% e il 19,2% dei voti, in terza posizione, molto sotto il 25% atteso.

Per il secondo posto è testa a testa tra l’estrema destra anti-immigrati ed euroscettica dei Democratici svedesi di Jimmie Akesson, data tra il 16,3 e il 19,2%, e i moderati 17,8%-18,4%.

I grandi vincitori alle elezioni in Svezia, stando agli exit poll, sono i piccoli partiti. In primis gli ex comunisti, Sinistra, che hanno quasi raddoppiato il loro ultimo risultato e si sono aggiudicati il 9,8%. Bene anche il partito di centrodestra, Centro, e i cristiano democratici che hanno incrementato di un terzo le preferenze del 2014.

Testa a testa, quindi, anche tra le due coalizioni: quella di centrosinistra (Socialdemocratici + gli ex comunisti + Verdi) al 39,2%, quella di centrodestra (Moderati + liberali + Centristi + Cristiano democratici) al 39,6%.

Fonte: live (qui)