Emergenza, Salute

Cov19, se lo struzzo si guarda la coda…

… e così tolta per un istante la testa dal buco dell’insipienza si accorge del focolaio che lo ha preso, del bruciore che la coda in fiamme lo attanaglia, butta un po’ d’acqua tanto per fare qualcosa e poi giù di nuovo la testa. Non si accorge il povero animale che il fuoco lo circonda, non comprende che solo una pianificazione del futuro può aiutarlo tiene la testa dove spera possa ritrovarla.

Ed al 18 giorno dall’inizio dei primi casi segnalati in Italia il governo limita, più o meno, la mobilità in Lombardia ed un po’ di altre province… lungimiranza? pianificazione? Non pervenuti.

Ora che anche ai meno brillanti in aritmetica dovrebbe essere chiaro che un tasso di mortalità al 2% su una malattia non controllata che si può diffondere all’intera popolazione è un’ecatombe non dovrebbe sfuggire che il contagio si è ormai diffuso ben oltre la Cina e la Lombardia… 

Per contenere e controllare serve fermare e dare regole all’intera nazione (direi Europa, ma questa se esiste pare aver infilato la testa ben più in profondità).

Fermare l’Italia vorrebbe dire controllare il virus ed organizzarci come nazione, non diffondere in zone oggi meno colpite vorrebbe dire poter disporre delle risorse presenti in tali zone e metterle a disposizione delle zone che più duramente stanno combattendo.

Pensiamo ai medici, in Lombardia siamo al collasso delle strutture, abbiamo medici ed infermieri positivi al virus che lavorano in corsia, negli ambulatori, per strada perché non c’è possibilità di sostituirli: o loro o nessuno.

Suvvia siamo una Nazione, che i medici dei grandi Ospedali del centro e del sud vengano dislocati al nord! Se la sanità è Nazionale, ed è stata usata in tale forma quella del nord da sempre, che lo sia anche in questo momento. Mandiamo sanitari a rimpolpare le fila della Sanità Lombarda, diamo fiato a chi rischia di perdere la sfida al fronte. Prendiamo attrezzature dagli Ospedali delle zone non contagiate, sterilizzate dal blocco totale, e mandiamole al fronte.

Dove sono le colonne di aiuti che siamo abituati vedere ‘scendere’ in soccorso delle regioni colpite da terremoti, inondazioni e simili? Siamo ormai a 366 morti, sono passati 21 giorni e non si vedono colonne di mezzi ed aiuti pronti a ‘salire’ verso il nord. Italia se ci sei batti un colpo.

Una nota a margine.

Avevo azzardato per settimana scorsa una previsione di deceduti a quota 200. Sono stato purtroppo smentito per difetto in realtà la settimana scorsa si è chiusa con il triste bilancio di 366 decessi. Ad oggi il totale dei morti per Coronavirus è di 463. Cosa aspetta lo “Struzzo” a decretare per tutto il Paese il blocco di ogni attività non indispensabile? Lo Stato, in questo Paese, è in grado di svolgere la propria funzione?

Intanto arrivano nuove misure. Estese all’intero Paese le limitazioni vigenti in Lombardia e nelle 14 province. Ma non il blocco totale. Ancora un decreto dello struzzo, ma non il blocco totale imposto. Solo se i cittadini saranno obbligati a stare a casa si potrà davvero limitare il virus. Ma arrivare a questo quanti morti ancora dobbiamo contare?

di Massimo Gelmini del 09/03/2020

Coronavirus, Emergenza, Governo, Salute

Covid-19, ecco la strategia dello struzzo.

I morti oggi sono arrivati a 107, mentre i malati sono 2.706.

Parrebbe che mentre il resto del mondo adotta strategie di contenimento ultrarestrittive sulla scia di ciò che è avvenuto ed avviene tuttora a Wuhan l’approccio italiano sia diverso: tutto sommato lasciamolo diffondere e vedremo quel che sarà…
Non potendo immaginare che questa sia una scelta dettata da incapacità totale, incomprensione dei rischi o palese inadeguatezza che coinvolgerebbe politici e tecnici di vario ordine e grado possiamo ipotizzare si tratti di una scelta razionale governata da una qualche ragione.
Trovo due spiegazioni possibili: qui da noi si ritiene che il virus non sia poi così preoccupante, ma questo smentirebbe l’ipotesi precedente di una classe dirigente che sa quanto sta mettendo in atto, visto che alla stessa basterebbe guardare nei propri ospedali per capire la gravità della situazione.
La seconda che forse è più probabile è economica: quanto costa fermare una nazione od un territorio?
Se adottassimo il modello Wuhan semplicemente il PIL andrebbe a 0 (zero) per un certo periodo di tempo. Quanto? Se pensiamo che la risposta sia due settimane stiamo sbagliando, ripeto basta guardare Wuhan… la risposta più ottimistica vede uno stop completo di un mese con una ripresa progressiva di altri 2 mesi per poi essere nuovamente a regime. Perdita complessiva del 25% del PIL dell’are interessata?
Si può obiettare che il Nord sia già fermo ma non è vero, sicuramente una serie di esercizi commerciali stanno lavorando in modo ridotto ma le aziende sono generalmente operative, le persone si possono muovere, e le merci circolano senza problemi. Quindi diciamo che la strategia attuale non sta impattando in modo drastico sul PIL. La situazione però peggiorerà, i morti aumenteranno quindi qualche azione bisognerà pur prenderla… ma se non la si prendesse? Forse il PIL delle Aziende ne risentirebbe di meno di un fermo totale? Nel giro di qualche mese senza interrompere nulla la cosa sarebbe autorisolta: tutta la popolazione avrebbe contratto il virus, chi ammalandosi, chi in modo asintomatico, chi perdendo nella lotta. Ed in tutto questo avremmo una certezza: chi è rimasto l’infezione l’ha già superata! E più o meno, nel frattempo, il sistema ha continuato a produrre, come un bel formicaio attaccato da un formichiere che non per questo cessa di lavorare…
Certo però che un dubbio ora mi assale… a oggi non si sa praticamente nulla di questo virus, della reale possibilità di immunizzarsi, degli effetti a lungo periodo sul corpo di chi viene contagiato…
sia mai che i decisori abbiano deciso di giocare una partita a poker coperto con qualcosa che nessuna ha ancora compreso… forse le mie ipotesi di partenza sono troppo ottimistiche, speriamo di sbagliare e torniamo ai numeri.

La prova di questa strategia dello struzzo. La conferma di questa strategia? Basta attendere Domenica e constatare che i decessi supereranno quota 200. Spero di sbagliare, ma i numeri purtroppo non possono essere discussi.

di Massimo Gelmini 03/03/2020

Coronavirus, Emergenza, Salute

COVID-19. Quelli che… il 2% non ci fa paura.

Nel panorama urlante di chi vuole raccontarci la propria verità un po’ di logica può essere la soluzione in grado di permettere ad ognuno di capire e fare scelte ponderate.

Partiamo da qualche numero: il totale ad oggi dei soggetti contagiati è pari a 81.000 questi 30.000 sono guariti, 48.000 sono ancora malati e 2.700 sono morti. Dei 48.000 malati 39.000 sono in condizioni normali, i restanti 9.000 sono in condizioni critiche e sono tipicamente ospedalizzati in strutture di terapia intensiva.

Ci aiutano questi numeri a comprendere il fenomeno? Possiamo confrontarli con i numeri dell’influenza o di qualche altra malattia a piacere? Direi di no, sarebbe come confrontare mele e pere… dovrebbe essere tuttora spiegato anche alle elementari (si ok ciclo primario) che per fare confronti bisogna confrontare elementi omogenei…

Allora rendiamo omogenee le cose… e trasformiamo queste informazioni in percentuali, in modo da rispondere alla semplice domanda: fatti 100 i soggetti interessati quanti sarebbero i guariti? Ed i morti?

Prendiamo i numeri precedenti e dividiamoli per il totale dei casi e otteniamo che il 38% sono guariti, il 59% sono ancora malati ed il 3% non ce l’ha fatta.

Va bene ho fatto qualche arrotondamento ma poco cambia sapevamo che i decessi si attestavano tra il 2% ed il 3% quindi? Il 2% è tanto o poco?

Beh noi Italiani dovremmo saperlo bene, ci strapperemmo le vesti di dosso se aumentassero l’IVA di due punti percentuali! O se si dovesse introdurre una patrimoniale del 2%…

Quindi 2% è tanto se si parla di soldi, ed è tanto anche se si parla di morti… Su una popolazione di 60 milioni di abitanti ad oggi in Italia sono decedute circa 100 mila persone… lo 0,16 % della popolazione…

Se il tasso di mortalità del Coronavirus, anche chiamato COVID-19 (*), è del 2% non vuol dire però che moriranno un milione e rotti di persone, perché fortunatamente non tutti e sessantamilioni di italiani verranno contagiati…

E questo è un punto fondamentale del nostro ragionamento il 2% è tanto e i sui effetti si traducono nella vita reale quanto più alto è il totale delle persone contagiate… ragione per la quale minimizzare i contagi è cosa buona.

E l’influenza allora? Perché la lasciamo correre? Semplicemente perché si risolve in 3 giorni, non richiede ospedalizzazione ed ha un tasso di moralità di circa il 3 per cento mila.

di Massimo Gelmini, 27/02/2020.

 

(*) Per chi vuol saperne di più sul COVID-19 qui

 

Emergenza, Maltempo

Black out, allagamenti e viabilità segnata: i danni del maltempo

Il maltempo si è placato, ma i danni restano. Oggi i Vigili del fuoco, conclusa la fase acuta, stanno dedicando molti sforzi alle situazioni che la notte scorsa sono state tralasciate per casi gravi ed urgenti.

E oggi la giornata sarà dedicata da tutti coloro che sidedicano alla sicurezza, a sistemare i danni. E per questo molti sindaci hanno deciso di chiudere le scuole, per permettere agli operatori di mettere in sicurezza strade e fare tutte le verifiche.

In castello, albero cade su un'auto
In castello, albero cade su un’auto

Ecco che via Tommaseo, in città, è stata transennata e liberata dagli alberi caduti.

Via Tommaseo chiusa per alberi caduti © www.giornaledibrescia.it
Via Tommaseo chiusa per alberi caduti © http://www.giornaledibrescia.it

Un po’ tutti i ponti sul Mella verranno controllati in giornata per controllare stabilità e soprattutto la presenza di detriti che ostruiscono il deflusso e lesionano i piloni. Durante le verifiche le strade verranno chiuse.

Capriano del Colle, ponte chiuso
Capriano del Colle, ponte chiuso

La mattinata si è aperta con diverse strade chiuse. Situazioni che vanno verso la soluzione mano a mano che passano le ore.

Tra Azzano e Capriano si rinforzano gli argini Foto Gabriele Strada /Neg © www.giornaledibrescia.it
Tra Azzano e Capriano si rinforzano gli argini Foto Gabriele Strada /Neg © http://www.giornaledibrescia.it

Difficoltà per quanto riguarda la circolazione ferroviaria: molti pendolari hanno scelto infatti di viaggiare con le Frecce.

Le zone più colpite dal maltempo sembrano per ora essere la Valcamonica e la Bassa. A Seniga, Pralboino e Pavone del Mella si registrano zone allagate, ma il livello dei fiumi Mella e Oglio si sta abbassando.

A Manerbio i quartieri vicino allo stadio sono rimasti parecchie ore, circa 10, senza elettricità e molti seminterrati sono stati invasi dall’acqua del Mella. In via Dante, di fronte alla parrocchiale, si è anche aperta una voragine.

Il Mella in piena a Manerbio

A Castel Mella uno dei danni più ingenti: la palestra si è scoperchiata. Impressionante il video registrato da un lettore.

Brozzo di Marcheno senza corrente elettrica. In tutta la frazione di Villa Pedergnano di Erbusco elettricità a singhiozzo.

Il maltempo delle scorse ore non ha risparmiato nemmeno la Valle Sabbia, seppur con danni limitati. Sorvegliati speciali i corsi d’acqua: a preoccupare è stato il torrente Nozza, che a Malpaga di Casto ha rischiato di esondare, su tutti però il Chiese, che da Vestone fino al fondo valle si è pericolosamente ingrossato, creando disagi negli abitati di Nozza, Barghe, Sabbio Chiese e Vobarno.

Capitolo frane: numerose su tutto il territorio, in particolare a Mura, dove quelle sulla strada dei Dossi e quella che collega il centro del savallese con Auro di Casto, sono state ripristinate, mentre quella che interessa la strada che porta al lago di Bongi e di conseguenza alle Periche, è ancora chiusa: anche un metro di detriti, oltre alle numerose piante divelte.

Fonte: giornaledibrescia.it (qui)

Emergenza, Montichiari, Salute, Territorio bresciano

Polmonite, nuova morte sospetta a Desenzano: la vittima è un 49enne.

Un 49enne residente nella Bassa bresciana è deceduto martedì al pronto soccorso dell’ospedale gardesano: si sospetta polmonite.

Torna l’incubo : martedì un uomo di soli 49 anni, residente nella Bassa Bresciana, è giunto al Ponto Soccorso dell’ in arresto cardiaco. A nulla sono valsi i soccorsi dei medici del nosocomio che ne hanno dichiarato il decesso.

L’uomo, lo scorso mese, era stato ricoverato nella struttura sanitaria di Desenzano per una . Il sostituto procuratore Maria Cristina Bonomo, titolare dell’inchiesta contro ignoti per colposa, ha quindi disposto l’autopsia sul corpo del 49enne.

L’epidemia da polmonite, unico caso al mondo per entità, ha già colpito oltre 500 persone. Le principali sospettate sono le torri di raffreddamento di alcune aziende della Bassa orientale. La entro fine anno approverà una delibera per imporre la sanificazione delle torri di raffreddamento delle aziende, degli impianti di condizionamento dei luoghi pubblici e degli acquedotti.

Fonte: bsnews.it (qui)

Emergenza, Politica

Maltempo, notte da incubo nel Sud della Sardegna. Decine di interventi, morta una donna.

Ancora allerta rossa sull’isola. Allerta rossa anche sul Ponente ligure, e gialla su alcuni bacini di Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana, sui settori costieri del Lazio, sui versanti ionico e tirrenico meridionale della Calabria e su alcuni bacini della Sicilia, isole comprese.

Maltempo, notte da incubo nel Sud della Sardegna. Decine di interventi, morta una donna Ancora allerta rossa sull’isola. Allerta rossa anche sul Ponente ligure, e gialla su alcuni bacini di Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana, sui settori costieri del Lazio, sui versanti ionico e tirrenico meridionale della Calabria e su alcuni bacini della Sicilia, isole comprese Tweet Maltempo in Sardegna, crolla ponte sulla statale 195. Scuole e strade chiuse Voragine sulla statale 195 in Sardegna, chiuso ponte Cagliari-Capoterra Maltempo in Sardegna, allagamenti ed esondazioni nel Cagliaritano Maltempo in Calabria, trovata morta donna e un bambino: disperso altro figlio Maltempo,oltre 70 interventi di soccorso in Calabria: si valuta stato di emergenza 11 ottobre 2018 Non passa l’emergenza e anzi peggiora la situazione in Sardegna, in particolare nel Sud, dove e’ piovuto ininterrottamente tutta la notte, e proseguono i temporali cominciati due giorni fa. La Protezione civile regionale ha riferito che 57 persone sono state evacuate dalle proprie abitazioni a causa del maltempo. Si tratta di 49 cittadini di Uta, sei a Castiadas e due a San Vito. Bombe d’acqua e temporali anche in Ogliastra: una quindicina di persone sono rimaste fuori dalle loro abitazioni nella notte a Tertenia, nella località marina di Foxi Manna. Difficile la situazione ad Assemini e nell’hinterland La situazione piu’ difficile è nell’hinterland di Cagliari. Ad Assemini  nella notte le strade sono diventate fiumi e un rifugio per animali e’ rimasto isolato. Intanto, aumenta il numero di strade chiuse per dissesto: oltre alla 195 Sulcitana, interessata da due crolli, non sono percorribili la provinciale 4 Sestu-San Sperate e la Sestu-Assemini, la numero 1 nel comune di Assemini, a Capoterra la comunale che dalla rotatoria sulla statale 195 porta al centro abitato, a Castiadas la provinciale 20, la 125 Orientale sarda, interessata da allagamenti e smottamenti all’altezza di Costa Rei. A Cagliari i vigili del fuoco stanno intervenendo con i gommoni per soccorrere alcune persone rimaste bloccate in auto e sui tetti dei capannoni nell’area industriale. Una donna è salita sopra il tetto della propria auto, dove ha trovato rifugio dopo essere finita nel pantano formato da acqua e fango. Trovata morta la donna di cui si erano perse le tracce. Disperso un pastore E’ stata ritrovata morta dai soccorritori, la donna dispersa in Sardegna in seguito all’ondata di Maltempo che ha colpito la Regione. Lo si apprende da fonti della Protezione Civile Era a bordo di un’auto, assieme al marito e tre figlie, rimasta bloccata nella tarda serata di ieri dall’acqua che aveva invaso la strada nella località Cortexandra, tra le statali 130 e 131. I  cinque avevano abbandonato l’auto  nel disperato tentativo di mettersi in salvo. Sono stati tutti recuperati non lontano dalla loro vettura, esclusa la donna. Il corpo di Tamara Maccario, 45 anni, è stato trovato alla foce del canalone, più a valle rispetto al luogo dove è stata recuperata l’auto della sua famiglia. Il ritrovamento è stato fatto da alcune persone che hanno chiamato i soccorsi. Vigili del fuoco e Protezione civile stanno cercando di rintracciare un servopastore nella zona di Castiadas, colpita dal maltempo. Di lui non si hanno notizie da diverse ore. Notte da incubo La fase piu’ critica si e’ registrata tra la mezzanotte e le 4 con la sala operativa della protezione civile regionale impegnata a rispondere alle decine di  chiamate di diversi sindaci che ha hanno coordinato gli interventi in loco. Capoterra, Uta e Assemimi i centri piu’ colpiti nel Cagliaritano; San Vito, Castiadas e Villaputzu nel Sarrabus. Diversi gli interventi per soccorrere persone rimaste intrappolate, oltre alle  cinque tra le statali 130 e 131. Sempre nella notte altri due dispersi sono stati localizzati e messo in salvo ancora nella campagne di Assemini. Tutto l’apparato e’ mobilitato nel Sud della Sardegna dove restano chiuse la strada 195, che collega il capoluogo a importanti centri come Pula, Capoterra e Sarroch, oltre che la raffineria della Saras.  Stamane si prevedono forti disagi per le migliaia  di pendolari che saranno di fatto impossibilitati a raggiungere Cagliari La protezione civile regionale è stata inoltre impegnata nel Sarrabus dove, a causa dall’acqua e degli smottamenti, sono stati chiusi alcuni tratti della provinciale 49 e della statale 389. Da quanto si apprende la fase  critica delle precipitazioni  si sarebbe esaurita nella notte. Resta comunque alta l’allerta con codice rosso. E’ previsto che piovera’, anche in modo abbondante, per l’intera giornata.    Cagliari, scuole chiuse Cagliari e’ stata sferzata da un forte vento, che si e’ unito alle piogge: fenomeni attesi e preannunciati dalla Protezione civile, ma che continuano a provocare danni e pesanti disagi alla popolazione. In diverse zone della citta’, dove oggi tutti gli uffici, le scuole, i parchi pubblici e i cimiteri resteranno chiusi per tutta la giornata, inclusa l’universita’ e il Consiglio regionale, le raffiche hanno abbattuto alcuni alberi. Migliora la situazione all’aeroporto di Cagliari Elmas, dopo una giornata di disagi. Fra i primi voli della mattina non risultano cancellazioni. Donna incinta scortata in ospedale Ieri una donna incinta, alla quale si sono rotte le acque a Capoterra, semi-isolata a causa dei crolli sulla 195, e’ stata scortata da una volante della polizia al Policlinico di Monserrato (Cagliari), dove poi ha partorito. Allerta rossa sul Ponente ligure Ora la preoccupazione si estende al nord-ovest della penisola: in Liguria è scattata l’allerta rossa sul Ponente e arancione per tutta la regione, in particolare nelle province di Imperia e Savona, dove molte scuole resteranno chiuse, ma anche nella stessa Genova. Disposta la chiusura provvisoria al traffico di un tratto della strada statale 1 Aurelia all’altezza del km 547+8, in località Pizzo di Arenzano (Genova). Lo ha comunicato l’Anas.  Forti piogge anche su Piemonte, Emilia Romagna e Toscana La vasta circolazione depressionaria presente sulla penisola Iberica continua dunque ad innescare condizioni di spiccata instabilità anche sulle nostre regioni occidentali, con fenomeni temporaleschi, che risulteranno particolarmente intensi e persistenti anche su Piemonte, Liguria, Toscana. Sulla base delle previsioni disponibili, il Dipartimento della Protezione Civile d’intesa con le regioni coinvolte ha emesso un ulteriore avviso di condizioni meteorologiche avverse che prevede precipitazioni diffuse, a carattere di rovescio o temporale, sulla Liguria, specie sui settori centro-occidentali, in estensione ad Emilia-Romagna e Toscana, specie sui settori occidentali.  Il maltempo interesserà inoltre Lazio, Calabria e Sicilia Per la giornata di oggi è stata valutata allerta gialla su alcuni bacini di Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana, sui settori costieri del Lazio, sui versanti ionico e tirrenico meridionale della Calabria e su alcuni bacini della Sicilia, isole comprese.

Fonte: rainews.it (qui)

Emergenza, Montichiari, Politica, Sicurezza

Bassa Bresciana, ladri in azione: raffica di furti in casa a Montichiari

I carabinieri sono al lavoro per scoprire se si tratta della stessa banda e per interrompere il prima possibile le attività criminali del sodalizio.

Nuova raffica di furti, nelle scorse ore, a Montichiari. I malviventi, in particolare, hanno preso di mira la frazione di Novagli, facendo irruzione in ben sei abitazioni nell’ultimo fine settimana. Il bottino è di denaro, gioielli, computer e altri oggetti di valore per un totale di diverse migliaia di euro. In tutti i casi i ladri sono riusciti a darsi alla fuga prima dell’arrivo delle forze dell’ordine.

A preoccupare, però, è anche il fatto che non si tratta di azioni isolate. Domenica un altro furto è stato messo a segno a Vighizzolo, sempre a Montichiari. Ma nelle ultime ore sono stati segnalati furti anche ad Acquadredda (in quel caso sono riusciti a fuggire dal balcone) e a Isorella. I carabinieri sono al lavoro per scoprire se si tratta della stessa banda e per interrompere il prima possibile le attività criminali del sodalizio.

Fonte: bsnews.it

 

Emergenza, Polmonite, Salute, Territorio bresciano

Polmonite, scagionati (o quasi) dall’Ats i fanghi di depurazione

Fanghi di depurazione scagionati (o quasi) per l’epidemia di polmonite, ma a Carpenedolo gli animi non si placano. Ecco quanto emerso durante la seduta consiliare, cui ha partecipato Fabrizio Speziani, direttore sanitario dell’Ats di Brescia.

«Nel caso specifico della polmonite, probabilmente, i fanghi di depurazione non hanno nessun ruolo», ha affermato Speziani. Il quale, sollecitato dall’opposizione, ha anche precisato che «non sono stati analizzati poiché non c’è la metodica disponibile per rilevare la presenza di legionella».

Nel mirino dell’opinione pubblica sono però finite queste sostanze, il cui uso presenta grandi criticità che non sono negate, né dal direttore sanitario, né dal primo cittadino e dalla sua Amministrazione. «Comunque, si stanno ancora cercando le cause dell’epidemia, che si è concentrata in sette Comuni lungo il fiume Chiese – ha proseguito Speziani -. Ora stiamo continuando a indagare sulle torri di raffreddamento delle aziende e nelle abitazioni di coloro che sono risultati positivi alla legionella.

L’Istituto superiore di sanità si sta inoltre occupando della comparazione tra il tipo di legionella trovata nei campionamenti ambientali e quella trovata nei pazienti». Procedure. È ormai noto l’isolamento di un sierotipo, il 2-14, che non è tra i più diffusi.

Fonte: giornaledibrescia.it Articolo di G. Bonardi (qui), Consiglio Comunale di Carpenedolo dell’8 ottobre 2018 (qui)

Emergenza, Salute, Territorio bresciano

Polmonite, contagio fermo da due giorni. Intanto il caso approda in Parlamento. Interrogazione dell’On. Eva Lorenzoni.

 

L’epidemia di polmonite approda in Parlamento. I tanti dubbi attorno all’origine degli oltre 550 casi registrati da inizio mese sono finiti dentro un’interrogazione della Lega Nord rivolta al ministro della Salute Giulia Grillo. Un’interrogazione scritta dalla deputata leghista Eva Lorenzoni e che porta anche la firma di altri parlamentari del Carroccio, Paolo Formentini, Simona Bordonali, Giuseppe Donina e Andrea Dara.

Una richiesta che mette nero su bianco i tanti dubbi emersi in queste tre settimane sull’origine dell’infezione polmonare e che sprona Roma a «supportare Regione Lombardia con ulteriori risorse e le verifiche del caso».

Ma la vicenda non ha solo risvolti politici. Anche il Codacons si è infatti mosso per sollecitare i soggetti colpiti dall’epidemia «a far valere i propri diritti nel procedimento penale». La Procura, si sa, ha infatti aperto un fascicolo contro ignoti per epidemia colposa ed è in attesa dei risultati delle autopsie disposte sugli ultime due morti sospette. Di certo c’è che l’epidemia rallenta ma non si ferma.

L’Istituto Superiore di Sanità ha definito quello bresciano un caso mai visto al mondo, non tanto per la gravità del fenomeno, ma per il numero di malati e l’ampia estensione territoriale. «L’Assessorato regionale al Welfare – continua Lorenzoni – si è mosso celermente, mobilitando immediatamente l’Ats il cui lavoro d’indagine prosegue senza sosta per rintracciare le cause precise di questa epidemia. La pista principale – proseguen – resta infatti la legionella, ma ad oggi ancora non si escludono concause».

Nel frattempo il Codacons, il Coordinamento delle associazioni per la tutela dell’ambiente e la tutela dei diritti dei consumatori, ha deciso di muoversi. L’azione collettiva è rivolta in primis ai casi di legionella, ad oggi 48 quelli accertati su oltre 550 casi di polmonite. «Ma tutti i malati di polmonite sono casi sospetti che potrebbero aver contratto la malattia dal batterio – spiega il referente del Codacons di Brescia Nicola Castiglioni -. Ecco perché ci rivolgiamo a tutti coloro che si sono ammalati in queste tre settimane».

L’Associazione, «per tutelare tutti i residenti nella Provincia di Brescia che sono stati contagiati dal batterio», mette a disposizione la nomina di persona offesa da inviare alla Procura della Repubblica di Brescia. «È il primo atto che permette di segnalare la propria posizione agli inquirenti – spiega una nota -. In caso di rinvio a giudizio tutti gli aderenti all’iniziativa del Codacons saranno ricontattati per effettuare la costituzione di parte civile allo scopo di ottenere il risarcimento dei danni subiti».

Intanto…

I numeri dei contagi da legionella sono fermi da due giorni. Questo emerge dai report  sull’emergenza sanitaria che si è sviluppata da inizio settembre nella Bassa Bresciana Orientale.

I casi di polmonite sono fin qui 500, 45 quelli di legionella, una morta accertata per legionella, mentre le quattro autopsie disposte su pazienti deceduti nelle scorse settimane sono risultate negative al batterio. La curva dell’emergenza è in ribasso, anche se ancora ad oggi non è chiara la natura dell’epidemia. Restano nel mirino le torri di raffreddamento di alcune aziende bresciane, ma al momento le presunte responsabilità non sono state accertate.

Al 27 settembre non risultano nuovi casi di positività alla legionella. Nel dettaglio, il numero di nuovi accessi al Pronto soccorso sono 13 (di cui 1 di ATS Valpadana), 5 ricoveri (di cui 1 di ATS Valpadana) e 106 degenti.

Fonte: giornaledibrescia.it (qui) e (qui).

Emergenza, Montichiari, Salute

Legionella, l’atmosfera come veicolo. La tesi di Togni.

In merito all’emergenza polmonite ed alla diffusione della legionella, il consigliere comunale di Montichiari, Marco Togni (che svolge attiività consulenziale nell’ambito della sicurezza nei luoghi di lavoro) ha avanzato delle ipotesi sulle cause che hanno sviluppato un fenomeno emergenziale così unico ed eccezionale nel territorio della bassa bresciana orientale. E arrivano conferme (qui)

Mi scuso ma sarò per forza lungo.

È da 21 anni che faccio il consulente in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro e per la tutela dell’ambiente.

Di aziende ne avrò visitate almeno un migliaio, di svariati settori merceologici e dimensioni, a partire dal panificio, passando dalla comune officina meccanica, lavorazione gomma, plastica, cave di marmo e graniti, fino ad arrivare a grossi impianti galvanici, metallurgici ecc…

Ogni valutazione dei rischi parte sempre dal ciclo produttivo analizzandone le singole fasi. I rischi da individuare e valutare sono di tantissimi tipi da quello elettrico a quello meccanico, da quello chimico a quello biologico.

Fatta questa breve premessa, doverosa, dopo una settimana esatta da quando la questione polmoniti e legionella si è conclamata, e dopo aver letto di tutto sui giornali, e sui social, dopo aver sentito ai TG ogni tesi, voglio esprime UN MIO PERSONALE PARERE (senza pretendere di avere la verità in tasca).

A tal proposito specifico che le considerazioni che esprimo qui sotto, le ho condivise anche con ATS quando in settimana ho contattato la direzione generale a Brescia.

I dati di fatto al momento sono i seguenti:

1°) L’acqua quale vettore di trasmissione e diffusione è stata scartata. Le analisi effettuate non hanno rilevato cariche batteriche negli acquedotti e nei pozzi dei comuni interessati. Tale ipotesi infatti lasciava molto a desiderare fin dall’inizio perché i comuni interessati sono molti, alcuni hanno l’acquedotto ed altri no, inoltre le falde che attraversano i comuni sono tantissime e diverse tra loro. Bene ha fatto ATS comunque a verificare anche questo aspetto, non bisogna scartare nulla.

2°) Gli ospedali hanno attestato che si tratta di una polmonite batterica. Non è dovuta quindi ad alcun virus e non è altresì trasmissibile. A scanso di equivoci aggiungo anche che non è dovuta a sostanze o elementi chimici. Non ci si può essere ammalati per via di qualche acido strano o chissà cosa rilasciato nelle falde.

3°) I batteri che generano la polmonite possono essere trasportati solo dall’aria nell’atmosfera. Non è dovuta quindi al fiume Chiese. E’ vero che il Chiese è uno degli elementi di congiunzione ad alcuni comuni ma rimane assodato che tanti altri comuni non sono attraversati dalle sue acque, nemmeno tramite canali secondari. Anche nel Chiese sono stati fatti prelievi ed analisi delle acque che non hanno dato riscontri.

4°) I casi accertati e le analisi condotte hanno determinato l’identificazione del batterio della legionella.

5°) Fin dai primi accessi e dai primi ricoveri presso gli ospedali, questi ultimi hanno condotto un’indagine epidemiologica intervistando i malati per capire se avessero frequentato dei luoghi comuni, ad esempio sale cinematografiche, centri commerciali. Anche in questo caso il risultato è stato negativo, le persone non hanno frequentato gli stessi luoghi. Gli impianti di climatizzazione quindi non c’entrano nulla.

Fatte queste premesse iniziali che determinano alcuni elementi e ne scagionano altri, parto dalle dichiarazioni dell’assessore regionale Gallera quando afferma che, tenuto conto del tempo di incubazione, l’epidemia deve aver avuto origine dal giorno 20 agosto in poi.

Il giorno 21 con mia figlia mi sono recato in una passeggiata lungo il fiume Chiese che era pieno, questo a testimoniare che la fonte non può essere dovuta ad acqua ristagnante in pozze.

Gallera aggiunge anche le indagini si sono concentrate sugli impianti industriali e sulle torri di raffreddamento.

Io non propongo una soluzione, non ho tutti gli elementi necessari e le analisi dopo i prelievi sono ancora in corso.

Voglio limitarmi a circoscrivere alcuni fattori e condividerli con voi e per questo sono partito da alcuni dati che chiunque di noi può avere a disposizione:

1) L’area dei comuni interessati dall’epidemia

2) I dati della centralina meteo posta nell’Ate 43 a Vighizzolo e convalidata da ARPA

3) Il sito Qcumber (creato dall’Ing. Magro) a disposizione di numerosi comuni della zona in quando hanno aderito a questo a progetto.

Questo post l’ho cominciato a scrivere un paio di giorni fa ma solo oggi sono riuscito ad avere qualche ora per fare una sovrapposizione di dati e creare le slide qui sotto.

Sono partito appunto dal giorno 20 agosto che in tanti casi coincide con la riapertura delle aziende dopo che gli impianti sono stati fermi per le ferie estive e per le manutenzioni.

L’Istituto Superiore della Sanità infatti determina un periodo di incubazione da 2 a 10 giorni e mediamente pari a 5-6 giorni. Questa epidemia è salita alla ribalta delle cronache da venerdì 31 agosto.

Ho preferito scegliere come baricentro Montichiari e dal portale Qcumber (https://www.q-cumber.org/) tracciare attorno a questo un cerchio contenente i comuni interessati dalle polmoniti.

Ho attivato alcuni “stressor” ed in particolare le attività “RIR” (attività a rischio rilevante) che sono rappresentate dai pallini rossi.

Ho attinto i dati meteo quali: direzione e velocità del vento e piogge dalla centralina meteo dell’Ate 43 (http://www.ate43-meteo.it).

Infine ho sovrapposto le rose di venti di ogni singola giornata sulla cartina di Qcumber.

Per leggere i grafici specifico che gli spicchi della rosa dei venti indicano la direzione principale da cui il vento proviene (e non invece verso il quale soffia).

Più lunghi sono gli spicchi vuol dire che il vento ha soffiato per più tempo da quella direzione. Infine il colore indica l’intensità del vento: il color blu indica venti meno intensi, passando poi per il verde, il giallo, l’arancio e per finire con il rosso per quelli con velocità superiore a 43 km/h.

Dai grafici è chiaro quindi che il vento è arrivato principalmente da nord-est in direzione sud-ovest detto in parole più semplici indicativamente da Desenzano verso Isorella.

Solo il giorno 24 agosto c’è stata un netta inversione da Isorella verso Desenzano ed il giorno successivo infatti è arrivato un forte temporale che ha abbassato le temperature.

Come più giornali riportano, le analisi da parte di ATS si sono ora concentrate solo nella bassa, in particolare nella zona di Calvisano e limitrofi escludendo le attività poste nei comuni a nord di Montichiari.

Se così fosse, dai dati che ho riportato (che non mi sono inventato), a mio giudizio è limitativo concentrarsi sulla bassa ma andrebbero analizzate anche attività produttive poste a nord quali quelle nella zona Lonato-Desenzano.

Se la causa fossero le torri di raffreddamento il tutto avrebbe anche un senso. Dopo il fermo degli impianti con acqua ristagnante e la temperatura dell’aria alta mediamente attorno ai 34 gradi, possono essersi formate le condizioni ideali per la proliferazione dei batteri. Una volta riavviati gli impianti questi hanno lanciato in aria i batteri che portati dai venti sono ricaduti sui territori di Montichiari, Calvisano ecc…

Una nota dolente da parte mia è che ritengo difficile si possa oggi risalire alla fonte. Se la causa fossero le attività produttive e le torri di raffreddamento, da li a pochi giorni con il riavvio a pieno regime delle stesse dubito vi sia rimasta qualche traccia. Si parla di un lasso di tempo di circa 15 giorni a quando sono state compiute le prime analisi presso le aziende e nel frattempo i batteri sono stati distrutti dal calore egli impianti.

Nonostante gli immani sforzi in termine di personale, di campionamenti, di analisi, nonché economico da parte di ATS, temo sarà difficile risalire alla fonte scatenante.

In questi giorni, ho contattato e mi sono recato più volte in Ospedale a Montichiari parlando direttamente con la dirigenza e vi posso assicurare che hanno dovuto sobbarcarsi un lavoro enorme non solo dal punto di vista medico ma anche da quello prettamente logistico per far fronte a questa emergenza.

A loro va il mio plauso.

Infine un appello alla Regione Lombardia ed alla Provincia di Brescia perchè intevengano in sede di Autorizzazioni integrate ambientali affinchè impongano attività di manutenzione adeguate.

Lancio invece un appello affinché Regione Lombardia e Provincia di Brescia rivedano le autorizzazioni AIA delle aziende con torri di raffreddamento inserendo obbligatoriamente un piano di manutenzione e monitoraggio della legionella anche nel rispetto delle BAT – Best Available Techniques (migliori tecnologie disponibili) di ogni settore produttivo.

Proprio su questo tema infatti una corposa ricerca dell’ARPA del Molise ha posto attenzione per prevenire la legionella negli impianti industriali con particolare riferimento alle acciaierie.

Fonte: Da Facebook di Sabato 15 settembre 2018.

https://www.facebook.com/plugins/post.php?href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Fmarco.togni.74%2Fposts%2F1873899769314206&width=500

Emergenza, Salute, Territorio bresciano

Brescia, polmoniti: «La legionella trasmessa dall’aria». I sospetti su tre aziende lombarde.

È stata l’aria, non l’acqua del fiume Chiese né tantomeno degli acquedotti, a veicolare il batterio della legionella che ha contagiato 405 persone tra Bassa Bresciana orientale e Alto Mantovano. La svolta è arrivata lunedì 17 settembre, quando i laboratori dell’Agenzia per la tutela della Salute di Brescia (Ats) hanno ufficializzato la presenza del batterio in nove dei dieci campioni prelevati dalle torri di raffreddamento di tre grandi impianti industriali della zona: una cartiera a Montichiari, un’acciaieria a Calvisano e un’azienda meccanica di Carpenedolo.

«Il batterio può aver proliferato nel serbatoio d’acqua di una di queste aziende chiuse per ferie in agosto, aiutato dalle elevate temperature estive» ha spiegato il direttore generale di Ats, Carmelo Scarcella. Con la ripresa delle attività potrebbe essersi propagato per chilometri, trasportato dal vento e dai temporali. Altre torri di raffreddamento potrebbero aver creato un effetto eco, «rilanciando» l’aerosol contagioso. I sindaci dei paesi coinvolti ieri sera hanno già firmato ordinanze che obbligano le aziende a sanificare gli impianti, mentre le analisi dell’autorità sanitaria si estenderanno anche ai comuni limitrofi. E proprio sulla scorta del caso Brescia l’assessore al Welfare della Regione Lombardia, Giulio Gallera, promette entro l’anno «una legge per censire tutte le torri di raffreddamento e imporre una sanificazione ciclica».

La legionella è stata trovata anche nel fiume Chiese (in 7 dei 18 campioni) inizialmente considerato vettore di contagio. Ma Scarcella ricorda che in questo territorio «non si pratica irrigazione a pioggia» che crea nebulizzazioni pericolose da respirare. Prosciolti definitivamente anche acquedotti e pozzi.

Con le potenziali fonti di contagio ancora attive, lunedì 17 settembre ci sono stati altri 23 casi di polmonite (405 da quando è iniziata l’emergenza, 3 i decessi). I pazienti positivi alla legionella sono 42: questo non significa che il batterio sia responsabile solo del 10 per cento delle infezioni. I vertici dell’assessorato al Welfare sono certi che i casi cresceranno col passare dei giorni: oltre al test sulle urine (negativo) laddove possibile verranno praticati esami più invasivi (quali la broncoscopia). L’Istituto Superiore di Sanità vuole infatti identificare il sierotipo esatto di legionella, per tracciare i contorni di un’epidemia «unica al mondo per dimensioni». I precedenti simili, come quello del 2014 a Lisbona — dove tutto partì da una torre di raffreddamento — coinvolse una sola località (Vila Franca de Xira) e non 27 comuni. Ma almeno l’origine del contagio, che resta sconosciuta in 6 casi su 10, a Brescia è stata identificata.

Fonte: corriere.it Articolo di P. Gorlani e M. Trebeschi (qui)

Emergenza, Politica, Salute, Territorio bresciano

Polmoniti, Gallera: “Immediate ordinanze per la sanificazione delle torri di raffreddamento”.

Prende posizione l’Assessore alla Sanità Regione Lombardia, Giulio Gallera, in merito ai risultati dei compionamento effettuati dall’ATS di Brescia.

“I risultati dei campionamenti effettuati da ATS Brescia ci permettono di stabilire definitivamente che la causa non si trova nell’acqua degli acquedotti. Tranquillizzo tutti cittadini sul fatto che possono continuare a bere e utilizzare in tutta tranquillità l’acqua della rete idrica”.

Lo ha detto l’assessore al Welfare di Regione Lombardia Giulio Gallera che nel pomeriggio ha incontrato i giornalisti, a Brescia, per fare il punto a seguito dei primi risultati dei campionamenti effettuati da ATS Brescia sui territori della bassa bresciana orientale e nell’alto mantovano, maggiormente interessati dai casi di polmonite.

LEGIONELLA IN TORRI DI RAFFREDDAMENTO “Ad oggi – ha spiegato Gallera – l’analisi dei dati ci permette di concentrare tutti gli sforzi messi in campo da ATS nelle torri di raffreddamento delle aziende. I risultati dei campionamenti effettuati in queste ultime, presso i comuni maggiormente colpiti, sono positivi alla legionella. Dei 10 campioni ad oggi analizzati sulle torri di raffreddamento di 3 aziende nei Comuni di Montichiari, Carpenedolo e Calvisano, 9 sono risultati positivi alla legionella”.

ORDINANZE DI SANIFICAZIONE “A seguito delle prime risultanze – ha aggiunto – ATS Brescia ha convocato i Sindaci dei tre comuni per fornire le prime opportune informazioni; al contempo è stata loro trasmessa nota formale con richiesta di emissione di ordinanza contingibile e urgente perché dispongano la sanificazione di alcune aziende del loro territorio. Verrà inoltre valutato se le stesse abbiano effettuato valutazioni di rischio biologico e autocontrolli”.

PROVVEDIMENTO REGIONALE “Estenderemo il lavoro di campionamento – ha sottolineato l’assessore – ad un’area più ampia e coinvolgeremo i sindaci del territorio interessato affinché tutte le aziende provvedano a sanificare le proprie torri di raffreddamento. Entro fine anno approveremmo in giunta regionale un provvedimento che prevederà il censimento di tutte le torri di raffreddamento in Lombardia, norme puntuali per la loro periodica sanificazione e controlli e sanzioni da parte di ATS in caso di mancata ottemperanza”.

FIUME CHIESE “Anche nel fiume Chiese – ha concluso Gallera- sono state riscontrate delle positività, ma il numero ridotto ci fa ritenere che non sia l’acqua del fiume la causa dei casi di polmonite riscontrate nelle ultime due settimane. Si ipotizza che la legionella fosse presente in pozze stagnati, ma riteniamo che non ci siano le condizioni perché da lì si sia diffusa nell’ambiente, ricordiamo che la legionella si diffonde solo attraverso acqua nebulizzata”.

DATI Le rendicontazioni quotidiane fornite dalle strutture ospedaliere pubbliche e private dei due territori interessati mostrano 405 pazienti con diagnosi accertata di polmonite. Dei 405 casi 269 sono maschi, pari al 66,4% del totale, l’età media è di 64,6 anni (68,9 per le donne e 62,4 per i maschi). 42 sono le persone con positività alla legionella, di cui 31 maschi. L’età media delle persone è di 61,3 anni (67,4 le donne e 59,1 gli uomini).

I dati di accesso al Pronto Soccorso degli ospedali in data odierna è di 23 di cui 13 sono stati ricoverati. Al momento il numero dei degenti è di 200 persone.

CAMPIONAMENTI L’attività di campionamento delle acque, potabili e non, svolta dai Tecnici della Prevenzione di ATS Brescia è la seguente: 354 campioni di cui 202 in abitazioni, 77 da torri di raffreddamento/evaporazione, 62 su reti idriche, 13 dal fiume Chiese e sue derivazioni

Fonte: Facebook.

Emergenza, Montichiari, Salute, Territorio bresciano

Legionella. Le torri di raffreddamento delle industrie il veicolo di trasmissione.

Trovate positive alla legionella 9 torri su 14 analizzate nelle industrie della Bassa da ATS Brescia.

Svelato il veicolo di trasmissione dell’epidemia di polmoniti batteriche che sta creando ansia in tutta la Bassa: dalle analisi effettute da ATS Brescia sono risultate positive alla legionella 9 delle 14 torri di raffreddamento presenti nelle industrie che costellano il territorio.

Esclusi dunque gli acquedotti e gli altri impianti di distribuzione acque che non presentano nessuna criticità.

Tra i nove impianti di raffreddamento, trovata positiva anche una delle due torri della Cartiera del Chiese a Montichiari.

Off limits le acque del fiume Chiese sulle quali vige da sempre il divieto di balneazione ma che ora vengono attentamente monitorate.

Legionella, i numeri

Erano da settimane che il bresciano era assediato dalla polmonite e dalla legionella.  Finalmente è arrivata una risposta.

Gli accessi ai Pronto Soccorso di strutture pubbliche e private dei territorio di ATS Brescia e ATS Valpadana nella giornata di domenica 16 settembre, sono stati 33 (24 ATS Brescia e 9 ATS Valpadana). A fronte di tali 33 accessi vi sono stati complessivamente 21 ricoveri (tra cui un trentenne di Calcinato), mentre  40 sono le persone ad oggi positive alla legionella. Complessivamente risultano 191 i ricoverati. E i Comuni sono saliti a 9, con gli ultimi arrivati Calcinato e Bedizzole.

La paura

Con l’inzio delle scuole molti genitori si erano allarmati e alcune scuole avevano anche introdotto l’abitudine di utilizzare solo l’acqua in bottiglia.

In realtà la legionellosi si contrae attraverso il batterio della legionella, che però si trova in acqua: per ammalarsi bisogna inalare gocce microscopiche nebulizzate nell’aria (e in ogni caso, statisticamente, si ammala davvero comunque solo il 5% di chi le ha respirate, secondo i dati dell’Istituto superiore di Sanità).

Fonte: bresciasettegiorni.it (qui) e teletutto.it (qui)

Emergenza, Salute, Territorio bresciano

Polmonite, gravi ma stazionarie le condizioni dei malati. In Brianza i primi due casi di legionella.

Resta alta l’attesa dei responsi delle analisi. Di quelle fatte sui campioni di acqua e terra prelevata dal personale dell’Azienda tutela della salute lungo il fiume Chiese, nelle torri di raffreddamento di quattro aziende della zona, ma anche dai pozzi, dalle fontane pubbliche e dagli appartamenti di chi ha contratto il batterio della legionella.

E attesa c’è anche per gli esiti dell’autopsia fatta nella giornata di giovedì all’ospedale Civile sul corpo del 68enne di Roè Volciano morto all’ospedale di Gavardo nei giorni scorsi proprio per polmonite. I tempi delle risposte si dilatano. A breve non dovrebbero essere disponibili nemmeno quelle circa le verifiche fatte sulle cause della polmonite che il 4 settembre ha stroncato l’84enne di Carpenedolo, forse la prima vittima della legionella.

Dagli ospedali dove sono ricoverate le persone che al momento, a causa della legionella, versano nelle condizioni di salute più preoccupanti ieri non sono arrivate notizie negative. Sono in tutto cinque le persone in terapia intensiva. È sempre grave, ma stazionario, il quadro clinico del 29enne di Roè Volciano immuno depresso ricoverato al San Gerardo di Monza. Stesse condizioni anche per un altro paziente del nosocomio brianzolo, il 43enne di Remedello con problemi cardiaci già ricoverato in precedenza negli ospedali di Castiglione delle Stiviere, di Mantova. Stazionarie anche le condizioni di un’altra remedellese; una 67enne ricoverata a Mantova. Anche per lei nessuna novità di particolare rilievo dopo i segnali di miglioramento evidenziati nella giornata di giovedì.

Intanto la legionella arriva in Brianza, sono anziani ed uno è in riabilitazione. Il servizio dell’Ansa del 16 settembre.

Fonte: giornaledibrescia.it (qui) e Ansa.it (qui)