Europa vs Stati, Politica, Verso le elezioni europee

Come nell’ex Unione sovietica. Pedicini (M5s) vs Tajani: “Se vuole fare campagna elettorale, si dimetta”. E il presidente del Parlamento europeo attacca il Governo italiano.

Una legittima presa di posizione sui continui attacchi al Governo da parte di un Presidente del Parlamento europeo e dunque rappresentativo di tutti i cittadini europei e italiano, anche di quelli che sostengono il Governo giallo-verde. Ma Tajani no, non crede proprio al suo ruolo istituzionale. Ma cosa succederebbe se il Presidente della Camera, Fico, eletto in nel collegio elettorale di Napoli, ogni giorno attaccasse il Presidente della Campania De Luca? Dunque l’osservazione è più che corretta, ma la reazione del Presidente Tajani è da esponente della nuova Unione Sovietica. Rincara la dose e zittisce il deputato. Benvenuti al Congresso del Partito comunista sovietico.

“Lei continua a criticare pubblicamente il governo. Per il ruolo che riveste, non può farlo. Se vuole fare campagna elettorale, si dimetta”. A dirlo, rivolto direttamente al presidente del Parlamento europeo, è stato l’eurodeputato del M5s, Piernicola Pedicini. Antonio Tajani ha risposto, infuriandosi: “Io sono sempre stato imparziale nel svolgere la mia attività. E difendo la libertà di stampa in tutta Europa dagli attacchi vergognosi dei rappresentanti del governo italiano”.

Fonte: ilfattoquotidiano.it (qui)

Austerity, Europa vs Stati

Il Consiglio d’Europa: “Picchi di Hiv, boom di disturbi mentali, sanità pubblica sull’orlo del collasso. L’austerità in Grecia viola i diritti umani”. Ed i criminali sono ancora a Bruxelles

Un allarmante report del Consiglio d’Europa svela gli effetti delle misure di austerity sulla popolazione greca.

Il 4 luglio scorso il Commissario Ue Pierre Moscovici annunciava senza nascondere un leggero autocompiacimento: “Alla fine dei tre programmi di salvataggio la Grecia è di nuovo un Paese normale dell’Eurozona”. Solo pochi giorni prima, il 29 giugno, la Commissaria per i diritti umani del Consiglio d’Europa Dunja Mijatović aveva concluso la sua missione in Grecia. Tre giorni fa è stato diffuso il report del suo viaggio e il responso è spietato: le misure di austerità attuate da Atene su ”richiesta” della Troika hanno integrato una violazione dei diritti umani. Dal 2010 al 2018 lo Stato ellenico ha beneficiato (si fa per dire) di 288,7 miliardi di aiuti da parte di Commissione Ue, Fmi e Bce, vincolati all’approvazione di quindici pacchetti di austerità approvati dal Governo greco. Secondo Moscovici, “le vaste riforme condotte hanno gettato le basi per una ripresa sostenibile”, consentendo alla Grecia di essere “di nuovo un Paese normale”.

Per capire quanto sia “normale” la vita dei cittadini greci dopo l’iniezione violenta di austerità, in particolare nelle fasce più deboli della popolazione, bastano alcuni dati ben riassunti dall’indagine svolta dalla Commissaria Mijatović del Consiglio d’Europa, la principale organizzazione (estranea alle istituzioni di Bruxelles) in difesa dei diritti umani, democrazia e Stato di diritto.

Proviamo a metterli in fila: in sei anni il numero dei senzatetto è quadruplicato, passando da 11mila a 40mila; i furti di elettricità da parte di cittadini impossibilitati a pagare le bollette sono aumentati di quasi il 1000% dal 2008 al 2016; il sistema sanitario greco è gravemente sottofinanziato, con una spesa sanitaria pubblica di circa il 5,2% del PIL, molto inferiore alla media UE del 7,5%; più della metà dei greci nel 2017 soffriva di problemi di salute mentale, con stress, insicurezza e delusione tra le cause più citate; i suicidi sono aumentati del 40% tra il 2010 e il 2015, con la mortalità per suicidio arrivata al tasso medio annuo del 7,8%, rispetto all’1,6% prima della crisi; il finanziamento degli ospedali pubblici è diminuito più della metà dal 2009 al 2015.

In pratica, uno scenario apocalittico. Secondo Mijatović, in Grecia l’austerità ha messo a rischio in particolare il diritto alla salute e il diritto all’istruzione. Quanto al primo, è stata paralizzata “la capacità del sistema sanitario di rispondere ai bisogni della popolazione, aumentando allo stesso tempo le necessità di cure”. E aggiunge: “Come ha rilevato la Panhellenic Medical Association, il sistema sanitario è sull’orlo del collasso”.

L’impatto delle misure economiche restrittive ha avuto effetti devastanti anche sulla salute mentale dei cittadini greci, “notevolmente deteriorata, con la depressione particolarmente diffusa a causa della crisi economica”. Non solo: “Di conseguenza, la maggior parte degli ospedali psichiatrici è sovraffollata, il che contribuisce al deterioramento delle condizioni all’interno di queste strutture”. I rapporti studiati dalla commissaria per i diritti umani indicano anche che dal 2010, anno dell’inizio del periodo di austerity, il numero di ricoveri forzati è “aumentato drammaticamente”: la maggior parte di questi pazienti è fatta da persone disoccupate, ex uomini d’affari poi finiti in bancarotta o genitori che non sanno più come sfamare i propri figli, scrive Mijatović. Pazienti che, beninteso, in precedenza non hanno mai mostrato segni di insanità mentale.

Il Commissario ha poi rilevato come nel corso degli anni più difficili siano stati segnalati “picchi nei tassi di HIV e di tubercolosi tra i consumatori di droghe” dopo il taglio di un terzo dei finanziamenti ai programmi di assistenza per i giovani a rischio. In sintesi, conclude Mijatović, le misure d’austerità e le loro conseguenze concrete sulla popolazione “minano il diritto alla salute sancito dall’articolo 11 della Carta sociale europea, di cui la Grecia è parte”.

Un capitolo a parte è poi dedicato all’istruzione, altro diritto che i tagli al bilancio pubblico hanno messo a rischio. Le risorse destinate al Ministero dell’Istruzione greco sono state ridotte da 5.645 milioni di euro nel 2005 a 4.518 milioni di euro nel 2017. “Pertanto, i tagli al bilancio hanno gravemente colpito il personale docente, che è stato significativamente ridotto, così come la retribuzione degli insegnanti pur vedendo esteso il loro orario di lavoro”. La crisi economica ha avuto un impatto negativo, secondo il Consiglio d’Europa, sulla qualità dell’istruzione e sull’apprendimento. La commissaria, in più parti del suo report, si dice “particolarmente preoccupata” per le condizioni della popolazione greca. Per fortuna, a Bruxelles c’è chi ritiene ad Atene e dintorni la vita sia tornata alla normalità.

Fonte: huffingtonpost.it (qui)

Europa vs Stati, Politica

Mario Draghi a Giovanni Tria: “L’Italia riduca il debito. Serve responsabilità nei confronti dell’Eurozona”. Ecco chi comanda.

Il presidente della Bce, secondo fonti europee, nel corso dell’Eurogruppo ha insistito sulla responsabilità dell’Italia “al di là delle regole europee”

Mario Draghi, a margine della riunione dell’Eurogruppo del 5 novembre, ha insistito con Giovanni Tria sulla necessità che l’Italia riduca il suo debito elevato. Lo si apprende si apprende da fonti europee. Prendendo la parola nella riunione dei ministri dell’Economia dell’Eurozona dedicata all’Italia, il presidente della Bce ha sottolineato che ridurre il debito sia una responsabilità che va al di là di quanto richiesto dalle regole europee. Da Francoforte – spiega Reuters – non commentano le indiscrezioni.

Draghi si riferiva alla sua scelta di presentare un progetto di bilancio per il 2019 con obiettivi che violano il patto di stabilità. Il vertice della Bce ha sottolineato che uno stato membro dell’Unione monetaria deve assumersi singolarmente una responsabilità che deriva direttamente dalla scelta di aver adottato la stessa moneta.

Con la diffusione delle dichiarazioni di Draghi viene così confermato – spiega Radiocor – che non solo i 18 ministri finanziari dell’Unione monetaria hanno dato man forte alla Commissione europea sul caso Italia, ma che l’esecutivo Ue ha anche il pieno sostegno della Bce.

Fonte: huffingtonpost.it (qui)

Austerity, Economia, Europa vs Stati, Politica

Dijsselbloem minaccia l’Italia: il rigetto della manovra? “non è la fine del processo, ma solo l’inizio”

Questa settimana in un’intervista alla CNBC, Jeroen Dijsselbloem, ex ministro delle finanze olandese e ex Presidente dell’Eurogruppo, ha dichiarato guerra al governo italiano.

L’establishment finanziario europeo è pronto a distruggere il sistema bancario e a  far implodere l’economia italiana. Come un boss della mafia, Dijsselbloem ha avvertito che l’Italia potrebbe trovarsi nei guai se non rientrerà entro le norme delle direttive di Bruxelles. Chiaramente, la sua affermazione era ammantata di linguaggio diplomatico:

 “Se la crisi italiana diventerà una crisi più importante, imploderà principalmente nella stessa economia italiana … e non si diffonderà in Europa”, ha affermato.

 “E’ per il modo in cui sono finanziate l’economia italiana e le banche italiane, che sarà un’implosione piuttosto che un’esplosione”.

 Per un uomo della sua caratura è insolito sentire parlare pubblicamente dell’Italia come di un paese in posizione negoziale debole o con espressioni allarmiste. Non abbiamo mai visto niente del genere, nemmeno lontanamente, per cui possiamo solo pensare che la sua enunciazione abbia avuto il solo scopo di dare il via libera ai mercati finanziari per orchestrare un attacco contro le obbligazioni italiane e spingere così  il rendimento italiano verso l’alto.

 “I mercati avranno un loro ruolo, voglio dire, se guardiamo a quanto denaro avrà bisogno l’Italia per finanziare  solo l’anno prossimo, parliamo di oltre 250 miliardi di euro, per rifinanziare parte del capitale del suo debito e anche, ovviamente, per i suoi nuovi piani di spesa. Quindi i mercati dovranno davvero guardare all’Italia in modo molto critico “.

 Ha ricordato anche al governo italiano che le banche italiane sono un obiettivo sotto osservazione per le autorità finanziarie europee. Per destabilizzare l’economia di un paese, si devono prima rompere le ossa della sua spina dorsale, cioè delle banche.

“Ci sarà anche un ruolo per le autorità bancarie che, nel loro ruolo da supervisore,  faranno vedere cosa può succedere alle banche italiane. Abbiamo già visto scendere le loro valutazioni azionarie” ha detto Dijsselbloem con un sorrisetto.

Sotto la guida di Jeroen Dijsselbleom, la Grecia è stata tagliata fuori dal TARGET 2, il sistema di pagamento europeo, facendo in modo che nemmeno un singolo euro potesse essere trasferito all’estero per parecchio tempo, ma l’Italia non è paragonabile alla Grecia. Lo stato italiano da anni ha un avanzo commerciale ed ha performance migliori della Francia, perché le esportazioni italiane superano le importazioni e il paese non dipende da finanziamenti esteri per le sue esigenze. Ma l’ex presidente dell’Eurogruppo non vuole che i suoi colleghi di Bruxelles abbiano qualche ripensamento e , per questo motivo,  ha usato la sua intervista alla CBNC per far sapere loro come devono procedere.

“Guardando a quello che ( i governanti italiani) hanno messo sul tavolo, la commissione non ha davvero nessun’altra scelta che rimandarla indietro, cosa che – comunque – non è la fine del processo, ma solo l’inizio”.

 “È piuttosto preoccupante, pensare che questo scontro ci sarà e, penso, che la commissione non avrà altra scelta che  prenderne atto  e accettare il confronto”.

 Questa dichiarazione di guerra è stata innescata dalla proposta di questo bilancio italiano. Il deficit del bilancio italiano è strutturale e il debito pubblico ammonta al 130% del PIL. L’economia italiana è paragonabile a quella del Giappone. Entrambi i paesi sono caratterizzati da una contrazione del consumo interno e da un surplus delle esportazioni. Proprio come il Giappone, l’Italia ha una popolazione in declino. La domanda di beni immobili e beni di consumo sta diminuendo, quindi la produzione industriale dovrà alla fine decelerare.

Il governo italiano, appoggiato dalla sua popolazione, si rifiuta di sottomettersi alla finanza europea. Il fatto che la popolazione sia in calo e che il debito pubblico aumenti sono fattori inevitabili e questi fatti non devono essere un problema fino a quando il paese produce abbastanza per pagare le sue importazioni. E questo avviene solo perché gli italiani non hanno una  valuta propria e sono costretti a obbedire ai loro padroni di Bruxelles e ai banchieri di Francoforte. L’introduzione di una moneta parallela e il ritiro dall’euro sembrano una soluzione logica e storicamente non sarebbe originale. La Repubblica ceca e la Slovacchia, le repubbliche, che prima erano russa e iugoslava,  precedentemente facevano parte di  una unione monetaria, e quando si sono staccate ed hanno preso la loro strada, anche le loro valute si sono separate ed hanno sostituito quelle vecchie.

Jeroen Dijsselbloem ha detto alla CNBC che l’unica soluzione concepibile per l’Italia è chiedere denaro al Fondo Europeo di sostegno, benché sia chiaro che questo fondo non può risolvere tutti i suoi problemi. Alla fine, Jeroen Dijsselbloem ha azzardato la previsione che non ci sarà nessun bail-out per l’Italia perché “politicamente e finanziariamente” questo non accadrà.

“Non vedo sostegno, diciamo, nella eurozona  “Questi ragazzi sono completamente fuori strada – aiutiamoli”  ha detto, aggiungendo cheun salvataggio dell’Italia  “spazzerebbe via”  l’ European Stability Mechanism fund  entro un paio di anni.”

Menzionando solo una possibile soluzione, il banchiere europeo invia a Roma il segnale che non verrà messa in discussione nessuna alternativa, che preveda un ritorno alla lira.

La dichiarazione fatta da Dijsselbloem alla CNBC è un ultimatum consegnato ai suoi Colleghi italiani. A Cipro, centinaia di piccoli investitori persero tutti i loro soldi quando  Dijselbloem era il capo dell’Eurogruppo.  Ora la cosa sembra ripetersi, più o meno allo stesso modo. La BCE vuole che Roma utilizzi il denaro di piccoli investitori, come i pensionati,  per salvare le banche italiane. Jeroen Dijselbloem è conosciuto per questi suoi modelli di bail-in ed ha anche  il coraggio di ammonire gli italiani:

“L’unico modo per uscire da questo  (la distruzione dell’economia italiana) è che l’Italia si renda conto e che i consumatori italiani e gli elettori lo comprendano (il crollo delle banche), e speriamo che con queste misure, la correzione dell’economia, cominci dall’interno. “

Ci chiediamo quali correzioni abbia in mente.La democrazia ha fatto il suo corso, gli elettori hanno già deciso, e secondo i sondaggi sono perfettamente d’accordo con il vice ministro italiano Matteo Salvini, la cui popolarità sta aumentando.

L’ex ministro olandese ha detto che le autorità europee non avrebbero nulla in contrario se avvenisse  un colpo di stato a Roma? O ha solo dato un consiglio a qualcuno per farla finita con Matteo Salvini?

Fonte: Zerohedge.com (qui) Traduzione a cura di Comedonchisciotte.it (qui)

Ecco il video dell’intervista in lingua orginale: (qui)