Montichiari, Politica locale

Aumento di capitale per il Centro Fiera grazie al tesoretto lasciato dall’ex Amministrazione Rosa. Altro che buchi di bilancio.

Il Comune di Montichiari rilancia sul Centro Fiera e nell’ultima seduta del consiglio comunale approva un aumento di capitale da 5 milioni di euro. È il secondo passaggio fondamentale che l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Mario Fraccaro realizza in meno di un anno nei confronti del polo fieristico.

Passaggio fondamentale che è stato possibile solo perchè l’ex Amministrazione Rosa aveva accantonato tra il 2005 e il 2006 i 3,8 milioni di euro che oggi permette al Comune di autorizzare l’aumento di capitale del Centro Fiera S.p.A. senza esborso, oggi, di un euro, ma che invece solo Provincia di Brescia e forse BCC del Garda dovranno in realtà dovranno versare. Un tesoretto che contraddice le accuse di buchi e mala gestione del Centro Fiera frutto della patologica predisposizione dell’attuale amministrazione a mentire in modo seriale.

Screenshot 2019-01-13_12-40-54-980.png

IN SEGUITO alla fusione tra Immobiliare Fiera e Centro Fiera, adesso la maggioranza consiliare ha dato il via libera ad un incremento che permette di far lievitare il capitale sociale fino alla cifra di 10 milioni di euro. Come messo in evidenza dall’assessore al Bilancio Renato Baratti, nel momento in cui tutti i soci del Centro Fiera dovessero aderire all’aumento di capitale «le azioni saranno possedute per il 76% dal Comune, per il 20% dalla Provincia di Brescia e per il 4% dalla Bcc del Garda». Nella quota da 5 milioni di euro per realizzare l’aumento di capitale, è il Comune di Montichiari ad effettuare il maggiore investimento. «Il Comune, in qualità di socio con il 76% delle azioni ha già versato negli anni precedenti importi in conto futuro superiori alla richiesta e quindi è in grado di sottoscrivere la quota di 3 milioni 800 mila euro senza versamenti liquidi». Invece nuova liquidità arriverà direttamente dal Broletto. La Provincia di Brescia (socia con il 20% delle azioni) «ha deciso di sottoscrivere la propria quota pari a 1 milione di euro». «Questo sforzo finanziario – ha sottolineato Baratti – certifica l’interesse e la fiducia riposti dal Broletto verso la nostra struttura». Mentre il socio Bcc del Garda che con il 4% di azioni non ha ancora espresso la sua volontà di aderire alla sottoscrizione, in caso di risposta positiva dovrebbe versare 200 mila euro. Per quanto concerne la nuova liquidità da sborsare in vista dell’aumento di capitale, ci saranno delle tempistiche ben precise. «Il 25% dell’importo sottoscritto dovrà essere pagato entro 15 giorni dalla data di sottoscrizione ed il restante 75% entro il 31 dicembre 2020», ha specificato l’assessore Baratti.

Baratti da “bravo, competente e trasparente” amministratore, e soprattutto “onesto intellettuamente”, omette di osservare che i versamenti sono stati effettuati nel 2005 e nel 2006. Un tesoretto ereditato da chi giorno si e pure l’altro, avversari politici ed ex amministratori, con racconti totalemete privi di fondamento, ma infarciti di propaganda, oggi in silenzio, sfruttano e approfittano di quanto fatto nel passato, senza il minimo riconoscimento. Ma gli importi sono stati obbligatoriamente citati nella delibera che il Consiglio comunale ha approvato (la n. 70 del 20/12/2018):

Screenshot 2019-01-13_12-42-07-425.png

Ma come è possibile che “gli incapaci del passato”, dediti a fare buchi di bilancio, siano stati così lungimiranti da accantonare tali risorse nelle pieghe del bilancio del centro fiera? Ma a questo quesito lasciamo giudicare i cittadini e gli atti che non si cancellano.

«L’intervento fa parte di una lunga serie di altri passi già effettuati dalla nostra amministrazione – ha aggiunto Baratti – e si inserisce sulla strada del riequilibrio finanziario. Con il nuovo innesto di liquidità procederemo ad importanti investimenti quali l’attivazione di una nuova fornitura di gas metano, la manutenzione della copertura di alcuni padiglioni e, per altri, si provvederà all’adeguamento antisismico. Invece in materia di sicurezza è prevista la sistemazione della viabilità interna ed esterna con segnaletica orizzontale e verticale e il rifacimento dei piazzali interni ed esterni». Il tutto è finalizzato a dare maggiore slancio ad uno dei principali poli fieristici della Lombardia.

E per terminare, l’assessore Baratti si lascia andare alla chiosa più ipocrita e falsa di questa amministrazione delirante, il fatto di intestarsi il merito dell’aumento di capitale, possibile solo perchè chi scrive ha voluto accantonare 3,8 milioni di euro nel bilancio dell’ex Immobiliare Fiera Montichiari S.p.A. tenuto conto che altrimenti questa operazione non sarebbe stata possibile.

Fonte: BresciaOggi.it (qui) Articolo di V. Morabito.

Ambiente, Inquinamento, Montichiari, Politica locale, Territorio bresciano

Montichiari, sacchi di pastiglie lasciati nel Chiese. Foto-trappole inutili.

Nel 2018 erano già successi due episodi simili, ma nessuno si è mosso per rimuoverli. Abbandonati anche quelli nera per la spazzatura: è una discarica.

Il fiume Chiese all’altezza di Montichiari, nel bresciano, viene sempre più usato come discarica. In questo senso, è esemplare l’ultimo episodio in ordine di tempo, di cui dà notizia Bresciaoggi, a proposito di vari sacchi contenenti pastiglie industriali e scoperti dai passanti sulle sponde del corso d’acqua. Ad allarmare i cittadini è stato l’odore proveniente da quegli scarti e che hanno indotto ad attivare le forze dell’ordine in campo. Quindi, sembra che anche l’inizio del nuovo anno non abbia cambiato nulla nelle iniziative di qualche furbo.

Già durante il 2018 erano venuti alla luce due episodi, sempre per scarico di pastiglie industriali. Uno dei questi casi era avvenuto a ottobre quando si erano mosse le Guardie ecologiche volontarie della Provincia di Brescia per un sopralluogo e denunciare la situazione all’Arpa. Peccato che nessuno si sia mosso e invece di rimuovere quei contenuti, stanno aumentando i sacchi.

Ma non solo quelli con materiali industriali, anche della spazzatura che serpeggiano tra il ponte di Borgosotto, la Pieve di San Pancrazio e Novagli. In paese sono state anche introdotte delle foto-trappole, ma hanno portato solo a un paio di sanzioni nell’arco di vari mesi.

Fonte: quibrescia.it (qui)

Crisi dei partiti, Forza Italia, Politica, Politica locale

Arrivano i gilet azzurri, la protesta dell’establishment contro il popolo.

Berlusconi chiama alla carica. Il suo partito scenderà in piazza a partire da gennaio per protestare contro la legge di bilancio.

Anche in Italia, come succede in Francia ormai da mesi, scenderanno in piazza i gilet. Ma non gialli, bensì azzurri, quelli di Forza Italia, che occuperanno le piazze italiane a partire da gennaio per protestare contro il governo e le misure contenute nella manovra.
Incassato già il primo battesimo, con la protesta messa in atto in Aula della Camera prima del voto di fiducia e replicata poi all’esterno, davanti Montecitorio, i gilet azzurri si apprestano a una grande mobilitazione, chiamati alla ‘carica’ direttamente da Silvio Berlusconi. Nel tardo pomeriggio, mentre in Aula proseguono le dichiarazioni di voto sulla fiducia posta dal governo sulla manovra, tutti i deputati di Forza Italia indossano all’improvviso delle pettorine azzurre con su scritti alcuni slogan: da “Giù le mani dalle pensioni” a “Basta tasse” fino a “Giù le mani dal no profit”.

Slogan incompleti, che dovrebbero essere i seguenti: Giù le mani dalle pensioni d’oro, Basta tasse sulle banche e Giù le mani dal no profit che fanno utili invece che solidarietà

Subito richiamati all’ordine dal presidente Roberto Fico, costretto a sospendere la seduta per 5 minuti, i deputati FI hanno quindi lasciato l’emiciclo per inscenare una sorta di sit in in Transatlantico, al grido di “Pensionati all’attacco”. Infine i parlamentari, indossando sempre i gilet azzurri, si sono diretti all’esterno, per bissare il sit in davanti l’ingresso principale di Montecitorio.

Negli stessi minuti, viene diffusa una lunga dichiarazione del leader Silvio Berlusconi nella quale, attaccando pesantemente il governo e la manovra, annuncia: “I gilet azzurri indossati dai nostri parlamentari sono il simbolo di un’Italia che non vuole distruggere, ma ricominciare a costruire: un’Italia che dice basta tasse, giù le mani dalle pensioni, giù le mani dal volontariato, giù le mani dall’Italia che lavora e che produce! Gli stessi gilet azzurri a gennaio saranno nelle piazze di tutte le città italiane per continuare la mobilitazione contro il governo giallo-verde a fianco dell’altra Italia seria e lavoratrice che ancora una volta viene ingiustamente penalizzata”.

Ma come, anche Forza Italia, come il PD protesta per le tasse alle banche ed il taglio alle pensioni d’oro? Ma la parte più comica è quel “giù le mani dall’Italia che lavora e che produce!”. Si riferiscono proprio quel ceto medio tradito da venti cinque anni dallo stesso Berlusconi e della mai avviata rivoluzione liberale. Lui che liberale lo è a parole. Lui che ha usato la politica per portare vantaggio alle proprie aziende evitando attentamente di navigare nel mercato “libero”. La concorrenza era un fastidio, anche se da liberale doveva promuoverla, ovviamente per tutti gli altri. Ha preferito esserne il protettore usando la politica e la buona fede di milioni di italiani. Una “filosofia” politica di protezionismo “degli interessi propri”. Una prassi tanto in voga nella politica nostrana e trasversare, una inciviltà politica che si vorrebbe annientare. La politica della clientela, che dispensa favori al clan di turno, alla lobby di riferimento, al potere forte dominante. Oggi Forza Italia abbozza la protesta, ultimo istintivo riflesso prima di scomparire…

“L’opposizione in Parlamento non basta più”

“I gilet azzurri che abbiamo indossato oggi nell’Aula di Montecitorio simboleggiano l’avvio della mobilitazione di Forza Italia contro questo governo e le sue politiche”, spiegano poi i deputati di FI. “Non basta più fare opposizione costruttiva nelle Aule del Parlamento, ridotte da questa maggioranza e questo governo a meri luoghi di bivacco, è giunto il momento di scendere in piazza e rivendicare con orgoglio i valori del centrodestra. Dei quali oramai siamo gli unici depositari e difensori.

Tutti sanno che il centrodestra è morto e sepolto. Non sorprende che i morti viventi seguaci dell’ottantenne ex cavaliere si agitino, non tanto per protestare, quanto per alzare il prezzo alla corte di Salvini, oramai l’erede indiscusso di un campo politico che si chiamò centrodestra.

Chi vota una manovra che aumenta le tasse, non taglia il costo del lavoro, penalizza il volontariato, danneggia i pensionati e dimentica il Sud non può dirsi di centrodestra. Il vero centrodestra siamo noi, è Forza Italia”, concludono.

Allora perchè non si presentano da soli alle amministrative? Cercano la Lega? Ma in caso di alleanze locali, cosa farà Forza Italia? Protesterà contro il Governo di cui fa parte la Lega il lunedì, mercoledì e venerdì, mentre il martedì, giovedì e nel week end sosterranno i candidati del Carroccio nei comuni? Abbiano il coraggio di una scegliere! Perchè localmente gli sarà chiesto da parte stare!

Durissime le parole di Berlusconi contro il governo e la maggioranza giallo-verde: “Nessuno deve sottovalutare la gravità assoluta di quello che sta succedendo alla Camera in questi giorni, nel metodo e nel merito”. Quanto al metodo, “si stanno obbligando le Camere a votare – senza quasi averla letta – una manovra scritta sotto dettatura proprio di quei burocrati di Bruxelles che si diceva di voler sfidare e sconfiggere. Per fortuna è prevalso il buon senso e si è evitata una sanzione europea, ma il prezzo per ottenere questo è stato una legge di bilancio che gli italiani pagheranno molto cara”.

Una manovra, dice Berlusconi, dettata “da quei burocrati di Bruxelles che si diceva di voler sfidare e sconfiggere”. Parole proprio di quel Berlusconi vittima degli stessi burocrati che nel 2011 lo convinsero ad “autodisarcionarsi”. Si dimise senza essere sfiduciato, sostenne il Governo peggiore della storia repubblicana, presieduto dal senatore Monti, che lo stesso ex cavaliere disse di aver proposto. Proprio quell’establishement di cui lo stesso Berlusconi ha sempre fatto parte sin dagli albori della seconda repubblica. Lui che dalla prima ha sempre beneficiato grazie alla politica. Ora inventa i gilet azzurri, quelli del ci vuole più Europa! Quelli dell’establishment. Funzionali a replicare proteste indotte e funzionali al sistema che non vuole cedere. Invece di parlare di sovranità e rivendicazione del diritto di ogni popolo ad autodeterminarsi, noi ci troviamo Berlusconi. Ancora. Ma sappiamo che è solo questione di tempo, la natura farà il suo corso.

Fonte: agi.it (qui)

Aeroporto D'Annunzio, Montichiari, Politica locale

Aeroporto Montichiari (BS) in rosso, soci Catullo in fermento. Intanto le istituzioni dormono…Chi ci guadagna?

Avevamo sollevato la questione circa un mese fa (qui), con un appello al Ministro Toninelli, sulla gestione improduttiva dell’Aeroporto D’Annunzio di Montichiari, intanto la politica locale, provinciale e regionale continua a disinteressarsi dello scalo monteclarense. Mentre a Roma la partita degli aeroporti deve ancora arrivare sul tavolo del Governo. Ma la questione è come disarticolare e riportare nella buona gestione il puzzle di concessioni quarantennali assegnate senza gara, come per le autostrade, frutto di accordi politici (dove tutti i partitici hanno partecipato), come in definitiva tagliare l’interconnessione patologica tra società pubbliche e private la cui regola è sempre la stessa privatizzare gli utili e socializzare le perdite. Grazie agli “imprenditori” privati che di giorno predicano il liberismo in economia e di notte cercano ed ottengono concessioni quarantennali governative senza gara. Poi ci scandalizziamo dei politici in consigli di amministrazione di società di gestione in profondo perenne rosso. Politici che non si trovano a braccetto con le lobbi di potere che prima li finanziavano. Politici al guinzaglio che hanno sempre guadagnato, mentre le società di gestione sono in perdita.

Fine anno turbolento agli Aeroporti del Garda, dove ai numeri positivi del Catullo, che registra un movimento di 3,5 milioni di passeggeri in decisa crescita, fa da contraltare la pesante perdita per 7 milioni di euro delle attività riferite allo scalo bresciano di Montichiari. Intenzioni di rilancio cui gli azionisti veronesi avevano puntato sin dal 2014 con l’ingresso nella compagine della società veneziana Savee ancora oggi messo in discussione da Anca (Autorità nazionale anticorruzione) per la modalità di acquisizione delle quote dal Comune di Villafranca, avvenuta senza gara pubblica.

Save, che gestisce gli aeroporti di Venezia e Treviso, detiene il 41,271% della Catullo, mentre Aerogest il 47, 015%. Il restante pacchetto è suddiviso tra una costellazione di 24 Enti, tra cui molti Comuni e con la partecipazione più alta in possesso della Provincia Autonoma di Bolzano con il 3.584%.

I conti in rosso di Montichiari, in assenza di un piano strategico di sviluppo, rappresentano una zavorra che i soci pubblici e privati fanno intendere di non volere sostenere oltre. Le ipotesi di collaborazione a ovest risultano al momento congelate.

Pochi giorni fa, a metà dicembre, l’avv.Roberto Bruni, Presidente di SACBO, società di gestione dell’Aeroporto di Milano Bergamo, aveva ribadito che un’eventuale ipotesi di collaborazione societaria e operativa potrà essere legata solo alla ridiscussione della concessione di Montichiari, che è in capo alla Catullo, ovvero alla creazione di una Newco.

Fonte: messaggero.it (qui)

Centrodestra, Montichiari, Politica locale

Montichiari, sottoscrivere un patto anti spartizione. Accordo Lega-Forza Italia? Non scontato.

Di seguito il testo integrale del Comunicato stampa diffuso il 12 dicembre:

“Accordo Lega-Forza Italia? Non scontato. Manca il candidato Sindaco e un programma comune”. “Prima delle alleanze preconfezionate vengono i cittadini”.

“Sottoscriviamo un patto anti spartizione affinché le nomine come le scelte negli appalti pubblici siano più trasparenti”

In relazione alle recenti notizie diffuse dalla stampa locale nella quale si evidenzia come un’alleanza Lega-Forza Italia appare scontata intervengono in merito Massimo Gelmini, ex assessore al bilancio monteclarense, ed Elena Fontana, ex consigliere comunale.

Non ci risulta che tra Lega e Forza Italia sia stato raggiunto un accordo – dichiarano Gelmini e Fontana – la coalizione, che dovrà competere con l’amministrazione uscente, non ha ancora un candidato Sindaco e sta avviando un confronto sul programma”.

“Sarebbe alquanto sciocco che due forze politiche stringano accordi tra segreterie di partito sulla base di formule partitocratiche e non sulla base dei contenuti che ancora non sono stati elaborati da tutti coloro che partecipano alla costruzione del progetto politico-amministrativo, senza attendere, per altro, il candidato Sindaco che dovrà avere l’onere e l’onore di concretizzare un progetto politico per Montichiari in grado di vincere le prossime elezioni amministrative”.

“Rivendichiamo la necessità che la comunità sia preminente rispetto ai partiti e ribadiamo l’urgenza di proporre ai cittadini una proposta politica di cambiamento capace di interpretare un nuovo modo di intendere l’amministrazione locale partendo dal ruolo del Sindaco, della Giunta e dei cittadini che attraverso la vera partecipazione siano protagonisti della prossima stagione amministrativa. Dove le “logiche partitocratiche” finalmente possano essere escluse dalla gestione della cosa pubblica.”

“L’esperienza dell’Amministrazione Fraccaro ha evidenziato come i partiti sono sempre propensi ad imporre scelte dall’alto ed in particolare laddove c’è discrezionalità di scelta, anche nell’ambito della selezione di incarichi di consulenza ed appalti sotto determinate soglie (ad es. di importo inferiore a 40.000 euro). Il rischio è che una parte della politica possa incide pesantemente preferendo logiche clientelari invece dell’applicazione di buone pratiche. A tal proposito invitiamo la Lega affinché nel programma amministrativo si introduca l’obbligo di un’auto-regolamentazione comunale che impedisca comportamenti di natura spartitoria in tutte le scelte discrezionali dell’Amministrazione comunale, tenuto conto che la prossima compagine amministrativa che dovrà guidare sarà probabilmente composita”.

“Ma ad oggi non possiamo che prendere atto – hanno dichiarato Gelmini e Fontana – che l’esigenza è  un’amministrazione riformista, determinata, competente, umile, dove il miglioramento continuo di ogni aspetto della gestione della cosa pubblica per il bene pubblico sia il modello di riferimento, in grado di superare le solite clientele, la partitocrazia, gli amici degli amici. Crediamo che questo debba provenire dal candidato Sindaco, ancora in una fase di elaborazione tutta interna alla Lega, e che tutti i potenziali alleati dovranno innanzitutto concordare su questo per noi fondamentale principio.

Un modello di amministrazione – ricordano Gelmini e Fontana, che consentirebbe di superare il rischio delle solite logiche clientelari e la partitocrazia, ma che ha bisogno un terreno fertile, quel auspicato laboratorio politico che sappia anteporre il bene comune agli interessi più corporativi. Anteporre il bene comune al metodo “Cencelli” spesso utilizzato è un obiettivo primario”.

Nel ribadire la vocazione sovranista che da sempre caratterizza le liste civiche che rappresentiamo – hanno dichiarato Massimo Gelmini ed Elena Fontana – invitiamo chiunque ha interesse al bene comune ad ESSERCI per sostenere il progetto di un nuovo governo locale del cambiamento come obiettivo possibile per Montichiari.

Ambiente, Politica locale, Salute

Il depuratore del Garda, si sdoppia, previsti impianti a Montichiari e Gavardo. Accordo tacito tra le amministrazioni locali e l’Ato? Il gioco delle parti della politica cerchiobottista.

Poco più di un mese fa venne diffiusa la notizia che l’Ato di Brescia avesse scelto. Infatti nell’edizione del 29 novembre del Corriere Brescia la conferma che l’opzione che prevede l’ampliamento del depuratore di Montichiari oltre la dimensione necessaria per servire la cittadina dei colli morenici. Una soluzione che secondo le indiscrezioni della stampa dovrebbe addirittura triplicare la propria capacità. Proprio il 28 novembre scorso il consiglio comunale di Montichiari ha deliberato che il Sindaco Fraccaro provveda ad opporsi al progetto. E proprio sul fatto che il Consiglio comunale non abbia preso una posizione chiara di rifiuto, la dice lunga sulla mezza porta aperta dell’Amministrazione comunale di Montichiari tenuto conto che senza il nulla osta della Giunta Fraccaro l’ampliamento non è possibile proprio in virtù della convenzione vigente tra A2A Spa (gestore del depuratore) ed il Comune. Un tale ampliamento del depuratore monteclarense non è consentito e previsto dagli atti convenzionali pertanto al Sindaco Fraccaro non resta che far cadere la maschera ed adottare gli atti concreti e formali per chiudere rigettare definitivamente la proposta dell’Ato di Brescia.

Ma c’è una merce di scambio, l’Amministrazione comunale di Montichiari guidata dal Sindaco Fraccaro ha collocato nel bilancio di previsione 2019-2021 nell’annualità 2020 ben 5,4 milioni di euro (provenienti dall’ATO) per interventi sulle fognature che potrebbero essere prese realizzate da A2A in cambio dell’assenso alla triplicazione dell’attuale impianto di depurazione di Montichiari gestito dalla stessa A2A. Spariranno d’incanto le remore “democratiche” sulla ricaduta ambientale di questa operazione e ci diranno che quanto scaricato nel Chiese dal “futuristico” ampliamento del depuratore non porterà problemi perchè sicura e all’avanguardia. Certo un’operazione che sarà attuata dopo le elezioni amministrative di maggio del prossimo anno, magari con l’anticipazione dei fondi per le fognature dal 2020 al 2019.

Un depuratore triplicato che scaricherà nel fiume Chiese è una follia dal punto di vista sanitario e ambientale, tanto in conseguenza del fenomeno polmoniti di questa estate, per la quale non è stata detta la parola fine e soprattutto non vi sono ancora i colpevoli di quanto accaduto. Purtroppo non solo nell’ambito delle aziende pubbliche dei servizi, quanto soprattutto in certa politica, l’idea che gli impianti impattanti debbano essere collocati ove la realtà è già compromessa deve terminare. Non è più tollerabile.

L’Ato di Brescia ha scelto. L’impianto che dovrà trattare i reflui della riviera bresciana avrà depuratori a Montichiari (per il basso lago, tranne Desenzano e Sirmione che continueranno a confluire a Peschiera) e a Gavardo o Muscoline. Intanto a Lazise c’è stato un convegno per porre al centro il ruolo delle Istituzioni Europee.

Un depuratore a Montichiari cui faranno riferimento il basso e medio lago e uno a Muscoline o Gavardo per trattare i reflui dei paesi dell’Alto lago, da San Felice a Tignale. Con le acque depurate che confluiranno nel Chiese.

I sindaci dei paesi prescelti per ospitare gli impianti non ci stanno e annunciano battaglia, ma pare questo lo scenario ormai scelto da Ato tra il ventaglio di cinque ipotesi individuate dall’equipe del professor Giorgio Bertanza dell’Università di Brescia nello studio realizzato per conto di Acque Bresciane: l’adeguamento del depuratore di Peschiera; la realizzazione di un depuratore a Lonato; la realizzazione di un depuratore a Montichiari; il potenziamento dell’impianto di Visano; il potenziamento del depuratore di Montichiari e la costruzione di un nuovo impianto a Muscoline o a Gavardo.

«Possiamo dire che si tratta di una scelta ufficiale – ha dichiarato al Giornale di Brescia Marco Zemello, direttore dell’Ato di Bresciaquantomeno per la parte che riguarda Montichiari. E questo è un primo passo essenziale visto che siamo controllati a vista dal Ministero che non pare propenso a tollerare ulteriori ritardi (ci sono in ballo i famosi 100 milioni stanziati dal ministero, ndr). Ci resta un po’ di tempo per capire come comportarci per l’Alto Garda, ma stiamo già lavorando in questo senso».

Ora non resta che convincere i sindaci, che annunciano barricate. D’altra parte una decisione andava ufficializzata, visto durante l’ultimo incontro al ministero ad Ato e Acque Bresciane era stato dato tempo sino alla fine di ottobre per individuare la soluzione progettuale.

La partita è aperta e si gioca sul tavolo delle strategie politiche. Scrive Rosario Rampulla sul Giornale di Brescia: “Fuori dall’ufficialità di studi e dichiarazioni, c’è un «convitato di pietra» al tavolo della depurazione, A2A, proprietaria dell’impianto di Montichiari che andrebbe ampliato («e l’ampliamento – evidenzia Zemello – non richiederebbe l’esproprio di altre aree o un maggior ingombro rispetto all’impianto attuale») e prossima a realizzare a Gavardo un depuratore da 36mila abitanti equivalenti. La domanda è: se c’è già un impianto progettato (frutto di un iter slegato dal maxi-depuratore gardesano) avrebbe senso costruirne un altro nella confinante Muscoline? In attesa di conferme ufficiali, la sensazione è che si vogliano aprire le porte ad A2A e ad un suo coinvolgimento diretto nel progetto gardesano. Voci, per ora, ma tutt’altro che campate… in acqua”.

Fonte: gardapost.it (qui)

BENE COMUNE, Politica locale, Referendum, Territorio bresciano

Brescia, Referendum sull’acqua. Affluenza al 22,3%. Vincono i sì con il 96,6%.

Una vittoria schiacciante del , pari al 96,6%, con un’affluenza del 22,3%, in linea con le aspettative dei promotori, ma troppo bassa per poter considerare la consultazione un successo. Complessivamente, i bresciani che hanno risposto alla chiamata alle urne per il referendum sull’acqua sono 216 mila su 970 mila aventi diritto. Il dato è ancora parziale, dato che mancano i due seggi di Polpenazze(su 1.170 seggi totali).

In ogni caso, il voto del 18 novembre, che doveva decidere se mettere a gara il 49% di Acque Bresciane, la società che gestisce il servizio idrico in diversi paesi della Provincia e che nei prossimi anni prenderà via via in carico tutto il territorio bresciano, manda un segnale politico al Broletto, regista dell’operazione. Coinvolto peraltro in duplice veste nel tema, come referente dell’Aato, l’autorità di controllo dell’ambito territoriale, e della stessa Acque Bresciane, partecipata dai Comuni o da società controllate dai municipi, come Aob2, Sirmione Servizi e Garda Uno.

In attesa di capire quali saranno le reazioni in seguito al voto, e le relative scelte amministrative, vi proponiamo le mappe con l’andamento dell’affluenza e i risultati del voto Comune per Comune.

Fonte: giornaledibrescia.it (qui)