Austerity, Politica, Terremoto

L’Aquila 2009-2019 – La scuola è ancora in moduli provvisori: ‘Nei container di lusso lavoriamo per mantenere la comunità’

 

“La scuola dovrebbe essere una priorità per il futuro, ma è stata dimenticata”. Se c’è un caso emblematico della lentezza della ricostruzione pubblica, all’Aquila, è quello delle scuole. Nonostante le promesse e i soldi erogati, gli studenti sono ancora nei Musp (Moduli ad Uso Scolastico Provvisori), in periferia. Nessuna delle scuole del centro è tornata agibile. Clamoroso il caso del Cotugno, inizialmente fatto rientrare in un edificio ‘vero’, a seguito di una richiesta di accesso agli atti di alcuni genitori e insegnanti si è rivelato essere inagibile. Sfrattati per una seconda volta, dopo un periodo di ’scuola pomeridiana’ ospiti di altri istituti, hanno finalmente ri-ottenuto un Musp, anzi cinque, in parti opposte della città. “È un odissea che sembra non finire mai – spiega la dirigente scolastica Serenella Ottaviano -. Le scuole hanno lavorato tantissimo per mantenere la comunità e offrire il massimo dell’offerta formativa possibile, eppure a 30 chilometri da qui sembrano essersi dimenticati di noi”.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

Africa, Europa, Immigrazione, Politica

Kagame: “La crisi migratoria è una creazione dell’Europa”.

Dal quotidiano ruandese The New Times riportiamo la traduzione di un’intervista al presidente Paul Kagame, che affronta temi cruciali per l’Africa visti da un’ottica – per una volta – non europeocentrica. Non sorprende che sottolinei il ruolo dell’Europa nell’attirare gli immigrati clandestini, lo scarso effetto dei miliardi di fondi affluiti in Africa (di cui molti avevano “un biglietto di ritorno”), l’atteggiamento ipocrita e presuntuoso tenuto da un’Europa peraltro in crisi. 

Il presidente Paul Kagame afferma che l’Europa ha investito miliardi in modo sbagliato e ha invitato i migranti. Considera il modello europeo di democrazia inefficiente e le élite africane problematiche.

In un’intervista esclusiva con il quotidiano austriaco Die Presse, il presidente Kagame, che si trovava nel paese europeo per il vertice di alto livello Europa-Africa che si è tenuto nella capitale Vienna, parla a lungo dei legami africani ed europei, del commercio, dell’impegno della Cina in Africa e degli aiuti.

Di seguito è riportata la versione tradotta dell’articolo originariamente pubblicato in tedesco.

Perché l’Europa ha riscoperto il suo interesse per l’Africa? A causa della crisi migratoria?

L’Europa ha trascurato l’Africa. L’Africa avrebbe dovuto essere un partner da scegliere anche solo i base alla nostra storia comune. Ma gli europei hanno semplicemente avuto un atteggiamento sbagliato. Sono stati presuntuosi.

L’Europa ha creduto di rappresentare tutto ciò che il mondo ha da offrire; che tutti gli altri potessero solo imparare dall’Europa e chiedere aiuto. Questo è il modo in cui gli europei hanno gestito l’Africa per secoli.

E questo sta cambiando ora?

Sta iniziando a cambiare. A causa di alcuni fatti.

Quali fatti?

L’Europa ha capito che le cose non sono così rosee nel suo stesso continente. La migrazione è solo una parte del problema, solo una parte di ciò per cui i cittadini europei sono scontenti. Basta guardare a tutte le proteste e al cambiamento del panorama politico. La rabbia è diretta contro gli errori commessi dalla leadership politica.

La popolazione africana raddoppierà entro il 2050. Solo per questa ragione, molte persone potrebbero prendere il cammino dell’Europa nei prossimi anni.

Non è solo una questione di dimensioni della popolazione. Quello che conta è il contesto in cui cresce la popolazione. La Cina ha 1,3 miliardi di abitanti. Tuttavia, non si sono viste legioni di cinesi migrare illegalmente in altri paesi.

Anche se la popolazione dell’Africa non crescesse, in molti posti la povertà sarebbe ancora così grande che le persone cercherebbero alternative. L’Europa ha investito miliardi su miliardi di dollari in Africa. Qualcosa deve essere andato storto.

Che cosa è andato storto?

In parte, è che questi miliardi avevano un biglietto di ritorno. Sono fluiti in Africa e poi tornati di nuovo in Europa. Questo denaro non ha lasciato nulla sul terreno in Africa.

Alcuni di questi soldi potrebbero essere scomparsi nelle tasche dei leader africani.

Supponiamo per un momento che sia così. L’Europa sarebbe davvero così pazza da riempire di denaro le tasche di ladri? Potrebbe anche esserci un’altra ragione per cui il denaro non ha prodotto risultati: perché è stato investito nel posto sbagliato.

Quindi dove dovrebbero andare i fondi per lo sviluppo?

Nell’industria, nelle infrastrutture e nelle istituzioni educative per la gioventù africana, il cui numero sta crescendo rapidamente. Questo è l’unico modo per avere un dividendo demografico.

La Cina sta investendo molto nelle infrastrutture. Le aziende cinesi stanno costruendo strade in Ruanda. I cinesi lavorano in modo più intelligente degli europei?

La Cina è attiva in Ruanda, ma non in modo inappropriato. Le nuove strade in Ruanda sono in gran parte costruite con denaro europeo. A volte ci sono subappaltatori cinesi.

Ritiene che l’impegno della Cina in Africa sia una buona cosa?

È buono, ma può ancora essere migliorato. Gli africani devono soprattutto lavorare su se stessi. In Ruanda, conosciamo la nostra capacità e quali proposte cinesi dobbiamo accettare, in modo da non sovraccaricarci di debiti. Ma ci sono anche paesi che non hanno fatto buoni accordi e ora si stanno strangolando.

Questi paesi sono incappati nella trappola del debito.

Non tutti, ma può succedere. Dipende da noi africani. Perché non sappiamo come negoziare con la Cina? Certamente i cinesi non sono qui solo come filantropi per aiutarci.

Quindi lei vede anche un problema relativo alle élite in Africa.

Decisamente. L’Africa è rimasta un continente da cui le persone semplicemente si servono.

Quale paese è servito da modello di sviluppo per lei? Singapore?

Abbiamo imparato alcune cose da Singapore. Collaboriamo ancora con Singapore oggi. Ma non abbiamo cercato di copiare nessun altro paese.

Quali sono i fattori chiave per lo sviluppo?

La prima cosa e la più importante è investire nella propria gente, nella salute e nell’educazione. In secondo luogo, devi investire denaro in infrastrutture e, in terzo luogo, in tecnologia.

Stiamo cercando di creare sistemi di valore che ci consentano di essere più efficienti: turismo, informatica, energia. Ma soprattutto vogliamo fornire una migliore educazione ai nostri cittadini per favorire l’innovazione e l’imprenditorialità.

Ha una visione su dove dovrebbe essere il suo paese tra 20 anni?

Abbiamo iniziato nel 2000 con un piano per il 2020. Ora abbiamo elaborato un nuovo piano dal 2020 al 2050, diviso in due fasi di 15 anni. La nostra visione è quella di costruire un paese stabile, sicuro, prospero e sostenibile, in cui i nostri cittadini possano vivere una vita buona in un ambiente incontaminato.

Lei è stato generale, ministro della Difesa e dal 2000 presidente…

Mi manca la mia vita come comandante militare e ministro della Difesa. (Ride). La preferivo alle sciocchezze che spesso devo affrontare.

L’ex presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, la ha fortemente criticata nel 2015 per aver cambiato la costituzione per rimanere in carica più a lungo. Si considera indispensabile per il benessere del suo paese?

Una cosa dovrebbe essere buona o cattiva solo perché Obama la vede in quel modo? In Germania, Angela Merkel ha corso per quattro elezioni. Nessuno si è inquietato. Non ho proposto io di cambiare la costituzione. Non sono stato coinvolto nella decisione, ma l’ho accettata. I ruandesi apprezzano il lavoro che ho svolto.

Chiaramente rimprovera all’Occidente di imporre i suoi standard democratici agli altri.

L’ipocrisia degli europei è sorprendente. Predicano ciò che non praticano loro stessi. Perché c’è questo fallimento in Europa? A causa della democrazia? Se democrazia significa fallimento, allora la democrazia europea non è qualcosa che dovrei praticare.

Come valuta la gestione europea della crisi dei rifugiati del 2015 ?

L’Europa ha un problema di migrazione perché non è riuscita ad affrontare il problema in anticipo. Invece di aiutare l’Africa, ha ulteriormente impoverito il continente. Non mi fraintenda: non sto dando all’Europa tutta la colpa del problema della migrazione.

È un problema condiviso. Gli africani devono chiedersi perché c’è questo caos con la gente che continua a fuggire dalle proprie terre. Di questo non può essere ritenuta responsabile l’Europa.

Ma gli europei vogliono modellare gli altri a loro immagine. Lamentano costantemente che l’Africa è piena di dittatori. Che è un modo per dire: “Noi sì che siamo liberi, l’Europa è il paradiso, vieni!”. Così l’Europa ha invitato gli africani. Fino ad oggi.

Alcuni leader dell’opposizione sono stati recentemente rilasciati dal carcere in Ruanda. Espandere lo spazio democratico è una parte della sua strategia di sviluppo?

Non sono sicuro che le persone abbiano la stessa cosa in mente quando parlano di democrazia. E cosa intende per “leader dell’opposizione”? Uno di loro ha infranto ogni tipo di regola quando si è proposta come candidata alla presidenza.

Questa storia è stata poi presentata come se volessi impedirle di partecipare alle elezioni. Questa donna avrebbe avuto zero possibilità di vincere anche alle elezioni come sindaco.

Se lei è così popolare, la repressione non dovrebbe essere necessaria.

Che cos’è la democrazia? Permettere ai malfattori di ottenere il sopravvento? L’altra donna che è stata rilasciata era stata condannata per avere collaborato con gli autori di genocidio. In altri paesi sarebbe stata giustiziata.

Allora, perché è stata rilasciata?

Abbiamo concesso la clemenza a molti. La nostra stessa gente ci richiama all’ordine, quando vedono assassini per le strade. Non ci fa piacere farlo, ma vogliamo avere un futuro comune nel nostro paese.

Quanto è fragile l’equilibrio in Ruanda? Solo 24 anni fa furono massacrate 800.000 persone.

Stiamo cercando di guarire la società. Molti parenti delle vittime lo trovano difficile da capire. Parliamo con loro. La politica non è un gioco. Riguarda la vita delle persone.

Die Presse

Christian Ultsch, 24 dicembre 2018

Europa, Federalismo, Politica, Sovranità

La strada è quella di un sovranismo debole, federalista. Mentre con l’Europa è necessario ripensare la nostra appartenenza in modo diverso da come è stato fino ad ora.

 

Dal Convegno dell’Associazione Aletheia organizzato lo scorso 2 febbraio 2019 gli intervento del Prof. Becchi. Il titolo del convegno è stata “Chi comanda a casa nostra?”.

Il Prof. Becchi affronta il tema del rapporto tra Costituzione italiana e Trattati europei (di Maastricht e di Lisbona), ma parte del suoi interventi indagano anche sul tema dell’appartenenza fino a evidenziare che si debba ricercare il sovranismo e con la particolare situazione italiana, che ha le caratteristiche di un laboratorio politico, può emergere un particolare sovrasmo debole e federalista, di Johannes Althusius (qui). Un sovranismo che non può essere forte, ma per le caratteristiche di chi Governa il Paese, esprimono oggi due sovranismi quello identitario della Lega (un tempo secessionistico) e quello solidaristico del Movimento 5 Stelle.

Conclude con un accenno alle prossime elezioni europee laddove ad oggi tutti i principali partiti affrontano il tema Europa con la medesima proposta politica ovvero che l’Europa deve cambiare, ma nessuno affronta il tema nodale, e cioè la necessità che si imponga un manifesto per la difesa delle identità dei popoli europei e una necessaria revisione del modello di appartenenza all’Europa.

Politica

Il popolo M5s grazia Salvini. Di Maio polemizza con i sindaci stellati, la Taverna: “Chi non è d’accordo se ne vada”

Il 59% dice no al processo. Il leader in un’assemblea tesa si gioca tutto: salvare il governo e trasformare il Movimento con una “struttura verticale”

“Quando i sindaci si fanno strumentalizzare mi cadono le braccia”. Luigi Di Maio è davanti ai suoi parlamentari. Li guarda in faccia. Ha aspettato che da Milano gli comunicassero l’esito del voto su Rousseau. Il 59% di 52mila iscritti ha deciso, dopo rallentamenti, crash e quesiti involuti, di salvare Matteo Salvini e salvare il governo. Solo dopo ha varcato le porte della Camera dove gli oltre trecento onorevoli con le 5 stelle appuntate al bavero lo aspettavano.

E si è tolto qualche sassolino dalla scarpa. L’irritazione per la prima pagina del Fatto quotidiano non si è stemperata nelle lunghissime ore della giornata. Difficilmente poteva farlo. Il Movimento è scosso da spasmi, la base si è spaccata sul blog, una fetta consistente di parlamentari critica con virulenza la base. “Il Movimento è spaccato”, ripetono come all’unicono Paola Nugnes e Elena Fattori. Anche il presidente della commissione Bilancio del Senato Daniele Pesco condivideva le ragioni del sì al processo. Alberto Airola, che si è speso pubblicamente, esce da Montecitorio livido e si infila senza fiatare nell’umida notte romana.

Una frangia la cui ampiezza è tutta da verificare, che ha trovato “casa” nel quotidiano diretto da Marco Travaglio. Che ha sbattuto in prima pagina gli interventi per il no all’immunità dei tre sindaci pentastellati più importanti: Virginia Raggi, Filippo Nogarin e Chiara Appendino. Con quest’ultima che poi è corsa a rettificare, e che in serata è corsa a diramare la sua felicità per la prova di democrazia e il rispetto della volontà del tribunale di Rousseau.

Parlamentari M5S: “Voto online è sovrano, tutti lo rispetteremo”

Il caos della votazione online che nelle prime ore del mattino è andato a singhiozzo, la palpabile irritazione dell’alleato, la contriarietà di Giuseppe Conte a come è stata gestita la vicenda prima filtrata e poi smentita quasi con violenza. E un’assemblea che inizia sul tema del rinnovamento, della nuova “struttura verticale” (copyright Di Maio) da innervare sottopelle a un Movimento (almeno teoricamente) liquido. Al punto che dopo una quarantina di minuti da dentro trapela nervosismo: “Questo (sic.) la tira per le lunghe. Non ci vuole far parlare della Diciotti”.

E invece alla fine il tema arriva, disvelando tutta la criticità del momento. I capannelli pro-sì vengono guardati con un misto di prudenza e diffidenza. E vengono investiti da Paola Taverna: “Chi non è d’accordo se ne vada”. C’è dentro tutto. Più volte si è scritto – anche su queste colonne – che il Movimento 5 stelle ha cambiato pelle. E ancora. E ancora. Mai però come questa volta il passo è lungo. Mettere nel cassetto l’intransigenza giustizialista del “tutti uguali davanti alla legge” e sostituirla con i sempre disprezzati sofismi della legge e delle garanzie costituzionali. E trasformare il Movimento in partito. Tutto in una volta, tutto in una sera.

La strada è azzardata, forse troppo, le soluzioni non convincono groupie e analisti, ma non si può dire che a Di Maio il coraggio non manchi. Andando dai paladini della partecipazione dal basso, dell’uno vale uno, a offrire un modello verticista quale panacea salvifica. Svolta che incassa apprezzamenti enormemente più ampi di quel che si sarebbe potuto immaginare appena qualche giorno fa. Escono in batteria i sottosegretari Mattia Fantinati e Manlio Di Stefano, applaudono. Quest’ultimo si spinge addirittura a proporre l’esperienza nelle amministrazioni locali come pre requisito per la candidatura in Parlamento, e tanti saluti alla regola del doppio mandato. L’assemblea applaude. Ha visto i sondaggi. Quello di Tecnè che manda in onda Quarta Repubblica su Rete4 ad assemblea in corso inchioda i 5 stelle al 23,2%, dieci punti sotto alla Lega. E il paradosso è che si configura come una boccata d’aria, visto che qualche ora prima Swg aveva mostrato sul Tg di La7 una tabella con scolpito il 22%. Da qualche parte bisognerà pur ripartire.

Lo start è fissato per martedì, al massimo mercoledì, quando la Giunta dovrà scrivere nero su bianco il primo voto sulla Diciotti. Un voto che potrebbe scuotere una polveriera, pronta a esplodere. Il capo politico prova a gettare acqua sulle polveri: “Dobbiamo andare casa per casa a spiegare reddito e quota 100”. Cita, non è dato sapere quanto consapevolmente, l’ultimo drammatico discorso di Enrico Berlinguer. Qualche settimana dopo il Pci toccò il suo picco elettorale. Era il voto per l’Europarlamento. Auspici, presagi, che sfumano via dopo mezzanotte, quando la riunione si scioglie. Con la consapevolezza che su questa sfida Di Maio si gioca tutto: spaccarsi o ripartire.

Fonte: Huffington Post Articolo di P. Salvatori del 18 febbraio 2019.