Polmonite, Salute, Territorio bresciano

Epidemia di polmonite, la rabbia dei malati: uniti per chiedere un risarcimento

In 878 sono stati contagiati, già in 15 si sono rivolti all’avvocato. Ma non è ancora chiaro chi sarà chiamato in causa per risarcire i danni.

L’epidemia di polmonite si è fermata, ma sul fronte legionella ora potrebbe aprirsi un nuovo capitolo. Quello dei risarcimenti. Sono già una quindicina le persone che si sono rivolte all’avvocato Donatella Mento, chiedendole di rappresentarli in sede civile. In attesa che la verità emerga sul fronte epidemiologico, c’è chi avanza richieste di risarcimento. Si tratta, per esempio, di un 29enne che è stato tra i primi ad ammalarsi: la polmonite gli ha creato seri problemi di mobilità, perciò oggi il giovane – costretto a una complessa riabilitazione, tuttora in corso – vorrebbe ottenere un indennizzo. 

Così come l’operaio 57enne, di origini sarde, che quest’estate avrebbe lavorato alcuni giorni in un’azienda siderurgica della provincia, costretto poi ad abbandonare il cantiere per via di una polmonite da legionella. Anche il 57enne ha chiesto all’avvocato di rappresentarlo in sede civile.  Sì, ma a chi verrebbe addebitata la richiesta di un risarcimento? All’Agenzia di tutela della salute? O alle aziende le cui torri di raffreddamento sono risultate positive alla contaminazione da legionella? Tema molto complesso, visto che a livello epidemiologico non è ancora stato stabilito chi è all’origine del contagio. Se fosse confermata l’ipotesi delle aziende, che dovevano sanificare le proprie torri, resta da capire se le ditte verranno considerate responsabili della trasmissione batterica o «vittime» dell’intera vicenda, come sostenuto da qualche imprenditore. 

«Prima di avanzare qualsiasi ipotesi — spiega l’avvocato Mento — dobbiamo avere tutto il materiale in mano, comprese le cartelle cliniche che sto raccogliendo. Siamo in un fase iniziale. Ma attendiamo anche i risultati delle analisi che emergeranno dagli studi di Ats e dell’Istituto superiore di sanità». È chiaro che non tutti i pazienti hanno avuto gli stessi esiti: c’è chi ha dovuto fare i conti con una broncopolmonite aggressiva, chi ha riportato lesioni fisiche di lungo periodo o permanenti. E poi ci sono quasi dieci decessi per polmonite: un caso è acclarato, si tratta di legionella; tre sono risultati negativi al batterio; si attendono poi la pubblicazione dei risultati dell’autopsia di due defunti. In tutto, si parla di 878 persone che hanno dovuto fare i conti con una polmonite dai primi di settembre fino al 18 ottobre scorso. Un fenomeno più volte descritto come eccezionale, ma che rischia di lasciare la gente con l’amaro in bocca: poche notizie e l’impressione gattopardiana che ora nulla cambierà.

«Le persone si sentono abbandonate, senza capire a chi possono rivolgersi» prosegue l’avvocato Mento. Che spera di raccogliere altre adesioni per portare avanti una richiesta corale dei tanti pazienti che vogliono giustizia. Almeno sotto il profilo civile. In molti temono che non si arriverà mai a una spiegazione. «Noi che viviamo in queste zone crediamo che l’epidemia sia dipesa dalle tante criticità ambientali: fanghi da depurazione e “gessi” sparsi sui campi, reflui zootecnici e discariche di rifiuti speciali. La gente è molto preoccupata per la propria salute – racconta Carmine Piccolo – ecco perché abbiamo deciso di far nascere il Comitato di salute pubblica “Una corsa per la vita” che presiedo e che sta raccogliendo adesioni di pazienti e loro famigliari». Per Carmine Piccolo la salute è una ferita aperta: questo insegnante ha perso sua moglie quando lei aveva 46 anni. «E’ morta di leucemia, lavorava a Montichiari. Bisogna dire basta a tutto questo: ci vuole un ambiente più sano»

Fonte: Corriere Brescia on line (qui)

Emergenza, Polmonite, Salute, Territorio bresciano

Polmonite, scagionati (o quasi) dall’Ats i fanghi di depurazione

Fanghi di depurazione scagionati (o quasi) per l’epidemia di polmonite, ma a Carpenedolo gli animi non si placano. Ecco quanto emerso durante la seduta consiliare, cui ha partecipato Fabrizio Speziani, direttore sanitario dell’Ats di Brescia.

«Nel caso specifico della polmonite, probabilmente, i fanghi di depurazione non hanno nessun ruolo», ha affermato Speziani. Il quale, sollecitato dall’opposizione, ha anche precisato che «non sono stati analizzati poiché non c’è la metodica disponibile per rilevare la presenza di legionella».

Nel mirino dell’opinione pubblica sono però finite queste sostanze, il cui uso presenta grandi criticità che non sono negate, né dal direttore sanitario, né dal primo cittadino e dalla sua Amministrazione. «Comunque, si stanno ancora cercando le cause dell’epidemia, che si è concentrata in sette Comuni lungo il fiume Chiese – ha proseguito Speziani -. Ora stiamo continuando a indagare sulle torri di raffreddamento delle aziende e nelle abitazioni di coloro che sono risultati positivi alla legionella.

L’Istituto superiore di sanità si sta inoltre occupando della comparazione tra il tipo di legionella trovata nei campionamenti ambientali e quella trovata nei pazienti». Procedure. È ormai noto l’isolamento di un sierotipo, il 2-14, che non è tra i più diffusi.

Fonte: giornaledibrescia.it Articolo di G. Bonardi (qui), Consiglio Comunale di Carpenedolo dell’8 ottobre 2018 (qui)

Montichiari, Polmonite, Territorio bresciano

Emergenza polmonite, continuano le indagini sulle torri di raffreddamento. Altre due aziende individuate. Intanto altri 11 ricoverati.

Ecco il servizio di Teletutto.

La novità delle ultime ore – mentre l’epidemia non accenna a ridursi – è la conferma della presenza del batterio della legionella nelle torri di raffreddamento di due aziende delle tre inizialmente prese in esame da Ats, tutte caratterizzate da emissioni a temperatura inferiore ai 70°C, condizione ambientale imprescindibile per la sopravvivenza della legionella che si attesta fra i 25 e i 55 °C.

Prosciolta la Cartiera di Montichiari, i restanti otto campionamenti si sono rivelati tutti positivi: sono quelli relativi alle torri dell’Acciaieria di Calvisano e della Gkn Wheels di Carpenedolo. Entrambe le aziende, già dopo i primi test, aveva provveduto alla sanificazione. Ora altre due imprese sono state oggetto nelle scorse ore dei controlli effettuati da personale di Ats e dai Vigili del Fuoco del Nucleo Nbcr: tra queste la Ofar di Visano.

Le torri sono state individuate in base alla mappatura degli impianti della Bassa alla cui definizione nei giorni scorsi ha concorso anche l’elicottero dei Carabinieri di Orio che ha operato una ricognizione fotografica dal cielo con una potente videocamera. Certo le industrie non sono in ogni caso presenti da ieri e possono tutt’al più aver concorso a diffondere il batterio, abitualmente presente, non a generarne una inconsueta concentrazione. Senza dimenticare che Ats punta anche su altre ipotesi: la legionella è attestata in soli 45 degli oltre 500 casi. Per questo si cerca un secondo batterio che sia alla base di tutti gli altri episodi di questa epidemia ancora tutta da capire.

Intanto l’Ats ha aggiornato il dato dei casi di polmonite.

Questo martedì risultano tre nuovi casi di positività alla legionella (di cui 2 Ats Brescia e 1 Ats Valpadana, quest’ultimo ricoverato e, solo in seguito agli accertamenti, è stato rilevato il batterio).

Ma non è l’unico dato: seppur in calo questo martedì sono stati 17 i nuovi casi di persone con sintomi da polmonite arrivati in pronto soccorso, 11 ricoverati. In tutto i degenti sono 132.

Fonte: giornaledibrescia.it (qui), teletutto.it (qui).

Politica, Polmonite, Salute, Territorio bresciano

Polmoniti, Gallera: “Curva epidemica in lieve calo, stiamo facendo il possibile per fare chiarezza”.

“Insieme alle ATS coinvolte, stiamo facendo tutto il possibile per fare chiarezza. Dai risultati delle indagini fin qui eseguite mi sento di tranquillizzare tutti, i cittadini in primis, sul fatto che la curva epidemica appare in calo, il numero crescente di casi che stiamo fornendo rappresenta una fotografia dell’ultima settimana, frutto di indagini sempre più dettagliate”. Lo ha detto l’assessore al Welfare della Regione Lombardia, Giulio Gallera, riferendo in Consiglio Regionale in merito ai casi di polmoniti registrati a Brescia e nell’alto mantovano.

L’assessore ha quindi ricostruito quanto successo negli ultimi giorni ricordando che, nel tardo pomeriggio di giovedì 6 settembre, il Dipartimento di Igiene e prevenzione sanitaria dell’ATS Brescia è stato allertato per un accesso in numero superiore a quello atteso in analogo periodo (a partire dal 2 settembre) al Pronto Soccorso di Montichiari di persone che presentavano un quadro di polmonite. È stata quindi immediatamente avviata un’indagine per identificare l’agente coinvolto e l’eventuale origine.

ESCLUSO SUBITO UN VIRUS – “Da subito – ha spiegato – Gallera – stante i quadri clinici e di laboratorio, è stato escluso che si trattasse di un virus. Sono stati ricercati i possibili batteri interessati: legionella, pneumococco, coxiella, in quanto possibili agenti di polmoniti ‘di comunità’.

I DATI, AGGIORNAMENTO ALLE 20 DEL 10/9/2018 – Di seguito i dati disponibili alle 20 di ieri, lunedì 10 settembre. A partire dal 2 settembre sono stati registrati: 235 accessi in PS, il maggior numero nelle giornate di giovedì 6 e venerdì 7; 196 persone attualmente ricoverate; 12 persone hanno rifiutato ricovero o sono già dimesse; 2 decessi (1 con diagnosi accertata di legionellosi); 12 casi di legionella confermata (compreso il decesso). I casi clinicamente impegnati e ricoverati in reparti di terapia intensiva sono 9.

I COMUNI MAGGIORMENTE INTERESSATI – I comuni maggiormente interessati (almeno con 5 casi) sono: Carpenedolo, Montichiari, Asola, Remedello, Calvisano, Acquafredda, Desenzano, Isorella, Visano.

LA LEGIONELLA – Le conferme per legionellosi dei 12 casi, che si sono concentrate il 10/9 (fino a lunedì mattina i casi confermati erano 2), orientano ulteriormente l’indagine epidemiologica verso un cluster di legionellosi.

LA RICERCA CLINICA – “Prosegue pertanto la ricerca clinica sui singoli casi – ha continuato Gallera – per avere certezza dell’agente eziologico delle polmoniti nei ricoverati con l’attività delle ASST e le strutture di ricovero dei territori più coinvolti di ATS Brescia e ATS Valpadana (alto mantovano); e le azioni di emersione dei soggetti con quadri clinici di polmonite sia attraverso l’allerta ai PS che con la sensibilizzazione dei Medici di Medicina generale e di Continuità assistenziale”.

COLPITI PREVALENTEMENTI GLI UOMINI – I soggetti interessati sono prevalentemente maschi (circa 70%), anziani o con patologie che comportano immunodepressione , e/o fattori di rischio quali il fumo. Si stanno raccogliendo anche eventuali caratteristiche comuni come la frequentazione di ambienti, sia lavorativi che di svago o di attività commerciale; la partecipazione ad eventi, che siano suggestivi di un momento temporalmente definito (dopo il 20 agosto stante i periodi incubazione della legionella) in cui sia avvenuta una esposizione capace di provocare la malattia in un momento di tempo limitato. Ad oggi non sono emersi evidenze significative in tal senso.

LE VERIFICHE SULLA RETE DI DISTRIBUZIONE DELL’ACQUA – “Sono in corso specifiche azioni volte a identificare la fonte e le modalità di trasmissione del batterio. Per quanto riguarda la rete di distribuzione dell’acqua potabile – ha aggiunto Gallera – sono stati convocati da subito i gestori degli impianti di distribuzione dell’acqua potabile per verificare eventuali interconnessioni delle reti tra i comuni: tale evenienza è stata esclusa. Sono comunque stati effettuati campionamenti alla rete idrica (più di 50 punti campionati) e presso le abitazione dei soggetti con diagnosi di legionellosi. Sono programmati campionamenti nelle torri di raffreddamento di insediamenti industriali della zona”.

INDAGINI SUL TERRITORIO – Tutti i comuni interessati si trovano nei pressi del percorso del fiume Chiese: un’evidenza, unita al periodo di ‘secca’ dell’estate, ed alla presenza di derivazioni per irrigazione dei campi, che viene tenuta in considerazione, anche se non trova particolari riscontri in letteratura scientifica, per non escludere anche eventi insoliti. Con il supporto di ARPA si stanno incrociando i dati delle precipitazioni temporalesche e dei venti, con quelle della curva di incidenza dei casi, in attesa degli esiti dei campionamenti delle torri e delle irrigazioni.

NO RESTRIZIONE USO ALIMENTARE ACQUA – I sindaci, subito convocati dall’ATS di Brescia, sono stati supportati nel fornire comunicazioni alla popolazione, sottolineando che non vi sono motivi di restrizione dell’uso alimentare dell’acqua.

COORDINAMENTO INDAGINI – Le ATS e le ASST interessate si sono da subito coordinate per efficientare gli interventi per individuare la causa, in stretto raccordo con l’UO Prevenzione della DG Welfare che ha anche garantito il continuo raccordo con Ministero della Salute e l’Istituto superiore di Sanità.

Fonte: Lnews – Milano Regione Lombardia 11/09/2018 (qui)

Polmonite, Salute, Territorio bresciano

Polmonite Brescia. “Il ministero della Salute e l’Iss stanno vigilando costantemente sulla situazione”

Il ministero della Salute sta monitorando con attenzione fin dai primi casi registrati, la situazione che si sta determinando nelle provincie di Brescia e Mantova dovuta all’intensificarsi di casi di polmonite di origine verosimilmente batterica e particolarmente aggressiva.

L’Istituto superiore di Sanità ha ricevuto tutto il materiale organico relativo ai pazienti ricoverati e sta eseguendo in queste ore le dovute analisi batteriologiche.

Appena i risultati delle indagini saranno completati, il ministero della Salute metterà in atto ogni azione necessaria per il superamento dell’emergenza.

Il ministero è in costante contatto con i responsabili sanitari del territorio.

Nota della Direzione generale Prevenzione

In accordo con le Linee guida per la prevenzione ed il controllo della Legionellosi, la Regione Lombardia sta procedendo alla coltura delle secrezioni bronchiali o dell’espettorato di tutti i pazienti ricoverati con diagnosi di polmonite di natura da diagnosticare. La ricerca eziologica è indirizzata anche verso altre possibili cause.

Fermo restando le inchieste epidemiologiche in corso per identificare eventuali luoghi comuni di possibile esposizione, è stata effettuata una verifica con i gestori degli acquedotti dei comuni bresciani interessati, confermando che non vi sono interconnessioni strutturate fra gli stessi che giustifichino un interessamento dei differenti comuni.

Tuttavia, sono in corso le analisi conoscitive sull’acqua potabile prelevata nei comuni con più casi e sono state fornite alla popolazione le informazioni necessarie nei confronti del rischio legionella.

La Legionellosi

È un’infezione, causata da un batterio chiamato “Legionella”, che colpisce l’apparato respiratorio e può manifestarsi con una grave forma di polmonite. Insorge bruscamente dopo un periodo di incubazione di 2-10 giorni e può essere accompagnata da sintomi quali: temperatura corporea elevata, dolori addominali, diarrea, vomito, confusione mentale, delirio.

La maggior parte degli individui sani resiste alla malattia, ma il rischio di acquisizione è correlato alla suscettibilità individuale del soggetto esposto, alla concentrazione e al tipo di Legionella, al tempo di esposizione.

La Legionella è un microrganismo molto diffuso in natura, in ambienti di acqua dolce (laghi e fiumi, sorgenti termali, ambienti umidi in genere). Da qui, la Legionella attraverso le reti di distribuzione dell’acqua potabile nelle città, dove può essere presente in bassa concentrazione, può colonizzare gli ambienti idrici artificiali come gli impianti idrici dei singoli edifici, grandi impianti di climatizzazione (torri evaporative e di raffreddamento), vasche idromassaggio, fontane, e così via. Quando tali sistemi sono scarsamente manutenuti, si possono creare condizioni di proliferazione del batterio, che può raggiungere anche concentrazioni molto elevate.

La malattia si può acquisire respirando l’aerosol formato da acqua contaminata. La produzione di aerosol può avvenire attraverso l’uso di rubinetti o docce, i cui circuiti siano colonizzati dal batterio. Le grandi epidemie sono tuttavia spesso causate dalle emissioni di aerosol, diffuso anche a lunga distanza, da torri evaporative o di raffreddamento, non adeguatamente pulite e disinfettate in cui l’acqua di raffreddamento è contaminata da Legionella.

La malattia non si contrae bevendo acqua contaminata e neppure per trasmissione da uomo a uomo.

Fonte: Comunicato n. 63 del 10 settembre 2018 Ministero della Sanità (qui)