Emergenza, Montichiari, Salute, Territorio bresciano

Polmonite, nuova morte sospetta a Desenzano: la vittima è un 49enne.

Un 49enne residente nella Bassa bresciana è deceduto martedì al pronto soccorso dell’ospedale gardesano: si sospetta polmonite.

Torna l’incubo : martedì un uomo di soli 49 anni, residente nella Bassa Bresciana, è giunto al Ponto Soccorso dell’ in arresto cardiaco. A nulla sono valsi i soccorsi dei medici del nosocomio che ne hanno dichiarato il decesso.

L’uomo, lo scorso mese, era stato ricoverato nella struttura sanitaria di Desenzano per una . Il sostituto procuratore Maria Cristina Bonomo, titolare dell’inchiesta contro ignoti per colposa, ha quindi disposto l’autopsia sul corpo del 49enne.

L’epidemia da polmonite, unico caso al mondo per entità, ha già colpito oltre 500 persone. Le principali sospettate sono le torri di raffreddamento di alcune aziende della Bassa orientale. La entro fine anno approverà una delibera per imporre la sanificazione delle torri di raffreddamento delle aziende, degli impianti di condizionamento dei luoghi pubblici e degli acquedotti.

Fonte: bsnews.it (qui)

Emergenza, Polmonite, Salute, Territorio bresciano

Polmonite, scagionati (o quasi) dall’Ats i fanghi di depurazione

Fanghi di depurazione scagionati (o quasi) per l’epidemia di polmonite, ma a Carpenedolo gli animi non si placano. Ecco quanto emerso durante la seduta consiliare, cui ha partecipato Fabrizio Speziani, direttore sanitario dell’Ats di Brescia.

«Nel caso specifico della polmonite, probabilmente, i fanghi di depurazione non hanno nessun ruolo», ha affermato Speziani. Il quale, sollecitato dall’opposizione, ha anche precisato che «non sono stati analizzati poiché non c’è la metodica disponibile per rilevare la presenza di legionella».

Nel mirino dell’opinione pubblica sono però finite queste sostanze, il cui uso presenta grandi criticità che non sono negate, né dal direttore sanitario, né dal primo cittadino e dalla sua Amministrazione. «Comunque, si stanno ancora cercando le cause dell’epidemia, che si è concentrata in sette Comuni lungo il fiume Chiese – ha proseguito Speziani -. Ora stiamo continuando a indagare sulle torri di raffreddamento delle aziende e nelle abitazioni di coloro che sono risultati positivi alla legionella.

L’Istituto superiore di sanità si sta inoltre occupando della comparazione tra il tipo di legionella trovata nei campionamenti ambientali e quella trovata nei pazienti». Procedure. È ormai noto l’isolamento di un sierotipo, il 2-14, che non è tra i più diffusi.

Fonte: giornaledibrescia.it Articolo di G. Bonardi (qui), Consiglio Comunale di Carpenedolo dell’8 ottobre 2018 (qui)

Approfondimenti, Salute

Classifica Bloomberg 2018: sanità italiana al 4° posto nel mondo per efficienza. Secondi in Europa dopo la Spagna. Ultimi, Usa e Bulgaria

Appena pubblicata l’ultima classifica Bloomberg Health Care Efficiency che calcola in base ai dati di Banca Mondiale, Oms, Nazioni Unite e FMI quali sono i sistemi sanitari più efficienti al mondo analizzando il rapporto tra costi e aspettativa di vita. E il nostro Paese ci fa una bella figura guadagnando due posizioni rispetto all’anno precedente. Al top Hong Kong. In Europa ci supera solo la Spagna che è terza nel mondo. Francia al 13° posto. Male Regno Unito (35° posto) e Germania (45° posto). Usa a fondo classifica al 54°, subito prima della Bulgaria.

“Vuoi assistenza medica senza prosciugare rapidamente la tua fortuna? Prova Singapore o Hong Kong come i ‘paradisi più sani”. Presenta così Bloomberg la sua ultima classifica Health Care Efficiency che misura il rapporto tra la spesa per la sanità e l’aspettativa di vita in base ai dati 2015 di 56 paesi (fonte: Banca Mondiale, Oms, Nazioni Unite, Fondo Monetario Internazionale) attraverso cui è stato creato un indice di efficienza sanitaria per classificare i paesi che hanno una vita media di almeno 70 anni, un PIL pro-capite superiore a 5,000 dollari e una popolazione minima di 5 milioni.

I risultati. Il podio si conferma anche per quest’anno con Honk Kong, Singapore e Spagna ai primi tre posti. Ma sorpresa al 4° posto è salita l’Italia che rispetto alla precedente valutazione ha guadagnato due posizioni. Italia che ricorda Bloomberg, in un’altra classifica è prima al mondo per popolazione sana.

Al 5° posto c’è la Corea del Sud (che ha perso una posizione), seguita da Israele, Giappone, Australia, Taiwan e Emirati Arabi che chiudono la top ten. Tra gli altri Paesi europei la Norvegia è undicesima, Irlanda al 13° posto e Grecia al 14°. La Francia si attesta al 16° posto mentre il Regno Unito è al 35° (crollo di 14 posizioni) che ha fatto uscire il paese dalla top ten europea.

“Il Regno Unito – scrive Bloomberg –  nel 2016 (anno successivo alla rilevazione) ha votato l’uscita dalla Ue anche a causa del tema degli alti costi e dell’efficienza del servizio sanitario”. Ricordiamo gli slogan durante il referendum della Brexit in cui si prometteva di reinvestire nel Nhs i soldi che non sarebbero più stati trasferiti a Bruxelles. Male anche la Germania che è al 45° posto (in calo di sei posizioni). Da notare come la Thailandia è salita di ben 14 posizioni attestandosi al 27° posto, facendo segnare il maggiore miglioramento annuale, in virtù del fatto che la spesa pro capite è diminuita del 40% a soli 219 dollari, mentre l’aspettativa di vita è salita a 75,1 anni. Inoltre, rileva Bloomberg “l’industria del turismo medico è tra i settori in più rapida crescita”.

A fondo classifica gli Stati Uniti (54° posto). “L’indice Bloomberg riflette il secondo anno intero di ‘Obamacare’, che ha ampliato l’accesso all’assicurazione sanitaria e ha fornito sussidi di pagamento a partire dal 1°gennaio 2014”. Ma questo non sembra essere sufficiente a far crescere l’efficienza del sistema Usa. E la ricerca lo spiega con un esempio eloquente: “Rispetto ai residenti della Repubblica Ceca, che hanno un’aspettativa di vita media quasi in parità con gli Stati Uniti, gli americani spendono più del doppio dell’assistenza sanitaria rispetto al PIL, il 16,8% contro il 7,3%”.


Fonte: quotidianosanita.it (qui). bloomberg.com (la lista completa) (qui).

Emergenza, Salute, Territorio bresciano

Polmonite, contagio fermo da due giorni. Intanto il caso approda in Parlamento. Interrogazione dell’On. Eva Lorenzoni.

 

L’epidemia di polmonite approda in Parlamento. I tanti dubbi attorno all’origine degli oltre 550 casi registrati da inizio mese sono finiti dentro un’interrogazione della Lega Nord rivolta al ministro della Salute Giulia Grillo. Un’interrogazione scritta dalla deputata leghista Eva Lorenzoni e che porta anche la firma di altri parlamentari del Carroccio, Paolo Formentini, Simona Bordonali, Giuseppe Donina e Andrea Dara.

Una richiesta che mette nero su bianco i tanti dubbi emersi in queste tre settimane sull’origine dell’infezione polmonare e che sprona Roma a «supportare Regione Lombardia con ulteriori risorse e le verifiche del caso».

Ma la vicenda non ha solo risvolti politici. Anche il Codacons si è infatti mosso per sollecitare i soggetti colpiti dall’epidemia «a far valere i propri diritti nel procedimento penale». La Procura, si sa, ha infatti aperto un fascicolo contro ignoti per epidemia colposa ed è in attesa dei risultati delle autopsie disposte sugli ultime due morti sospette. Di certo c’è che l’epidemia rallenta ma non si ferma.

L’Istituto Superiore di Sanità ha definito quello bresciano un caso mai visto al mondo, non tanto per la gravità del fenomeno, ma per il numero di malati e l’ampia estensione territoriale. «L’Assessorato regionale al Welfare – continua Lorenzoni – si è mosso celermente, mobilitando immediatamente l’Ats il cui lavoro d’indagine prosegue senza sosta per rintracciare le cause precise di questa epidemia. La pista principale – proseguen – resta infatti la legionella, ma ad oggi ancora non si escludono concause».

Nel frattempo il Codacons, il Coordinamento delle associazioni per la tutela dell’ambiente e la tutela dei diritti dei consumatori, ha deciso di muoversi. L’azione collettiva è rivolta in primis ai casi di legionella, ad oggi 48 quelli accertati su oltre 550 casi di polmonite. «Ma tutti i malati di polmonite sono casi sospetti che potrebbero aver contratto la malattia dal batterio – spiega il referente del Codacons di Brescia Nicola Castiglioni -. Ecco perché ci rivolgiamo a tutti coloro che si sono ammalati in queste tre settimane».

L’Associazione, «per tutelare tutti i residenti nella Provincia di Brescia che sono stati contagiati dal batterio», mette a disposizione la nomina di persona offesa da inviare alla Procura della Repubblica di Brescia. «È il primo atto che permette di segnalare la propria posizione agli inquirenti – spiega una nota -. In caso di rinvio a giudizio tutti gli aderenti all’iniziativa del Codacons saranno ricontattati per effettuare la costituzione di parte civile allo scopo di ottenere il risarcimento dei danni subiti».

Intanto…

I numeri dei contagi da legionella sono fermi da due giorni. Questo emerge dai report  sull’emergenza sanitaria che si è sviluppata da inizio settembre nella Bassa Bresciana Orientale.

I casi di polmonite sono fin qui 500, 45 quelli di legionella, una morta accertata per legionella, mentre le quattro autopsie disposte su pazienti deceduti nelle scorse settimane sono risultate negative al batterio. La curva dell’emergenza è in ribasso, anche se ancora ad oggi non è chiara la natura dell’epidemia. Restano nel mirino le torri di raffreddamento di alcune aziende bresciane, ma al momento le presunte responsabilità non sono state accertate.

Al 27 settembre non risultano nuovi casi di positività alla legionella. Nel dettaglio, il numero di nuovi accessi al Pronto soccorso sono 13 (di cui 1 di ATS Valpadana), 5 ricoveri (di cui 1 di ATS Valpadana) e 106 degenti.

Fonte: giornaledibrescia.it (qui) e (qui).

Approfondimenti, Salute

Tumori. In Italia 373.000 nuovi casi nel 2018. Al Nord (Emilia Romagna e Toscana al top) si sopravvive di più, Sud in coda

Presentata al Ministero della Salute l’ottava edizione del volume sui numeri del cancro, frutto della collaborazione tra gli oncologi, gli epidemiologi dell’Airtum, Fondazione Aiom e Passi (qui). La neoplasia della mammella è la più frequente (52.800), in calo colon-retto e stomaco. Boom di fumatrici tra le 25-34enni nel Meridione. Stefania Gori, presidente Aiom: “Il 63% delle donne e il 54% degli uomini sono vivi a 5 anni dalla diagnosi. Scarsa adesione agli screening e stili di vita scorretti causano le differenze regionali”

Screenshot 2018-09-28_11-53-37-050.png

Il tumore più frequente in Italia è diventato quello della mammella: nel 2018 sono stimati 52.800 nuovi casi (erano 51.000 nel 2017). Seguono il cancro del colon-retto (51.300, erano 53.000 nel 2017), che lo scorso anno era il più diagnosticato e del polmone (41.500, erano 41.800 nel 2017).

Complessivamente, quest’anno nel nostro Paese sono stimati 373.300 nuovi casi di tumore (194.800 uomini e 178.500 donne), con un aumento, in termini assoluti, di 4.300 diagnosi rispetto al 2017. E quasi 3 milioni e quattrocentomila cittadini vivono dopo la scoperta della malattia (3.368.569, erano 2 milioni e 244 mila nel 2006), il 6% dell’intera popolazione: un dato in costante aumento. Ma le percentuali sulla sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi fotografano un Paese spaccato in due: al Nord si registrano i tassi migliori, in particolare nelle prime tre posizioni si collocano Emilia-Romagna, Toscana (56% uomini e 65% donne in entrambe le Regioni) e Veneto (55% e 64%).

In coda invece il Sud, con Sicilia (52% uomini e 60% donne), Sardegna (49% e 60%) e Campania (50% e 59%). Differenze che possono essere spiegate soprattutto con la scarsa adesione in queste aree ai programmi di screening che consentono di individuare la malattia in stadio iniziale, quando le possibilità di guarigione sono più alte, e con la preoccupante diffusione in queste Regioni di fattori di rischio come fumo, sedentarietà ed eccesso di peso.

È questo il censimento ufficiale, giunto all’ottava edizione, che descrive l’universo cancro in tempo reale grazie al lavoro dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom), dell’Associazione Italiana Registri Tumori (Airtum), di Fondazione Aipom e di Passi (Progressi delle Aziende Sanitarie per la Salute in Italia) raccolto nel volume “I numeri del cancro in Italia 2018”, presentato oggi all’Auditorium del Ministero della Salute in un convegno nazionale (disponibile nella versione per operatori e in quella per pazienti e cittadini).

“Nel nostro Paese ogni giorno circa 1.000 persone ricevono una nuova diagnosi – afferma Stefania Gori, Presidente nazionale Aiom e Direttore dipartimento oncologico, Irccs Ospedale Sacro Cuore Don Calabria-Negrar -. Negli uomini, continua il calo dei tumori del polmone e della prostata e nelle donne dell’utero e dell’ovaio. Nella popolazione generale, diminuiscono le neoplasie dello stomaco e del colon-retto. Crescono però quelle del pancreas, della tiroide e il melanoma, e, nelle donne, i tumori della mammella e del polmone, quest’ultimo per la sempre maggiore diffusione dell’abitudine al fumo nella popolazione femminile. L’ampliamento della popolazione target dello screening mammografico in alcune Regioni (tra cui Emilia-Romagna e Piemonte) spiega l’aumento significativo dell’incidenza del carcinoma della mammella nelle 45-49enni, dove peraltro la mortalità si abbassa dell’1%”.

“I tumori non solo sono curabili ma anche guaribili, grazie a terapie sempre più efficaci e alle campagne di prevenzione – continua la Presidente Gori -. Infatti, il 27% dei pazienti vivi dopo la diagnosi torna ad avere (dopo un periodo di tempo diverso in base al tipo di tumore, al sesso, all’età di insorgenza) la stessa aspettativa di vita della popolazione generale: nel 2010 erano 704.648, nel 2018 sono 909.514, con un incremento del 29%”.

“I pazienti oncologici sono i finali beneficiari del miglioramento sostanziale che le informazioni contenute in questo volume potranno generare, qualora adeguatamente utilizzate, in ambito di prevenzione, diagnosi e terapia dei tumori – spiega il Sottosegretario alla Salute, Armando Bartolazzi, nella Prefazione del libro -. Il fine ultimo di questo sforzo intellettuale è infatti quello di migliorare sempre più la sopravvivenza e la qualità di vita dei pazienti oncologici. Allo stesso tempo le dettagliate informazioni riportate nel testo, gli indici epidemiologici relativi all’incidenza, alla prevalenza, alla percentuale di guarigione, ai confronti geografici nazionali, al monitoraggio delle campagne di screening e molti altri ancora, consentono di verificare l’adeguatezza e l’efficacia delle prestazioni erogate dal nostro Servizio Sanitario Nazionale in ambito oncologico, dalla prevenzione alla diagnosi precoce, alla cura. L’analisi conoscitiva dei dati epidemiologici riguardanti le neoplasie in Italia permette di pianificare su criteri oggettivi gli interventi di programmazione sanitaria da effettuare in ciascuna Regione”.

I tumori colpiscono meno nel Meridione, infatti il tasso d’incidenza è più basso del 13% tra gli uomini e del 16% tra le donne al Sud rispetto al Nord. Le tre Regioni con il più alto numero di diagnosi stimate nel 2018 sono Lombardia (64.200), Lazio (33.850) e Veneto (31.850). “Le stime dei casi attesi sono importanti anche a livello regionale, perché i servizi diagnostici e terapeutici devono essere programmati su questi ordini di grandezza – afferma Lucia Mangone, presidente Airtum -. Oggi in Italia il 63% delle donne e il 54% degli uomini sono vivi a 5 anni dalla diagnosi. Il nostro Paese, se valutato nel complesso, presenta un quadro di sopravvivenza pari o superiore alla media europea, ma, scendendo nel dettaglio regionale, la residenza diventa un determinante prognostico importante che indica una disomogeneità nell’accesso a programmi di diagnosi precoce e a cure di alta qualità, con una discriminazione dei cittadini del Meridione purtroppo ancora presente, sebbene la tendenza sia in miglioramento rispetto al passato”.

Inoltre nel Sud, dove gli screening oncologici sono ancora poco diffusi, non si registra la riduzione della mortalità e dell’incidenza dei tumori della mammella, del colon-retto e della cervice uterina, osservata invece nelle altre Regioni in cui l’adesione a questi programmi è più alta. Nel 2015 (ultimo anno disponibile) nel nostro Paese sono stati 178.232 i decessi attribuibili al cancro. La prima causa di morte oncologica è costituita dal carcinoma del polmone (33.836 decessi nel 2015), seguito dal colon-retto (18.935), mammella (12.381), pancreas (11.463) e fegato (9.675).

Sull’esempio della scorsa edizione, il volume contiene approfondimenti sugli stili di vita, a sottolineare quanto le misure di prevenzione possano incidere sui numeri della malattia. Il fumo di sigaretta rappresenta il principale fattore di rischio. In Italia sono attribuibili a questa pericolosa abitudine ogni anno circa 93mila morti (il 14% di tutte le persone decedute) e le sigarette costituiscono la prima causa di perdita di anni di vita in buona salute. Il fumo di tabacco è fortemente associato ai tumori del polmone, del cavo orale e gola, esofago, pancreas, colon, vescica, prostata, rene, seno, ovaie e ad alcuni tipi di leucemie. Il 26% degli italiani fuma e le generazioni di giovani adulti sono le più esposte a questa pericolosa abitudine. Fra gli uomini, la quota maggiore di fumatori si registra fra i più giovani, con meno di 35 anni, più elevata fra i 25-34enni rispetto ai giovanissimi (18-24 anni). È proprio la diminuzione dei tabagisti in queste classi di età a determinare il calo complessivo dei fumatori in Italia.

“Preoccupa però la situazione nel Meridione che vede un significativo aumento delle fumatrici fra le 25-34enni e una sostanziale stazionarietà di questa abitudine nelle nuove generazioni delle 18-24enni – sottolinea Maria Masocco, Responsabile Coordinamento Nazionale Passi -. In generale, nelle giovani donne che vivono nelle Regioni del Sud si registra, negli ultimi anni, un preoccupante incremento di fumatrici tale da annullare il vantaggio storico, per bassa prevalenza di questa abitudine, rispetto alle donne delle Regioni del Centro-Nord. A questo quadro si aggiungono in queste aree le alte percentuali di altri fattori di rischio (sedentarietà ed eccesso di peso) e una bassa copertura degli screening oncologici per la diagnosi precoce dei tumori della mammella, del colon-retto e della cervice uterina. Per questo è fondamentale investire in campagne di prevenzione”.

Fra gli altri fattori di rischio, il 17% degli italiani consuma alcol in quantità o modalità di assunzione a maggior rischio per la salute, il 32,5% è sedentario e il 42,2% risulta in eccesso ponderale (il 31,7% è in sovrappeso e il 10,5% obeso). Al Centro-Sud la quota dei sedentari è significativamente più elevata e raggiuge il 50% in diverse Regioni (toccando il 71% in Basilicata). Inoltre la Campania continua a detenere il primato per la percentuale più alta di persone in eccesso ponderale (51%), seguita da Sicilia (48,1%), Molise (47,8%) e Puglia (45,5%) con valori non molto distanti.

“L’indagine sugli stili di vita è stata estesa anche alle persone che hanno ricevuto una diagnosi di tumore – conclude Fabrizio Nicolis, presidente Fondazione Aiom -. Questi cittadini presentano alte percentuali di fattori di rischio legate ad abitudini non salutari, mai abbandonate, talvolta più elevate rispetto alle persone ‘sane’. Il 20% è fumatore abituale, l’11% fa un consumo di alcol rischioso per la salute ed è relativamente bassa la quota (14%) di coloro che consumano più di 5 porzioni di frutta e verdura. Inoltre il 38% è sedentario e il 15% è obeso, tassi maggiori rispetto alla popolazione libera da tumore. Fra i pazienti oncologici sono più frequenti le azioni di contrasto ai fattori aggravanti, anche se resta ancora troppo bassa la quota di persone che tentano di smettere di fumare (42%) o che seguono una dieta per perdere peso (30%). Per questo vanno promosse campagne di prevenzione per far comprendere a questi pazienti l’importanza degli stili di vita sani anche per impedire lo sviluppo di eventuali recidive”.

Fonte: quotidianosanita.it (qui)

Inchieste, Salute

Salute Spa. La privatizzazione della sanità.

Dieci milioni di italiani non si fanno curare perché costa troppo, mentre entro 5 anni 14 milioni di cittadini rimarranno senza medico di famiglia. Chi sono i nuovi padroni della salute? Perché la sanità pubblica garantisce coperture sempre inferiori, spingendo i cittadini che hanno bisogno di curarsi nelle mani del privato? Chi spinge verso un modello sanitario nel quale i nuovi mercanti della salute stabiliscono chi può curarsi e chi deve arrangiarsi? La salute è il business del futuro, a dirlo è un documento UE. Tutto quello che non avremmo voluto sapere, lo ha messo nero su bianco Francesco Carrara, autore insieme a Massimo Quezel di “Salute SpA – La sanità svenduta alle assicurazioni”.

Fonte: Facebook

Emergenza, Montichiari, Salute

Legionella, l’atmosfera come veicolo. La tesi di Togni.

In merito all’emergenza polmonite ed alla diffusione della legionella, il consigliere comunale di Montichiari, Marco Togni (che svolge attiività consulenziale nell’ambito della sicurezza nei luoghi di lavoro) ha avanzato delle ipotesi sulle cause che hanno sviluppato un fenomeno emergenziale così unico ed eccezionale nel territorio della bassa bresciana orientale. E arrivano conferme (qui)

Mi scuso ma sarò per forza lungo.

È da 21 anni che faccio il consulente in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro e per la tutela dell’ambiente.

Di aziende ne avrò visitate almeno un migliaio, di svariati settori merceologici e dimensioni, a partire dal panificio, passando dalla comune officina meccanica, lavorazione gomma, plastica, cave di marmo e graniti, fino ad arrivare a grossi impianti galvanici, metallurgici ecc…

Ogni valutazione dei rischi parte sempre dal ciclo produttivo analizzandone le singole fasi. I rischi da individuare e valutare sono di tantissimi tipi da quello elettrico a quello meccanico, da quello chimico a quello biologico.

Fatta questa breve premessa, doverosa, dopo una settimana esatta da quando la questione polmoniti e legionella si è conclamata, e dopo aver letto di tutto sui giornali, e sui social, dopo aver sentito ai TG ogni tesi, voglio esprime UN MIO PERSONALE PARERE (senza pretendere di avere la verità in tasca).

A tal proposito specifico che le considerazioni che esprimo qui sotto, le ho condivise anche con ATS quando in settimana ho contattato la direzione generale a Brescia.

I dati di fatto al momento sono i seguenti:

1°) L’acqua quale vettore di trasmissione e diffusione è stata scartata. Le analisi effettuate non hanno rilevato cariche batteriche negli acquedotti e nei pozzi dei comuni interessati. Tale ipotesi infatti lasciava molto a desiderare fin dall’inizio perché i comuni interessati sono molti, alcuni hanno l’acquedotto ed altri no, inoltre le falde che attraversano i comuni sono tantissime e diverse tra loro. Bene ha fatto ATS comunque a verificare anche questo aspetto, non bisogna scartare nulla.

2°) Gli ospedali hanno attestato che si tratta di una polmonite batterica. Non è dovuta quindi ad alcun virus e non è altresì trasmissibile. A scanso di equivoci aggiungo anche che non è dovuta a sostanze o elementi chimici. Non ci si può essere ammalati per via di qualche acido strano o chissà cosa rilasciato nelle falde.

3°) I batteri che generano la polmonite possono essere trasportati solo dall’aria nell’atmosfera. Non è dovuta quindi al fiume Chiese. E’ vero che il Chiese è uno degli elementi di congiunzione ad alcuni comuni ma rimane assodato che tanti altri comuni non sono attraversati dalle sue acque, nemmeno tramite canali secondari. Anche nel Chiese sono stati fatti prelievi ed analisi delle acque che non hanno dato riscontri.

4°) I casi accertati e le analisi condotte hanno determinato l’identificazione del batterio della legionella.

5°) Fin dai primi accessi e dai primi ricoveri presso gli ospedali, questi ultimi hanno condotto un’indagine epidemiologica intervistando i malati per capire se avessero frequentato dei luoghi comuni, ad esempio sale cinematografiche, centri commerciali. Anche in questo caso il risultato è stato negativo, le persone non hanno frequentato gli stessi luoghi. Gli impianti di climatizzazione quindi non c’entrano nulla.

Fatte queste premesse iniziali che determinano alcuni elementi e ne scagionano altri, parto dalle dichiarazioni dell’assessore regionale Gallera quando afferma che, tenuto conto del tempo di incubazione, l’epidemia deve aver avuto origine dal giorno 20 agosto in poi.

Il giorno 21 con mia figlia mi sono recato in una passeggiata lungo il fiume Chiese che era pieno, questo a testimoniare che la fonte non può essere dovuta ad acqua ristagnante in pozze.

Gallera aggiunge anche le indagini si sono concentrate sugli impianti industriali e sulle torri di raffreddamento.

Io non propongo una soluzione, non ho tutti gli elementi necessari e le analisi dopo i prelievi sono ancora in corso.

Voglio limitarmi a circoscrivere alcuni fattori e condividerli con voi e per questo sono partito da alcuni dati che chiunque di noi può avere a disposizione:

1) L’area dei comuni interessati dall’epidemia

2) I dati della centralina meteo posta nell’Ate 43 a Vighizzolo e convalidata da ARPA

3) Il sito Qcumber (creato dall’Ing. Magro) a disposizione di numerosi comuni della zona in quando hanno aderito a questo a progetto.

Questo post l’ho cominciato a scrivere un paio di giorni fa ma solo oggi sono riuscito ad avere qualche ora per fare una sovrapposizione di dati e creare le slide qui sotto.

Sono partito appunto dal giorno 20 agosto che in tanti casi coincide con la riapertura delle aziende dopo che gli impianti sono stati fermi per le ferie estive e per le manutenzioni.

L’Istituto Superiore della Sanità infatti determina un periodo di incubazione da 2 a 10 giorni e mediamente pari a 5-6 giorni. Questa epidemia è salita alla ribalta delle cronache da venerdì 31 agosto.

Ho preferito scegliere come baricentro Montichiari e dal portale Qcumber (https://www.q-cumber.org/) tracciare attorno a questo un cerchio contenente i comuni interessati dalle polmoniti.

Ho attivato alcuni “stressor” ed in particolare le attività “RIR” (attività a rischio rilevante) che sono rappresentate dai pallini rossi.

Ho attinto i dati meteo quali: direzione e velocità del vento e piogge dalla centralina meteo dell’Ate 43 (http://www.ate43-meteo.it).

Infine ho sovrapposto le rose di venti di ogni singola giornata sulla cartina di Qcumber.

Per leggere i grafici specifico che gli spicchi della rosa dei venti indicano la direzione principale da cui il vento proviene (e non invece verso il quale soffia).

Più lunghi sono gli spicchi vuol dire che il vento ha soffiato per più tempo da quella direzione. Infine il colore indica l’intensità del vento: il color blu indica venti meno intensi, passando poi per il verde, il giallo, l’arancio e per finire con il rosso per quelli con velocità superiore a 43 km/h.

Dai grafici è chiaro quindi che il vento è arrivato principalmente da nord-est in direzione sud-ovest detto in parole più semplici indicativamente da Desenzano verso Isorella.

Solo il giorno 24 agosto c’è stata un netta inversione da Isorella verso Desenzano ed il giorno successivo infatti è arrivato un forte temporale che ha abbassato le temperature.

Come più giornali riportano, le analisi da parte di ATS si sono ora concentrate solo nella bassa, in particolare nella zona di Calvisano e limitrofi escludendo le attività poste nei comuni a nord di Montichiari.

Se così fosse, dai dati che ho riportato (che non mi sono inventato), a mio giudizio è limitativo concentrarsi sulla bassa ma andrebbero analizzate anche attività produttive poste a nord quali quelle nella zona Lonato-Desenzano.

Se la causa fossero le torri di raffreddamento il tutto avrebbe anche un senso. Dopo il fermo degli impianti con acqua ristagnante e la temperatura dell’aria alta mediamente attorno ai 34 gradi, possono essersi formate le condizioni ideali per la proliferazione dei batteri. Una volta riavviati gli impianti questi hanno lanciato in aria i batteri che portati dai venti sono ricaduti sui territori di Montichiari, Calvisano ecc…

Una nota dolente da parte mia è che ritengo difficile si possa oggi risalire alla fonte. Se la causa fossero le attività produttive e le torri di raffreddamento, da li a pochi giorni con il riavvio a pieno regime delle stesse dubito vi sia rimasta qualche traccia. Si parla di un lasso di tempo di circa 15 giorni a quando sono state compiute le prime analisi presso le aziende e nel frattempo i batteri sono stati distrutti dal calore egli impianti.

Nonostante gli immani sforzi in termine di personale, di campionamenti, di analisi, nonché economico da parte di ATS, temo sarà difficile risalire alla fonte scatenante.

In questi giorni, ho contattato e mi sono recato più volte in Ospedale a Montichiari parlando direttamente con la dirigenza e vi posso assicurare che hanno dovuto sobbarcarsi un lavoro enorme non solo dal punto di vista medico ma anche da quello prettamente logistico per far fronte a questa emergenza.

A loro va il mio plauso.

Infine un appello alla Regione Lombardia ed alla Provincia di Brescia perchè intevengano in sede di Autorizzazioni integrate ambientali affinchè impongano attività di manutenzione adeguate.

Lancio invece un appello affinché Regione Lombardia e Provincia di Brescia rivedano le autorizzazioni AIA delle aziende con torri di raffreddamento inserendo obbligatoriamente un piano di manutenzione e monitoraggio della legionella anche nel rispetto delle BAT – Best Available Techniques (migliori tecnologie disponibili) di ogni settore produttivo.

Proprio su questo tema infatti una corposa ricerca dell’ARPA del Molise ha posto attenzione per prevenire la legionella negli impianti industriali con particolare riferimento alle acciaierie.

Fonte: Da Facebook di Sabato 15 settembre 2018.

https://www.facebook.com/plugins/post.php?href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Fmarco.togni.74%2Fposts%2F1873899769314206&width=500