Politica, Sondaggi

Sondaggi, Lega allunga sul M5s. E Conte interpella la Merkel

Le polemiche intorno al caso SeaWatch 3, che vedono ancora una volta Matteo Salvini protagonista di uno stop allo sbarco di poche decine di migranti salvati da una Ong, non hanno intaccato il consenso della Lega nei sondaggi. Nel corso dell’ultima settimana, al contrario, le intenzioni di voto portano il Carroccio 1,1 punti più in alto rispetto alla precedente rilevazione Swg, al 32,6%.

La linea dura sui migranti, piuttosto, sembra nuocere al Movimento 5 Stelle, in calo di otto decimali al 24,9% dei consensi.
Perdono quota, nella settimana conclusa il 28 gennaio, anche i partiti “tradizionali”. Negli ultimi sondaggi il Pd ha ceduto 0,7 punti al 17,2%, Forza Italia è arretrata di mezzo punto all’8,1%. Modesto incremento, infine, per Fratelli d’Italia che acquisisce un decimale al 4,5%.

L’istituto Swg, che ogni settimana compila un sondaggio politico per il Tg La7, ha calcolato il consenso potenziale del nuovo cartello politico lanciato da Carlo Calenda in vista delle elezioni dell’Europarlamento. Il listone “Siamo Europei” comprenderebbe Pd, +Europa, Verdi e altre liste civiche.

Il progetto progressista e filo europeista godrebbe di un consenso compreso fra il 20 e il 24%, equivalente più o meno la somma dei consensi riconosciuti ai singoli partiti. Un risultato discreto, ma insufficiente a scalzare M5S o Lega alle europee di fine maggio.

La crescita della Lega non lo si deve soltanto al successo della politica sull’immigrazione (perlomeno sotto il profilo dell’immagine). Sembra dovuta anche a un consenso più trasversale del provvedimento economico di bandiera del governo sulle pensioni: Quota 100.

Conte chiede consigli a Merkel su come arginare la crescita della Lega

Secondo il sondaggio Quorum/YouTrend trasmesso su SkyTg24, infatti, la finestra di pensionamento anticipato fortemente voluta dalla Lega piace al 60,8% degli italiani. Al contrario, il Reddito di Cittadinanza, il cavallo di battaglia dei Cinque Stelle, convince solo il 45,3% del campione (che in maggioranza si dice contrario al sussidio di disoccupazione).

L’approvazione del cosiddetto Reddito di Cittadinanza, non costerebbe invece consensi alla Lega, in quanto l’89,8% del suo elettorato approva questa misura. Questo nonostante il fatto che a beneficiarne pare che sarà soprattutto il Mezzogiorno. È al Sud infatti che il tasso di povertà, specie tra i giovani, è più elevato.

Insomma, il fatto che al World Economic Forum di Davos il premier Giuseppe Conte abbia confidato ad Angela Merkel che il M5s è “preoccupato”, non è poi così stupefacente. La perdita di terreno nei confronti dell’alleato Salvini continua, nonostante l’avvio del Reddito di cittadinanza.

Elezioni, Politica, Sondaggi

Sardegna. I primi sondaggi. Solinas (Cdx) in testa segue Zedda (Csx). M5S al 23,5%, PD al 12,6%, Lega al 14,6% e FI al 6,3%.

Sono i risultati di Swg pubblicato oggi dal quotidiano La Nuova Sardegna sulle intenzioni di voto dei sardi per le regionali del 24 febbraio.

Il candidato del centrodestra Christian Solinas avanti, anche se in calo rispetto a tre mesi fa e quello del centrosinistra Massimo Zedda che insegue al secondo posto staccando Francesco Desogus del M5s, terzo. Sono i risultati di un sondaggio di Swg pubblicato oggi dal quotidiano La Nuova Sardegna sulle intenzioni di voto dei sardi per le regionali del 24 febbraio.

Un’indagine che vede gli altri quattro aspiranti governatori molto lontani dai primi tre, mentre gli indecisi sono il 27%. Solinas, sulla base di una stima effettuata il 26 gennaio, avrebbe tra il 33% e il 37% dei consensi, in diminuzione rispetto alla ‘forbice’ del 36-40% del 26 ottobre 2018.

Zedda si attesterebbe tra il 29% e il 33%, in recupero rispetto al 27-31% di tre mesi fa. In calo anche Desogus che partiva a ottobre da un 26-30% di dichiarazioni di voto mentre a gennaio si riduce a un 22-26%. Molto lontani gli altri: Mauro Pili (Sardi Liberi) al 4-6%, Paolo Maninchedda (Partito dei Sardi) 1-3%, Andrea Murgia (Autodeterminatzione) 1-3% e Vindice Lecis (Sinistra Sarda) 0-2%. Nel complesso, la coalizione di centrodestra risulta abbondantemente in testa col 38,8% dei consensi (+7,7% rispetto alle politiche del 4 marzo scorso) mentre il centrosinistra si ferma al 29,3% (+8,6% nei confronti delle politiche).

Il Movimento 5 Stelle e’ accreditato di un 23,5% con un vero e proprio crollo – secondo il sondaggio – rispetto alle elezioni di un anno fa quando aveva ottenuto il 42,5% dei consensi. Tra i partiti – sempre secondo il sondaggio pubblicato da La Nuova Sardegna – crolla anche Forza Italia che passa dal 14,8% delle politiche al 6,3% e continua a perdere voti anche il Pd con il 12,6 % dei consensi a fronte del 14,8% del 4 marzo 2018.

La Lega, invece, cresce di quasi quattro punti passando dal 10.8% delle politiche al 14,6% delle intenzioni di voto del sondaggio Swg. L’alleato Partito Sardo d’Azione e’ accreditato di un 3,1%: non e’ possibile un raffronto con le politiche in quanto correva con la Lega ma solo con le regionali del 2014 quando aveva ottenuto il 4,7% dei voto. Per quanto riguarda l’orientamento di voto ai partiti gli indecisi sono il 28%.

Fonte: sardegnalive.net (qui)

Elezioni, Politica, Sondaggi

Elezioni Piemonte sondaggi, Lega boom. Tracollo del Pd. Forza italia perde oltre un terzo dei voti. FDI e M5S stabili.

Elezioni Piemonte 2019 sondaggi, M5S regge. Forza Italia sotto il 10%. Ecco le prime cifre.

Il 2019 è l’anno di importanti elezioni, un test sia per il governo gialloblu sia per le forze di opposizione. Il prossimo 26 maggio, però, non si voterà solo per il rinnovo del Parlamento europeo ma le urne si apriranno anche in due Regioni (dopo Abruzzo e Sardegna a febbraio): Basilicata e soprattutto Piemonte. Ed è su quest’ultima che si concentrano soprattutto gli occhi dei politici anche perché, salvo colpi di scena, è destinato a cadere l’ultimo baluardo della sinistra e del Partito Democratico al Nord (Emilia Romagna esclusa).

Vediamo i candidati. Il governatore in carica Sergio Chiamparino, dopo una titubanza iniziale, ha annunciato la sua disponibilità a ripresentarsi. Il Movimento 5 Stelle invece ha individuato il candidato Governatore tramite il consueto voto online: sarà l’attuale consigliere regionale Giorgio Bertola che si è nettamente imposto rispetto agli altri candidati. Per quanto riguarda il Centrodestra, che si presenterà unito nonostante le divisioni a Roma, il candidato spetta a Forza Italia. Ed è sempre più probabile la scelta di Alberto Cirio, anche se la la Lega ha non pochi dubbi e spinge affinché gli azzurri trovino un altro candidato. Altro candidato ufficiale è Valter Boero. Docente universitario, ex consigliere comunale a Torino e presidente per il Piemonte del Movimento per la Vita, correrà per il Popolo della Famiglia.

Sondaggi sulle Regionali non ci sono ancora ma, estrapolando il dato sul Piemonte dalla media dei sondaggi nazionali (aggiornata a poco prima di Natale), emerge chiaramente che, salvo colpi di scena, il Piemonte sarà l’ennesima del Pd. Il Centrodestra infatti apparre nettamente in testa con percentuali tra il 46 e il 49% (aveva ottenuto il 22,1% nelle elezioni regionali del 27 maggio 2014). In particolare è la Lega a fare la parte del leone, prima forza regionale vicina al 35% (7,3% nel 2014). Forza Italia poco sotto il 10%  (15,5% nel 2014) e Fratelli d’Italia intorno al 3-4% (3,7% nel 2014).

Centrosinistra lontanissimo. Unito non supererebbe al momento il 25% (vinse le elezioni nel 2014 con il 47,1% ed elesse l’attuale Presidente della Regione Chiamparino) con il Pd in caduta libera sotto il 20% (36,2% nel 2014). Il M5S si conferma non decisivo al Nord e debole alle Regionali tra il 20 e il 22% (20,3% nel 2014). Gli altri candidati e le altre forze insieme tra il 6 e il 7%.

Se questi numeri venissero confermati, al di là del risultato delle Europee, dal Piemonte arriverebbe un duplice segnale. Governo sempre più a trazione leghista anche nella Regione del Nord dove in passato (Roberto Cota a parte) il Carroccio aveva avuto maggiori difficoltà. E, per quanto riguarda le opposizioni, crisi profonda per il Pd che si prepara a perdere l’ultima roccaforte in Val Padana.

Fonte: affariitaliani.it (qui)

Politica, Sondaggi

Sondaggi, Lega vicina al 32% e anche il M5s cresce. Calano il Pd e Forza Italia. Manovra promossa dal 52% degli elettori.

È questa la fotografia dell’ultimo sondaggio su intenzioni di voto e gradimento della legge di Bilancio scattata da Ixè e Demopolis. La crescita del partito guidato da Matteo Salvini compensa il calo dello 0,3 per cento di Forza Italia e, unita alla leggera crescita di Fratelli d’Italia (2,6%), lancia il centrodestra unito al 43,5 per cento. Italiani divisi su deficit al 2,4 e spread.

Le forze di governo raggiungono il 60% dei consensi, crescendo entrambe di oltre mezzo punto da settembre a ottobre. La Lega arriva al 31,8 per cento, mentre il Movimento Cinque Stelle torna sopra il 28. Mentre prosegue l’erosione delle altre forze politiche, sia nel centrosinistra, dove il Pd cala al 17%, che nel centrodestra con Forza Italia ora sotto il 9. È questa la fotografia dell’ultimo sondaggio sulle intenzioni di voto scattata da Ixè.

Nel periodo più caldo con la battaglia aperta con l’Unione Europea per la legge di Bilancio, le forze di maggioranza continuano a vedere i propri consensi in crescita. Il Carroccio per la prima volta, secondo Ixè, si avvicina al 32%guadagnano quasi 4 punti percentuali rispetto al 28% di giugno ed è ormai prossima ad aver raddoppiato la percentuale di voti raccolti il 4 marzo quando arrivò al 17,4. E sui livelli pre-estivi tornano anche i Cinque Stelle che, dopo la flessione la 27,6 per cento di settembre, risalgono al 28,2. Comunque ancora in netto calo rispetto al 32,6 raccolto nelle urne alle elezioni.

La crescita del partito guidato da Matteo Salvini compensa il calo dello 0,3 per cento di Forza Italia (passata dal 9 all’8,7) e, unita alla leggera crescita di Fratelli d’Italia (2,6%), lancia il centrodestra unito, contando anche Noi con l’Italia-Udc, al 43,5 per cento. Per il secondo mese consecutivo, quindi, le forze di destra doppiano abbondantemente quelle di centrosinistra, inchiodate al 20,1 (Pd 17, +Europa 2,5 e altri 0,6). Stabile Liberi e Uguali al 2,5% e leggero calo per Potere al Popolo, ora al 2,6.

La manovra economica, dunque, stando i sondaggi, premia Lega e M5s. Secondo un’indagine condotta dall’Istituto Demopolis, il 52% degli italiani esprime, nel complesso, una valutazione positiva. Un giudizio di segno opposto giunge invece dal 38% dei cittadini. L’opinione pubblica si divide maggiormente sulla scelta di alzare il deficit al 2,4%: il 48% ritiene la decisione necessaria per l’attuazione delle misure economiche previste dal programma di governo. L’innalzamento del deficit è considerato invece inopportuno dal 37%degli italiani, preoccupati dei rischi legati all’incremento del debito pubblico e all’aumento dello Spread.

Fonte: ilfattoquodiano.it (qui).

Politica, Sondaggi

Cosa dicono i sondaggi, ora che il governo deve stringere sulla manovra

Lega salda avanti a M5s, nuovo crollo del Pd e un sorprendente ‘balzo’ di Potere al Popolo. Quali percentuali raccolgono i partiti di maggioranza e opposizione nella nostra Supermedia.

La grande quantità di sondaggi pubblicata con l’arrivo di settembre ha dipinto un quadro chiaro e stabile, pur con dei trend riconoscibili. Ora che anche gli ultimi residui delle vicende che hanno segnato il dibattito estivo (i migranti, la tragedia di Genova) sono praticamente scomparsi, la scena sta per essere monopolizzata dalle discussioni sulla legge di bilancio, che dovrà essere definita nelle prossime settimane. Quelle che vediamo oggi quindi sono le posizioni ai “blocchi di partenza” di una fase che si preannuncia come il primo, serio ostacolo sulla strada del governo giallo-verde.

Tutti i sondaggi sono ormai concordi nel situare la Lega al primo posto, sopra il 30% dei consensi (31,6%) e con un trend in leggera crescita – con l’unica eccezione di SWG, che fa segnare un lieve calo nell’ultima settimana. Il Movimento 5 Stelle è secondo, non troppo staccato, con il 28,6%. Lo “shock” del sorpasso subìto in estate non sembra aver danneggiato l’appeal del M5S, che si mantiene decisamente stabile.

Chi invece è pesantemente in crisi è il Partito Democratico, che fa segnare per la terza settimana consecutiva il suo record negativo, scendendo sotto il 17%. Di certo non hanno giovato le polemiche sulla cena (poi annullata) che doveva mettere intorno a un tavolo Calenda, Gentiloni, Renzi e Minniti per concordare una strategia comune in vista del congresso.

Il PD fa ancora troppa fatica a parlare con una sola voce e si sta stremando nell’attesa di un congresso che dovrebbe tenersi solo a inizio 2019. Non sorprende quindi che nell’ultima settimana un sondaggio di Noto per la trasmissione “Cartabianca” abbia registrato un dato per il PD pari al 15%, il punto più basso mai toccato nella sua storia, ormai decennale.

Come si nota dal grafico, questa settimana abbiamo incluso tra le liste anche il dato di “Potere al popolo!”. La lista di sinistra radicale, che alle elezioni del 4 marzo ottenne un dato certo non entusiasmante (1,1%) comincia ad essere rilevata a parte da un certo numero di istituti, al di fuori della categoria residuale degli “altri” (normalmente dedicata a quei partiti che non raggiungono valori statisticamente significativi). Per la seconda settimana consecutiva, SWG ha stimato PaP al 2,6%, sopra la ben più “strutturata” LeU – l’altra lista che si rivolge agli elettori che si posizionano più a sinistra del PD.

Il “blocco” progressista nel suo complesso tocca un nuovo minimo storico: ad oggi la coalizione guidata dal PD il 4 marzo varrebbe meno del 19%. Ma con l’arrivo della sessione di bilancio le cose potrebbero cambiare, perché i partiti di governo potrebbero scontrarsi con questioni che ne intacchino il consenso.

Di recente, ad esempio, ha fatto molto discutere la proposta – fortemente sostenuta dal M5S – di reintrodurre l’obbligo di chiusura domenicale per gli esercizi commerciali, liberalizzato completamente nel 2012 dal Governo Monti. Secondo i sondaggi di Euromedia e Piepoli, si tratta di una proposta che trova contrari almeno 4 italiani su 10, e che avendo una ricaduta tangibile sulle abitudini dei cittadini (o perlomeno quelli che per scelta o per necessità fanno la spesa nei weekend) potrebbe avere conseguenze anche sul consenso verso il Governo.

I punti più delicati riguardano però i provvedimenti in materia economica. Come ha chiarito più volte il ministro dell’Economia Tria, lo spazio di manovra è molto ridotto, se non si vuole sforare il deficit. È chiaro quindi che non solo sarà impossibile implementare da subito tutte le promesse principali, ma che sarà arduo anche solo intervenire – sia pure marginalmente – sulle tre misure di maggior impatto previste dal “Contratto di governo” siglato da Lega e M5S: superamento della riforma delle pensioni (Fornero), flat tax (o meglio riduzione delle tasse) e reddito di cittadinanza.

L’istituto Euromedia ha chiesto agli italiani quale fosse, tra le tre, quella più importante e urgente: e non sorprende che, in uno dei paesi più anziani del mondo, sia proprio la riforma delle pensioni ad essere messa al primo posto (31,8%).

Ma più interessanti del dato nazionale sono quelli disaggregati per zona geografica: se la riforma delle pensioni da questo punto di vista è “omogenea”, il reddito di cittadinanza è di gran lunga la misura più attesa nel Mezzogiorno (33,5%), mentre al Nord, in modo esattamente speculare, si dà molta più importanza alla riforma fiscale (30,8% contro 13,9%). Dal momento che il reddito di cittadinanza è stata la principale proposta di politica economica del Movimento 5 Stelle fin dalla campagna elettorale, non sorprende che proprio al Sud (dove il M5S ha sfiorato il 50% alle elezioni del 4 marzo) siano maggiori le attese verso questo tipo di strumento.

Fonti: Articolo di Youtrend. ansa.it (qui)

Immigrazione, Politica, Sondaggi

Caso Diciotti: il 61% degli italiani si schiera con Salvini

Il tema dell’immigrazione è centrale nel dibattito politico. Per quanto, con evidenza, sovrastimato, visto il calo degli afflussi che tutte le statistiche registrano, esso rimane cruciale. In primo luogo perché riguarda alcuni aspetti politici rilevantissimi sui quali si definiranno i rapporti di forza del prossimo parlamento europeo, che a loro volta determineranno le caratteristiche dell’Unione e addirittura le condizioni della sua stessa sopravvivenza. In secondo luogo, perché il tema parla alla «pancia» del Paese.

Quest’estate il caso della Diciotti — la nave della Guardia costiera italiana che aveva raccolto 177 migranti ma cui era stata negata la possibilità di sbarcarli — è stato emblematico della linea del ministro dell’Interno Matteo Salvini. L’importanza del caso è già evidente nella «audience» che ha avuto: poco meno del 90% dei nostri intervistati ne è al corrente e il 60% ha seguito la vicenda nei dettagli, con la punta massima di attenzione tra gli elettori del centrosinistra, dove si arriva circa all’80% di informati. La linea di Salvini e la sua conduzione del caso, sono condivise dalla larga maggioranza: oltre il 60% apprezza le scelte, solo un quarto degli elettori è critico. Si tratta di un consenso diffuso, che si massimizza tra gli elettori leghisti (86%), ma rimane elevatissimo anche tra i pentastellati (74% in accordo, 20% critico), e maggioritario anche tra chi ha scelto Forza Italia e FdI (72%). Elevata invece la contrarietà degli elettori di centrosinistra (70%), anche se quasi un quarto apprezza il ministro.

È interessante sottolineare che anche tra gli elettori cattolici il sostegno a Salvini rimane prevalente: tra coloro che frequentano le funzioni religiose almeno una volta alla settimana, i critici arrivano al 33% ma i consensi sono al 57%, solo 4 punti in meno della media. Alla notizia dell’apertura di un’indagine sul suo operato, Salvini ha reagito in maniera sprezzante appellandosi alla sua legittimità di eletto. In questo molti hanno visto toni eccessivi e rischiosi, anche perché utilizzati da un rappresentante istituzionale. Cionondimeno la maggioranza sta dalla sua parte: il 56% condivide, mentre la critica sale al 31%. Ancora una volta compatti gli elettori leghisti, seguiti dai 5 Stelle; in questo caso gli elettori di FI e FdI sono più tiepidi, anche se la larga maggioranza (58%) approva. Anche in questo caso tra gli elettori di centrosinistra permane una quota non irrilevante (quasi un quinto) che si schiera con Salvini. Così anche il 55% degli elettori cattolici.

All’interno del M5S sul caso Diciotti si era levata la voce contraria del presidente della Camera Roberto Fico. Abbiamo quindi chiesto se questa vicenda possa avere ripercussioni sul governo. Le risposte sono meno nette delle precedenti: il 48% pensa che non ci saranno ricadute, quasi il 30% al contrario ritiene che possano esservi conseguenze. Solo gli elettori di centrosinistra si attendono (o auspicano) ricadute, ma è da rilevare che circa un quarto sia di leghisti che di pentastellati pensa che l’episodio possa incrinare l’unità dell’esecutivo. I dati confermano quindi il diffuso consenso per Salvini su questi temi, ma registrano anche la presenza di elementi critici negli elettorati dei partiti di maggioranza. È tuttavia evidente che, ancora una volta, è il leader leghista a essere premiato rispetto all’altro vicepremier Di Maio. Contraddizione che abbiamo già visto e che può rafforzare le tensioni, soprattutto alla vigilia della definizione del bilancio preventivo.

Fonte: corriere.it (qui) Articolo di N. Pagnoncelli.

Brexit, Europa, Sondaggi

Europarlamento, Nigel Farage invita Orban nel gruppo della Brexit e attacca Soros

Il primo ministro ungherese Viktor Orban è stato invitato nel corso di un’audizione al Parlamento europeo per discutere le misure contro Budapest ad unirsi nel “club della Brexit”.

“Cosa sta succedendo qui? E’ la ripresa della sovranità limitata nello spirito di Breznev. Non ha senso dire che comanda il proprio Paese, perché c’è l’articolo 7 del trattato UE, è un nuovo metodo per privarvi del vostro diritto di voto e togliervi i fondi europei,” — ha detto all’udienza l’europarlamentare britannico Nigel Farage.

“Perchè tutto questo? Perché, signor Orbán, ha avuto il coraggio di opporsi George Soros, un uomo che ha investito molti soldi nella promozione dell’immigrazione clandestina nel suo Paese. Giustamente avete chiuso le porte in faccia, vorrei che tutti noi facessimo lo stesso,” — ha detto Farage.

“Signor Orban, ci dite spesso che desiderate rimanere membro dell’Unione Europea, ma oggi è un insulto non solo al vostro Paese, ma a anche a lei, è giunto il momento di essere coerenti e logici con sè stessi, si unisca al club della Brexit”, — ha concluso il suo discorso Farage.

Fonte: sputniknews.com (qui)