Economia, Il Commento, Sovranisti

La miopia del sovranismo nostrano. Nel mondo della Brexit, della Cina, della Germania, e di Trump.

https://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=2127

La visione di Paolo Barnard.

Il Sovranismo monetario italiano e la MMT rischiano di screditarsi per abbagliante miopia. Va fatto altro con urgenza. Ma onestà intellettuale impone di avvisare subito: non siamo più nel 2011, siamo in un altro secolo economico ora. Ciò che va fatto per avere una realistica speranza di vedere l’Italia fuori dall’euro è adesso di una mole e complessità spaventose. Per quanto ho visto, quello che ancora vi raccontano i vari gruppetti Sovranisti con leaders al seguito, e anche la MMT, sono solo frottole decadute oggi. Ma iniziamo da questo:

– Siamo travolti da un Vajont di dati catastrofici sulla nostra economia.

– Siamo gli ultimi in Europa in quasi tutto: PMIndex, innovazione/tech, crescita salari, infrastrutture, la crescita PIL reale è a quasi zero e la crescita prevista è un miserabile 0,6% nel 2019.

– Infatti siamo proiettati al 2024 come ancora gli ultimi in UE e molto sotto la Spagna.

– Siamo gli unici del G7 a non aver mai recuperato ai livelli pre 2008.

– Siamo dietro a Polonia e Repubblica Ceca per produttività.

– L’export dei nostri marchi è in calo persino con la Germania.

– Le aziende del Nord Italia non solo neppure si sognano di parlare di “Relocation” (che è il processo di riportare in patria i posti di lavoro che avevano esportato a Est), ma stanno di nuovo scappando in Slovenia piuttosto che sborsare per il Decreto Dignità di un governo di stolti che gli impone solo quei costi, mentre non gli crea nessuna economia per poterli pagare, perché Lega e 5S dopo le strombazzate si sono messi a stuoino di Bruxelles, e sulle tasse hanno tolto i centesimi del caffè.

Poi ce ne sarebbe da arrivare a Pasqua a scrivere. I ristoranti sono pieni, certo, i ragazzini spendono, certo, e tutti questi non pensano a, né sanno, un cazzo. La realtà è che l’Italia sta vivendo su un immenso debito, e non parlo del Debito Pubblico, ma della legge economica inconfutabile secondo cui chiunque, come appunto la maggioranza degli italiani, campi bene mangiando sull’immenso risparmio nazionale, sta mangiando soldi che sono stati il debito di altrettanti italiani. E dove si va a finire per sta strada? Ovvio.

Poi certo, rimane sacrosanto l’assioma che siamo conciati così per colpa della Moneta Unica Euro (non riscrivo qui il mio lavoro di 10 anni). Ma è proprio qui che arrivo al punto.

Otto anni fa fu legittimo chiamare a raccolta gli italiani per insegnargli come uscire dall’euro in ’10 facili mosse’. Lo facemmo spiegando la MMT in conferenze, e io in Tv più libri, e fu un notevole successo, ma attenti: il mondo di 8 anni fa era letteralmente un altro pianeta. I cambiamenti oggi in fase di fulminea evoluzione sono colossali, e oggi tornare alla carica per uscire dal criminale euro con i grafici e le formulette sintetiche della Prof.ssa Stephanie Kelton e del Sig. Warren Mosler, o con le conferenzine del Sovranista di turno col Power Point, non è più neppure pallidamente sufficiente.

Ma, chiederete, cos’è cambiato? Inizio dalla prima evidenza macroscopica.

Brexit.

Pochi giorni fa ho scritto a due massimi economisti MMT, cioè Marshall Auerback e Warren Mosler, una mail dove esponevo i seguenti concetti qui sotto riassunti:

So benissimo che uscire dall’Unione Europea e dalla Moneta Unica sono due sfide enormemente diverse, la prima molto più intrattabile. Ma non esistono dubbi che la grottesca e davvero agghiacciante agonia persino di una Superpotenza come la Gran Bretagna a fronte del potere di fuoco di Bruxelles e della ansie degli investitori, cioè Brexit, abbia mandato a ogni singolo europeo, soprattutto agli imprenditori di ogni stazza esistente, un segnale di panico al solo pensare a qualsiasi proposta che contenga il suono “exit”…”

 “E questo ha una sua ragione però. In effetti nessuno nel 2016 si sarebbe immaginato fino a quali profondità, in ogni sfera del vivere di un Paese, una rottura con la UE e le ansie degli investitori avrebbero provocato 1)crisi di fiducia, 2) intrattabili intrichi legali capaci di protrarsi per anni o decenni 3) fibrillazioni politiche interne, 4) e concreti danni per miliardi…

Se, dopo quanto sopra, voi economisti MMT vi ripresentaste oggi in Italia, per poter essere presi sul serio su eur-exit dovreste saper rispondere a un volume di domande mille volte quelle che vi furono poste dal 2011 al 2014”.

Per essere oggi presi sul serio nel pronunciare un suono “exit”, anche solo parlando di Moneta Unica, voi e noi dovremmo confrontarci in sessioni di altissimo livello con tutti i maggior attori economici di questo Paese. E parlo di: banche, fondi comuni, lavoratori del settore pubblico e comparti occupazionali privati, grandi e piccole/medie imprese di ogni sorta, settore energetico, esportatori, agricoltori e interessi regionali con relative filiere produttive, sindacati, operatori del turismo, università e settore Tech, investitori e risparmiatori domestici di ogni portata, legislatori, ministeri e aziende di Stato, et al…

Li potremmo convincere anche solamente a iniziare a considerare un suono “exit” solo se noi e voi sapremo sederci in lunghi, costosi (!), tavoli dove dovremo rispondergli su ogni singola domanda – e saranno complessissime – per convincerli che esiste anche solo una moderata speranza di farcela fuori dall’euro, conciati come già siamo. E farcela considerando che questo Paese navigherà in un mondo che è un altro pianeta rispetto a solo 8 anni fa….”

Non meniamo il can per l’aia: qui si tratta di saper raccontare all’Italia intera esattamente chi vince e che cosa se si esce dall’euro – sperando che davvero la bilancia penda nei calcoli dalla parte sovranista – poi chi perde e in quanti perderanno, e la somma realistica dei prezzi, e per quanto tempo stimato i cittadini dovranno sopportarli. Incontri serrati, attore economico dopo attore economico, politico dopo politico, quindi una squadra MMT decuplicata rispetto al ‘facile’ 2011. Domanda: la potreste mettere assieme?”.

Prima di elencare altri fattori fra quelli che hanno totalmente cambiato le carte in tavola per un eur-exit, penso a cosa invece sta facendo il Sovranismo monetario nostrano in questo momento. Allora: per decenza umana – neppure parlo di un tipo di decenza superiore, come quella intellettuale, ma proprio quella di base – dal termine Sovranisti vanno oggi epurati Lega, Salvini e i vergognosi suoi economisti Pippo&Baudo. Cioè, c’è un limite all’indecenza, ok? La Meloni ha il know-how per uscire dall’euro di un criceto, Liberi & Uguali oltre a essere microscopici sono per ora non pervenuti. Quindi chi rimane in Italia? I gruppetti Sovranisti o formazioni politiche dello 0,2% circa. E questi che fanno? Stanno pensando forse di iniziare a costruire uno schieramento di esperti in grado di fare ciò che ho descritto sopra? Ma per favore.

Insistono nell’errore madornale di credere che ‘blogghett-ando’, ‘Social-ando’, e ‘conferenzin-ando’, hanno delle chance nell’era di Brexit di convincere un Paese moderno, e le sue imprese, a prendere di petto Bruxelles stracciandone i Trattati più centrali. E purtroppo la stessa cosa stanno facendo quelli della MMT. Addirittura, e credetemi mi duole dirlo, un economista della stazza di Marshall Auerback mi ha risposto liquidando la colossale vicenda Brexit come “colpa dell’incompetenza della May” e spedendomi un suo articolo sulla crisi della Moneta Unica che è una delle più banali e antiquate semplificazioni di ciò che sta accadendo qui che io abbia mai letto. Mi sono cadute le braccia.

Ma veniamo al resto di ciò che ha cambiato tutto rispetto al 2011.

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Nel 2011 alla domanda “e i disoccupati?” era possibile rispondere con la formuletta MMT dei Programmi di Lavoro Garantito (PLG) gestiti dallo Stato per formare ogni disoccupato, dandogli un lavoro in attesa che poi il settore privato recuperi a sufficienza per riassorbirli tutti. Ma:

1) In quegli anni non era ancora esplosa la fulminante rivoluzione delle Nuove Tecnologie e delle Artificial Intelligence. Ora tutto è diverso, e ditemi realisticamente che mezzi avrebbe lo Stato italiano sovrano nella moneta oggi per davvero prendersi, ad esempio, un magazziniere disoccupato e formarlo con un lavoro di Stato negli Smart Logistic Networks zuppi di Artificial Intelligence (spiegati qui), ma che sono la realtà e futuro di qualsiasi azienda competitiva? Lo Stato italiano manco sa cosa sono gli Smart Logistic Networks, e allora quale azienda si prenderebbe oggi un disoccupato formato dai PLG di Stato a sistemi da anni ’90? Lo stesso vale per molti altri mestieri dove almeno le basi della Machine Learning stanno diventato pane quotidiano.

2) In quegli anni la Cina sembrava destinata a tirare come un toro l’intero mondo sia esportandoci a bassi costi, sia comprandoci montagne di cose. Quindi il settore privato italiano poteva supporre uno stato di salute tale da davvero riassorbire almeno una parte dei lavoratori alimentati dai PLG di Stato. Oggi la Cina non solo è piantata e nessuno davvero sa come, e se mai, ripartirà come prima (si veda anche lo stallo improvviso del suo faraonico progetto multi miliardario della Nuova Via della Seta), ma è in guerra di dazi con Trump, e non se ne vede la fine. Ci saranno delle tregue, ma non la fine. E’ ormai noto che persino l’economia tedesca si sta arenando per questi motivi, e Berlino ha ammesso che nel 2019 la sua crescita sarà la più bassa da 6 anni. Ribadisco: se cala la Germania, sono ancora batoste per le aziende italiane, poi ci mettete il fattore Cina e altro che assumere quelli del PLG in un settore privato italiano fiorente.

E allora, detto tutto ciò, dove finisce la facile formuletta 2011 del “Disoccupazione? C’è il PLG, no problem” della MMT?

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Nel 2011 l’idea di un’Italia giacobina, cioè clamoroso e isolato esempio di rottura dai sistemi globalisti sovranazionali, ci esaltava, ci sembrava plausibile anche nel terzo millennio. Oggi invece abbiamo sul tavolo le evidenze agghiaccianti di come l’isolazionismo nel XXI secolo, anche se giusto in linea di principio, venga macellato senza pietà, addirittura peggio che in epoche passate. Grecia, Argentina, Venezuela, Gran Bretagna e persino gli Stati Uniti sono esempi alla mano. Neppure Donald Trump, pensateci, è riuscito a isolare davvero l’America fuori dalla NATO, WTO, NAFTA, Delocalizzazioni, dipendenza dal petrolio di altri e fuori dalle trappole del Medioriente (ammesso che lo volesse davvero). Per non parlare appunto di Brexit.

Ora immaginate in questo contesto le prescrizioni di come uscire dall’euro in ‘10 facili mosse’ di Warren Mosler applicate all’Italia del 2019, quando attorno a lei verrebbe fatto il doppio della terra bruciata che in queste ore si sta facendo attorno alla Gran Bretagna. In soli 8 anni è cambiato tutto. Ciò che trapela da Grecia, Argentina, Venezuela, Gran Bretagna e persino dagli Stati Uniti è che adesso ogni vagito di isolazionismo sarà opposto con una ferocia, e con una coesione dei Poteri e degli investitori, senza precedenti nella Storia contemporanea. E spiace dirlo, ma qui né gli italici sovranisti né la MMT americana hanno risposte neppure lontanamente adeguate in caso di Ital-exit dall’euro e conseguente, quanto certo, attacco ‘nucleare’ contro un isolazionismo monetario di Roma, un attacco che solo 8 anni fa sembrava impossibile.

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Nel 2011 (e poi mi fermo, perché se no devo scrivere un libro) l’Occidente aveva aperto tutte le bocche di fuoco per uscire dallo storico crash del 2008. In particolare, non si dimentichi mai, l’euro ricevette una spinta atomica dal celeberrimo “Whatever it takes”  di Mario Draghi pronunciato nel luglio 2012, a cui poi seguirono altre tre propulsioni nucleari dell’economia europea chiamate LTRO, TLTRO e QE. Altrove nel mondo, come detto prima, sembrava che la Cina decollasse per l’iperspazio, il mercato del petrolio era abbastanza stabile, il costo del denaro era quasi a zero ovunque da noi, l’America neppure immaginava l’arrivo di Trump, le rinnovabili promettevano magie fra 5 minuti, e le Nuove Tecnologie e Artificial Intelligence (pur essendo una realtà che davvero c’è) infondevano un ottimismo un po’ troppo galoppante fra gli investitori e le aziende. La MMT e i Sovranismi avevano un senso in quei contesti. Il perché lo capite qui sotto.

Siamo al 2019 e ogni singolo punto sopra è, o collassato, o ha cessato di funzionare, o è instabile, o non ha mantenuto le promesse, o ha decisamente peggiorato l’economia globale. La realtà che un’Italia fuori dall’euro dovrebbe adesso affrontare è che, anche immaginando un suo magico successo (che ho già incrinato nei punti precedenti), essa si troverebbe sovrana nel mezzo di una stagnazione globale forte, e di una stagnazione europea tragica. Sulla UE in particolare va detto questo: Mario Draghi finisce il mandato da pietoso buffone che tenta di tenere i pezzi della sua faccia incollati fra loro di fronte alle telecamere delle conferenze stampa, ma la realtà è che l’Eurozona è cresciuta allo 0,2% (!!) nel 2018 e cioè l’esatta metà della previsioni del Mario, e aspettate: lo 0,2% è precisamente la sua crescita mediana per almeno 7 anni prima, con nel bel mezzo una Germania che, sì, esatto, è nel pantano.

Ma qualcuno là fuori si rende conto che, dietro gli imbarazzanti titoli dei quotidiani, la realtà è che la Deutsche Bank è FALLITA? (Paolo Barnard lo diceva alla Gabbia 4 ani fa) Si parla di un suo bail-out di Stato attraverso una fusione con un’altra ex ammiraglia tedesca, la Commerzbank, che è solo di poco messa meglio. Lasciate perdere la reazione da cortile della serie “gli sta bene a ste merde tedesche” o l’altrettanto miope “ma allora motivo in più per uscire dall’euro!”. Non è solo la super banca che affoga in Germania, sono anche i posti di lavoro giovanili e le infrastrutture. Ciò che questa storia ci racconta è che, sveglia!, il Pianeta è in recessione. E allora venendo all’Italia Sovranista o MMT, che cazzo credete che faremmo noi unici a sventolare la nuova Lira nel mezzo di un mare di lacrime? Non era questo il quadro nel 2011-12-13-14-15.

La MMT delle formulette del 2011-2 di Kelton o Mosler, o sti Sovranisti, ci saprebbero convincere, e saprebbero convincere “banche, fondi comuni, lavoratori del settore pubblico e comparti occupazionali privati, grandi e piccole/medie imprese di ogni sorta, settore energetico, esportatori, agricoltori e interessi regionali con relative filiere produttive, sindacati, operatori del turismo, università e settore Tech, investitori e risparmiatori domestici di ogni portata, legislatori, ministeri e aziende di Stato” che con la moneta sovrana ma in quel mare di lacrime e stagnazione sia globali che UE – e dopo aver sofferto una guerra spietata e pagato prezzi alti – lo stesso un’Italia sovrana sarebbe un passo avanti?

Se sì, ne sono felice, ma oggi qualunque gruppo Sovranista e qualsiasi MMTista è chiamato, se vuole essere preso minimamente sul serio, a rispondere, dicevo, non alle 20 domande del 2011, ma alle 2.000 domande serissime del nuovo pianeta Terra nel 2019, proprio perché c’è recessione, paura, precarietà che stanno dilagando. E attenti: questa recessione è peggio del crash del 2008. Semplice: un crash è un danno una tantum, una recessione globale è sistemica, lunga e infiltrante. Ben altri guai.

E allora lo dico chiaro: o io parlo a interlocutori ferrati che spaccano un capello con uno sguardo su tutte quelle 2.000 domande, e lo si fa davvero in almeno due anni di intensivi come descritti all’inizio dell’articolo, oppure vi consiglio di prendere Sovranisti e MMTisti che ancora vanno ‘blogghett-ando’, ‘social-ando’, e ‘conferenzin-ando’, e tirare lo sciacquone. Ne va proprio del minimo di serietà politica, economica e morale che io conosca.

Io sono Paolo Barnard, forse il primo in Italia 10 anni fa a buttare tutto se stesso sui media a favore del Sovranismo MMT per uscire dal criminoso euro. Ma io ho una coscienza dialettica, io rispondo in primis a quella coscienza. E ora vedo che quasi tutto è cambiato, e vedo che se oggi anche solo si contempla di abbandonare la Moneta Unica va fatto ben altro e con forze centuplicate, come racconto in questo articolo e con le motivazioni. Io non sono arroccato su ricettine divenute fasulle come i Rinaldi, Mori, Zoccarato, Fassina, o i Palma per scavarmi un posticino pubblico mentre mando alla rovina il pubblico per voluta ignoranza. Ok?

Ci sarebbe tantissimo altro da aggiungere, ma in questo spazio ho solo potuto dare un’idea delle sfide con alcuni esempi. A voi il compito: THINK.

Elezioni, Esteri, Sovranisti

In Svezia, estrema destra al destra al 17,6% cresce, ma non sfonda. Incertezza sulla futura maggioranza di governo.

Scendono ma non crollano i socialdemocratici. In calo anche i Moderati. Un elettore su cinque per l’estrema destra arriva da sinistra. E i comunisti raddoppiano i voti.

Il principale partito socialdemocratico scende, l’estrema destra euroscettica in ascesa (senza tuttavia sfondare), l’ipotesi concreta di una Grosse Koalition e un quadro politico altamente frammentato. Il voto in Svezia delinea un processo politico già visto alle elezioni di altri Paesi dell’Unione Europea: il declino dei partiti tradizionali e il consenso crescente per le formazioni radicali. Anche nella civile e accogliente Stoccolma, con un tasso di crescita costantemente discreto, standard di vita alti e una disoccupazione ben al di sotto delle due cifre intorno al 6%, i principali partiti dei socialdemocratici e dei moderati perdono voti rispetto a quattro anni fa. Il partito del premier socialdemocratico uscente Stefan Loefven si conferma primo ma arretrando al 28,2%. I conservatori di Ulf Kristersson confermano lo scettro di secondo partito svedese (19,7%), tallonati ma ancora distanti dai Democratici Svedesi, euroscettici e anti-immigrati, di Jimmie Akesson che viaggiano intorno al 17,7 a spoglio in corso (13% nel 2014).

La campagna elettorale che ha preceduto il voto per il rinnovo del Parlamento è stata tesa e difficile e si è incentrata essenzialmente su come frenare l’arrivo di nuovi stranieri, tema ‘forte’ ovunque in Europa, e cavalcato abilmente dagli Svedesi Democratici. Solo nel 2015 erano stati accolti più di 160mila nuovi migranti, un’enormità per un paese di 10 milioni di abitanti.

Come in Italia e prima ancora in Germania, il quadro politico è altamente frammentato a causa del crollo dei partiti tradizionali. Le due coalizioni non raggiungono la maggioranza e anche una Grosse Koalition tra moderati e socialisti non supera quota 175 seggi, prospettando per Stoccolma un nuovo governo di minoranza con i Democratici Svedesi ancora più agguerriti di quattro anni fa.

Rispetto al 2014, il 41% degli elettori ha cambiato il suo voto: è il segnale del profondo malcontento che ha spinto l’ascesa dell’estrema destra (ma anche gli ex comunisti con il 9%, il doppio rispetto a quattro anni fa) e ha affossato i socialdemocratici nelle urne. Basti pensare questo: se è plausibile che il 18% dei voti per i Democratici Svedesi arrivi da chi quattro anni fa ha votato a destra per i Moderati, certamente sorprendente è che una quota analoga – un elettore su cinque – arrivi dal principale partito di sinistra. Il declino della socialdemocrazia che attraversa i Paesi europei non risparmia neanche la Svezia.

Al termine di una tornata elettorale, che ha tenuto l’Europa con il fiato sospeso il futuro governo di Stoccolma è al momento un enigma: se si escludono accordi con la destra populista, il blocco di centrodestra avrebbe – secondo l’ultimo exit poll – il 39,6% dei consensi, mentre il centrosinistra raggiungerebbe il 39,4.

E senza l’ipotesi di una Gross Koalition tra i partiti tradizionali e filo-europei, i contatti con il partito anti-Ue del giovane leader Jimmie Akesson appaiono inevitabili. Un altro messaggio a Bruxelles prima della stagione primaverile che porta con sé il voto europeo, mai così incerto e insidioso.

Fonte: HuffingtonPost.it (qui)

Elezioni, Europa, Sovranisti

Svezia, exit poll: l’estrema destra al 19,2%, i socialdemocratici raggiunti dal centrodestra

Primi exit poll per le elezioni in Svezia: i socialdemocratici sarebbero testa a testa con l’Alleanza, la coalizione di centrodestra. I dati ancora molto provvisori vedono confronto che si gioca sui decimali, con un lieve vantaggio del centrodestra.

Per l’estrema destra, “Svezia democratica” si profila un risultato rilevante: il 19,2%, alle precedenti elezioni si erano attestati sul 12,9. Se gli exit poll fossero confermati sarebbe una crescita importante per il partito anti immigrazione che renderebbe estremamente difficile la formazione di una coalizione di governo. Per i socialdemocratici si tratterebbe del peggiore risultato in un secolo.

Socialdemocratici primo partito al 25,4% ma facendo registrare il peggior risultato da un secolo. Testa a testa tra i conservatori e il partito euroscettico dei Democratici Svedesi per il secondo partito. Sono i primi dati degli exit poll delle elezioni svedesi che delineano un quadro molto frammentato dell’elettorato, in cui il 41% ha cambiato partito dalle ultime elezioni nel 2014.

È ampiamente in testa il partito social-democratico nelle elezioni legislative in Svezia, molto più avanti dei conservatori e dell’estrema destra che delude le attese. Secondo il primo exit poll della tv privata Tv4, i socialdemocratici sarebbero al 25,4%, circa 5,5 punti percentuali in meno rispetto a quattro anni, nel loro peggior risultato da un secolo. Il partito anti-immigrati dei democratici per la Svezia sarebbe tra il 16,3% e il 19,2% dei voti, in terza posizione, molto sotto il 25% atteso.

Per il secondo posto è testa a testa tra l’estrema destra anti-immigrati ed euroscettica dei Democratici svedesi di Jimmie Akesson, data tra il 16,3 e il 19,2%, e i moderati 17,8%-18,4%.

I grandi vincitori alle elezioni in Svezia, stando agli exit poll, sono i piccoli partiti. In primis gli ex comunisti, Sinistra, che hanno quasi raddoppiato il loro ultimo risultato e si sono aggiudicati il 9,8%. Bene anche il partito di centrodestra, Centro, e i cristiano democratici che hanno incrementato di un terzo le preferenze del 2014.

Testa a testa, quindi, anche tra le due coalizioni: quella di centrosinistra (Socialdemocratici + gli ex comunisti + Verdi) al 39,2%, quella di centrodestra (Moderati + liberali + Centristi + Cristiano democratici) al 39,6%.

Fonte: live (qui)