Gran Bretagna, Immigrazione, Politica

Corbyn: l’immigrazione di massa ha distrutto le condizioni dei lavoratori britannici.

Il leader del Labour Jeremy Corbyn dichiara esplicitamente quello che nel nostro paese una “sinistra” allo sbando non vuole ammettere: che l’immigrazione incontrollata serve a distruggere le condizioni del lavoro, sostituendo con manodopera sottopagata i lavoratori locali. A vantaggio unicamente delle imprese. Corbyn, immediatamente accusato di essere “ukippista” (e, si può immaginare, lo sarebbe di essere leghista qui da noi), fa una proposta razionale: l’immigrazione deve essere basata sui posti di lavoro disponibili e sulle capacità di svolgere quel lavoro. Per questo, ritiene indispensabile che con l’uscita dall’UE la Gran Bretagna esca anche dal mercato unico, che prevede la libera circolazione delle persone. Insomma, la Brexit a quanto pare ha schiarito le idee ai Labour, che pure erano per il Remain: meglio tardi che mai (a parte i molti lavoratori che ci hanno già rimesso il posto).

Il leader del Labour ha dichiarato ad Andrew Marr che il suo partito vuole lasciare il mercato unico.

L’immigrazione di massa dall’Unione Europea è stata utilizzata per “distruggere” le condizioni dei lavoratori inglesi, ha dichiarato oggi Jeremy Corbyn.

Il leader del Labour è stato incalzato a proposito della posizione del suo partito nei confronti dell’immigrazione durante il programma televisivo di Andrew Marr. E ha ribadito la sua convinzione che la Gran Bretagna debba lasciare il mercato unico, sostenendo che “il mercato unico dipende dall’adesione all’UE… le due cose sono inestricabilmente legate“.

Corbyn ha dichiarato che il Labour sostiene invece un “accesso al libero commercio senza dazi“. Tuttavia, altri paesi che hanno stretto questo tipo di accordo, come la Norvegia, hanno accettato le “quattro libertà” del mercato unico, che includono la libera circolazione delle persone. Il parlamentare laburista Chuka Umunna ha condotto un tentativo in parlamento di far restare la Gran Bretagna nel mercato unico, sostenendo che il 66 per cento dei membri del Labour vogliono rimanere. Nicola Sturgeon, del SNP (partito nazionale scozzese, ndT), ha affermato che “l’incapacità del Labour di schierarsi dalla parte del buon senso sulla questione del mercato unico li renderà colpevoli del disastro della Brexit quanto i Tories“.

Perorando la causa dell’uscita dal mercato unico, Corbyn ha usato un linguaggio che raramente gli abbiamo sentito usare – accusando l’immigrazione di avere delle ripercussioni sulla vita dei lavoratori britannici.

Il leader del Labour ha affermato che anche dopo l’uscita dall’Unione europea, comunque resterebbero lavoratori europei in Gran Bretagna e viceversa. E ha aggiunto: “Quella che cesserebbe sarebbe l’importazione all’ingrosso di lavoratori sottopagati dall’Europa centrale, per distruggere le condizioni del lavoro, in particolare nel settore edile”.

Corbyn ha affermato che proibirebbe alle agenzie di pubblicizzare offerte di lavoro in Europa centrale – chiedendo loro di “pubblicizzarle prima nella loro zona”. Questa idea si basa sul  “modello Preston”, adottato in questa località dalle autorità locali, nell’intento di dare la priorità alle imprese locali per i contratti del settore pubblico. Le norme dell’UE impediscono questo sistema, considerandolo una forma di discriminazione.

In futuro, i lavoratori stranieri “verrebbero da noi in base ai posti di lavoro disponibili e alla loro capacità di svolgerli. Quello che non permetteremmo più è questa pratica delle agenzie, svolta in modo piuttosto vergognoso – reclutare forza lavoro a salario basso e portarla qui, per licenziare la forza lavoro già esistente nell’industria edile, e poi sottopagarla. È spaventoso, e le uniche a trarne vantaggio sono le imprese”.

Corbyn ha anche affermato che un governo guidato da lui “garantirebbe il diritto dei cittadini dell’UE a rimanere qui, incluso il diritto al ricongiungimento familiare” e spererebbe in una disposizione reciproca da parte dell’UE per i cittadini britannici all’estero.

Matt Holehouse, corrispondente UK / UE per MLex, ha dichiarato che il modo di parlare di Corbyn era “Ukippista”.

Quando Andrew Marr gli ha chiesto se avesse simpatizzato per gli euroscettici – dopo avere votato in passato contro i precedenti trattati dell’UE, come quello di Maastricht – Corbyn ha chiarito la sua posizione sull’UE: è contrario a un “mercato libero senza regole in Europa”, ha affermato, ma ha sostenuto gli aspetti “sociali” dell’UE, come il sostegno ai diritti dei lavoratori. Tuttavia, non ha apprezzato il divieto di dare aiuti di Stato all’industria.

Sulle tasse universitarie, è stato chiesto a Corbyn: “Cosa intendeva quando ha detto che se ne occuperà?”. La risposta è stata che “riconosceva” che i laureati devono affrontare un enorme fardello per pagare le loro tasse, ma che non si impegnava a cancellare tutti i debiti degli anni precedenti. Tuttavia, il Labour una volta al governo abolirebbe le tasse universitarie. Se avesse vinto le elezioni del 2017, gli studenti nel 2017/18 non avrebbero pagato le tasse universitarie (o sarebbero stati rimborsati).

L’intervista ha anche riguardato il divario legato al genere negli stipendi della BBC. Corbyn ha affermato che il Labour punta a esaminare il problema del divario di stipendio legato al genere con audit in tutte le imprese e a introdurre una proporzione salariale – in un’impresa nessuno può ricevere uno stipendio più di 20 volte maggiore di quello del dipendente con il salario più basso. “La BBC deve guardare a se stessa… il divario retributivo è astronomico“, ha aggiunto.

Ha aggiunto che non pensava fosse “sostenibile” per il governo assegnare al DUP (partito politico protestante di estrema destra dell’Irlanda del Nord, ndT) un miliardo e mezzo di sterline  e di aspettare con impazienza un’altra elezione.

Fonte: vocidallestero.it (qui) articolo di Helen Lewis, 23 luglio 2017

Politica, Sondaggi

Sondaggi, Lega allunga sul M5s. E Conte interpella la Merkel

Le polemiche intorno al caso SeaWatch 3, che vedono ancora una volta Matteo Salvini protagonista di uno stop allo sbarco di poche decine di migranti salvati da una Ong, non hanno intaccato il consenso della Lega nei sondaggi. Nel corso dell’ultima settimana, al contrario, le intenzioni di voto portano il Carroccio 1,1 punti più in alto rispetto alla precedente rilevazione Swg, al 32,6%.

La linea dura sui migranti, piuttosto, sembra nuocere al Movimento 5 Stelle, in calo di otto decimali al 24,9% dei consensi.
Perdono quota, nella settimana conclusa il 28 gennaio, anche i partiti “tradizionali”. Negli ultimi sondaggi il Pd ha ceduto 0,7 punti al 17,2%, Forza Italia è arretrata di mezzo punto all’8,1%. Modesto incremento, infine, per Fratelli d’Italia che acquisisce un decimale al 4,5%.

L’istituto Swg, che ogni settimana compila un sondaggio politico per il Tg La7, ha calcolato il consenso potenziale del nuovo cartello politico lanciato da Carlo Calenda in vista delle elezioni dell’Europarlamento. Il listone “Siamo Europei” comprenderebbe Pd, +Europa, Verdi e altre liste civiche.

Il progetto progressista e filo europeista godrebbe di un consenso compreso fra il 20 e il 24%, equivalente più o meno la somma dei consensi riconosciuti ai singoli partiti. Un risultato discreto, ma insufficiente a scalzare M5S o Lega alle europee di fine maggio.

La crescita della Lega non lo si deve soltanto al successo della politica sull’immigrazione (perlomeno sotto il profilo dell’immagine). Sembra dovuta anche a un consenso più trasversale del provvedimento economico di bandiera del governo sulle pensioni: Quota 100.

Conte chiede consigli a Merkel su come arginare la crescita della Lega

Secondo il sondaggio Quorum/YouTrend trasmesso su SkyTg24, infatti, la finestra di pensionamento anticipato fortemente voluta dalla Lega piace al 60,8% degli italiani. Al contrario, il Reddito di Cittadinanza, il cavallo di battaglia dei Cinque Stelle, convince solo il 45,3% del campione (che in maggioranza si dice contrario al sussidio di disoccupazione).

L’approvazione del cosiddetto Reddito di Cittadinanza, non costerebbe invece consensi alla Lega, in quanto l’89,8% del suo elettorato approva questa misura. Questo nonostante il fatto che a beneficiarne pare che sarà soprattutto il Mezzogiorno. È al Sud infatti che il tasso di povertà, specie tra i giovani, è più elevato.

Insomma, il fatto che al World Economic Forum di Davos il premier Giuseppe Conte abbia confidato ad Angela Merkel che il M5s è “preoccupato”, non è poi così stupefacente. La perdita di terreno nei confronti dell’alleato Salvini continua, nonostante l’avvio del Reddito di cittadinanza.

Elezioni, Politica, Sondaggi

Sardegna. I primi sondaggi. Solinas (Cdx) in testa segue Zedda (Csx). M5S al 23,5%, PD al 12,6%, Lega al 14,6% e FI al 6,3%.

Sono i risultati di Swg pubblicato oggi dal quotidiano La Nuova Sardegna sulle intenzioni di voto dei sardi per le regionali del 24 febbraio.

Il candidato del centrodestra Christian Solinas avanti, anche se in calo rispetto a tre mesi fa e quello del centrosinistra Massimo Zedda che insegue al secondo posto staccando Francesco Desogus del M5s, terzo. Sono i risultati di un sondaggio di Swg pubblicato oggi dal quotidiano La Nuova Sardegna sulle intenzioni di voto dei sardi per le regionali del 24 febbraio.

Un’indagine che vede gli altri quattro aspiranti governatori molto lontani dai primi tre, mentre gli indecisi sono il 27%. Solinas, sulla base di una stima effettuata il 26 gennaio, avrebbe tra il 33% e il 37% dei consensi, in diminuzione rispetto alla ‘forbice’ del 36-40% del 26 ottobre 2018.

Zedda si attesterebbe tra il 29% e il 33%, in recupero rispetto al 27-31% di tre mesi fa. In calo anche Desogus che partiva a ottobre da un 26-30% di dichiarazioni di voto mentre a gennaio si riduce a un 22-26%. Molto lontani gli altri: Mauro Pili (Sardi Liberi) al 4-6%, Paolo Maninchedda (Partito dei Sardi) 1-3%, Andrea Murgia (Autodeterminatzione) 1-3% e Vindice Lecis (Sinistra Sarda) 0-2%. Nel complesso, la coalizione di centrodestra risulta abbondantemente in testa col 38,8% dei consensi (+7,7% rispetto alle politiche del 4 marzo scorso) mentre il centrosinistra si ferma al 29,3% (+8,6% nei confronti delle politiche).

Il Movimento 5 Stelle e’ accreditato di un 23,5% con un vero e proprio crollo – secondo il sondaggio – rispetto alle elezioni di un anno fa quando aveva ottenuto il 42,5% dei consensi. Tra i partiti – sempre secondo il sondaggio pubblicato da La Nuova Sardegna – crolla anche Forza Italia che passa dal 14,8% delle politiche al 6,3% e continua a perdere voti anche il Pd con il 12,6 % dei consensi a fronte del 14,8% del 4 marzo 2018.

La Lega, invece, cresce di quasi quattro punti passando dal 10.8% delle politiche al 14,6% delle intenzioni di voto del sondaggio Swg. L’alleato Partito Sardo d’Azione e’ accreditato di un 3,1%: non e’ possibile un raffronto con le politiche in quanto correva con la Lega ma solo con le regionali del 2014 quando aveva ottenuto il 4,7% dei voto. Per quanto riguarda l’orientamento di voto ai partiti gli indecisi sono il 28%.

Fonte: sardegnalive.net (qui)

Magistratura, Politica

Diciotti, Dagospia: la lettera di Matteo Salvini scritta da Giulia Bongiorno.

Non ci sarebbe Carlo Nordio, ma Giulia Bongiorno dietro alla svolta di Matteo Salvini, svolta segnata dalla lettera al Corriere della Sera in cui il vicepremier della Lega afferma che non deve essere processato e che dunque l’autorizzazione a procedere nei suoi confronti richiesta dal tribunale dei ministri di Catania non deve essere accolta. La bomba la sgancia Daospia, che ricorda come l’avvocato Bongiorno, “che ben conosce l’ambiente dei magistrati, sa che vogliono farla pagare” a Salvini. E ancora: “La sentenza sui 49 milionidella Lega, le indagini sui fondi all’estero, le piste sui rapporti con la Russia: i filoni sono tanti ma finora nessuno ha davvero attecchito”. Ma in questo caso, secondo Dago, sarebbe diverso: “Se tre giudici chiedono l’imputazione coatta dopo che un pm (Zuccaro) ha chiesto l’archiviazione, vuol dire che hanno in mano qualcosa di giuridicamente solido“, spiega l’articolo.

E quel qualcosa di solido potrebbe stare nel fatto che la Diciotti era una nave della Guardia di Finanza, mentre la Sea Watch è una nave battente bandiera olandese si una Ong tedesca. Le argomentazioni giuridiche che in questi giorni Salvini usa contro l’Olanda potrebbero non reggere, dunque, nel caso della Diciotti. Insomma, la possibilità che Salvini rischi qualcosa in quel processoesistono. E se scattasse una condanna superiore ai cinque anni, come è noto, scatterebbe l’interdizione dai pubblici uffici. Inoltre, la legge Severino aggiungerebbe la sospensione dalla carica fino a 18 mesi, nonché l’ineleggibilità per chi ha condanne definitive superiori ai due anni. Queste le ragioni che, secondo Dagospia, avrebbero spinto la Bongiorno ad inserirsi nella vicenda e, soprattutto, a scrivere la lettera al Corriere della Sera, poi firmata da Salvini.

Debito pubblico

Titoli di Stato, venduti in asta 6,5 miliardi di Bot e 5,2 miliardi di Btp. Tassi in calo, quelli sui semestrali tornano negativi

I rendimenti dei quinquennali sono scesi all’1,49% dall’1,79% del collocamento di dicembre, quelli dei decennali dal 2,7 al 2,6%. Per i Bot a sei mesi tassi in calo di 24 punti base a -0,025%. Secondo gli analisti hanno avuto un impatto positivo sia l’accordo tra governo e Ue per evitare la procedura d’infrazione sia l’impegno della Bce a mantenere una politica monetaria accomodante.

Andamento positivo per le ultime aste di titoli di Stato di gennaio. Martedì il Tesoro ha assegnato tutti i 5,25 miliardi di euro di Btp a 5 e 10 anni offerti in asta, con tassi in discesa. Il rendimento medio del quinquennale è sceso all’1,49% dall’1,79% del collocamento di dicembre e quello del decennale, che tra ottobre e novembre aveva superato il 3,6%, si è fermato al 2,6% (dal 2,7% del mese scorso). In totale la domanda ha superato i 7 miliardi di euro. Lunedì erano stati collocati 6,5 miliardi di Bot semestrali, con rendimenti in calo ancora più marcato: sono tornati in territorio negativo (-0,025%) per la prima volta dall’aprile 2018, diminuendo di 24 punti base rispetto alla tornata del 27 dicembre (0,215%). La domanda è stata pari a 1,82 volte l’importo offerto, in rialzo rispetto all’1,33 di dicembre. All’asta del 29 agosto il rendimento aveva toccato lo 0,438 per cento.

Il vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini ha commentato dicendo: “Significa che, sia in Italia che all’estero, si fidano della manovra economica e di questo governo: abbiamo cominciato a guadagnare il terreno perso da altri. L’Italia è un Paese sano”. Secondo gli analisti, il rientro delle tensioni sui titoli del debito pubblico italiano è legato da un lato all’accordo tra governo e Unione europea che a ridosso di Natale ha evitato la procedura d’infrazione, dall’altro all’impegno della Banca centrale europea a mantenere una politica monetaria accomodante alla luce dei rischi al ribasso per le economie dell’Eurozona.

Intanto è calato anche lo spread tra Btp e Bund tedeschi: mercoledì il differenziale si è ridotto a 241 punti base, rispetto ai 243 registrati in apertura, con un rendimento al 2,61%, il minimo da settembre 2018.

Fonte: ilfattoquotidiano.it (qui)

Economia, Sovranità monetaria

FT: «Ha ragione la MMT»

E’ dal 2010 che sostengo la teoria MMT. Ho conosciuto Mosler nel giugno 2013 ad un convegno organizzato a Cantù (qui), ma ancor prima il tenace Paolo Barnard che per altro invitammo a Montichiari nel novembre 2013 proprio per un incontro sull’euroschiavitù. In questi giorni è arrivata la conferma di quanto già sosteniamo da quasi dieci anni.

Buona lettura.

Un articolo uscito ieri [17 gennaio 2019] sul blog Alphaville del Financial Times sdogana definitivamente e senza mezzi termini la teoria monetaria moderna (#MMT). Anche su questo, insomma, avevamo ragione noi:

«Non c’è nulla di intrinsecamente socialista per ciò che riguarda il debito pubblico. Un governo può emettere debito per pagare qualunque cosa gli piaccia: per combattere una guerra, per abbassare le tasse, per attutire gli effetti di una recessione. Gli Stati Uniti, per esempio, hanno sempre emesso debito per pagare per queste cose. I politici dicono che il debito pubblico spiazza gli investimenti privati, che è insostenibile e trasformerà il paese che ne fa uso nell’Argentina, nella Grecia o nel Venezuela. Ma indipendentemente da ciò che dicono, i politici americani finiscono sempre per fare ricorso al debito.

I sostenitori della moderna teoria monetaria sostengono che, per un paese sovrano che dispone della propria valuta, non esiste un livello intrinsecamente insostenibile di debito pubblico, sarebbe a dire che non esiste un livello oltre il quale il paese inizia crollare, che sia il 90 per cento o il 200 per cento del PIL. In qualunque momento il governo può appropriarsi delle risorse che ritiene necessarie per finanziare le sue politiche domestiche, indipendentemente dalle entrate.

Un tradizionalista considererebbe tale politica intrinsecamente inflazionistica, sostenendo che, come per qualunque altra merce, aumentare l’offerta di denaro ne riduce il valore. I sostenitori della teoria monetaria moderna sostengono invece che l’inflazione si verifica solo quando l’economia reale – gli impianti, le macchine, i lavoratori – non sono più in grado di assorbire la spesa del governo. Di conseguenza, la spesa va disaccoppiata dalla tassazione. Un governo può spendere finché non sono impiegate tutte le risorse reali di una economia e ricorrere alle tasse solo per raffreddare l’inflazione, una volta che l’economia raggiunge il suo massimo potenziale.

Noi di FT Alphavile riteniamo che [la teoria monetaria moderna] non sia né marxista, né bislacca. È semplicemente un modo diverso di guardare alla politica fiscale, un modo per descrivere i vincoli reali alla spesa pubblica. A ben vedere, il modo in cui la MMT guarda alla spesa pubblica è molto vicino a come i politici di Washington guardano alla spesa pubblica. Attenzione: non stiamo parlando di ciò che dicono, ma di quello che fanno.

Il Congresso degli Stati Uniti spende regolarmente in deficit per le cose che ritiene importanti. Negli ultimi quarant’anni, ha coperto la propria spesa con le tasse solo per un breve periodo, alla fine degli anni Novanta. … Esattamente come sostiene la teoria monetaria moderna, il Congresso spende finché le risorse reali non scarseggiano [cioè finché non viene raggiunto il limite oltre il quale si genererebbe inflazione]. Quel limite non è mai stato raggiunto negli ultimi due decenni.

Quando Washington vuole qualcosa – combattere una guerra, tagliare le tasse – autorizza la spesa necessaria e basta, senza preoccuparsi delle entrate. Dunque le discussioni sulla necessità di pareggiare il bilancio non riguardano i vincoli finanziari ma le priorità. I programmi ritenuti importanti vengono finanziati, sempre e comunque. I programmi che non sono ritenuti importanti devono essere finanziati con le tasse. Quando qualcuno a Washington dice: «Non possiamo permettercelo» in realtà intende «Non penso che sia importante».

In altre parole, [i politici americani] già seguono le prescrizioni della teoria monetaria moderna, anche se non lo ammettono».

Definitivo direi.

Fonte: lantidiplomatico.it (qui) Articolo di Thomas Fazi

Fonte: FT.com (qui)

Elites vs Popoli, Europa vs Stati

DRAGHI & PORCI (ovvero, “giustizia” europea) di M. Blondet

La UE lotta per la segretezza degli archivi della BCE –  La Commissione Europea  ha citato in giudizio la Slovenia dinanzi alla Corte di Giustizia Europea perché la polizia del paese aveva confiscato i fascicoli della BCE.  E’ probabile che il caso stabilisca un significativo precedente. (link)

Così un titolo del DWN il 25 gennaio. Si tratta di uno scandalo che ha coinvolto nel 2013 il banchiere centrale sloveno Boštjan Jazbec,  che per la sua posizione è anche membro del consiglio della BCE, il quale impose alla Slovenia il salvataggio  di sue tre banche  a carico dei contribuenti, con esborso di oltre 3 miliardi, fu detto “per scongiurare una fine di tipo greco”,  con la bancarotta dello Stato.  L’operazione avvenne con tali (diciamo) forzature e danni per i contribuenti e gli investitori, che su richiesta dell’associazione di investitori slovena (VZMD) il procuratore sloveno Zvonko Fiser – evidentemente  non ancora  al corrente dei metodi UE per sopprimere gli stati – ha ordinato un ‘inchiesta, che è giunta  fino ad  imputar Jazbec per abuso di atti dì’ufficio fino all’irruzione della polizia nella sede della banca  centrale slovena. Con sequestro di documenti e  computer.

Le intercettazioni documentarono anche le prime telefonate di Jazbec alla BCE: “Se  cado giù io, trascino anche voi con me”  – che la dice molto lunga sullo “stile”  omertoso e ricattatorio che ispira i rapporti interni alla banca centrale europea, nonché sulla certezza che ci fosse molto da  nascondere nel “salvataggio” bancario.

Ostruzione alla giustizia

Il governatore della banca centrale slovena inquisito   –  e salvato.

Anche il seguito è nello “stile” abituale di Bruxelles. Prima, Mario Draghi  chiede al capo della Commissione, Juncker, di intervenire presso la Slovenia per fermare le indagini  (la famosa “indipendenza” a senso unico).  Juncker ci prova  “con metodi informali” . Ossia, tradotto da  Delo, il primo quotidiano sloveno, “pressioni continue e sempre maggiori a ritirarsi dalle indagini di questi atti, nonostante motivi ragionevoli per sospettare che in autunno del 2013 l’allora capo della Banca di Slovenia ha commesso un numero di reati in il processo di espropriazione degli investitori della NLB”:  L’associazione degli investitori invece di tacere (credono ancora di essere sotto il diritto absburgico?)  denuncia pubblicamente : “Dobbiamo assumere una posizione intransigente nell’opporsi ad ulteriori e sempre più violente pressioni per fermare le indagini sulle irregolarità e gli atti criminali che erano impegnato durante l’espropriazione di investitori e l’eccessiva capitalizzazione delle banche slovene. A tal fine, le autorità e le istituzioni slovene, che sono loro soggette, devono protestare pubblicamente contro di loro e informare il pubblico sloveno e internazionale sui contenuti e gli sviluppi relativi a tali proteste “.  Poiché la giustizia slovena non cede, a quel punto – riporto il titolo di

Deutsche Wirtschafts Nachrichten: Mario Draghi infuriato: la giustizia indaga contro i banchieri della BCE  – Per la prima volta, la giustizia di un paese della UE contro un membro del Consiglio della BCE. A seguito di  un’ingerenza in situazioni  di soccorso bancario dubbie,   le autorità slovene prendono di mira anche il rappresentante sloveno della BCE. Draghi è sconvolto: la BCE è in realtà completamente immune dalla loro azioni giudiziarie e protetta dalle forze dell’ordine. (link)

Ve lo immaginate Mario Draghi addirittura “sconvolto”? Come mai? Perché è stata violata la sacra e totale immunità di cui gode ogni funzionario della Banca Centrale Europea; esso è esentato da qualunque azione penale per atti compiuti durante la sua funzione.

Impunibili, ingiudicabili, infallibili. Per “legge primaria”

Infatti è proprio così che scrive Draghi al procuratore generale Zvonko Fiser: “Le  attrezzature sequestrate contengono informazioni della BCE e tali informazioni sono protette dal diritto primario dell’UE direttamente applicabile“.

Capito? C’è un “diritto primario UE” che protegge lorsignori ed è “direttamente applicabile”, sopra le leggi nazionali.

Ma l’inquirente “ha  respinto la richiesta di Draghi, sostenendo che i dipendenti della banca centrale non godono di privilegi che li esenterebbero dalle indagini nelle procedure pre-penali”. Decisamente gli sloveni,  fedeli sudditi dell’impero d’Austria per mille anni,  entrando nella UE, credono di essere entrati in  uno stato di diritto. Tant’è vero che Delo, ancora non  istruito di come devono comportarsi i media verso la divina  autorità della  BCE, osa scrivere che “Mister Jazbec, anche dalla sua attuale posizione di membro del   Single Resolution Board,continua a fare lobby presso la Commissione Europea perché attui la procedura contro la Slovenia”. Già perché nel frattempo il sospetto è stato  tolto dal governo dalla banca centrale slovena (dove era anche membro della BCE e quindi capace di “trascinare giù anche voi”)  e   nominato, dalla Commissione, a capo di  questo “Single Resolution Board”,  che è un organo non della BCE, ma della Unione Europea per la liquidazione  ordinata delle banche fallite. Insomma salvato in una delle tante porte girevoli per cui funzionari europeisti passano e ripassano.  Forse il termine Commissione Europea non è adatto; meglio sarebbe Commistione  Europea,  il luogo dove i banchieri  centrali si mischiano ai governanti.

Adesso, dunque la Commissione, a nome della BCE, ha citato in giudizio la Slovenia – presso la Corte di Giustizia Europea  – per far valere una volta per tutte “il diritto primario UE” che sancisce l’inviolabilità assoluta dei segreti della banca centrale, l’insindacabilità totale dei suoi atti, e la impunibilità completa dei  suoi membri anche malversatori.  Insomma la superiorità  della BCE   rispetto a tutte le leggi, umane e divine.

Non dubitiamo che la Corte  confermerà il principio di inviolabilità  di Mario Draghi e tutti gli altri banchieri centrali. E’ scritto dal qualche parte nel “diritto primario UE”, quindi è quel diritto che va applicato.   Facciamo solo sommessamente notare che  Draghi, benché “infuriato” e “sconvolto”,  ha cercato di non far valere  questi “diritto” pubblicamente,   chiedendo invece a Druncker di agire coi “metodi informali”, ossia pressioni   continue e sempre più forti sul  governo sloveno perché – violando l’indipendenza della magistratura –  facesse cessare le indagini dei giudici sloveni.

Avrebbe preferito non farlo sapere al grande pubblico, Draghi, che i banchieri centrali hanno  quel “diritto primario”  all’inviolabilità, che li mette al disopra del genere umano fallibile e peccatore.  Come mai, se è un “diritto”? Magari  perché ci si potrebbe cominciare a chiedere   da chi, e come l’hanno avuto? O se lo sono accaparrato? E   magari giungere alla conclusione che quando la UE assume che un gruppo di funzionari manipolatori monetari è “infallibile e non peccatore”,  esige un po’ troppo dalla fede di noi, pur veri credenti in “Più Europa”.

Magari qualcuno potrebbe temere che dietro questa inviolabilità preventiva e supra legem, costoro  mascherino: 1) la loro incompetenza (di cui hanno dato numerosissimi indizi certi)  che ha portato danni enormi a varie nazioni; 2) la loro disonestà e  corruzione; 3) i loro giganteschi conflitti d’interesse e  rapporti indebiti e illegittimi con i poteri finanziari internazionali, l’usura e gli interessi  criminali, penalmente rilevanti, della ideologia globalista.

Prendiamo il caso recente. Quello di madame Danièle Nouy, responsabile della vigilanza della Banca Centrale Europea, la quale  ha affidato gli “stress test” delle banche private non già ad un organo interno della BCE, bensì a un privato esterno, e quale!

Alla  Blackrock, ovvero il più grande asset manager del mondo e il più importante investitore internazionale nel settore bancario. Ma anche nel 2014, alla società di consulenza Oliver  Wyman (che sta a New York, presso Wall Street) per la cifra di 26 milioni di dollari, ossia il triplo di quanto pagato prima, e per buona giunta alla McKinsey, a cui la BCE ha versato, per i suoi servizi, 1,5 milioni. Un  modo di agire  che ha persino indotto Schauble  a chiedere spiegazioni alla Nouy: perché non ha indetto un concorso pubblico per assegnare incarichi così delicati?   Madame ha risposto: “Non c’era tempo, era urgente fare gli stress test”. E si fida così tanto dell’eica della Blackrock – agenzia speculatrice per conto di privati internazionali – da averle affidato anche gli stress test del 2018.

https://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2018-12-19/bce-grande-affare-stress-test-schauble-apre-caso-bce–071039.shtml?uuid=AEy2Uz1G (link cancellato).

La assumerà BlackRock?

Un comportamento da  codice penale, che porterebbe in  galera  un comune mortale,  un ministro,  un sindaco o un direttore di ospedale.  Non  una membra della BCE,  inviolabile e infallibile per diritto primario,  e soprattutto  intoccabile e non giudicabile. Quindi sempre a piede libero a far nuovi danni.
Come sapete, la signora Nouy è in scadenza dalla carica che ha coperto nella BCE ed ha esercitato con speciale accanimento contro le banche italiane. Volete commettere che non resterà disoccupata? Che appena lasciata la poltrona, la assumerà la BlackRock, o la Oliver Wyman o se proprio le  va  male, la McKinsey.

Come Mario Draghi andato e venuto da Goldman Sachs. Come Barroso,  che  appena lasciata la poltrona oggi occupata da Juncker,  anche lui è stato accolto e stipendiato da Goldman, impresa nota per questi servizi caritativi e disinteressati.

Ma la fila rischia di essere lunghissima. La danese Coonie Hedegaard,  commissaria europea al Clima, che appena  dimessa la carica viene assunta da Volkswagen, condannata per le frodi sulle emissioni.  L’olandese Neelie Kroes, vogliamo parlare? Commissaria europea per l’agende digitale (sotto Barroso), s’è occupata della regolamentazione di Uber; uscita dalla carica pubblica, viene assunta –  lo credereste? –  da Uber, che ha creato per lei un apposito “comitato del consiglio di politica pubblica”,  dove in pratica farà lobby per la ditta nei meandri delle regolamentazioni europee. E  vediamo lo sloveno Janez Potocnik: Commissario  UE  alla  Scienza e alla Ricerca  (2004-2010) e poi all’Ambiente (2010-2014) in tutte queste cariche s’è distinto per impedire, con oculati ritardi procedurali,  il  divieto dell’uso di pesticidi colpevoli della strage delle api.  Ebbene: appena perso lo  stipendio europeo, lo trova come  presidente del Forum per il Futuro dell’Agricoltura – una meritevole fondazione morale e scientifica, che è finanziata da Syngenta, il colosso  chimico produttore del pesticida sterminatore.

Conflitti d’interesse, losche disonestà, “errori di governo”  voluti o dovuti a mera incompetenza e ideologismo, sono  l’essenza del funzionamento della Unione Europea :  sono l’effetto della “complessità e opacità voluta delle sue procedure interne,  volute per applicare il “metodo Monnet”, ossia i micro-colpi di stato tecnocratici di cui il pubblico non coglie la portata, ed hanno il solo scopo di sottrarre le decisioni prese a Bruxelles alla sovranità popolare” (Oliver Delorme),  hanno ormai  configurato la UE come un regime patologico di oligarchie   che  fingono  di essere competenti e si fanno gli affari loro, protetti dalla “legge” che loro hanno elaborato, dalla loro “autorità” falsa  costruita dai media e dalle complicità dei commissari, del parlamento, della corte di Giustizia,  nelle cui grinfie ora cade la povera Slovenia – la Corte che s’è arrogata poco a poco il diritto (che nessuno le ha dato, nemmeno i trattati europei)  di giudicare  e interpretare  i trattati, al punto da essere ormai “un  legislatore a sé, che crea il diritto al di fuori di un qualunque controllo democratico, e impone le sue decisioni agli stati  sotto pena di sanzione”.

Anche qui cito Olivier Delorme, un  docente di storia contemporanea che sulla UE  come mostro giuridico ha scritto dei volumi.  I magistrati sloveni faranno bene a leggerlo, per essere avvertiti sotto quale “stato-di- diritto” sono finiti. (link)

Vi lascio alla lettura, perché ho fretta di avvertire: Mario Draghi è prossimo a scadere da governatore inviolabile imperseguibile della BCE. Speriamo lo riprenda Goldman.  Ma invece  “il Colle” lo vuole a capo di un  governo italiano, già pensato e pronto, che sostituirà quello attuale che avete votato , un governo di pasticcioni incompetenti, ed è verissimo. Ma quanto sia incompetente Draghi, lo ha raccontato in un recentissimo articolo Ashoka Mody. Ad  esso rimando  chi legge l’inglese.  Agli altri, se volete, la prossima volta.

 (qui)