Crisi di Governo, Politica

Servi di qualcuno

Tornare indietro per non morire americani o democristiani. Articolo di Sebastiano Caputo del 21 agosto 2019. Pubblicato sul sito L’intellettuale dissidente

“L’unità di crisi” di governo non è Italia ma all’estero. O almeno coincide con quelle che sono le traiettorie geostrategiche del nuovo corso globale. Non a caso l’appello lanciato nei giorni scorsi su una possibile alleanza tra Movimento 5 Stelle e Partito Democratico è arrivato dalla personalità italiana più autorevole e influente nel mondo sino-russo: Romano Prodi. Pochi lo sanno ma il fondatore dell’Ulivo è il nostro connazionale più accreditato a Mosca (è l’unico che viene ricevuto in privato da Vladimir Putin diverse volte all’anno) e a Pechino, non a caso è stata fortemente voluta dai vertici del Partito Comunista Cinese la sua adesione come membro all’Advisory Council della Belt and Road Initiative. Insomma “la Coalizione Ursula” è una chiara e puntuale risposta a quella che su queste colonne digitali avevamo definito la “nuova via talassocratica” di Matteo Salvini. E dopo la giornata surreale di ieri questa improvvisa sterzata sta prendendo forma lentamente. Ma prima di dire le jeux sont faits tutti devono salire al Quirinale. Giuseppe Conte a consegnare le dimissioni, Luigi Di Maio per portare sul tavolo il più alto numero di parlamentari, infine Matteo Salvini con la forza dei sondaggi e del consenso. E se è vero che il Movimento 5 Stelle è l’ago della bilancia che determina la nuova maggioranza, è ancor più vero che la Lega ha la possibilità di imporre al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella un “governo Conte Bis” con una condizione imprescindibile – la rimozione del Ministro dell’Economia Giovanni Tria – in alternativa ad elezioni anticipate in cui il programma politico di Matteo Salvini mettererebbe tra i primissimi punti l’uscita dall’Euro, sulla scia della Brexit voluta da Boris Johnson e la probabile rielezione di Donald Trump nel 2020.

Di fonte ad uno scenario simile, piuttosto che far saltare l’intera architettura europea con l’Italexit, dettata da un’agenda monocolore leghista (appoggiata da Fratelli d’Italia), preferirebbe sostituire il Ministro Tria, e attuare una manovra finanziaria espansiva che non rispetti le regole di Bruxelles sul deficit, come già fanno da anni Francia e Germania del resto. Se così fosse non solo si eviterebbe una convergenza del M5S con il PD – un vero e proprio schiaffo al popolo italiano che alle ultime elezioni europee aveva confermato la propria fiducia al governo gialloverde con il 51 per cento dei consensi – inoltre vorrebbe dire che quello strappo estivo di Matteo Salvini non era una forzatura improvvisata maun metodo forzoso calcolato per evitare a tutti i costi di mettere la firma su una ricetta economica in controtendenza con le promesse lanciate in campagna elettorale. Se questi fossero i presupposti non ci sarebbe ragione per Luigi Di Maio di rifiutare un “switch” all’Economia che tutto sommato converrebbe ad entrambi dato che saranno anche loro a doversi prendere la responsabilità di fronte agli elettori qualora la manovra finanziaria violasse quella definizione di “nuovo umanesimo” riportata più volte da Giuseppe Conte.

E piuttosto che ritrovarsi davanti ad un bivio che propone da un lato l’uscita dall’euro con la retrovia strategica anglo-americana senza ottenere altri vantaggi in termini di interessi nazionali (caos nel Mediterraneo allargato, sottomissione alla politica globale delle sanzioni, imposizione dell’acquisto degli F35, riconoscimento di governi calati dall’alto, adesione agli interventi militari, impossibilità di entrare nella Nuova Via della Seta) e dall’altro inserirsi nel filone euro-asiatico che come ha ricordato di recente Emmanuel Macron nel bilaterale con Vladimir Putin “si estende da Lisbona a Vladivostok” e allo stesso tempo subire le politiche di austerità in un’Unione incapace di rinnovarsi, tanto vale proseguire la via mediterranea, letteralmente “in mezzo alle terre”, che il governo gialloverde già aveva intrapreso, in un momento storico in cui i grandi blocchi geostrategici si stanno progressivamente ridefinendo. La politica è spregiudicatezza e sia Luigi Di Maio che Matteo Salvini hanno dimostrato in questi 15 mesi di averne, per cui non è da escludere un nuovo accordo fondato su un nuovo contratto di governo. Se Lega e M5S riescono a rinnovare la maggioranza su un “ConteBis” il governo esce più forte di prima perché potrà portare lo scontro allo stato verticale (Salvini e Di Maio insieme contro nemici interni del cosiddetto “terzo partito” ed esterni) e non orizzontale (Salvini contro Di Maio), altrimenti la sovranità” rimarrà uno slogan che li seppellirà ad entrambi. I primi moriranno americani, i secondi democristiani.

Benessere, Salute

Cucinelli: “Inutile lavorare più di 6-8 ore. Staccate gli smartphone e vivete”

L’imprenditore intervistato d QN: “Ognuno deve avere uno spazio riservato non invaso dalla tecnologia”

“È inutile lavorare più di 6-8 ore. E ai lavoratori dico: staccate lo smartphone e vivete”. Parola dell’imprenditore Brunello Cucinelli che in un’intervista al Quotidiano Nazionale delinea la sua idea sul lavoro e su quali siano le priorità di ogni lavoratore durante la propria giornata.

“Ognuno deve avere uno spazio riservato che non può essere invaso dalla tecnologia. Dovrebbe vivere una vita pubblica, una vita privata e una vita segreta. Un aggettivo senza connotazioni romantiche o risvolti penali, ma letto nel senso di spirituale, intima, una vita solo tua”.

Cucinelli parla del divieto dato ai dipendenti di usare la mail nel weekend.

“A dire la verità il divieto scatta dalle 17.30 di ogni giorno e vale per tutto il fine settimana. I 1700 dipendenti del mio gruppo lo sanno, vale la regola di San Benedetto. Devono trovare un equilibrio nelle loro vite. Tutti hanno bisogno di curare la mente con lo studio, anche l’anima ha bisogno di mangiare ogni giorno”.

Fonte: huffingtonpost.it (qui)

Austerity, Politica, Terremoto

L’Aquila 2009-2019 – La scuola è ancora in moduli provvisori: ‘Nei container di lusso lavoriamo per mantenere la comunità’

 

“La scuola dovrebbe essere una priorità per il futuro, ma è stata dimenticata”. Se c’è un caso emblematico della lentezza della ricostruzione pubblica, all’Aquila, è quello delle scuole. Nonostante le promesse e i soldi erogati, gli studenti sono ancora nei Musp (Moduli ad Uso Scolastico Provvisori), in periferia. Nessuna delle scuole del centro è tornata agibile. Clamoroso il caso del Cotugno, inizialmente fatto rientrare in un edificio ‘vero’, a seguito di una richiesta di accesso agli atti di alcuni genitori e insegnanti si è rivelato essere inagibile. Sfrattati per una seconda volta, dopo un periodo di ’scuola pomeridiana’ ospiti di altri istituti, hanno finalmente ri-ottenuto un Musp, anzi cinque, in parti opposte della città. “È un odissea che sembra non finire mai – spiega la dirigente scolastica Serenella Ottaviano -. Le scuole hanno lavorato tantissimo per mantenere la comunità e offrire il massimo dell’offerta formativa possibile, eppure a 30 chilometri da qui sembrano essersi dimenticati di noi”.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

Società

Architetta in Svizzera. “In Italia è difficile farsi pagare dai clienti. E trovare lavoro senza l’aiuto di amici e parenti”

Agnese D’orazio, 35enne della provincia di Teramo, ha deciso di espatriare dopo avere tentato, senza riuscirci, di raggiungere l’indipendenza economica in Italia. Prima è stata in Germania e ora vive a Nyon, tra Ginevra e Losanna. “Qui posso fare una vita dignitosa, senza angoscia”

“In Italia non ci sono le condizioni di dignità minima per un nuovo architetto senza amici o parenti nel settore”. Agnese D’Orazio ha compiuto da poco 35 anni, è nata e cresciuta a Pineto, in provincia di Teramo, dove si è laureata nove anni fa. È un’architetta e si occupa di progetti per abitazioni mono e plurifamiliari. Dal 2012 vive e lavora in Svizzera, a Nyon, tra Ginevra e Losanna: assunta subito con un contratto a tempo indeterminato, guadagna 6500 franchi al mese (circa 6 mila euro). “Qui il costo della vita è molto alto, più di duemila franchi se ne vanno solo per l’affitto – ci racconta -. Ma sono completamente indipendente e posso fare una vita dignitosa, senza l’angoscia di come arrivare alla fine del mese”.

Agnese si è sentita costretta a emigrare: “Faccio un esempio autobiografico. L’anno in cui mi sono laureata ho partecipato a un concorso con un gruppo di altri studenti e neolaureati. Abbiamo lavorato per un mese intero, giorno e notte, per degli architetti romani, e abbiamo vinto il bando da 50mila euro, ma non ci è spettato neanche un rimborso spese simbolico. Una prassi che è ricorrente nel nostro ambito”. Delusa, Agnese è partita per la Germania, destinazione Monaco dove, spiega, “ho lavorato per un anno ho fatturato da libera professionista. Un piccolo stipendio, che mi ha consentito di essere economicamente autonoma oltre che fare un’esperienza formativa molto interessante. E trasparenza e correttezza sono incredibili”.

Un anno dopo prova a tornare in Italia. “Ho cercato lavoro, sia dalibera professionista che da dipendente. Nel primo caso, il problema è trovare clienti quando non sei figlia di qualcuno che lavora o lavorava già nel settore. E poi, anche una volta trovati, non è comunque facile riuscire a farsi pagare. Nel secondo caso, le possibilità sono poche e nei colloqui che ho avuto mi hanno parlato tutti di un periodo di prova, che tradotto vuol dire lavorare gratis col pretesto di formare i giovani architetti. Morale della favola? Ho sgobbato un anno senza essere pagata”. E così nel 2012 si trasferisce definitivamente. Destinazione Svizzera, dove trova subito lavoro. Adesso Agnese è in un ufficio di progettazione architettonica e urbanistica che “crea e disegna spazi di vita innovativi”, una società privata in cui ci sono tanti under 40. Contratto a tempo indeterminato e un compenso vertiginoso rispetto agli standard italiani, anche se “per mangiare una pizza fuori bisogna mettere in conto l’equivalente in franchi di 20-25 euro”.

E pur vedendo che “rivalità, meschinità, mobbing e persino lo stalking sono dinamiche purtroppo proprie dell’essere umano”, Agnese sottolinea che “le leggi svizzere prevedono il dovere del datore di lavoro di assicurare il benessere psicofisico dei dipendenti. Quindi, nei casi in cui si verifichino questi episodi, noi lavoratori veniamo protetti dal medico curante, dal sistema di disoccupazione e, nei casi più gravi, dalla giustizia“. E finora ha visto che il welfare funziona. “L’assicurazione infortuni la paga il datore di lavoro, quella sanitaria è a carico mio, ed è obbligatoria; i versamenti per la pensione e la maternità sono detratti dallo stipendio, mentre la tredicesima è variabile. E di solito si negoziano dodici o tredici mensilità”. Ma l’Italia è sempre nel cuore. “Mi mancano le persone, la famiglia e gli amici, la mentalità nei rapporti sociali, la cultura. E anche il fatto di potere comprare casa o aprire una mia attività, cosa estremamente  difficile in Svizzera”. Un giorno Agnese vuole tornare a casa, ma solo ad alcune condizioni: “Se troverò un lavoro che mi permette di vivere bene o un progetto entusiasmante. Come quello di rinnovare un vecchio casale di campagna per lanciarvi un’attività produttiva“.

Fonte: ilfattoquotidiano.it (qui). Articolo di M. di Fazio del 24 marzo 2019.

Africa, Europa, Immigrazione, Politica

Kagame: “La crisi migratoria è una creazione dell’Europa”.

Dal quotidiano ruandese The New Times riportiamo la traduzione di un’intervista al presidente Paul Kagame, che affronta temi cruciali per l’Africa visti da un’ottica – per una volta – non europeocentrica. Non sorprende che sottolinei il ruolo dell’Europa nell’attirare gli immigrati clandestini, lo scarso effetto dei miliardi di fondi affluiti in Africa (di cui molti avevano “un biglietto di ritorno”), l’atteggiamento ipocrita e presuntuoso tenuto da un’Europa peraltro in crisi. 

Il presidente Paul Kagame afferma che l’Europa ha investito miliardi in modo sbagliato e ha invitato i migranti. Considera il modello europeo di democrazia inefficiente e le élite africane problematiche.

In un’intervista esclusiva con il quotidiano austriaco Die Presse, il presidente Kagame, che si trovava nel paese europeo per il vertice di alto livello Europa-Africa che si è tenuto nella capitale Vienna, parla a lungo dei legami africani ed europei, del commercio, dell’impegno della Cina in Africa e degli aiuti.

Di seguito è riportata la versione tradotta dell’articolo originariamente pubblicato in tedesco.

Perché l’Europa ha riscoperto il suo interesse per l’Africa? A causa della crisi migratoria?

L’Europa ha trascurato l’Africa. L’Africa avrebbe dovuto essere un partner da scegliere anche solo i base alla nostra storia comune. Ma gli europei hanno semplicemente avuto un atteggiamento sbagliato. Sono stati presuntuosi.

L’Europa ha creduto di rappresentare tutto ciò che il mondo ha da offrire; che tutti gli altri potessero solo imparare dall’Europa e chiedere aiuto. Questo è il modo in cui gli europei hanno gestito l’Africa per secoli.

E questo sta cambiando ora?

Sta iniziando a cambiare. A causa di alcuni fatti.

Quali fatti?

L’Europa ha capito che le cose non sono così rosee nel suo stesso continente. La migrazione è solo una parte del problema, solo una parte di ciò per cui i cittadini europei sono scontenti. Basta guardare a tutte le proteste e al cambiamento del panorama politico. La rabbia è diretta contro gli errori commessi dalla leadership politica.

La popolazione africana raddoppierà entro il 2050. Solo per questa ragione, molte persone potrebbero prendere il cammino dell’Europa nei prossimi anni.

Non è solo una questione di dimensioni della popolazione. Quello che conta è il contesto in cui cresce la popolazione. La Cina ha 1,3 miliardi di abitanti. Tuttavia, non si sono viste legioni di cinesi migrare illegalmente in altri paesi.

Anche se la popolazione dell’Africa non crescesse, in molti posti la povertà sarebbe ancora così grande che le persone cercherebbero alternative. L’Europa ha investito miliardi su miliardi di dollari in Africa. Qualcosa deve essere andato storto.

Che cosa è andato storto?

In parte, è che questi miliardi avevano un biglietto di ritorno. Sono fluiti in Africa e poi tornati di nuovo in Europa. Questo denaro non ha lasciato nulla sul terreno in Africa.

Alcuni di questi soldi potrebbero essere scomparsi nelle tasche dei leader africani.

Supponiamo per un momento che sia così. L’Europa sarebbe davvero così pazza da riempire di denaro le tasche di ladri? Potrebbe anche esserci un’altra ragione per cui il denaro non ha prodotto risultati: perché è stato investito nel posto sbagliato.

Quindi dove dovrebbero andare i fondi per lo sviluppo?

Nell’industria, nelle infrastrutture e nelle istituzioni educative per la gioventù africana, il cui numero sta crescendo rapidamente. Questo è l’unico modo per avere un dividendo demografico.

La Cina sta investendo molto nelle infrastrutture. Le aziende cinesi stanno costruendo strade in Ruanda. I cinesi lavorano in modo più intelligente degli europei?

La Cina è attiva in Ruanda, ma non in modo inappropriato. Le nuove strade in Ruanda sono in gran parte costruite con denaro europeo. A volte ci sono subappaltatori cinesi.

Ritiene che l’impegno della Cina in Africa sia una buona cosa?

È buono, ma può ancora essere migliorato. Gli africani devono soprattutto lavorare su se stessi. In Ruanda, conosciamo la nostra capacità e quali proposte cinesi dobbiamo accettare, in modo da non sovraccaricarci di debiti. Ma ci sono anche paesi che non hanno fatto buoni accordi e ora si stanno strangolando.

Questi paesi sono incappati nella trappola del debito.

Non tutti, ma può succedere. Dipende da noi africani. Perché non sappiamo come negoziare con la Cina? Certamente i cinesi non sono qui solo come filantropi per aiutarci.

Quindi lei vede anche un problema relativo alle élite in Africa.

Decisamente. L’Africa è rimasta un continente da cui le persone semplicemente si servono.

Quale paese è servito da modello di sviluppo per lei? Singapore?

Abbiamo imparato alcune cose da Singapore. Collaboriamo ancora con Singapore oggi. Ma non abbiamo cercato di copiare nessun altro paese.

Quali sono i fattori chiave per lo sviluppo?

La prima cosa e la più importante è investire nella propria gente, nella salute e nell’educazione. In secondo luogo, devi investire denaro in infrastrutture e, in terzo luogo, in tecnologia.

Stiamo cercando di creare sistemi di valore che ci consentano di essere più efficienti: turismo, informatica, energia. Ma soprattutto vogliamo fornire una migliore educazione ai nostri cittadini per favorire l’innovazione e l’imprenditorialità.

Ha una visione su dove dovrebbe essere il suo paese tra 20 anni?

Abbiamo iniziato nel 2000 con un piano per il 2020. Ora abbiamo elaborato un nuovo piano dal 2020 al 2050, diviso in due fasi di 15 anni. La nostra visione è quella di costruire un paese stabile, sicuro, prospero e sostenibile, in cui i nostri cittadini possano vivere una vita buona in un ambiente incontaminato.

Lei è stato generale, ministro della Difesa e dal 2000 presidente…

Mi manca la mia vita come comandante militare e ministro della Difesa. (Ride). La preferivo alle sciocchezze che spesso devo affrontare.

L’ex presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, la ha fortemente criticata nel 2015 per aver cambiato la costituzione per rimanere in carica più a lungo. Si considera indispensabile per il benessere del suo paese?

Una cosa dovrebbe essere buona o cattiva solo perché Obama la vede in quel modo? In Germania, Angela Merkel ha corso per quattro elezioni. Nessuno si è inquietato. Non ho proposto io di cambiare la costituzione. Non sono stato coinvolto nella decisione, ma l’ho accettata. I ruandesi apprezzano il lavoro che ho svolto.

Chiaramente rimprovera all’Occidente di imporre i suoi standard democratici agli altri.

L’ipocrisia degli europei è sorprendente. Predicano ciò che non praticano loro stessi. Perché c’è questo fallimento in Europa? A causa della democrazia? Se democrazia significa fallimento, allora la democrazia europea non è qualcosa che dovrei praticare.

Come valuta la gestione europea della crisi dei rifugiati del 2015 ?

L’Europa ha un problema di migrazione perché non è riuscita ad affrontare il problema in anticipo. Invece di aiutare l’Africa, ha ulteriormente impoverito il continente. Non mi fraintenda: non sto dando all’Europa tutta la colpa del problema della migrazione.

È un problema condiviso. Gli africani devono chiedersi perché c’è questo caos con la gente che continua a fuggire dalle proprie terre. Di questo non può essere ritenuta responsabile l’Europa.

Ma gli europei vogliono modellare gli altri a loro immagine. Lamentano costantemente che l’Africa è piena di dittatori. Che è un modo per dire: “Noi sì che siamo liberi, l’Europa è il paradiso, vieni!”. Così l’Europa ha invitato gli africani. Fino ad oggi.

Alcuni leader dell’opposizione sono stati recentemente rilasciati dal carcere in Ruanda. Espandere lo spazio democratico è una parte della sua strategia di sviluppo?

Non sono sicuro che le persone abbiano la stessa cosa in mente quando parlano di democrazia. E cosa intende per “leader dell’opposizione”? Uno di loro ha infranto ogni tipo di regola quando si è proposta come candidata alla presidenza.

Questa storia è stata poi presentata come se volessi impedirle di partecipare alle elezioni. Questa donna avrebbe avuto zero possibilità di vincere anche alle elezioni come sindaco.

Se lei è così popolare, la repressione non dovrebbe essere necessaria.

Che cos’è la democrazia? Permettere ai malfattori di ottenere il sopravvento? L’altra donna che è stata rilasciata era stata condannata per avere collaborato con gli autori di genocidio. In altri paesi sarebbe stata giustiziata.

Allora, perché è stata rilasciata?

Abbiamo concesso la clemenza a molti. La nostra stessa gente ci richiama all’ordine, quando vedono assassini per le strade. Non ci fa piacere farlo, ma vogliamo avere un futuro comune nel nostro paese.

Quanto è fragile l’equilibrio in Ruanda? Solo 24 anni fa furono massacrate 800.000 persone.

Stiamo cercando di guarire la società. Molti parenti delle vittime lo trovano difficile da capire. Parliamo con loro. La politica non è un gioco. Riguarda la vita delle persone.

Die Presse

Christian Ultsch, 24 dicembre 2018