Politica, Sicurezza, Sinistra

Nordio: “Il rispetto della legge non ammette vecchi show”

La decisione del sindaco Orlando di non applicare il “decreto sicurezza” sull’iscrizione dei migranti nel registro dei residenti, si colloca in quel filone di matrice sofoclea, già inaugurato dal sindaco di Riace, per il quale quando una legge confligge con le proprie idee è cosa buona e giusta violarne la lettera e lo spirito. Naturalmente Sofocle non c’entra nulla, perché Antigone, l’eroina che antepone le norme della sua coscienza a quelle vigenti, non solo si trova davanti un tiranno, ma accetta le conseguenze fatali della sua nobile disubbidienza. Mentre Orlando e gli altri sindaci che lo stanno seguendo non solo hanno di fronte la legge di uno Stato democratico, approvata secondo la procedura prevista dalla Costituzione “più bella dl mondo”, ma invece di dimettersi intendono, come tutti hanno capito, trarre un ipotetico vantaggio politico. 

Non crediamo affatto che questi presunti buoni sentimenti siano stati ispirati dal discorso di Capodanno del presidente Mattarella. Semmai ne offrono una interpretazione faziosa e distorta. Perché il Capo dello Stato, com’era suo dovere, ha ricordato che – nel pieno rispetto delle leggi – esistono doveri di solidarietà, fratellanza e umanità. Il che non gli ha affatto impedito di firmare il decreto che Orlando e compagni intendono disapplicare. 

E questo ci induce a due riflessioni di ordine giuridico. La prima, banale, che il rispetto delle leggi non è la volatile opzione di moralisti sospetti, ma un obbligo vincolante e positivamente sanzionato. La seconda che il giudizio di anticostituzionalità, che giustificherebbe – sempre secondo Orlando – la loro disapplicazione, non solo è prerogativa dell’apposita Corte, ma costituisce una mancanza di rispetto proprio nei confronti di Mattarella che, a rigor di norme, è il primo a delibare sulla loro conformità alla Costituzione. Arrogarsi questo compito, come pare stiano facendo questi sindaci, non è dunque solo un atto giuridicamente illegittimo, ma anche un atteggiamento politicamente offensivo verso la massima carica istituzionale.

Il fatto è che, come la politica non ha sentimenti, così la spregiudicatezza di chi ne maneggia gli strumenti non conosce confini. Perché la “tirade” di questi sindaci sembra proprio l’estremo sussulto di una sinistra sbandata e incerta che cerca annaspando, di riconquistare opinabili consensi e precarie simpatie. Il decreto sicurezza infatti non solo allarga le loro competenze, ma risponde a istanze che da tempo i responsabili delle amministrazioni cittadine hanno, con buone ragioni, avanzato. Mentre la gestione dei migranti ha sollevato, e continua a sollevare, problemi immensi di natura finanziaria e gestionale che le varie Autorità stentano a risolvere per mancanza di mezzi, di coordinamento e di programmazione. Orbene, soltanto la strumentalizzazione ideologica di una falsa solidarietà può evocare lo spettro di una discriminazione razziale, quando è sotto gli occhi di tutti che i Comuni soffocano sotto le difficoltà di una redistribuzione ragionevole di questa massa di stranieri approdati – senza un criterio selettivo – nel nostro Paese.

E qui arriviamo al paradosso più bizzarro. L’unico ad aver capito la gravità del problema, o comunque il primo ad aver provato se non a risolverlo, almeno a contenerlo, è stato il ministro Minniti, fino a ieri candidato a dirigere quel partito democratico che ora, nell’affannosa ricerca di raccattar proseliti, sembra intenzionato a seguire Orlando e De Magistris in questa incauta e rischiosa avventura. Non sappiamo se sia una scelta pagante in termini elettorali. Ma sappiamo che la prossima volta che questi signori sfileranno per le vie cittadine in nome della legalità subiranno l’ennesima derisione dell’irriverente Beppe Grillo e la perfida ironia dell’irruento Salvini. Ed è doloroso dire che se le saranno pienamente meritate. 

Fonte: il messaggero.it (qui)

Immigrazione, Politica, Sicurezza

I costituzionalisti contro i sindaci ribelli: “Rispettate il decreto Salvini”

Cesare Mirabelli, presidente emerito della Consulta, boccia l’asse dei sindaci che vogliono boicottare il decreto sicurezza: “Non possono sollevare questioni di legittimità costituzionale”. D’accordo anche il collega Giovanni Maria Flick

La mancata applicazione del decreto Salvini, nella parte che riguarda i migranti, annunciata dal sindaco di Palermo Leoluca Orlando e dai colleghi di Napoli e Firenze, Luigi De Magistris e Dario Nardella, “è un atto politico”.

I Comuni sono tenuti a uniformarsi alle leggi”. A dirlo è il presidente emerito della Corte Costituzionale, Cesare Mirabelli che, interpellato da Adnkronos, smonta l’asse degli amministratori locali contro la norma prevista dal decreto sicurezza che vieta la possibilità di concedere la residenza a chi è in possesso di un permesso di soggiorno.

“La pubblica amministrazione – spiega Mirabelli – non può sollevare questioni di legittimità costituzionale ed è tenuto a uniformarsi alla legge, a meno che non sia liberticida, che potrebbe essere un caso eccezionale, una rottura dell’ordinamento democratico. Bisogna vedere se si tratta di norme rispetto alle quali è prevista un’attività del Comune che ha carattere di discrezionalità, che la legge impone e che il sindaco ritiene di disapplicare. Non può essere una contestazione generale”. “Se ci sono atti che la legge prevede per i Comuni il sindaco non può disapplicarla. Se la disapplica, e in ipotesi interviene il prefetto o un’altra autorità, sorge un contenzioso e allora potrebbe essere sollevata una questione di legittimità costituzionale. Al momento – chiarisce l’ex presidente della Consulta Mirabelli – è un atto politico“. Parole dal contenuto inequivocabile confermate poi da un altro ex presidente della Corte Costituzionale, Giovanni Maria Flick, in un’intervista a Radio Anch’io, su Radio 1: “Non spetta al sindaco decidere di sospendere l’applicazione di una legge se la ritiene incostituzionale ma ricorrere all’autorità giudiziaria per chiedere che ne verifichi l’applicabilità e nel caso l’autorità giudiziaria ne investe la Corte costituzionale”.

Non solo Mirabelli e Flick, anche i sindaci di diverse città italiane prendono le distanze dall’iniziativa di Orlando, De Magistris e Nardella. A salire sulle barricate, assicurando l’ applicazione delle misure previste dal decreto Salvini, sono stati i primi cittadini di città come Udine e Novara. “Il Comune di Udine garantirà piena applicazione al decreto sicurezza varato dal Governo e approvato dal Parlamento. La lotta all’illegalità promossa dal ministro Salvini troverà dunque nella città che ho l’onore di rappresentare una solida alleata, nell’esclusivo interesse di tutti quei cittadini, anche non italiani, che rispettano la legge e le nostre tradizioni”, ha dichiarato il sindaco di Udine, Pietro Fontanini. Altrettanto chiaro il primo cittadino di Novara, Alessandro Canelli: “il decreto Salvini è uno strumento fondamentale per il controllo del territorio e per la sicurezza dei cittadini. Spiace che alcuni sindaci, forse più per motivi ideologici, abbiano annunciato di non voler applicare una legge dello Stato votata dal Parlamento. Forse hanno nostalgia dell’epoca dell’immigrazione senza controlli, ma con la loro scelta arrecano un danno anche ai loro stessi cittadini”.

Fonte: ilgiornale.it (qui)

Immigrazione, Politica, Sicurezza

Ecco le sanzioni che rischiano i sindaci contro il dl Sicurezza

La rivolta dei sindaci buonisti contro il decreto Sicurezza potrebbe avere conseguenze serie per i primi cittadini stessi.

Il Viminale ha ricordato che i prefetti sono tenuti a denunciare i sindaci che non rispettano la legge e anche diversi costituzionalisti (ben al di fuori della politica) hanno bocciato l’armata di dissidenti. Cesare Mirabelli, presidente emerito della Corte Costituzionale, per esempio, ricorda: “I Comuni sono tenuti a uniformarsi alle leggi”.

Leoluca Orlando, sindaco di Palermo, è stato il primo dei disobbedienti ad annunciare con una direttiva di aver sospeso l’applicazione del decreto Immigrazione nella sua città, sollevando dubbi sulla sua costituzionalità. Orlando ha ottenuto il plauso di altri colleghi, che lo hanno seguito a ruota nella crociata contro il dl Sicurezza e contro Matteo Salvini. Le altre fasce tricolori sugli scudi sono Luigi De Magistris (Napoli), Dario Nardella (Firenze) e Federico Pizzarotti (Parma), Marco Alessandrini (Pescara) e Giuseppe Falcomatà (Reggio Calabria).

Ecco, il reato che potrebbe essere contestato loro è quello l’abuso in atti di ufficio, aggravato dal fatto che i sindaci sono anche ufficiali di governo. I prefetti, inoltre, come accadeva in passato con i registri delle unioni civili, hanno la facoltà di annullare l’atto dell’ufficio comunale. E non è tutto, perché se il decreto non viene rispettato, oltre alla denuncia di abuso d’ufficio, il comune rischia anche la revoca dei finanziamenti governativi per l’accoglienza (Sprar), in nome del principio della responsabilità contabile degli enti locali.

Insomma, se la disobbedienza dovesse inasprirsi e arrivare fino in fondo, si potrebbe aprire un intricato contenzioso tra Stato e Comuni, con la possibilità che qualche giudice possa sollevare la questione di legittimità costituzionale del decreto Sicurezza stesso.

Fonte: ilgiornale.it (qui)

Immigrazione, Politica, Sicurezza

Decreto sicurezza, cosa prevede: dalla stretta sui permessi per motivi umanitari alle limitazioni ai “negozietti etnici”

I punti principali della nuova legge, detta “decreto Salvini”, approvata alla Camera. Introdotti anche nuovi reati, come quello di “esercizio molesto dell’accattonaggio”.

Il “decreto Salvini“, approvato col voto di fiducia alla Camera con 336 sì e 249 no, diventa legge. Introduce una serie di novità in tema di immigrazione e sicurezza. Diversi i temi affrontati, dalla stretta sui permessi di soggiorno alla sperimentazione del taser per i vigili urbani. Ecco i punti principali del provvedimento.

Stretta sui permessi – È abolito il permesso di soggiorno per motivi umanitari. Questo viene sostituito da dei ‘permessi speciali’ temporanei. Sei le tipologie previste: motivi di salute di particolare gravità, calamità nel paese d’origine, atti di valore civile, vittime di tratta, violenza domestica, grave sfruttamento.

Più tempo nei Cpr – Gli stranieri potranno essere trattenuti nei Centri di permanenza per il rimpatrio fino a 180 giorni, e non più solo tre mesi come previsto in precedenza. In mancanza di posto nei centri, è introdotta la possibilità trattenere i migranti in attesa di espulsione in altre strutture per la Pubblica sicurezza. Inoltre sarà possibile tenere i richiedenti asilo negli hotspot.

Diritto d’asilo revocato con più reati – Si amplia il numero di reati che comportano la negazione o la revoca della protezione internazionale. Questi sono violenza sessuale, lesioni gravi, rapina, violenza a pubblico ufficiale, mutilazioni sessuali, furto aggravato e traffico di droga. Al Senato si era aggiunto il reato di furto in abitazione, anche non aggravato.

Via la cittadinanza per terrorismo –La cittadinanza italiana viene revocata ai condannati per reati di terrorismo.

Stop al diritto di asilo dopo la decisione della Commissione – La domanda di protezione internazionale per i richiedenti che hanno in corso un procedimento penale per un reato sarà sottoposta ad un esameimmediato. In caso di condanna definitiva la protezione sarebbe negata. L’esame scatta per chi ha già una condanna anche non definitiva. In caso di negazione del diritto, il richiedente deve lasciare l’Italia.

Sistema dello Sprar – Solo i titolari di protezione internazionale e minori non accompagnati potranno accedere al sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati. Chi è già nel sistema vi rimarrà fino alla conclusione dei progetti.

Attesa fino a 4 anni per la cittadinanza – Si ampliano i termini (da 2 a 4 anni) per l’istruttoria della domanda di concessione della cittadinanza, che verrà data solo se si conosce l’italiano.

Lista dei ‘Paesi sicuri’ – Per chi proviene da paesi inseriti nella lista di sicurezza è previsto un esame accelerato delle domande di protezione.

Braccialetto elettronico per gli stalker – Gli imputati per maltrattamenti in famiglia e stalking saranno controllati con un braccialetto elettronico.

Contratti di noleggio auto-camion in mano alla polizia – La norma è stata voluta dall’antiterrorismo per prevenire attentati con auto e camion contro la folla e prevede che i dati di chi stipula contratti di noleggio debbano essere preventivamente comunicati alle forze dell’ordine.

Taser in mano ai Vigili urbani – In via sperimentale la pistola a impulsi elettrici sarà data anche ai corpi di polizia municipale di tutti i capoluoghi di provincia.

Daspo urbano – Agli indiziati di terrorismo si estende il Daspo per le manifestazioni sportive. Il Daspo urbano potrà essere applicato anche nei presidi sanitari e in aree destinate a mercati, fiere e spettacoli pubblici.

Stretta sugli sgomberi – Sono introdotte sanzioni più severe (da 2 a 4 anni) per chi promuove o organizza l’occupazione di immobili. Esteso anche l’uso delle intercettazioni nelle indagini nei confronti degli occupanti.

Accattonaggio molesto e parcheggiatori abusivi – Viene introdotto il reato di ‘esercizio molesto dell’accattonaggio‘ (punibile fino a 6 mesi aumentati a 3 anni nel caso si impieghino minori). Previste anche sanzioni più aspre per i parcheggiatori abusivi. In caso di utilizzo di minori o di recidiva scatta l’arresto e si rischia fino a un anno di carcere.

Sindaci decidono sui ‘negozietti etnici’ – Previste limitazioni agli orari di vendita degli esercizi commerciali interessati da “fenomeni di aggregazione notturna” anche in zone non centrali, ma solo su richiesta del primo cittadino che potrà utilizzarle fino a 30 giorni.

Dalle squadre più soldi per la sicurezza negli stadi – Le società sportive dovranno versare più soldi per garantire la sicurezza negli stadi. La percentuale della vendita dei biglietti che dovrà essere destinata a questo scopo passa dall’1-3% al 5-10%.

Fonte: ilfattoquotidiano.it (qui)

Emergenza, Montichiari, Politica, Sicurezza

Bassa Bresciana, ladri in azione: raffica di furti in casa a Montichiari

I carabinieri sono al lavoro per scoprire se si tratta della stessa banda e per interrompere il prima possibile le attività criminali del sodalizio.

Nuova raffica di furti, nelle scorse ore, a Montichiari. I malviventi, in particolare, hanno preso di mira la frazione di Novagli, facendo irruzione in ben sei abitazioni nell’ultimo fine settimana. Il bottino è di denaro, gioielli, computer e altri oggetti di valore per un totale di diverse migliaia di euro. In tutti i casi i ladri sono riusciti a darsi alla fuga prima dell’arrivo delle forze dell’ordine.

A preoccupare, però, è anche il fatto che non si tratta di azioni isolate. Domenica un altro furto è stato messo a segno a Vighizzolo, sempre a Montichiari. Ma nelle ultime ore sono stati segnalati furti anche ad Acquadredda (in quel caso sono riusciti a fuggire dal balcone) e a Isorella. I carabinieri sono al lavoro per scoprire se si tratta della stessa banda e per interrompere il prima possibile le attività criminali del sodalizio.

Fonte: bsnews.it

 

Intelligenza artificiale, Sicurezza, Tecnologia

SARI: Intelligenza Artificiale per la Polizia Italiana. Saremo tutti tracciati?

In un recente caso di cronaca (la rapina di Lanciano) la Polizia Scientifica di Brescia ha potuto arrestare due sospettati grazie SARI (Sistema automatico di un riconoscimento immagini), un sistema di riconoscimento facciale introdotto l’anno scorso al servizio della Polizia Di Stato. Si tratta di un sistema di Intelligenza Artificiale che mette a confronto e cerca di riconoscere i volti.

SARI ha due modalità di funzionamento, come si può intuire dalla bozza di contratto pubblicata sul sito della Polizia: la modalità Enterprise che confronta una fotografia con un database di grandi dimensioni (nell’ordine di 10 milioni di immagini) e genera “una lista di volti simili al volto ricercato”.

E una modalità Real Time “per il riconoscimento in tempo reale di volti presenti in flussi video provenienti da telecamere IP, con relativo confronto dei volti presenti nei flussi video con quelli di una “watch-list” (con una grandezza dell’ordine di 100.000 soggetti) e trasmissione di un alert in caso di match positivo”.

È un sistema concettualmente simile a quello che ognuno di noi può sperimentare in Google Photo, su iOS, su Amazon Photo o in tanti altri sistemi simili. Il software non solo sa riconoscere i volti umani, ma riesce anche a distinguere tra l’uno e l’altro. Quello che non si trova nei software commerciali, naturalmente, è il confronto con un database esterno composto da centinaia di migliaia o anche milioni di immagini; ciò che permette a SARI di dire questa foto potrebbe essere Tizio.

Nella fattispecie, SARI è sviluppato dall’azienda Parsec 3.26 con sede a Lecce ed è probabilmente basato sul loro prodotto commerciale Reco – Face Recognition System. Il database usato per il confronto è la banca dati SsA del sistema AFIS, e include 16 milioni di immagini grazie ad “altri database”.

Finora non è stato possibile chiarire da dove vengono le altre immagini, tant’è che il Deputato Federico D’Incà ha chiesto chiarimenti tramite un’interrogazione parlamentare ufficiale. C’è chi si domanda da dove arrivino quei sedici milioni di immagini e come siano state raccolte, e per ora sono domande senza risposta. Con il timore che i cittadini italiani siano stati inclusi a loro insaputa.

Altra criticità riguarda i falsi positivi. Fermo restando che la responsabilità ultima resta all’agente, questi sistemi di sorveglianza se la cavano piuttosto bene con le fotografie, ma quando si passa alle videocamere in tempo reale la precisione è discutibile nel migliore dei casi, disastrosa in quello peggiore.

L’altro problema riguarda la privacy di tutti: le videocamere registrano immagini e le conservano per chiunque passi sotto il loro occhio elettronico. Che si tratti di criminali incalliti o di cittadini perfettamente onesti, non cambia nulla: le immagini vengono conservate a lungo, mesi o anche anni a volte (dipende dalla legislazione e dagli eventi).

In Gran Bretagna, in occasione di una partita, un sistema simile ha individuato 2297 persone che sono state fermate e interrogate per errore. Ognuna di queste persone si è vista dunque convocare dalla polizia e poi ha subito un interrogatorio. Non è quindi solo una questione di principio, ma anche di problemi reali, dalla perdita di tempo al trauma emotivo.

Alcuni non ci vedono nessun problema, anzi magari si sentono più sicuri; altri invece credono che sia un’illecita violazione della privacy e della libertà individuale. Torniamo quindi a un’antica dicotomia mai davvero risolta, quella che contrappone libertà individuale e sicurezza pubblica. Per com’è andata la Storia recente, pare che siano due grandezze inconciliabili e inversamente proporzionali. Per avere una bisogna rinunciare all’altra e viceversa.

Fonte: tom’shardware (qui)

Immigrazione, Politica, Sicurezza

Tutte le norme contenute nel decreto su immigrazione e sicurezza. L’intervista al Ministro Salvini.

Il piano del governo per contrastare l’immigrazione illegale e migliorare la sicurezza pubblica. Cosa prevede il decreto-legge (BozzaDLSalvini) del ministro dell’Interno Salvini e del premier Conte, approvato dal Consiglio dei ministri.

Disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale e immigrazione, sicurezza pubblica, nonché misure per la funzionalità del Ministero dell’interno e l’organizzazione e il funzionamento dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la gestione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (decreto-legge). È quanto si legge nel comunicato finale al termine del Cdm.

Il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente Giuseppe Conte e del Ministro dell’Interno Matteo Salvini, ha approvato un decreto-legge che introduce disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale e immigrazione, di sicurezza pubblica e misure per la funzionalità del Ministero dell’Interno e l’organizzazione e il funzionamento dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la gestione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, nonché in materia di giustizia sportiva e di regolare svolgimento delle competizioni sportive.

In particolare, il decreto prevede misure volte a:

  1. contrastare più efficacemente l’immigrazione illegale, garantendo l’effettività dell’esecuzione dei provvedimenti di espulsione;
  2. disciplinare i casi speciali di permesso di soggiorno temporaneo per motivi umanitari e definire nuove regole in materia di revoca dello status di protezione internazionale in conseguenza dell’accertamento della commissione di gravi reati;
  3. scongiurare il ricorso strumentale alla domanda di protezione internazionale e razionalizzare il ricorso al Sistema di protezione per i titolari di protezione internazionale e per i minori stranieri non accompagnati;
  4. prevedere la revoca della cittadinanza acquisita dagli stranieri condannati in via definitiva per reati di terrorismo;
  5. rafforzare i dispositivi a garanzia della sicurezza pubblica, con particolare riferimento alla minaccia del terrorismo e della criminalità organizzata di tipo mafioso, a migliorare il circuito informativo tra le Forze di polizia e l’Autorità giudiziaria e pervenire e contrastare le infiltrazioni criminali negli enti locali;
  6. introdurre strumenti finalizzati a migliorare l’efficienza e la funzionalità dell’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, anche attraverso il rafforzamento della sua organizzazione.

Misure sull’immigrazione e la protezione internazionale. Cosa cambia

In dettaglio, il provvedimento interviene primariamente sulla maggiore criticità dell’attuale sistema, individuabile nell’anomala sproporzione tra il numero di riconoscimenti delle forme di protezione internazionale espressamente disciplinate a livello europeo (status di rifugiato e protezione sussidiaria) e il numero di permessi di soggiorno rilasciati per motivi umanitari.

In particolare, si elimina l’attuale esercizio discrezionale nella concessione della tutela umanitaria, con l’introduzione di una tipizzazione dei casi di tutela complementare, con precisi requisiti per i soggetti interessati. Viene fatto salvo, comunque, il potere-dovere delle Commissioni territoriali di valutare l’eventuale sussistenza dei presupposti del principio di non respingimento (non-refoulement), individuando i profili di rischio in cui il richiedente asilo incorrerebbe in caso di esecuzione del provvedimento di espulsione.

Per assicurare una efficace e più rapida gestione delle procedure per il riconoscimento della protezione internazionale, si introducono alcune disposizioni intese a contrastare il ricorso strumentale alla domanda di protezione, intervenendo, nel rispetto delle norme europee, sulle domande reiterate al solo scopo di impedire l’esecuzione imminente di un provvedimento di allontanamento.

Si introduce poi una specifica procedura per le domande presentate in frontiera dopo che il cittadino straniero è stato fermato per avere eluso o tentato di eludere i controlli e si prevede l’ipotesi di trattenimento dei richiedenti asilo, strumentale all’accertamento dell’identità o della cittadinanza del richiedente.

Ancora in materia di protezione internazionale, si interviene per ampliare il catalogo di reati che, in caso di condanna definitiva, comportano il diniego o la revoca della protezione internazionale, inserendovi ipotesi delittuose di particolare gravità e che destano allarme sociale. Per tali reati si prevede, inoltre, in caso di condanna in primo grado, la sospensione del procedimento per la concessione della protezione e l’espulsione del cittadino straniero. Identica procedura è prevista nel caso in cui il soggetto imputato per tali reati, benché non ancora condannato, sia ritenuto di particolare pericolosità sociale.

Il provvedimento introduce poi misure necessarie e urgenti per assicurare l’effettività dei provvedimenti di rimpatrio di coloro che non hanno titolo a soggiornare nel territorio nazionale, prolungando da 90 a 180 giorni la durata massima del trattenimento dello straniero nei Centri di permanenza per il rimpatrio e prevedendo la possibilità di procedere per l’esecuzione dei lavori di costruzione o ristrutturazione dei Centri per i rimpatri attraverso procedure negoziate, per lavori di importo inferiore alle soglie comunitarie in un arco temporale di tre anni.

Misure sulla sicurezza. Cosa prevede il decreto

Tra le misure principali, il decreto prevede specifici interventi che vanno dalla estensione dei controlli attraverso dispositivi elettronici per particolari fattispecie di reato (maltrattamenti e stalking), alle prescrizioni in materia di contratti di noleggio di autoveicoli per la prevenzione di atti di terrorismo, alla estensione dell’ambito di applicazione del divieto di accesso urbano (DASPO urbano), nonché alla applicazione di quello relativo alle manifestazioni sportive anche a coloro che siano indiziati per reati di terrorismo.

Si prevede, altresì, un’apposita disposizione finalizzata a consentire anche alla Polizia municipale di utilizzare in via sperimentale armi comuni ad impulso elettrico. Si predispongono poi misure finalizzate al contrasto del fenomeno delle occupazioni arbitrarie di immobili, attraverso l’inasprimento delle pene fissate nei confronti di promotori o organizzatori dell’invasione, nonché con la possibilità, nei confronti degli stessi, di disporre intercettazioni.

Si introducono anche disposizioni volte a migliorare l’efficienza e la funzionalità dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (ANBSC), anche attraverso il rafforzamento della sua organizzazione.

Fonte: agi.it Articolo di S. Ronda del 25 settembre 2018 (qui), Facebook Il decreto spiegato dal Ministro dell’Interno Salvini (qui)

Innovazione, Intelligenza artificiale, Sicurezza

Riconoscimento facciale, come funziona. Il video della polizia.

Sono terminate le fasi di sperimentazione e formazione relative al nuovo software della Polizia di Stato denominato ”Sistema Automatico di Riconoscimento Immagini (S.A.R.I.)”, strumento di supporto alle attività investigative di contrasto al crimine. Il SARI Enterprise consente di effettuare ricerche nella banca dati A.F.I.S., attraverso l’inserimento di un’immagine fotografica di un soggetto ignoto che, elaborata da due algoritmi di riconoscimento facciale, fornisce un elenco di immagini ordinato secondo un grado di similarità. Nell’ipotesi di match, al fine di integrare l’utilità investigativa del risultato con un accertamento tecnico a valenza dibattimentale, è comunque necessaria una comparazione fisionomica effettuata da personale specializzato di Polizia Scientifica. Anche grazie al sistema di riconoscimento facciale due ladri georgiani sono stati arrestati dalla polizia a Brescia. I due sono ritenuti responsabili di un furto in un’abitazione commesso lo scorso 17 luglio. Decisiva, per le indagini condotte dalla Squadra mobile, è stata l’acquisizione delle immagini di una telecamera di video sorveglianza installata all’interno dello stabile che aveva ripreso in azione i due. “I fotogrammi sono stati poi analizzati con l’applicativo in uso alla Polizia Scientifica che permette di confrontare le immagini dei rei con i volti dei milioni di soggetti schedati, restituendo una ristretta platea di sospettati. A completare il quadro indiziario a carico dei due stranieri, domiciliati in provincia di Verona, è stato il ritrovamento degli indumenti indossati durante il furto e l’analisi dei tabulati telefonici”.

Fonte: quotidiano.net (qui)