Banche, Politica

Carige, Giorgetti: “Nazionalizzazione è possibilità concreta”

Di Maio: “Unica strada, il popolo sovrano si riappropria delle banche. Chiederemo elenco dei debitori”. Modiano frena: “Ricapitalizzazione non è sul tavolo, ma solo ipotesi residuale”

La nazionalizzazione di Carige è una possibilità concreta. Lo ha detto il sottosegretario alla presidenza Giancarlo Giorgettirispondendo a una domanda sul possibile ingresso nel capitale dell’istituto ligure da parte dello Stato. “Sì”, ha replicato a chi domandava se fosse concreta la posisbilità che l’istituto venga nazionalizzato in seguito alla ricapitalizzazione precauzionale prevista dal decreto appena varato. “La nazionalizzazione è un’eventualità prevista dal decreto se non si verificano alcune condizioni, quindi se nessun privato ci mette i soldi arriverà la nazionalizzazione”, ha aggiunto Giorgetti in un secondo momento. “L’obiettivo è salvarla sotto lo Stato. Se ci saranno utili ci guadagnerà lo Stato”. ha rimarcato invece Matteo Salvini.

Messaggio analogo dal vice presidente del consiglio Luigi Di Maio: “Quel che posso dire – ha spiegato all’Adnkronos – è che crediamo nella nazionalizzazione, l’unico intervento che si può fare, l’unica strada percorribile per il M5S. Il popolo sovrano si riappropria delle banche: questo è il primo caso in Europa in cui ci riprendiamo” un istituto di credito “per dare prestiti alle imprese e mutui più agevolati alle famiglie”. “Nelle prossime ore – ha aggiunto successivamente –  scriveremo al commissario straordinario di banca carige per chiedere gli elenchi dei debitori, li pubblicheremo e vogliamo vedere se ci sono legami particolari degli amministratori delegati di questi anni, chiederemo di promuovere un’azione di responsabilità contro chi ha fatto il buco di bilancio” DI Maio ha spiegato che “saranno puniti i banchieri, vedremo chi c’è lì dentro che ha avuto favori, gliela faremo pagare”.

Fonte: repubblica.it

Elezioni, Politica, Sondaggi

Elezioni Piemonte sondaggi, Lega boom. Tracollo del Pd. Forza italia perde oltre un terzo dei voti. FDI e M5S stabili.

Elezioni Piemonte 2019 sondaggi, M5S regge. Forza Italia sotto il 10%. Ecco le prime cifre.

Il 2019 è l’anno di importanti elezioni, un test sia per il governo gialloblu sia per le forze di opposizione. Il prossimo 26 maggio, però, non si voterà solo per il rinnovo del Parlamento europeo ma le urne si apriranno anche in due Regioni (dopo Abruzzo e Sardegna a febbraio): Basilicata e soprattutto Piemonte. Ed è su quest’ultima che si concentrano soprattutto gli occhi dei politici anche perché, salvo colpi di scena, è destinato a cadere l’ultimo baluardo della sinistra e del Partito Democratico al Nord (Emilia Romagna esclusa).

Vediamo i candidati. Il governatore in carica Sergio Chiamparino, dopo una titubanza iniziale, ha annunciato la sua disponibilità a ripresentarsi. Il Movimento 5 Stelle invece ha individuato il candidato Governatore tramite il consueto voto online: sarà l’attuale consigliere regionale Giorgio Bertola che si è nettamente imposto rispetto agli altri candidati. Per quanto riguarda il Centrodestra, che si presenterà unito nonostante le divisioni a Roma, il candidato spetta a Forza Italia. Ed è sempre più probabile la scelta di Alberto Cirio, anche se la la Lega ha non pochi dubbi e spinge affinché gli azzurri trovino un altro candidato. Altro candidato ufficiale è Valter Boero. Docente universitario, ex consigliere comunale a Torino e presidente per il Piemonte del Movimento per la Vita, correrà per il Popolo della Famiglia.

Sondaggi sulle Regionali non ci sono ancora ma, estrapolando il dato sul Piemonte dalla media dei sondaggi nazionali (aggiornata a poco prima di Natale), emerge chiaramente che, salvo colpi di scena, il Piemonte sarà l’ennesima del Pd. Il Centrodestra infatti apparre nettamente in testa con percentuali tra il 46 e il 49% (aveva ottenuto il 22,1% nelle elezioni regionali del 27 maggio 2014). In particolare è la Lega a fare la parte del leone, prima forza regionale vicina al 35% (7,3% nel 2014). Forza Italia poco sotto il 10%  (15,5% nel 2014) e Fratelli d’Italia intorno al 3-4% (3,7% nel 2014).

Centrosinistra lontanissimo. Unito non supererebbe al momento il 25% (vinse le elezioni nel 2014 con il 47,1% ed elesse l’attuale Presidente della Regione Chiamparino) con il Pd in caduta libera sotto il 20% (36,2% nel 2014). Il M5S si conferma non decisivo al Nord e debole alle Regionali tra il 20 e il 22% (20,3% nel 2014). Gli altri candidati e le altre forze insieme tra il 6 e il 7%.

Se questi numeri venissero confermati, al di là del risultato delle Europee, dal Piemonte arriverebbe un duplice segnale. Governo sempre più a trazione leghista anche nella Regione del Nord dove in passato (Roberto Cota a parte) il Carroccio aveva avuto maggiori difficoltà. E, per quanto riguarda le opposizioni, crisi profonda per il Pd che si prepara a perdere l’ultima roccaforte in Val Padana.

Fonte: affariitaliani.it (qui)

Territorio bresciano

Gridò Allah akbar alla messa di Natale a Maclodio, il marocchino Esselham espulso.

Ricordate il caso di Maclodio?

«Allah Akbar». Per quel grido nel cuore della messa di Natale a Maclodio un 35enne marocchino è stato espulso dall’Italia. Il via libera all’allontanamento dal nostro Paese è stato firmato ieri durante l’udienza per direttissima nella quale Mohamed Esselham, difeso in aula dall’avvocato Lino Gallo, doveva rispondere di turbamento di funzioni religiose e resistenza a pubblico ufficiale.

Per il primo reato è stata disposta la restituzione degli atti alla Procura per una nuova valutazione mentre per la seconda accusa è stato condannato ad un anno e due mesi con pena sospesa. Il giudice ha accolto la richiesta del sostituto procuratore Marzia Aliatis e ha deciso per l’espulsione.

L’uomo aveva seminato il panico durante la messa di Natale nel paese della Bassa bresciana. Entrato in chiesa durante l’omelia aveva ripetutamente gridato «Allah Akbar» con una mano dietro alla schiena facendo temere ai fedeli presenti che potesse nascondere un’arma. In realtà era a mani nude. A placcare il delirio del 35enne, visibilmente ubriaco, ci avevano pensato alcuni giovani presenti oltre ad un agente di Polizia fuori servizio che stava assistendo alla funzione.

Dopo essere scappato lo straniero si era nascosto in un cespuglio vicino all’oratorio, ma venne bloccato e consegnato ai carabinieri.

Fonte: giornaledibrescia.it (qui)

Banche, Governo, Politica

Carige, Paragone (M5s): “Governo vuole fare come Renzi o come gilet gialli? Non finisca come i casi precedenti”

“Questo caso di Carige non può finire come tutti i casi trattati dai governi precedenti, con una soluzione abbastanza simile. È mai possibile che nessuno nel governo del cambiamento stia chiedendo a Bankitalia di rendere conto delle sue responsabilità? Vogliamo farla questa benedetta commissione d’inchiesta (sulle banche, ndr)? Sarà realmente operativa? Sono incazzato, sono un gilet giallo, non volevamo esserlo?”: Così il senatore M5s Gianluigi Paragone in un video su Fb. “E per evitare che il mio governo faccia un autogol facciamo i gilet gialli. Dobbiamo dimostrare di essere forti, il governo del cambiamento, vicini alla gente – dice -. Abbiamo deciso che il 560 non si tocca, l’articolo (del codice di procedura civile, ndr) scritto da Renzi e dalla Boschi sotto dettatura delle banche, non può essere smantellato? Allora facciamo delle case popolari, qualcosa che consenta agli sfrattati, alla gente a cui viene tolta la casa pignorata dalle banche, di avere un riparo immediatamente. Diamo ai piccoli imprenditori delle risposte. Io voglio essere questa cosa qua”.

Fonte: ilfattoquotidiano.it (qui) e facebook

Banche, Politica

Carige, il governo vara il decreto: “Le norme approvate sono in favore di risparmiatori e correntisti”. Ma quando la separazione bancaria?

Il decreto Tutela risparmio prevede la possibilità per Carige “di accedere a forme di sostegno pubblico della liquidità” e “viene prevista la possibilità di accedere – attraverso una richiesta specifica – a una ricapitalizzazione pubblica a scopo precauzionale”. Conte e Di Maio: “Le norme approvate sono in favore di risparmiatori e correntisti”. Forza Italia: “In linea con governi precedenti”.

L’ennesimo provvedimento successivo, una pezza dovuta per tutelare famiglie e imprese, risparmiatori e correntisti, che in caso di risoluzione dell’istituto bancario genovese si vedrebbero aggrediti i propri fondi, sopra la soglia dei 100.000 euro. Ancora una volta è necessario sollecitare anche in Italia il ritorno della separazione bancaria. Obbligare le banche a svolgere le funzioni commerciali, ovvero quelle tradizionali quali la raccolta degli impeghi e l’erogazione dei finanziamenti a famiglie e imprese, rispetto alle funzioni speculative tipiche delle banche d’affari. Tale distinzione consentirebbe di garantire la tutela del solo risparmio depositato presso le banche commerciali. In tal caso il risparmio versato nelle banche speculative, proprio per l’alto rischio degli investimenti, non sarebbe tutelato. Oggi le banche che si trovano in difficoltà sono prevalentemente colpite da crediti non esigibili di grandi dimensioni erogati a clienti legati alla governance degli istituti o grandi imprese, concessi travalicando le maglie ristrette che invece vengono applicate alla famiglie o alle piccole e medie imprese. Oppure da operazioni speculative non andate a buon fine che hanno incrementato il depauperamenteo del capitale finchè gli azionisti di controllo, non essendo più in grado di immettere nuova liquidità, optano per lasciare che l’istituto di credito venga commissariato e si avvii la procedura di amministrazione straordinaria prima e di risoluzione nei casi più gravi. Il tutto con notevole dispendio di risorse pubbliche. Nel caso della Banca Carige non si stente parlare di indagini. La magistratura non sempre ancora intervenuta. Attendiamo di sapere chi ha ucciso l’ennesima banca.

Il governo si muove per risolvere la questione di Banca Carige. E con un decreto approvato durante un Consiglio dei ministriconvocato appositamente e durato appena dieci minuti, l’esecutivo Conte ha stabilito di fornire una garanzia stataleper i bond emessi dall’istituto bancario, commissariato dalla Banca centrale europea dopo il mancato aumento di capitale da parte dell’azionista di maggioranza lo scorso 22 dicembre. Il decreto Tutela risparmio prevede la possibilità per Carige “di accedere a forme di sostegno pubblico della liquidità che consistono nella concessione da parte del ministero dell’Economia e delle Finanze della garanzia dello Stato su passività di nuova emissione ovvero su finanziamenti erogati discrezionalmente dalla Banca d’Italia“. Le misure, comunica Palazzo Chigi, sono state prese “in stretto raccordo con le Istituzioni Comunitarie” e “tali garanzie saranno concesse nel pieno rispetto della normativa in materia di aiuti di Stato“.

Non solo, perché il decreto prevede anche la possibilità di un vero e proprio intervento pubblico. In considerazione degli esiti del recente esercizio di stress cui la banca è stata sottoposta, spiega ancora Palazzo Chigi, “viene prevista la possibilità per Carige di accedere – attraverso una richiesta specifica – a una ricapitalizzazione pubblica a scopo precauzionale, volta a preservare il rispetto di tutti gli indici di patrimonializzazioneanche in scenari ipotetici di particolare severità e altamente improbabili (cosiddetti scenari avversi dello stress test)”. Un’ipotesi ritenuta “residuale” da fonti finanziarie, ma comunque ‘predisposta’ dall’esecutivo. E che porta Forza Italia a parlare di un provvedimento “del tutto simile a quelli dei governi precedenti“.

“Ci riserviamo di esaminare e valutare compiutamente il decreto legge assunto, come sempre senza alcuna interlocuzione con il Parlamento, dal Consiglio dei ministri per il sostanziale salvataggio di Carige”, spiega la capogruppo al Senato di Fi, Anna Maria Bernini. “Notiamo, non senza sorpresa, che il cosiddetto governo del Cambiamento a trazione grillina, che finora ha rappresentato le banche alla stregua di autentici nemici del popolo – attacca Forza Italia – assume provvedimenti in loro favore del tutto simili a quelli dei governi precedenti. È sempre più latitante quel cambiamento su cui il M5s ha chiesto ed ottenuto consensi: l’ennesimo specchietto per le allodole di un governo che continua a tradire se stesso e i suoi elettori”.

Per il premier Giuseppe Conte, il governo grazie all’approvato del decreto “interviene a offrire le più ampie garanzie di tutela dei diritti e degli interessi dei risparmiatori della banca Carige, in modo da consentire all’amministrazione straordinaria di recente insediata di perseguire in piena sicurezza il processo di consolidamento patrimoniale e di rilancio delle attività dell’impresa bancaria”. Mentre il vicepremier pentastellato, Luigi Di Maio, parla di una norma che “tutela i risparmi dei cittadini che hanno scelto la banca Carige”. “Le banche italiane – aggiunge – pagano il prezzo di un sistema di vigilanza della Bce che va dotato di strumenti rafforzati di controllo e di intervento. Saremo sempre dalla parte dei risparmiatori e dei correntisti, sempre”.

In mattinata i commissari nominati dalla Bce per gestire la banca genovese avevano incontrato il ministro dell’Economia, Giovanni Tria. Sul tavolo c’è la gestione di una grossa fetta di crediti deteriorati (attualmente ammontano a 2,8 miliardi di euro) grazie a un intervento di Sga, la partecipata del Tesoro già intervenuta come ‘bad bank’ del Banco di Napoli. Il commissario Raffaele Lener, in un’intervista ad Affari e Finanzadi lunedì mattina, aveva spiegato che l’opzione è ritenuta valida da Tria e Matteo Salvini mentre troverebbe l’opposizione di Luigi Di Maio. Si tratterebbe, secondo Lener, di una “soluzione non onerosa e vantaggiosa per tutti“. A dicembre, Carige non aveva effettuato l’aumento di capitale da 400 milioni di euro e il salvataggio è stato effettuato con un prestito del fondo interbancario.

Il decreto Carige approvato dal Consiglio dei ministri, si legge ancora nel comunicato diffuso dopo l’approvazione, è “in linea di continuità con il provvedimento di amministrazione straordinaria recentemente adottato dalla Bce” e mira a consentire ai commissari “iniziative utili per preservare la stabilità e la coerenza del governo della società, completare il rafforzamento patrimoniale già avviato con l’intervento del Fondo Interbancario dei Depositi, proseguire nella riduzione dei crediti deteriorati e perseguire un’operazione di aggregazione che consenta il rilancio della banca, a beneficio della clientela”.

Fonte: ilfattoquotidiano.it (qui)

Montichiari, Velodromo

Ciclismo, Velodromo di Montichiari tempi lunghi, le manifestazioni pubbliche potranno tornare non prima del 2021.

Prove di carico ok: bando Coni per la copertura con un nuovo telo, lavori pure sul legno della pista. Treviso apre tra un anno.

Vediamo la fine del tunnel. E le otto ore in auto, nella bufera di neve del passo Gottardo in Svizzera, del c.t. Marco Villa con Ganna e Consonni per andare ad allenarsi sul velodromo di Grenchen, resteranno un ricordo. La pista bresciana di Montichiari (di proprietà del Comune) sarà salvata grazie a un intervento rapidissimo dei tecnici di Coni Servizi, che hanno accelerato l’iter per poter utilizzare l’impianto, chiuso dal 24 luglio dalla Commissione di Vigilanza di Brescia per le infiltrazioni di acqua dal tetto. Positive le prove di carico, la struttura metallica è solida: solo in caso di nevicata, con accumulo, ne verrebbe vietato l’ingresso.

I tecnici Coni stanno redigendo il bando con procedura d’urgenza: il tetto del velodromo, intriso d’acqua nell’intercapedine di lana di roccia, verrà coperto e ingabbiato completamente con uno speciale telo plastico. Tempi: 60 giorni. «E saranno fatti lavori di pulizia, stuccatura e levigatura della pista, rovinata dalle infiltrazioni d’acqua, e installate lampade per il riscaldamento — spiega Renato Di Rocco, presidente Fci —. Così entro giugno potremo usare di nuovo la pista per allenarci. Senza pubblico e senza eventi, ma a noi interessa salvare l’avvicinamento all’Olimpiade di Tokyo 2020. Sui costi, siamo tra 400 e 600 mila euro, e con lo stanziamento di 1,8 milioni grazie all’impegno del sottosegretario Giorgetti sul capitolo Sport e Periferie, e alla Regione Lombardia, copriremo sia questo intervento sia il completo rifacimento del tetto che effettueremo non appena aprirà il nuovo velodromo di Spresiano (Treviso): previsioni febbraio 2020. Potremmo così avere due piste per finalizzare la preparazione per i Giochi. Solo dopo, verrà chiuso Montichiari: per rifare completamente il tetto servirà almeno un anno».

Fonte: gazzetta.it (qui)

Anniversari

Tricolore, 222 anni fa nasceva la prima bandiera italiana, in realtà un po’ francese.

 BANDIERA TRICOLORE. Il tricolore italiano, verde bianco rosso, è ritenuto una variante della bandiera della Rivoluzione francese. Adottato da Napoleone per le legioni lombarde e italiane (ott. 1796), poi dalla Repubblica Cispadana (Reggio Emilia, 7 genn. 1797) e da quella Cisalpina (9 luglio 1797). Le altre Repubbliche democratiche sorte tra 1797 e 1799 a Venezia, Genova, Roma e Napoli, non potendo fondersi con la Cisalpina, dovettero invece escludere il verde e adottare altri colori. Il tricolore passò quindi alla Repubblica Italiana(1801) e al Regno Italico (1805-14). Riapparve nei moti carbonari del 1821 e del 1831, divenne la bandiera della Giovine Italia e fu portato in America da Garibaldi. Nel 1848-49, sventolò in tutti gli Stati italiani in cui sorsero o furono desiderati governi costituzionali. Il 23 marzo 1848 Carlo Alberto proclamò il tricolore b. nazionale facendovi inserire, bordato di blu, lo scudo dei Savoia. Tale bandiera rimase poi quella dello Stato sardo, per divenire, nel 1861, la bandiera del Regno d’Italia. Dopo il referendum del 2 giugno 1946 e la proclamazione della Repubblica, lo scudo dei Savoia è scomparso dalla bandiera italiana.

Fonte: treccani.it (qui)

CISALPINA, REPUBBLICA. – Il 29 giugno 1797, il Bonaparte fondava la Repubblica Cisalpina, composta di gran parte dell’antico ducato di Milano, del Bergamasco, del Cremonese, del Modenese. La costituzione della repubblica fu redatta da un comitato composto da elementi di varie tendenze: fu un lavoro che tradiva la fretta con cui era stato fatto, cosicché non si riuscì a fondere i diversi sistemi vigenti e a rendere la nuova costituzione adatta ai bisogni e all’indole delle popolazioni.

Il territorio era stato diviso in dipartimenti denominati dai monti e dai fiumi che attraversano le varie regioni; il potere sovrano risiedeva nei cittadini, che avevano raggiunto i vent’anni, i quali, a mezzo delle assemblee primarie distrettuali e delle assemblee elettorali, concorrevano alla nomina del Gran consiglio, in cui risiedeva il potere legislativo, composto dei seniori e degli iuniori, mentre il potere esecutivo spettava al Direttorio, formato di cinque membri. La giustizia civile era affidata ai tribunali dipartimentali e ai giudici di pace, la penale ai tribunali suddetti col concorso della giuria e dell’accusa pubblica. Un’alta corte di giustizia veniva chiamata a pronunciarsi sulle accuse ai membri del Corpo Legislativo e del Direttorio. La forza armata era costituita dalla Guardia Nazionale e dalle truppe assoldate per arruolamento volontario. Veniva ammessa la professione di ogni culto, senza particolare riconoscimento di quello cattolico.

La costituzione cisalpina, modellata su quella francese del 1795, riuscì pertanto inadatta allo scopo e la giudicò tale lo stesso Bonaparte, che, alla vigilia di promulgare la Costituzione, fuse la Repubblica Cispadana con la Cisalpina, formando così uno stato di circa due milioni e mezzo di abitanti che fu solennemente inaugurato a Milano il 21 messidoro dell’anno V (9 luglio 1797) e Bonaparte ne formò il Direttorio chiamandone presidente il Serbelloni. La Cisalpina accresciuta, col trattato di Campoformio, del Bresciano, del Mantovano e della Valtellina, costituiva uno stato indipendente con leggi proprie e con proprio esercito; ma era di fatto sotto il dominio della Repubblica francese, a favore della quale veniva imposto un esoso trattato d’alleanza. Nel Corpo Legislativo avevano predominio gli elementi più accesi. Ne nacquero gravi malcontenti e disordini, specie nelle campagne; si rendeva perciò evidentemente necessaria una riforma della costituzione. Il Direttorio francese, che intendeva di favorire gli elementi più temperati, inviò a Milano il Trouvé per attuare i suoi propositi, ma questi a nulla riuscì. Violente agitazioni sconvolsero la Cisalpina, le quali culminarono, quando nell’imminenza della guerra fu decretata una leva di novemila uomini, in tumulti, specialmente fra le popolazioni rurali. Intanto gli Austro-Russi, sconfitti il 27 aprile 1799 i Francesi a Cassano d’Adda, entrarono il 28 in Milano, dove s’iniziò la reazione. Venne abolita la Guardia Nazionale, ordinata la consegna delle armi, si rincrudirono le imposte, si decretarono confische, s’imprigionarono i giacobini non emigrati, come il Reina, il Sangiorgio, il Moscati. Fu invocata di nuovo la Francia. Rovesciato a Parigi il Direttorio e subentrato il Consolato, il Bonaparte, accintosi alla riconquista dell’Italia, dopo la vittoria di Marengo ripristinava la Repubblica Cisalpina, che col trattato di Lunéville del 9 febbraio 1801 riacquistava l’autonomia perduta, ma restava in dominio dei Francesi. Rinacquero le contese fra i varî partiti: i demagoghi ricominciarono da capo nelle lotte contro la religione e le tradizioni del passato.

A togliere il disordine e l’indisciplina che regnava tra le truppe, il Teulié, ministro della guerra, cercò d’introdurre serie riforme, ma con scarso esito; invece di procedere a una più equa e razionale distribuzione dei pesi pubblici, si decretarono enormi ed arbitrarie imposte, prestiti forzosi e requisizioni ingiuste da parte dei commissarî di guerra francesi. La seconda Repubblica Cisalpina volgeva così a rovina e si sarebbe sfasciata se non fosse intervenuto il Bonaparte, convocando i deputati cisalpini in Lione: il 14 febbraio 1802 veniva inaugurata in Milano la Repubblica Italiana.

Bibl.: F. Cusani, Storia di Milano, Milano 1861; G. De Castro, Milano e la Repubblica Cisalpina giusta le poesie, le caricature ecc., Milano 1879; C. Cantù, Corrispondenza di diplomatici della Repubblica e del Regno d’Italia, Milano 1884; Le assemblee del Risorgimento, Roma 1911, I, pref. di C. Montalcini.

Fonte: treccani.it (qui)