Agricoltura, Politica, Rifiuti, Salute

Agricoltura, spandimento fanghi da depurazione. La Lombadia ne vieta l’impiego in 170 comuni. Anche a Montichiari.

La Regione Lombardia ha vietato per l’anno campagna 2018/19 l’impiego per uso agronomico dei fanghi da depurazione in 170 Comuni del territorio regionale.
Il decreto definitivo con l’elenco dei Comuni è stato firmato questa mattina e riguarderà il 22 per cento della superficie agricola utile in Lombardia.

“Si tratta di una iniziativa che conferma il cambio di passo deciso da parte della Regione Lombardia in difesa del nostro territorio, della nostra agricoltura e dei nostri prodotti
agroalimentari – dichiara Fabio Rolfi, assessore regionale all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi, promotore del provvedimento. Dove c’è concime animale a sufficienza non sarà più possibile spandere fanghi in Lombardia. I fanghi di uso civile non hanno nulla in più rispetto al letame delle nostre stalle, che è già più che sufficiente per concimare e arricchire i nostri terreni e devono essere considerati come integrativi e
non sostitutivi della materia organica”.

PIANURA FERTILE GRAZIE A ZOOTECNIA – “La pianura padana è fertile grazie al supporto della zootecnia – sottolinea Rolfi -, a differenza di altri territori che nel corso degli anni sono stati arricchiti, per esigenza, con fertilizzanti chimici e oggi si trovano ad affrontare problematiche relative all’inaridimento del suolo”.
“Non possono essere i campi la soluzione unica allo smaltimento – ammonisce l’assessore -: è necessario stimolare lo studio e la realizzazione di nuove tecnologie. Alcuni Paesi del nord Europa già estraggono il fosforo dai fanghi per poi procedere all’incenerimento. Questa è la strada da percorrere anche nel nostro Paese”.

IL DECRETO – Con questo decreto si prevede che l’impiego per uso agronomico dei fanghi sia autorizzato solo sui terreni che non siano territorialmente localizzati in Comuni in cui la produzione di effluenti da allevamento dovuta al carico zootecnico insistente sugli stessi, correlato alle coltivazioni presenti sul territorio comunale, supera il limite fissato dalla Direttiva nitrati e dalla norma regionale di settore (170 kg N/ha/anno per le zone vulnerabili; 340 kg N/ha/anno per le zone non vulnerabili). Di fatto, laddove si verifica una sovrabbondanza di liquami animali rispetto alla superficie
coltivata, si giustifica la priorità verso gli effluenti zootecnici rispetto ai fanghi da depurazione.
Per ogni comune lombardo è stata definita l’idoneità o la non idoneità alla distribuzione dei fanghi attraverso uno studio tecnico effettuato dall’Ente Regionale per i Servizi all’Agricoltura e alle Foreste.

IMPEGNO ASSESSORATO CON UE – “L’Assessorato è impegnato a chiedere sulla Direttiva nitrati alla Commissione europea che il limite allo spandimento venga innalzato oltre l’attuale limite di 250 kg/ha concesso fino a oggi per le aziende in deroga – aggiunge il responsabile regionale dell’Agricoltura – e consentire di utilizzare ancora di più in modo efficiente e sostenibile la materia organica delle stalle come concime. Oggi fatto 100 il bisogno di azoto dei nostri terreni, circa il 60 per cento viene dato dalla materia organica, 30-35 per cento dal concime chimico e solo il 5 per cento dai fanghi a testimonianza di quanto sia basso il loro elemento arricchente”.
“Alzare il quantitativo – conclude Rolfi – significa rifornire più correttamente il terreno, agevolando le aziende allo smaltimento del letame riducendo l’urea e i fanghi con maggiori benefici ambientali”.

I COMUNI INTERESSATI DAL DIVIETO – Di seguito l’elenco dei Comuni lombardi dove non sarà più possibile spandere fanghi sui terrenti agricoli.

PROVINCIA DI BERGAMO (28 Comuni)
Antegnate, Arzago D`Adda, Barbata, Brignano Gera D`Adda, Calcio, Canonica D`Adda, Caravaggio, Castel Rozzone, Cividate Al Piano, Cologno Al Serio, Cortenuova, Covo, Credaro, Fontanella, Fornovo San Giovanni, Ghisalba, Isso, Lallio, Martinengo, Morengo, Mornico Al Serio, Mozzanica, Palosco, Pumenengo, Romano Di Lombardia, Telgate, Torre Pallavicina, Zanica.

PROVINCIA DI BRESCIA (62 Comuni)
Acquafredda, Bagnolo Mella, Barbariga, Bedizzole, Berlingo, Borgo San Giacomo, Calcinato, Calvisano, Capriano Del Colle, Carpenedolo, Castegnato, Castrezzato, Cazzago San Martino, Chiari, Cigole, Coccaglio, Comezzano – Cizzago, Corzano, Dello, Fiesse, Flero
Gambara, Ghedi, Gottolengo, Isorella, Leno, Lograto, Lonato Del Garda, Maclodio, Mairano, Manerbio, Milzano, Montichiari, Montirone, Nuvolento, Offlaga, Orzinuovi, Orzivecchi, Ospitaletto, Paderno Franciacorta, Pavone Del Mella, Pompiano, Poncarale, Pontevico, Pontoglio, Pralboino, Quinzano D`Oglio, Remedello, Roccafranca, Roncadelle, Rovato, Rudiano, San Gervasio Bresciano, San Paolo, San Zeno Naviglio, Seniga, Travagliato, Urago D`Oglio, Verolanuova, Verolavecchia, Villachiara, Visano.

PROVINCIA DI COMO (3 Comuni)
Brunate, Bulgarograsso, Novedrate.

PROVINCIA DI CREMONA (41 Comuni)
Agnadello, Bagnolo cremasco, Camisano, Capergnanica, Cappella Cantone, Capralba
Casale cremasco – Vidolasco, Casaletto ceredano, Casaletto di Sopra, Casaletto Vaprio, Castel Gabbiano, Castelleone, Chieve, Cingia de` Botti, Crotta d`Adda, Cumignano sul Naviglio, Dovera, Formigara, Gerre de`Caprioli, Gombito, Izano, Monte cremasco, Moscazzano, Palazzo pignano, Pandino, Pessina cremonese, Pieve San Giacomo, Pizzighettone, Ricengo, Ripalta Guerina, Rivolta d`Adda, Robecco d`Oglio, Romanengo
San Bassano, Sergnano, Soncino, Spino d`Adda, Stagno lombardo, Ticengo, Trigolo, Vescovato.

PROVINCIA DI LODI (9 Comuni)
Abbadia Cerreto, Bertonico, Brembio, Castelgerundo, Corte Palasio, Maccastorna, Ospedaletto lodigiano, Secugnago, Turano lodigiano.

PROVINCIA MONZA BRIANZA (2 Comuni)
Lesmo, Triuggio.

PROVINCIA DI MILANO (4 Comuni)
Bellinzago Lombardo, Bresso, Bussero, Sedriano.

PROVINCIA DI MANTOVA (15 Comuni)
Bagnolo San Vito, Borgo Virgilio, Canneto sull`Oglio, Casaloldo, Castiglione delle Stiviere, Goito, Gonzaga, Guidizzolo, Marmirolo, Motteggiana, Pegognaga, Piubega, Rodigo, Roverbella, San Martino dall`Argine.

PROVINCIA DI PAVIA (2 Comuni)
Bascape’, Costa De Nobili.

PROVINCIA DI VARESE (4 Comuni)
Arcisate, Besnate, Lozza, Olgiate Olona.

Fonte: mi-lorenteggio.com (qui)

Polmonite, Salute, Territorio bresciano

Epidemia di polmonite, la rabbia dei malati: uniti per chiedere un risarcimento

In 878 sono stati contagiati, già in 15 si sono rivolti all’avvocato. Ma non è ancora chiaro chi sarà chiamato in causa per risarcire i danni.

L’epidemia di polmonite si è fermata, ma sul fronte legionella ora potrebbe aprirsi un nuovo capitolo. Quello dei risarcimenti. Sono già una quindicina le persone che si sono rivolte all’avvocato Donatella Mento, chiedendole di rappresentarli in sede civile. In attesa che la verità emerga sul fronte epidemiologico, c’è chi avanza richieste di risarcimento. Si tratta, per esempio, di un 29enne che è stato tra i primi ad ammalarsi: la polmonite gli ha creato seri problemi di mobilità, perciò oggi il giovane – costretto a una complessa riabilitazione, tuttora in corso – vorrebbe ottenere un indennizzo. 

Così come l’operaio 57enne, di origini sarde, che quest’estate avrebbe lavorato alcuni giorni in un’azienda siderurgica della provincia, costretto poi ad abbandonare il cantiere per via di una polmonite da legionella. Anche il 57enne ha chiesto all’avvocato di rappresentarlo in sede civile.  Sì, ma a chi verrebbe addebitata la richiesta di un risarcimento? All’Agenzia di tutela della salute? O alle aziende le cui torri di raffreddamento sono risultate positive alla contaminazione da legionella? Tema molto complesso, visto che a livello epidemiologico non è ancora stato stabilito chi è all’origine del contagio. Se fosse confermata l’ipotesi delle aziende, che dovevano sanificare le proprie torri, resta da capire se le ditte verranno considerate responsabili della trasmissione batterica o «vittime» dell’intera vicenda, come sostenuto da qualche imprenditore. 

«Prima di avanzare qualsiasi ipotesi — spiega l’avvocato Mento — dobbiamo avere tutto il materiale in mano, comprese le cartelle cliniche che sto raccogliendo. Siamo in un fase iniziale. Ma attendiamo anche i risultati delle analisi che emergeranno dagli studi di Ats e dell’Istituto superiore di sanità». È chiaro che non tutti i pazienti hanno avuto gli stessi esiti: c’è chi ha dovuto fare i conti con una broncopolmonite aggressiva, chi ha riportato lesioni fisiche di lungo periodo o permanenti. E poi ci sono quasi dieci decessi per polmonite: un caso è acclarato, si tratta di legionella; tre sono risultati negativi al batterio; si attendono poi la pubblicazione dei risultati dell’autopsia di due defunti. In tutto, si parla di 878 persone che hanno dovuto fare i conti con una polmonite dai primi di settembre fino al 18 ottobre scorso. Un fenomeno più volte descritto come eccezionale, ma che rischia di lasciare la gente con l’amaro in bocca: poche notizie e l’impressione gattopardiana che ora nulla cambierà.

«Le persone si sentono abbandonate, senza capire a chi possono rivolgersi» prosegue l’avvocato Mento. Che spera di raccogliere altre adesioni per portare avanti una richiesta corale dei tanti pazienti che vogliono giustizia. Almeno sotto il profilo civile. In molti temono che non si arriverà mai a una spiegazione. «Noi che viviamo in queste zone crediamo che l’epidemia sia dipesa dalle tante criticità ambientali: fanghi da depurazione e “gessi” sparsi sui campi, reflui zootecnici e discariche di rifiuti speciali. La gente è molto preoccupata per la propria salute – racconta Carmine Piccolo – ecco perché abbiamo deciso di far nascere il Comitato di salute pubblica “Una corsa per la vita” che presiedo e che sta raccogliendo adesioni di pazienti e loro famigliari». Per Carmine Piccolo la salute è una ferita aperta: questo insegnante ha perso sua moglie quando lei aveva 46 anni. «E’ morta di leucemia, lavorava a Montichiari. Bisogna dire basta a tutto questo: ci vuole un ambiente più sano»

Fonte: Corriere Brescia on line (qui)

Ambiente, Rifiuti, Salute

Rifiuti. Cattaneo l’Assessore del compromesso: “L’indice di pressione potrà essere modificato”. E l’AIB promettere di ritirare i ricorsi. In cambio? Legislazione regionale più favorevole per l’uso di scorie da fonderie ed acciaierie.

«Il pianeta non regge un consumo di materie prime come quello di oggi. Domani sarà peggio. Ecco perché l’economia circolare non si può più evitare». A dirlo è Raffaele Cattaneo, assessore regionale all’Ambiente, che rilancia l’allarme sul riscaldamento della Terra e chiede al mondo industriale un cambio di passo. L’attuale sistema di sviluppo, basato sui combustibili fossili, ha impresso una così forte accelerazione alla produzione di gas serra che la vita sarà sempre più difficile. E il commercio mondiale di materie prime costituisce una fonte importante di emissioni: è per questo che il recupero dei rifiuti (e la trasformazione in sottoprodotti) può far risparmiare energia e anidride carbonica. Non solo, l’economia circolare può essere anche una grande occasione di business. Gli studi dicono che da qui al 2025 «ogni euro investito nell’economia circolare ne genererà dieci», ha sottolineato Cattaneo. Una prospettiva cui dimostra di credere anche il presidente degli industriali della Lombardia, Marco Bonometti, convinto che con l’economia circolare si aprano «nuovi mercati» e inedite occasioni di business. Invece di spedire all’estero quei rifiuti, pagando i concorrenti, la Lombardia potrebbe gestire da sé questa filiera. Ma secondo Bonometti, perché si passi dalle parole ai fatti, bisogna che «il legislatore dia risposte concrete alle aziende».
Legambiente: le proposte
Sposa la filosofia dell’economia circolare anche Barbara Meggetto di Legambiente, che invita le aziende ad «essere protagoniste» di questa transizione. C’è infatti tutto un mondo che già oggi si sta muovendo verso questo fronte: da chi recupera i solventi dalle vernici, come l’impresa di Riccardo Bellato, a chi ha deciso di costruire le scope per le pulizie domestiche certificando che il materiale usato siano vecchie bottigliette di plastica (Pet). Succede a Mantova: merito di Silvano Melegari della Confindustria virgiliana. L’innovazione e la vision non mancano. E forse tante altre aziende si aggiungeranno all’universo dell’economia circolare. Più per forza che per scelta. In questi anni, infatti, i prezzi delle materie prime sono cresciuti molto e la richiesta mondiale è destinata ad aumentare ben oltre l’offerta. Sarà anche per questo che l’assessore Cattaneo ha lanciato quattro tavoli tematici: uno sulle scorie, uno sugli inerti, un altro sulla decarbonizzazione e ancora sui fanghi. Proprio su quest’ultimo fronte l’assessore respinge l’idea di portare tutto il materiale negli inceneritori: «L’80% dei fanghi è composto da acqua ed è pieno di fosforo, perciò non ha senso bruciarli tutti». L’idea è quella di spargere sui campi agricoli i residui dei reflui dei depuratori e degli scarti alimentari, mentre «quelli di scarsa qualità vorremmo incenerirli». La chiave di volta sarà la regolamentazione dei rifiuti che vi si possono mescolare: ad oggi sono più di 40 i codici Cer ammessi in Lombardia, solo cinque in Veneto. L’aggiornamento della normativa sarà quindi dirimente.
In generale, l’idea di trasformare i «rifiuti speciali» in sottoprodotti è al centro del dibattito. Le scorie, ad esempio, potrebbero diventare sottofondi stradali. Sì, ma come? Vetrificando i residui della lavorazione, con un processo che tritura e inertizza quelle scorie, impedendo che gli inquinanti si disperdano nel terreno. A chi storce il naso, il vice di Aib Enrico Frigerio risponde che «chi sbaglia paga». Ma «se le scorie verranno rigenerate — ha aggiunto Bonometti — bisogna che nessuno di noi faccia il furbo». Ecco, all’eventuale cambio normativo in materia devono seguire maggiori controlli. Lo chiede con forza anche Barbara Meggetto, sicura che solo attraverso un sistema ampio e trasparente di verifiche possa ricucirsi quello strappo che si è consumato tra cittadini, istituzioni e mondo dell’industria.
Mentre sul versante discariche arriva la svolta.
“Siamo disponibili a ritirare il ricorso al Tar” contro l’indica di pressione. Non è un assegna in bianco, ma un’apertura politica di rilievo quella che Giuseppe Pasini ha consegnato ai microfini del convegno sull’economia circolare. Il presidente degli industriali di Brescia sembrerebbe intenzionato a trasformare il muro contro muro con la Regione Lombardia in una trattativa che vedrà entrambi le parti sedersi interno ad un tavolo.
Apertura arrivata dopo che l’assessore all’Ambiente di Regione Lombardia Cattaneo ha istituito quattro tavoli tematici sui rifiuti. Lo stesso Assessore regionale, riferendosi all’indice di pressione, sgombera il campo sull’abrogazione. “E’ una norma ragionevole, ma sulla quantità si può discutere. In cambio c’è la promessa di novità legislative regionali sul possibile utilizzo delle scorie di fonderia e di acciaieria.
E l’Assessore regionale Cattaneo, come più volte dichiarato, si sente investito di una sorta di compito, quello del compromesso. Il problema è se questo compromesso sarà al ribasso per l’ambiente e la salute dei cittadini ed al rialzo per gli utili dei soliti noti.
Fonte: corriere.it (qui) Articolo di M. Trebeschi del 27 ottobre 2018.
Inquinamento, Salute

Avviso ai cittadini: Lo smog accorcia la vita, “annebbia” la mente e rende più stupidi.

Un team di ricerca sino-americano ha dimostrato che l’inquinamento atmosferico ha un impatto negativo e diretto sulle nostre facoltà cognitive, riducendole proporzionalmente in base all’età e ai livelli di esposizione. Gli studiosi hanno condotto un’indagine con 20mila partecipanti sottoposti a test matematici e linguistici.

Lo smog riduce le nostre capacità cognitive e ci rende meno intelligenti. L’effetto dell’inquinamento atmosferico è particolarmente marcato sugli uomini meno istruiti, inoltre cresce proporzionalmente con l’età: più invecchiamo e più diventiamo stupidi a causa dell’aria contaminata che respiriamo. A determinarlo un team di ricerca internazionale composto da studiosi cinesi e americani della Scuola di Statistica dell’Università Pechino e della Scuola di Salute Pubblica dell’Università di Yale. Gli scienziati, coordinati dal professor Xi Chen, docente presso il Dipartimento di Gestione e Politiche della Salute dell’ateneo statunitense, sono giunti a questa conclusione dopo aver analizzato i dati di oltre 20mila cittadini cinesi. Si è trattato del più ampio e approfondito studio di questo genere.

Ma come hanno dimostrato il legame tra smog e impatto sul livello cognitivo? Chen e colleghi hanno innanzitutto calcolato i livelli di inquinamento respirati da tutti i partecipanti sulla base degli indirizzi di residenza. Tra le sostanze prese in esame vi erano il particolato sottile inferiore al PM10 (quello con particelle di 10 micrometri), l’anidride solforosa (biossido di zolfo) e il biossido di azoto; altre come l’ozono e il pericolosissimo monossido di carbonio non sono state invece integrate nei calcoli statistici. Dopo aver determinato effettivamente i livelli di smog respirati da ciascun partecipante, di entrambi i sessi e tutti con un’età uguale o superiore ai 10 anni, hanno sottoposto loro dei test matematici e linguistici (rispettivamente con 24 e 34 domande) per misurarne le capacità cognitive. Dall’analisi dei dati è emerso chiaramente che maggiori erano i livelli di smog e peggiori erano i punteggi nei test cognitivi, con i risultati più scarsi ottenuti dagli uomini più anziani e meno istruiti. Secondo gli scienziati ciò è dovuto al fatto che questa categoria di uomini spesso è impegnata in lavori manuali all’aperto, dunque è più soggetta all’influenza dell’inquinamento atmosferico.

Poiché si è trattato di uno studio di osservazione, Chen e colleghi non hanno trovato un rapporto di causa-effetto tra l’inquinamento e impatto negativo sull’intelligenza, tuttavia i risultati collimano con quelli ottenuti da altre indagini simili. Un team di ricerca dell’Università di Barcellona, ad esempio, aveva dimostrato che lo smog può ‘rallentare’ il cervello dei bambini, riducendo la loro capacità di attenzione e la memoria, mentre un altro studio spagnolo ha evidenziato che i bambini che vanno a scuola a piedi e sono più esposti al particolato sottile PM2.5 manifestano una riduzione nella memoria di lavoro.

L’inquinamento atmosferico, dunque, oltre a essere pericolosissimo per la salute fisica – uccide più di 6 milioni di persone ogni anno, 500mila solo in Europa – deteriora anche quella mentale, anche se non sono ben chiari i meccanismi. La teoria più accredita risiede comunque nel trasporto di tossine nel cervello attraverso il particolato sottile. I dettagli dello studio sino-americano sono stati pubblicati sull’autorevole rivista scientifica PNAS.

Fonte: scienze.fanpage.it (qui)

Inoltre, respirare aria inquinata accorcia la vita di più di un anno, scrive Environmental Science & Technology Letters. Un nuovo studio ha stimato l’impatto delle polveri sottili Pm 2,5 sulle aspettative di vita in 185 paesi, usando i dati del rapporto Global burden of disease. È stata calcolata una riduzione media dell’aspettativa di vita di 1,2 anni a livello globale. I paesi più penalizzati sono Bangladesh, Egitto e Niger, con due anni di vita persi, mentre i migliori sono Svezia, Australia e Nuova Zelanda, con uno o due mesi persi. Inalare polveri sottili aumenta il rischio di tumori, ictus, malattie cardiache e respiratorie.

Fonte: Internazionale 31 agosto 2018.

Ci siamo mai chiesti perché la lotta all’inquinamento è poco convinta? Gli effetti interessano alle élite che mantengono il potere sulle masse “annebbiate”, alle corporation farmaceutiche per tutto l’indotto delle malattie causate dall’inquinamento, alle grandi case automobilistiche che vogliono sfruttare fino in fondo le tecnologie basate sui carburanti tradizionali.

Ricordiamoci queste élite sono contro i popoli.

Emergenza, Montichiari, Salute, Territorio bresciano

Polmonite, nuova morte sospetta a Desenzano: la vittima è un 49enne.

Un 49enne residente nella Bassa bresciana è deceduto martedì al pronto soccorso dell’ospedale gardesano: si sospetta polmonite.

Torna l’incubo : martedì un uomo di soli 49 anni, residente nella Bassa Bresciana, è giunto al Ponto Soccorso dell’ in arresto cardiaco. A nulla sono valsi i soccorsi dei medici del nosocomio che ne hanno dichiarato il decesso.

L’uomo, lo scorso mese, era stato ricoverato nella struttura sanitaria di Desenzano per una . Il sostituto procuratore Maria Cristina Bonomo, titolare dell’inchiesta contro ignoti per colposa, ha quindi disposto l’autopsia sul corpo del 49enne.

L’epidemia da polmonite, unico caso al mondo per entità, ha già colpito oltre 500 persone. Le principali sospettate sono le torri di raffreddamento di alcune aziende della Bassa orientale. La entro fine anno approverà una delibera per imporre la sanificazione delle torri di raffreddamento delle aziende, degli impianti di condizionamento dei luoghi pubblici e degli acquedotti.

Fonte: bsnews.it (qui)

Emergenza, Polmonite, Salute, Territorio bresciano

Polmonite, scagionati (o quasi) dall’Ats i fanghi di depurazione

Fanghi di depurazione scagionati (o quasi) per l’epidemia di polmonite, ma a Carpenedolo gli animi non si placano. Ecco quanto emerso durante la seduta consiliare, cui ha partecipato Fabrizio Speziani, direttore sanitario dell’Ats di Brescia.

«Nel caso specifico della polmonite, probabilmente, i fanghi di depurazione non hanno nessun ruolo», ha affermato Speziani. Il quale, sollecitato dall’opposizione, ha anche precisato che «non sono stati analizzati poiché non c’è la metodica disponibile per rilevare la presenza di legionella».

Nel mirino dell’opinione pubblica sono però finite queste sostanze, il cui uso presenta grandi criticità che non sono negate, né dal direttore sanitario, né dal primo cittadino e dalla sua Amministrazione. «Comunque, si stanno ancora cercando le cause dell’epidemia, che si è concentrata in sette Comuni lungo il fiume Chiese – ha proseguito Speziani -. Ora stiamo continuando a indagare sulle torri di raffreddamento delle aziende e nelle abitazioni di coloro che sono risultati positivi alla legionella.

L’Istituto superiore di sanità si sta inoltre occupando della comparazione tra il tipo di legionella trovata nei campionamenti ambientali e quella trovata nei pazienti». Procedure. È ormai noto l’isolamento di un sierotipo, il 2-14, che non è tra i più diffusi.

Fonte: giornaledibrescia.it Articolo di G. Bonardi (qui), Consiglio Comunale di Carpenedolo dell’8 ottobre 2018 (qui)

Emergenza, Polmonite, Salute, Territorio bresciano

Epidemia polmoniti, dopo il settembre nero restano molti dubbi

Oltre 550 casi di polmonite, una cinquantina causati dalla legionella e, per ora, un decesso certo dovuto al batterio. Il tutto, in un’area ben circoscritta della Bassa bresciana orientale e dell’Alto mantovano, con sette comuni della nostra provincia particolarmente.

L’intensificarsi dei casi e le incertezze sulle cause del contagio hanno determinato allarme e preoccupazione nella popolazione, soprattutto nelle prime settimane di settembre quando non era ancora certo che gli acquedotti fossero estranei all’epidemia. Il tutto è iniziato il 6 settembre, un giovedì sera. Meglio, il 6 settembre dall’Ospedale di Montichiari è arrivata una segnalazione ad Ats Brescia, perché al Pronto soccorso si stavano presentando troppe persone malate di polmonite. Precisamente, 71 pazienti, molti più di quelli normalmente attesi in quei giorni con questa impegnativa malattia ai polmoni. Tra questi, erano già stati accertati due casi di positività alla legionella. Le infezioni si erano verificate in alcuni comuni nel territorio compreso tra Carpenedolo, Montichiari e Calvisano.

Un’area ben precisa, che nei giorni successivi si è ampliata anche se le realtà più colpite sono rimaste relativamente circoscritte. L’Ats si è mossa con un’indagine epidemiologica, affiancata da centinaia di campionamenti negli acquedotti pubblici e privati e nel fiume Chiese, mentre di giorno in giorno aumentava il numero di ammalati. Quasi un bollettino di guerra, con il picco intorno al 10, 11 e 12 settembre, con quasi duecento persone ricoverate negli ospedali delle Asst Spedali Civili, Franciacorta e del Garda e in quelli di Asola e Mantova che fanno parte dell’Ats Valpadana. A metà settembre è iniziata la curva discendente del numero dei casi e il 17 settembre l’assessore regionale al Welfare, Giulio Gallera, in una conferenza stampa nella sede di Ats Brescia ha dichiarato che la legionella era presente nelle torri di raffreddamento di alcune aziende della Bassa. «I risultati dei campionamenti effettuati da Ats Brescia ci permettono di stabilire definitivamente che la causa non si trova nell’acqua degli acquedotti, bensì nelle torri di raffdreddamento delle aziende». In particolare, in tre aziende di Carpenedolo, Calvisano e Montichiari. Subito dopo l’annuncio, i sindaci dei Paesi interessati hanno emanato ordinanze per la sanificazione degli impianti nell’acquedotto. Trascorre meno di una settimana e il 22 settembre il sindaco di Montichiari viene informato da Ats che, in realtà, non c’è legionella nella torre della Cartiera. «Positività non confermata».

Come non è stata confermata per le torri della quarta azienda analizzate e si è in attesa dell’esito dei campionamenti delle quattordici torri di Visano. Il quadro, almeno nella ricerca delle cause delle polmoniti atipiche, si complica. «Le torri sono una delle cause, ma non la sola. Per questo, non lasciamo nulla di intentato, ma servirà tempo per avere la certezza che il ceppo del batterio presente nelle torri è lo stesso di quello trovato nelle persone positive alla legionella. Le analisi sono affidate all’Istituto superiore di Sanità» ha detto Carmelo Scarcella, il direttore generale Ats che sabato, insieme al direttore sanitario Fabrizio Speziani, ha partecipato al Consiglio comunale di Calvisano. I vertici di Ats saranno presenti anche ai prossimi consigli dei comuni più colpiti, in un quadro ricco di ombre, ma confortato dalla «lenta, ma graduale regressione dell’epidemia».

Fonte: giornaledibrescia.it (qui)