Emergenza, Salute

Cov19, se lo struzzo si guarda la coda…

… e così tolta per un istante la testa dal buco dell’insipienza si accorge del focolaio che lo ha preso, del bruciore che la coda in fiamme lo attanaglia, butta un po’ d’acqua tanto per fare qualcosa e poi giù di nuovo la testa. Non si accorge il povero animale che il fuoco lo circonda, non comprende che solo una pianificazione del futuro può aiutarlo tiene la testa dove spera possa ritrovarla.

Ed al 18 giorno dall’inizio dei primi casi segnalati in Italia il governo limita, più o meno, la mobilità in Lombardia ed un po’ di altre province… lungimiranza? pianificazione? Non pervenuti.

Ora che anche ai meno brillanti in aritmetica dovrebbe essere chiaro che un tasso di mortalità al 2% su una malattia non controllata che si può diffondere all’intera popolazione è un’ecatombe non dovrebbe sfuggire che il contagio si è ormai diffuso ben oltre la Cina e la Lombardia… 

Per contenere e controllare serve fermare e dare regole all’intera nazione (direi Europa, ma questa se esiste pare aver infilato la testa ben più in profondità).

Fermare l’Italia vorrebbe dire controllare il virus ed organizzarci come nazione, non diffondere in zone oggi meno colpite vorrebbe dire poter disporre delle risorse presenti in tali zone e metterle a disposizione delle zone che più duramente stanno combattendo.

Pensiamo ai medici, in Lombardia siamo al collasso delle strutture, abbiamo medici ed infermieri positivi al virus che lavorano in corsia, negli ambulatori, per strada perché non c’è possibilità di sostituirli: o loro o nessuno.

Suvvia siamo una Nazione, che i medici dei grandi Ospedali del centro e del sud vengano dislocati al nord! Se la sanità è Nazionale, ed è stata usata in tale forma quella del nord da sempre, che lo sia anche in questo momento. Mandiamo sanitari a rimpolpare le fila della Sanità Lombarda, diamo fiato a chi rischia di perdere la sfida al fronte. Prendiamo attrezzature dagli Ospedali delle zone non contagiate, sterilizzate dal blocco totale, e mandiamole al fronte.

Dove sono le colonne di aiuti che siamo abituati vedere ‘scendere’ in soccorso delle regioni colpite da terremoti, inondazioni e simili? Siamo ormai a 366 morti, sono passati 21 giorni e non si vedono colonne di mezzi ed aiuti pronti a ‘salire’ verso il nord. Italia se ci sei batti un colpo.

Una nota a margine.

Avevo azzardato per settimana scorsa una previsione di deceduti a quota 200. Sono stato purtroppo smentito per difetto in realtà la settimana scorsa si è chiusa con il triste bilancio di 366 decessi. Ad oggi il totale dei morti per Coronavirus è di 463. Cosa aspetta lo “Struzzo” a decretare per tutto il Paese il blocco di ogni attività non indispensabile? Lo Stato, in questo Paese, è in grado di svolgere la propria funzione?

Intanto arrivano nuove misure. Estese all’intero Paese le limitazioni vigenti in Lombardia e nelle 14 province. Ma non il blocco totale. Ancora un decreto dello struzzo, ma non il blocco totale imposto. Solo se i cittadini saranno obbligati a stare a casa si potrà davvero limitare il virus. Ma arrivare a questo quanti morti ancora dobbiamo contare?

di Massimo Gelmini del 09/03/2020

Coronavirus, Emergenza, Governo, Salute

Covid-19, ecco la strategia dello struzzo.

I morti oggi sono arrivati a 107, mentre i malati sono 2.706.

Parrebbe che mentre il resto del mondo adotta strategie di contenimento ultrarestrittive sulla scia di ciò che è avvenuto ed avviene tuttora a Wuhan l’approccio italiano sia diverso: tutto sommato lasciamolo diffondere e vedremo quel che sarà…
Non potendo immaginare che questa sia una scelta dettata da incapacità totale, incomprensione dei rischi o palese inadeguatezza che coinvolgerebbe politici e tecnici di vario ordine e grado possiamo ipotizzare si tratti di una scelta razionale governata da una qualche ragione.
Trovo due spiegazioni possibili: qui da noi si ritiene che il virus non sia poi così preoccupante, ma questo smentirebbe l’ipotesi precedente di una classe dirigente che sa quanto sta mettendo in atto, visto che alla stessa basterebbe guardare nei propri ospedali per capire la gravità della situazione.
La seconda che forse è più probabile è economica: quanto costa fermare una nazione od un territorio?
Se adottassimo il modello Wuhan semplicemente il PIL andrebbe a 0 (zero) per un certo periodo di tempo. Quanto? Se pensiamo che la risposta sia due settimane stiamo sbagliando, ripeto basta guardare Wuhan… la risposta più ottimistica vede uno stop completo di un mese con una ripresa progressiva di altri 2 mesi per poi essere nuovamente a regime. Perdita complessiva del 25% del PIL dell’are interessata?
Si può obiettare che il Nord sia già fermo ma non è vero, sicuramente una serie di esercizi commerciali stanno lavorando in modo ridotto ma le aziende sono generalmente operative, le persone si possono muovere, e le merci circolano senza problemi. Quindi diciamo che la strategia attuale non sta impattando in modo drastico sul PIL. La situazione però peggiorerà, i morti aumenteranno quindi qualche azione bisognerà pur prenderla… ma se non la si prendesse? Forse il PIL delle Aziende ne risentirebbe di meno di un fermo totale? Nel giro di qualche mese senza interrompere nulla la cosa sarebbe autorisolta: tutta la popolazione avrebbe contratto il virus, chi ammalandosi, chi in modo asintomatico, chi perdendo nella lotta. Ed in tutto questo avremmo una certezza: chi è rimasto l’infezione l’ha già superata! E più o meno, nel frattempo, il sistema ha continuato a produrre, come un bel formicaio attaccato da un formichiere che non per questo cessa di lavorare…
Certo però che un dubbio ora mi assale… a oggi non si sa praticamente nulla di questo virus, della reale possibilità di immunizzarsi, degli effetti a lungo periodo sul corpo di chi viene contagiato…
sia mai che i decisori abbiano deciso di giocare una partita a poker coperto con qualcosa che nessuna ha ancora compreso… forse le mie ipotesi di partenza sono troppo ottimistiche, speriamo di sbagliare e torniamo ai numeri.

La prova di questa strategia dello struzzo. La conferma di questa strategia? Basta attendere Domenica e constatare che i decessi supereranno quota 200. Spero di sbagliare, ma i numeri purtroppo non possono essere discussi.

di Massimo Gelmini 03/03/2020

Coronavirus, Emergenza, Salute

COVID-19. Quelli che… il 2% non ci fa paura.

Nel panorama urlante di chi vuole raccontarci la propria verità un po’ di logica può essere la soluzione in grado di permettere ad ognuno di capire e fare scelte ponderate.

Partiamo da qualche numero: il totale ad oggi dei soggetti contagiati è pari a 81.000 questi 30.000 sono guariti, 48.000 sono ancora malati e 2.700 sono morti. Dei 48.000 malati 39.000 sono in condizioni normali, i restanti 9.000 sono in condizioni critiche e sono tipicamente ospedalizzati in strutture di terapia intensiva.

Ci aiutano questi numeri a comprendere il fenomeno? Possiamo confrontarli con i numeri dell’influenza o di qualche altra malattia a piacere? Direi di no, sarebbe come confrontare mele e pere… dovrebbe essere tuttora spiegato anche alle elementari (si ok ciclo primario) che per fare confronti bisogna confrontare elementi omogenei…

Allora rendiamo omogenee le cose… e trasformiamo queste informazioni in percentuali, in modo da rispondere alla semplice domanda: fatti 100 i soggetti interessati quanti sarebbero i guariti? Ed i morti?

Prendiamo i numeri precedenti e dividiamoli per il totale dei casi e otteniamo che il 38% sono guariti, il 59% sono ancora malati ed il 3% non ce l’ha fatta.

Va bene ho fatto qualche arrotondamento ma poco cambia sapevamo che i decessi si attestavano tra il 2% ed il 3% quindi? Il 2% è tanto o poco?

Beh noi Italiani dovremmo saperlo bene, ci strapperemmo le vesti di dosso se aumentassero l’IVA di due punti percentuali! O se si dovesse introdurre una patrimoniale del 2%…

Quindi 2% è tanto se si parla di soldi, ed è tanto anche se si parla di morti… Su una popolazione di 60 milioni di abitanti ad oggi in Italia sono decedute circa 100 mila persone… lo 0,16 % della popolazione…

Se il tasso di mortalità del Coronavirus, anche chiamato COVID-19 (*), è del 2% non vuol dire però che moriranno un milione e rotti di persone, perché fortunatamente non tutti e sessantamilioni di italiani verranno contagiati…

E questo è un punto fondamentale del nostro ragionamento il 2% è tanto e i sui effetti si traducono nella vita reale quanto più alto è il totale delle persone contagiate… ragione per la quale minimizzare i contagi è cosa buona.

E l’influenza allora? Perché la lasciamo correre? Semplicemente perché si risolve in 3 giorni, non richiede ospedalizzazione ed ha un tasso di moralità di circa il 3 per cento mila.

di Massimo Gelmini, 27/02/2020.

 

(*) Per chi vuol saperne di più sul COVID-19 qui

 

Benessere, Salute

Cucinelli: “Inutile lavorare più di 6-8 ore. Staccate gli smartphone e vivete”

L’imprenditore intervistato d QN: “Ognuno deve avere uno spazio riservato non invaso dalla tecnologia”

“È inutile lavorare più di 6-8 ore. E ai lavoratori dico: staccate lo smartphone e vivete”. Parola dell’imprenditore Brunello Cucinelli che in un’intervista al Quotidiano Nazionale delinea la sua idea sul lavoro e su quali siano le priorità di ogni lavoratore durante la propria giornata.

“Ognuno deve avere uno spazio riservato che non può essere invaso dalla tecnologia. Dovrebbe vivere una vita pubblica, una vita privata e una vita segreta. Un aggettivo senza connotazioni romantiche o risvolti penali, ma letto nel senso di spirituale, intima, una vita solo tua”.

Cucinelli parla del divieto dato ai dipendenti di usare la mail nel weekend.

“A dire la verità il divieto scatta dalle 17.30 di ogni giorno e vale per tutto il fine settimana. I 1700 dipendenti del mio gruppo lo sanno, vale la regola di San Benedetto. Devono trovare un equilibrio nelle loro vite. Tutti hanno bisogno di curare la mente con lo studio, anche l’anima ha bisogno di mangiare ogni giorno”.

Fonte: huffingtonpost.it (qui)

Inquinamento, Salute, Territorio bresciano

Ambiente, Ispra: “Brescia è la città più inquinata d’Italia, Viterbo la più pulita”

A Brescia la lobby degli inquinatori seriali è sempre ben protetta. Politica, banche i loro alleati. Non sorprendiamoci per il risultato. E la magistratura? Ancora quanti morti prima che si intervenga? Possibile che questo costo umano nessuno lo debba pagare?

In 19 città è stato superato il livello di polveri sottili almeno una volta nel 2018. Male Lodi e Torino. Roma maglia nera per le voragini.

Brescia è la città dove nel 2018 il tasso d’inquinamento è stato più elevato. A Viterbo, invece, si respira aria pulita. A disegnare questo quadro è il Rapporto Ispra-Snpa’ Qualità dell’Ambiente Urbano che analizza il livello di inquinamento in 120 città e 14 aree metropolitane. I dati preliminari, aggiornati al 10 dicembre, evidenziano che nel 2018 in 19 aree urbane è stato superato il limite giornaliero consentito di polveri sottili. A Brescia il livello è stato superato per 87 giorni. Male anche Torino e Lodi dove la concentrazione di particelle inquinanti ha oltrepassato il limite 69 volte nel 2018. A Viterbo, invece, il tetto non è stato superato neanche una volta, per il momento.

Ispra: “Miglioramenti rispetto al 2017”

La situazione, comunque, è in miglioramento: il trend delle concentrazioni di polveri sottili PM10, PM2,5 e biossido di azoto (NO2) – ha assicurato l’Ispra – è in diminuzione. Nel 2017 il valore limite annuale per il biossido di azoto è stato superato in almeno una delle stazioni di monitoraggio di 25 aree urbane, si sono poi registrati più di 25 giorni di superamento dell’obiettivo a lungo termine per l’ozono in 66 aree urbane su 91 per le quali erano disponibili dati e il superamento del valore limite annuale per il PM2,5 (25 g/m) in 13 aree urbane su 84.

Il rapporto evidenzia una significativa tendenza alla riduzione dei livelli di emissione di PM10 primario, quello direttamente emesso dal riscaldamento domestico e dai trasporti, ma anche dalle industrie e da alcuni fenomeni naturali, che si riduce del 19% in 10 anni (2005 al 2015).

Roma sul podio per le voragini: 136 in 10 mesi

Il Rapporto analizza anche i fenomeni relativi al suolo e al consumo del terreno. Roma, per l’Ispra, ha il triste prima delle voragini in strada: negli ultimi 10 mesi del 2018 ne sono state registrate ben 136.

Dissesto idrogeologico: 190mila persone abitano nelle aree a maggior rischio frane

Frane e alluvioni continuano a rappresentare un pericolo per l’Italia. Il rischio è maggiore nel 3,6% delle città, dove risiedono quasi 190 mila abitanti.I valori salgono al 17,4%, superando anche la media nazionale del’8,4%, se si parla di probabilità di alluvioni nello scenario medio. In linea generale nei comuni capoluoghi di provincia, il rischio frana è meno rilevante rispetto a quello del territorio italiano.

Fonte: huffingtonpost.com (qui)

Polmonite, Salute, Territorio bresciano

Epidemia di polmonite, la rabbia dei malati: uniti per chiedere un risarcimento

In 878 sono stati contagiati, già in 15 si sono rivolti all’avvocato. Ma non è ancora chiaro chi sarà chiamato in causa per risarcire i danni.

L’epidemia di polmonite si è fermata, ma sul fronte legionella ora potrebbe aprirsi un nuovo capitolo. Quello dei risarcimenti. Sono già una quindicina le persone che si sono rivolte all’avvocato Donatella Mento, chiedendole di rappresentarli in sede civile. In attesa che la verità emerga sul fronte epidemiologico, c’è chi avanza richieste di risarcimento. Si tratta, per esempio, di un 29enne che è stato tra i primi ad ammalarsi: la polmonite gli ha creato seri problemi di mobilità, perciò oggi il giovane – costretto a una complessa riabilitazione, tuttora in corso – vorrebbe ottenere un indennizzo. 

Così come l’operaio 57enne, di origini sarde, che quest’estate avrebbe lavorato alcuni giorni in un’azienda siderurgica della provincia, costretto poi ad abbandonare il cantiere per via di una polmonite da legionella. Anche il 57enne ha chiesto all’avvocato di rappresentarlo in sede civile.  Sì, ma a chi verrebbe addebitata la richiesta di un risarcimento? All’Agenzia di tutela della salute? O alle aziende le cui torri di raffreddamento sono risultate positive alla contaminazione da legionella? Tema molto complesso, visto che a livello epidemiologico non è ancora stato stabilito chi è all’origine del contagio. Se fosse confermata l’ipotesi delle aziende, che dovevano sanificare le proprie torri, resta da capire se le ditte verranno considerate responsabili della trasmissione batterica o «vittime» dell’intera vicenda, come sostenuto da qualche imprenditore. 

«Prima di avanzare qualsiasi ipotesi — spiega l’avvocato Mento — dobbiamo avere tutto il materiale in mano, comprese le cartelle cliniche che sto raccogliendo. Siamo in un fase iniziale. Ma attendiamo anche i risultati delle analisi che emergeranno dagli studi di Ats e dell’Istituto superiore di sanità». È chiaro che non tutti i pazienti hanno avuto gli stessi esiti: c’è chi ha dovuto fare i conti con una broncopolmonite aggressiva, chi ha riportato lesioni fisiche di lungo periodo o permanenti. E poi ci sono quasi dieci decessi per polmonite: un caso è acclarato, si tratta di legionella; tre sono risultati negativi al batterio; si attendono poi la pubblicazione dei risultati dell’autopsia di due defunti. In tutto, si parla di 878 persone che hanno dovuto fare i conti con una polmonite dai primi di settembre fino al 18 ottobre scorso. Un fenomeno più volte descritto come eccezionale, ma che rischia di lasciare la gente con l’amaro in bocca: poche notizie e l’impressione gattopardiana che ora nulla cambierà.

«Le persone si sentono abbandonate, senza capire a chi possono rivolgersi» prosegue l’avvocato Mento. Che spera di raccogliere altre adesioni per portare avanti una richiesta corale dei tanti pazienti che vogliono giustizia. Almeno sotto il profilo civile. In molti temono che non si arriverà mai a una spiegazione. «Noi che viviamo in queste zone crediamo che l’epidemia sia dipesa dalle tante criticità ambientali: fanghi da depurazione e “gessi” sparsi sui campi, reflui zootecnici e discariche di rifiuti speciali. La gente è molto preoccupata per la propria salute – racconta Carmine Piccolo – ecco perché abbiamo deciso di far nascere il Comitato di salute pubblica “Una corsa per la vita” che presiedo e che sta raccogliendo adesioni di pazienti e loro famigliari». Per Carmine Piccolo la salute è una ferita aperta: questo insegnante ha perso sua moglie quando lei aveva 46 anni. «E’ morta di leucemia, lavorava a Montichiari. Bisogna dire basta a tutto questo: ci vuole un ambiente più sano»

Fonte: Corriere Brescia on line (qui)

Inquinamento, Salute

Avviso ai cittadini: Lo smog accorcia la vita, “annebbia” la mente e rende più stupidi.

Un team di ricerca sino-americano ha dimostrato che l’inquinamento atmosferico ha un impatto negativo e diretto sulle nostre facoltà cognitive, riducendole proporzionalmente in base all’età e ai livelli di esposizione. Gli studiosi hanno condotto un’indagine con 20mila partecipanti sottoposti a test matematici e linguistici.

Lo smog riduce le nostre capacità cognitive e ci rende meno intelligenti. L’effetto dell’inquinamento atmosferico è particolarmente marcato sugli uomini meno istruiti, inoltre cresce proporzionalmente con l’età: più invecchiamo e più diventiamo stupidi a causa dell’aria contaminata che respiriamo. A determinarlo un team di ricerca internazionale composto da studiosi cinesi e americani della Scuola di Statistica dell’Università Pechino e della Scuola di Salute Pubblica dell’Università di Yale. Gli scienziati, coordinati dal professor Xi Chen, docente presso il Dipartimento di Gestione e Politiche della Salute dell’ateneo statunitense, sono giunti a questa conclusione dopo aver analizzato i dati di oltre 20mila cittadini cinesi. Si è trattato del più ampio e approfondito studio di questo genere.

Ma come hanno dimostrato il legame tra smog e impatto sul livello cognitivo? Chen e colleghi hanno innanzitutto calcolato i livelli di inquinamento respirati da tutti i partecipanti sulla base degli indirizzi di residenza. Tra le sostanze prese in esame vi erano il particolato sottile inferiore al PM10 (quello con particelle di 10 micrometri), l’anidride solforosa (biossido di zolfo) e il biossido di azoto; altre come l’ozono e il pericolosissimo monossido di carbonio non sono state invece integrate nei calcoli statistici. Dopo aver determinato effettivamente i livelli di smog respirati da ciascun partecipante, di entrambi i sessi e tutti con un’età uguale o superiore ai 10 anni, hanno sottoposto loro dei test matematici e linguistici (rispettivamente con 24 e 34 domande) per misurarne le capacità cognitive. Dall’analisi dei dati è emerso chiaramente che maggiori erano i livelli di smog e peggiori erano i punteggi nei test cognitivi, con i risultati più scarsi ottenuti dagli uomini più anziani e meno istruiti. Secondo gli scienziati ciò è dovuto al fatto che questa categoria di uomini spesso è impegnata in lavori manuali all’aperto, dunque è più soggetta all’influenza dell’inquinamento atmosferico.

Poiché si è trattato di uno studio di osservazione, Chen e colleghi non hanno trovato un rapporto di causa-effetto tra l’inquinamento e impatto negativo sull’intelligenza, tuttavia i risultati collimano con quelli ottenuti da altre indagini simili. Un team di ricerca dell’Università di Barcellona, ad esempio, aveva dimostrato che lo smog può ‘rallentare’ il cervello dei bambini, riducendo la loro capacità di attenzione e la memoria, mentre un altro studio spagnolo ha evidenziato che i bambini che vanno a scuola a piedi e sono più esposti al particolato sottile PM2.5 manifestano una riduzione nella memoria di lavoro.

L’inquinamento atmosferico, dunque, oltre a essere pericolosissimo per la salute fisica – uccide più di 6 milioni di persone ogni anno, 500mila solo in Europa – deteriora anche quella mentale, anche se non sono ben chiari i meccanismi. La teoria più accredita risiede comunque nel trasporto di tossine nel cervello attraverso il particolato sottile. I dettagli dello studio sino-americano sono stati pubblicati sull’autorevole rivista scientifica PNAS.

Fonte: scienze.fanpage.it (qui)

Inoltre, respirare aria inquinata accorcia la vita di più di un anno, scrive Environmental Science & Technology Letters. Un nuovo studio ha stimato l’impatto delle polveri sottili Pm 2,5 sulle aspettative di vita in 185 paesi, usando i dati del rapporto Global burden of disease. È stata calcolata una riduzione media dell’aspettativa di vita di 1,2 anni a livello globale. I paesi più penalizzati sono Bangladesh, Egitto e Niger, con due anni di vita persi, mentre i migliori sono Svezia, Australia e Nuova Zelanda, con uno o due mesi persi. Inalare polveri sottili aumenta il rischio di tumori, ictus, malattie cardiache e respiratorie.

Fonte: Internazionale 31 agosto 2018.

Ci siamo mai chiesti perché la lotta all’inquinamento è poco convinta? Gli effetti interessano alle élite che mantengono il potere sulle masse “annebbiate”, alle corporation farmaceutiche per tutto l’indotto delle malattie causate dall’inquinamento, alle grandi case automobilistiche che vogliono sfruttare fino in fondo le tecnologie basate sui carburanti tradizionali.

Ricordiamoci queste élite sono contro i popoli.