Benessere, Salute

Cucinelli: “Inutile lavorare più di 6-8 ore. Staccate gli smartphone e vivete”

L’imprenditore intervistato d QN: “Ognuno deve avere uno spazio riservato non invaso dalla tecnologia”

“È inutile lavorare più di 6-8 ore. E ai lavoratori dico: staccate lo smartphone e vivete”. Parola dell’imprenditore Brunello Cucinelli che in un’intervista al Quotidiano Nazionale delinea la sua idea sul lavoro e su quali siano le priorità di ogni lavoratore durante la propria giornata.

“Ognuno deve avere uno spazio riservato che non può essere invaso dalla tecnologia. Dovrebbe vivere una vita pubblica, una vita privata e una vita segreta. Un aggettivo senza connotazioni romantiche o risvolti penali, ma letto nel senso di spirituale, intima, una vita solo tua”.

Cucinelli parla del divieto dato ai dipendenti di usare la mail nel weekend.

“A dire la verità il divieto scatta dalle 17.30 di ogni giorno e vale per tutto il fine settimana. I 1700 dipendenti del mio gruppo lo sanno, vale la regola di San Benedetto. Devono trovare un equilibrio nelle loro vite. Tutti hanno bisogno di curare la mente con lo studio, anche l’anima ha bisogno di mangiare ogni giorno”.

Fonte: huffingtonpost.it (qui)

Inquinamento, Salute, Territorio bresciano

Ambiente, Ispra: “Brescia è la città più inquinata d’Italia, Viterbo la più pulita”

A Brescia la lobby degli inquinatori seriali è sempre ben protetta. Politica, banche i loro alleati. Non sorprendiamoci per il risultato. E la magistratura? Ancora quanti morti prima che si intervenga? Possibile che questo costo umano nessuno lo debba pagare?

In 19 città è stato superato il livello di polveri sottili almeno una volta nel 2018. Male Lodi e Torino. Roma maglia nera per le voragini.

Brescia è la città dove nel 2018 il tasso d’inquinamento è stato più elevato. A Viterbo, invece, si respira aria pulita. A disegnare questo quadro è il Rapporto Ispra-Snpa’ Qualità dell’Ambiente Urbano che analizza il livello di inquinamento in 120 città e 14 aree metropolitane. I dati preliminari, aggiornati al 10 dicembre, evidenziano che nel 2018 in 19 aree urbane è stato superato il limite giornaliero consentito di polveri sottili. A Brescia il livello è stato superato per 87 giorni. Male anche Torino e Lodi dove la concentrazione di particelle inquinanti ha oltrepassato il limite 69 volte nel 2018. A Viterbo, invece, il tetto non è stato superato neanche una volta, per il momento.

Ispra: “Miglioramenti rispetto al 2017”

La situazione, comunque, è in miglioramento: il trend delle concentrazioni di polveri sottili PM10, PM2,5 e biossido di azoto (NO2) – ha assicurato l’Ispra – è in diminuzione. Nel 2017 il valore limite annuale per il biossido di azoto è stato superato in almeno una delle stazioni di monitoraggio di 25 aree urbane, si sono poi registrati più di 25 giorni di superamento dell’obiettivo a lungo termine per l’ozono in 66 aree urbane su 91 per le quali erano disponibili dati e il superamento del valore limite annuale per il PM2,5 (25 g/m) in 13 aree urbane su 84.

Il rapporto evidenzia una significativa tendenza alla riduzione dei livelli di emissione di PM10 primario, quello direttamente emesso dal riscaldamento domestico e dai trasporti, ma anche dalle industrie e da alcuni fenomeni naturali, che si riduce del 19% in 10 anni (2005 al 2015).

Roma sul podio per le voragini: 136 in 10 mesi

Il Rapporto analizza anche i fenomeni relativi al suolo e al consumo del terreno. Roma, per l’Ispra, ha il triste prima delle voragini in strada: negli ultimi 10 mesi del 2018 ne sono state registrate ben 136.

Dissesto idrogeologico: 190mila persone abitano nelle aree a maggior rischio frane

Frane e alluvioni continuano a rappresentare un pericolo per l’Italia. Il rischio è maggiore nel 3,6% delle città, dove risiedono quasi 190 mila abitanti.I valori salgono al 17,4%, superando anche la media nazionale del’8,4%, se si parla di probabilità di alluvioni nello scenario medio. In linea generale nei comuni capoluoghi di provincia, il rischio frana è meno rilevante rispetto a quello del territorio italiano.

Fonte: huffingtonpost.com (qui)

Salute, Territorio bresciano

Legionella: «Serviranno due anni di analisi per avere risposte certe»

Nel frattempo resta aperta senza alcun indagato l’inchiesta della Procura per epidemia colposa.

«Ad oggi non abbiamo elementi sufficienti per creare una correlazione tra ciò che è accaduto nell’ambiente per le torri di raffreddamento delle aziende e la diffusione della legionella nell’uomo». Lo ha detto il direttore dell’Ats di Brescia Carmelo Scarcella parlando dell’epidemia che tra fine agosto ed inizio settembre ha provocato 880 casi di polmonite, di cui 70 per legionella, nella Bassa Bresciana e il Mantovano. Nemmeno l’Istituto Superiore di Sanità è stato in grado di dare risposte certe sulle cause di quanto accaduto. «Serviranno due anni di analisi per avere forse una risposta definitiva» ha aggiunto Scarcella. Nel frattempo resta aperta senza alcun indagato l’inchiesta della Procura per epidemia colposa.

Fonte: corriere.it edizione Brescia (qui)

Ambiente, Politica locale, Salute

Il depuratore del Garda, si sdoppia, previsti impianti a Montichiari e Gavardo. Accordo tacito tra le amministrazioni locali e l’Ato? Il gioco delle parti della politica cerchiobottista.

Poco più di un mese fa venne diffiusa la notizia che l’Ato di Brescia avesse scelto. Infatti nell’edizione del 29 novembre del Corriere Brescia la conferma che l’opzione che prevede l’ampliamento del depuratore di Montichiari oltre la dimensione necessaria per servire la cittadina dei colli morenici. Una soluzione che secondo le indiscrezioni della stampa dovrebbe addirittura triplicare la propria capacità. Proprio il 28 novembre scorso il consiglio comunale di Montichiari ha deliberato che il Sindaco Fraccaro provveda ad opporsi al progetto. E proprio sul fatto che il Consiglio comunale non abbia preso una posizione chiara di rifiuto, la dice lunga sulla mezza porta aperta dell’Amministrazione comunale di Montichiari tenuto conto che senza il nulla osta della Giunta Fraccaro l’ampliamento non è possibile proprio in virtù della convenzione vigente tra A2A Spa (gestore del depuratore) ed il Comune. Un tale ampliamento del depuratore monteclarense non è consentito e previsto dagli atti convenzionali pertanto al Sindaco Fraccaro non resta che far cadere la maschera ed adottare gli atti concreti e formali per chiudere rigettare definitivamente la proposta dell’Ato di Brescia.

Ma c’è una merce di scambio, l’Amministrazione comunale di Montichiari guidata dal Sindaco Fraccaro ha collocato nel bilancio di previsione 2019-2021 nell’annualità 2020 ben 5,4 milioni di euro (provenienti dall’ATO) per interventi sulle fognature che potrebbero essere prese realizzate da A2A in cambio dell’assenso alla triplicazione dell’attuale impianto di depurazione di Montichiari gestito dalla stessa A2A. Spariranno d’incanto le remore “democratiche” sulla ricaduta ambientale di questa operazione e ci diranno che quanto scaricato nel Chiese dal “futuristico” ampliamento del depuratore non porterà problemi perchè sicura e all’avanguardia. Certo un’operazione che sarà attuata dopo le elezioni amministrative di maggio del prossimo anno, magari con l’anticipazione dei fondi per le fognature dal 2020 al 2019.

Un depuratore triplicato che scaricherà nel fiume Chiese è una follia dal punto di vista sanitario e ambientale, tanto in conseguenza del fenomeno polmoniti di questa estate, per la quale non è stata detta la parola fine e soprattutto non vi sono ancora i colpevoli di quanto accaduto. Purtroppo non solo nell’ambito delle aziende pubbliche dei servizi, quanto soprattutto in certa politica, l’idea che gli impianti impattanti debbano essere collocati ove la realtà è già compromessa deve terminare. Non è più tollerabile.

L’Ato di Brescia ha scelto. L’impianto che dovrà trattare i reflui della riviera bresciana avrà depuratori a Montichiari (per il basso lago, tranne Desenzano e Sirmione che continueranno a confluire a Peschiera) e a Gavardo o Muscoline. Intanto a Lazise c’è stato un convegno per porre al centro il ruolo delle Istituzioni Europee.

Un depuratore a Montichiari cui faranno riferimento il basso e medio lago e uno a Muscoline o Gavardo per trattare i reflui dei paesi dell’Alto lago, da San Felice a Tignale. Con le acque depurate che confluiranno nel Chiese.

I sindaci dei paesi prescelti per ospitare gli impianti non ci stanno e annunciano battaglia, ma pare questo lo scenario ormai scelto da Ato tra il ventaglio di cinque ipotesi individuate dall’equipe del professor Giorgio Bertanza dell’Università di Brescia nello studio realizzato per conto di Acque Bresciane: l’adeguamento del depuratore di Peschiera; la realizzazione di un depuratore a Lonato; la realizzazione di un depuratore a Montichiari; il potenziamento dell’impianto di Visano; il potenziamento del depuratore di Montichiari e la costruzione di un nuovo impianto a Muscoline o a Gavardo.

«Possiamo dire che si tratta di una scelta ufficiale – ha dichiarato al Giornale di Brescia Marco Zemello, direttore dell’Ato di Bresciaquantomeno per la parte che riguarda Montichiari. E questo è un primo passo essenziale visto che siamo controllati a vista dal Ministero che non pare propenso a tollerare ulteriori ritardi (ci sono in ballo i famosi 100 milioni stanziati dal ministero, ndr). Ci resta un po’ di tempo per capire come comportarci per l’Alto Garda, ma stiamo già lavorando in questo senso».

Ora non resta che convincere i sindaci, che annunciano barricate. D’altra parte una decisione andava ufficializzata, visto durante l’ultimo incontro al ministero ad Ato e Acque Bresciane era stato dato tempo sino alla fine di ottobre per individuare la soluzione progettuale.

La partita è aperta e si gioca sul tavolo delle strategie politiche. Scrive Rosario Rampulla sul Giornale di Brescia: “Fuori dall’ufficialità di studi e dichiarazioni, c’è un «convitato di pietra» al tavolo della depurazione, A2A, proprietaria dell’impianto di Montichiari che andrebbe ampliato («e l’ampliamento – evidenzia Zemello – non richiederebbe l’esproprio di altre aree o un maggior ingombro rispetto all’impianto attuale») e prossima a realizzare a Gavardo un depuratore da 36mila abitanti equivalenti. La domanda è: se c’è già un impianto progettato (frutto di un iter slegato dal maxi-depuratore gardesano) avrebbe senso costruirne un altro nella confinante Muscoline? In attesa di conferme ufficiali, la sensazione è che si vogliano aprire le porte ad A2A e ad un suo coinvolgimento diretto nel progetto gardesano. Voci, per ora, ma tutt’altro che campate… in acqua”.

Fonte: gardapost.it (qui)

Agricoltura, Politica, Rifiuti, Salute

Agricoltura, spandimento fanghi da depurazione. La Lombadia ne vieta l’impiego in 170 comuni. Anche a Montichiari.

La Regione Lombardia ha vietato per l’anno campagna 2018/19 l’impiego per uso agronomico dei fanghi da depurazione in 170 Comuni del territorio regionale.
Il decreto definitivo con l’elenco dei Comuni è stato firmato questa mattina e riguarderà il 22 per cento della superficie agricola utile in Lombardia.

“Si tratta di una iniziativa che conferma il cambio di passo deciso da parte della Regione Lombardia in difesa del nostro territorio, della nostra agricoltura e dei nostri prodotti
agroalimentari – dichiara Fabio Rolfi, assessore regionale all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi, promotore del provvedimento. Dove c’è concime animale a sufficienza non sarà più possibile spandere fanghi in Lombardia. I fanghi di uso civile non hanno nulla in più rispetto al letame delle nostre stalle, che è già più che sufficiente per concimare e arricchire i nostri terreni e devono essere considerati come integrativi e
non sostitutivi della materia organica”.

PIANURA FERTILE GRAZIE A ZOOTECNIA – “La pianura padana è fertile grazie al supporto della zootecnia – sottolinea Rolfi -, a differenza di altri territori che nel corso degli anni sono stati arricchiti, per esigenza, con fertilizzanti chimici e oggi si trovano ad affrontare problematiche relative all’inaridimento del suolo”.
“Non possono essere i campi la soluzione unica allo smaltimento – ammonisce l’assessore -: è necessario stimolare lo studio e la realizzazione di nuove tecnologie. Alcuni Paesi del nord Europa già estraggono il fosforo dai fanghi per poi procedere all’incenerimento. Questa è la strada da percorrere anche nel nostro Paese”.

IL DECRETO – Con questo decreto si prevede che l’impiego per uso agronomico dei fanghi sia autorizzato solo sui terreni che non siano territorialmente localizzati in Comuni in cui la produzione di effluenti da allevamento dovuta al carico zootecnico insistente sugli stessi, correlato alle coltivazioni presenti sul territorio comunale, supera il limite fissato dalla Direttiva nitrati e dalla norma regionale di settore (170 kg N/ha/anno per le zone vulnerabili; 340 kg N/ha/anno per le zone non vulnerabili). Di fatto, laddove si verifica una sovrabbondanza di liquami animali rispetto alla superficie
coltivata, si giustifica la priorità verso gli effluenti zootecnici rispetto ai fanghi da depurazione.
Per ogni comune lombardo è stata definita l’idoneità o la non idoneità alla distribuzione dei fanghi attraverso uno studio tecnico effettuato dall’Ente Regionale per i Servizi all’Agricoltura e alle Foreste.

IMPEGNO ASSESSORATO CON UE – “L’Assessorato è impegnato a chiedere sulla Direttiva nitrati alla Commissione europea che il limite allo spandimento venga innalzato oltre l’attuale limite di 250 kg/ha concesso fino a oggi per le aziende in deroga – aggiunge il responsabile regionale dell’Agricoltura – e consentire di utilizzare ancora di più in modo efficiente e sostenibile la materia organica delle stalle come concime. Oggi fatto 100 il bisogno di azoto dei nostri terreni, circa il 60 per cento viene dato dalla materia organica, 30-35 per cento dal concime chimico e solo il 5 per cento dai fanghi a testimonianza di quanto sia basso il loro elemento arricchente”.
“Alzare il quantitativo – conclude Rolfi – significa rifornire più correttamente il terreno, agevolando le aziende allo smaltimento del letame riducendo l’urea e i fanghi con maggiori benefici ambientali”.

I COMUNI INTERESSATI DAL DIVIETO – Di seguito l’elenco dei Comuni lombardi dove non sarà più possibile spandere fanghi sui terrenti agricoli.

PROVINCIA DI BERGAMO (28 Comuni)
Antegnate, Arzago D`Adda, Barbata, Brignano Gera D`Adda, Calcio, Canonica D`Adda, Caravaggio, Castel Rozzone, Cividate Al Piano, Cologno Al Serio, Cortenuova, Covo, Credaro, Fontanella, Fornovo San Giovanni, Ghisalba, Isso, Lallio, Martinengo, Morengo, Mornico Al Serio, Mozzanica, Palosco, Pumenengo, Romano Di Lombardia, Telgate, Torre Pallavicina, Zanica.

PROVINCIA DI BRESCIA (62 Comuni)
Acquafredda, Bagnolo Mella, Barbariga, Bedizzole, Berlingo, Borgo San Giacomo, Calcinato, Calvisano, Capriano Del Colle, Carpenedolo, Castegnato, Castrezzato, Cazzago San Martino, Chiari, Cigole, Coccaglio, Comezzano – Cizzago, Corzano, Dello, Fiesse, Flero
Gambara, Ghedi, Gottolengo, Isorella, Leno, Lograto, Lonato Del Garda, Maclodio, Mairano, Manerbio, Milzano, Montichiari, Montirone, Nuvolento, Offlaga, Orzinuovi, Orzivecchi, Ospitaletto, Paderno Franciacorta, Pavone Del Mella, Pompiano, Poncarale, Pontevico, Pontoglio, Pralboino, Quinzano D`Oglio, Remedello, Roccafranca, Roncadelle, Rovato, Rudiano, San Gervasio Bresciano, San Paolo, San Zeno Naviglio, Seniga, Travagliato, Urago D`Oglio, Verolanuova, Verolavecchia, Villachiara, Visano.

PROVINCIA DI COMO (3 Comuni)
Brunate, Bulgarograsso, Novedrate.

PROVINCIA DI CREMONA (41 Comuni)
Agnadello, Bagnolo cremasco, Camisano, Capergnanica, Cappella Cantone, Capralba
Casale cremasco – Vidolasco, Casaletto ceredano, Casaletto di Sopra, Casaletto Vaprio, Castel Gabbiano, Castelleone, Chieve, Cingia de` Botti, Crotta d`Adda, Cumignano sul Naviglio, Dovera, Formigara, Gerre de`Caprioli, Gombito, Izano, Monte cremasco, Moscazzano, Palazzo pignano, Pandino, Pessina cremonese, Pieve San Giacomo, Pizzighettone, Ricengo, Ripalta Guerina, Rivolta d`Adda, Robecco d`Oglio, Romanengo
San Bassano, Sergnano, Soncino, Spino d`Adda, Stagno lombardo, Ticengo, Trigolo, Vescovato.

PROVINCIA DI LODI (9 Comuni)
Abbadia Cerreto, Bertonico, Brembio, Castelgerundo, Corte Palasio, Maccastorna, Ospedaletto lodigiano, Secugnago, Turano lodigiano.

PROVINCIA MONZA BRIANZA (2 Comuni)
Lesmo, Triuggio.

PROVINCIA DI MILANO (4 Comuni)
Bellinzago Lombardo, Bresso, Bussero, Sedriano.

PROVINCIA DI MANTOVA (15 Comuni)
Bagnolo San Vito, Borgo Virgilio, Canneto sull`Oglio, Casaloldo, Castiglione delle Stiviere, Goito, Gonzaga, Guidizzolo, Marmirolo, Motteggiana, Pegognaga, Piubega, Rodigo, Roverbella, San Martino dall`Argine.

PROVINCIA DI PAVIA (2 Comuni)
Bascape’, Costa De Nobili.

PROVINCIA DI VARESE (4 Comuni)
Arcisate, Besnate, Lozza, Olgiate Olona.

Fonte: mi-lorenteggio.com (qui)

Polmonite, Salute, Territorio bresciano

Epidemia di polmonite, la rabbia dei malati: uniti per chiedere un risarcimento

In 878 sono stati contagiati, già in 15 si sono rivolti all’avvocato. Ma non è ancora chiaro chi sarà chiamato in causa per risarcire i danni.

L’epidemia di polmonite si è fermata, ma sul fronte legionella ora potrebbe aprirsi un nuovo capitolo. Quello dei risarcimenti. Sono già una quindicina le persone che si sono rivolte all’avvocato Donatella Mento, chiedendole di rappresentarli in sede civile. In attesa che la verità emerga sul fronte epidemiologico, c’è chi avanza richieste di risarcimento. Si tratta, per esempio, di un 29enne che è stato tra i primi ad ammalarsi: la polmonite gli ha creato seri problemi di mobilità, perciò oggi il giovane – costretto a una complessa riabilitazione, tuttora in corso – vorrebbe ottenere un indennizzo. 

Così come l’operaio 57enne, di origini sarde, che quest’estate avrebbe lavorato alcuni giorni in un’azienda siderurgica della provincia, costretto poi ad abbandonare il cantiere per via di una polmonite da legionella. Anche il 57enne ha chiesto all’avvocato di rappresentarlo in sede civile.  Sì, ma a chi verrebbe addebitata la richiesta di un risarcimento? All’Agenzia di tutela della salute? O alle aziende le cui torri di raffreddamento sono risultate positive alla contaminazione da legionella? Tema molto complesso, visto che a livello epidemiologico non è ancora stato stabilito chi è all’origine del contagio. Se fosse confermata l’ipotesi delle aziende, che dovevano sanificare le proprie torri, resta da capire se le ditte verranno considerate responsabili della trasmissione batterica o «vittime» dell’intera vicenda, come sostenuto da qualche imprenditore. 

«Prima di avanzare qualsiasi ipotesi — spiega l’avvocato Mento — dobbiamo avere tutto il materiale in mano, comprese le cartelle cliniche che sto raccogliendo. Siamo in un fase iniziale. Ma attendiamo anche i risultati delle analisi che emergeranno dagli studi di Ats e dell’Istituto superiore di sanità». È chiaro che non tutti i pazienti hanno avuto gli stessi esiti: c’è chi ha dovuto fare i conti con una broncopolmonite aggressiva, chi ha riportato lesioni fisiche di lungo periodo o permanenti. E poi ci sono quasi dieci decessi per polmonite: un caso è acclarato, si tratta di legionella; tre sono risultati negativi al batterio; si attendono poi la pubblicazione dei risultati dell’autopsia di due defunti. In tutto, si parla di 878 persone che hanno dovuto fare i conti con una polmonite dai primi di settembre fino al 18 ottobre scorso. Un fenomeno più volte descritto come eccezionale, ma che rischia di lasciare la gente con l’amaro in bocca: poche notizie e l’impressione gattopardiana che ora nulla cambierà.

«Le persone si sentono abbandonate, senza capire a chi possono rivolgersi» prosegue l’avvocato Mento. Che spera di raccogliere altre adesioni per portare avanti una richiesta corale dei tanti pazienti che vogliono giustizia. Almeno sotto il profilo civile. In molti temono che non si arriverà mai a una spiegazione. «Noi che viviamo in queste zone crediamo che l’epidemia sia dipesa dalle tante criticità ambientali: fanghi da depurazione e “gessi” sparsi sui campi, reflui zootecnici e discariche di rifiuti speciali. La gente è molto preoccupata per la propria salute – racconta Carmine Piccolo – ecco perché abbiamo deciso di far nascere il Comitato di salute pubblica “Una corsa per la vita” che presiedo e che sta raccogliendo adesioni di pazienti e loro famigliari». Per Carmine Piccolo la salute è una ferita aperta: questo insegnante ha perso sua moglie quando lei aveva 46 anni. «E’ morta di leucemia, lavorava a Montichiari. Bisogna dire basta a tutto questo: ci vuole un ambiente più sano»

Fonte: Corriere Brescia on line (qui)

Ambiente, Rifiuti, Salute

Rifiuti. Cattaneo l’Assessore del compromesso: “L’indice di pressione potrà essere modificato”. E l’AIB promettere di ritirare i ricorsi. In cambio? Legislazione regionale più favorevole per l’uso di scorie da fonderie ed acciaierie.

«Il pianeta non regge un consumo di materie prime come quello di oggi. Domani sarà peggio. Ecco perché l’economia circolare non si può più evitare». A dirlo è Raffaele Cattaneo, assessore regionale all’Ambiente, che rilancia l’allarme sul riscaldamento della Terra e chiede al mondo industriale un cambio di passo. L’attuale sistema di sviluppo, basato sui combustibili fossili, ha impresso una così forte accelerazione alla produzione di gas serra che la vita sarà sempre più difficile. E il commercio mondiale di materie prime costituisce una fonte importante di emissioni: è per questo che il recupero dei rifiuti (e la trasformazione in sottoprodotti) può far risparmiare energia e anidride carbonica. Non solo, l’economia circolare può essere anche una grande occasione di business. Gli studi dicono che da qui al 2025 «ogni euro investito nell’economia circolare ne genererà dieci», ha sottolineato Cattaneo. Una prospettiva cui dimostra di credere anche il presidente degli industriali della Lombardia, Marco Bonometti, convinto che con l’economia circolare si aprano «nuovi mercati» e inedite occasioni di business. Invece di spedire all’estero quei rifiuti, pagando i concorrenti, la Lombardia potrebbe gestire da sé questa filiera. Ma secondo Bonometti, perché si passi dalle parole ai fatti, bisogna che «il legislatore dia risposte concrete alle aziende».
Legambiente: le proposte
Sposa la filosofia dell’economia circolare anche Barbara Meggetto di Legambiente, che invita le aziende ad «essere protagoniste» di questa transizione. C’è infatti tutto un mondo che già oggi si sta muovendo verso questo fronte: da chi recupera i solventi dalle vernici, come l’impresa di Riccardo Bellato, a chi ha deciso di costruire le scope per le pulizie domestiche certificando che il materiale usato siano vecchie bottigliette di plastica (Pet). Succede a Mantova: merito di Silvano Melegari della Confindustria virgiliana. L’innovazione e la vision non mancano. E forse tante altre aziende si aggiungeranno all’universo dell’economia circolare. Più per forza che per scelta. In questi anni, infatti, i prezzi delle materie prime sono cresciuti molto e la richiesta mondiale è destinata ad aumentare ben oltre l’offerta. Sarà anche per questo che l’assessore Cattaneo ha lanciato quattro tavoli tematici: uno sulle scorie, uno sugli inerti, un altro sulla decarbonizzazione e ancora sui fanghi. Proprio su quest’ultimo fronte l’assessore respinge l’idea di portare tutto il materiale negli inceneritori: «L’80% dei fanghi è composto da acqua ed è pieno di fosforo, perciò non ha senso bruciarli tutti». L’idea è quella di spargere sui campi agricoli i residui dei reflui dei depuratori e degli scarti alimentari, mentre «quelli di scarsa qualità vorremmo incenerirli». La chiave di volta sarà la regolamentazione dei rifiuti che vi si possono mescolare: ad oggi sono più di 40 i codici Cer ammessi in Lombardia, solo cinque in Veneto. L’aggiornamento della normativa sarà quindi dirimente.
In generale, l’idea di trasformare i «rifiuti speciali» in sottoprodotti è al centro del dibattito. Le scorie, ad esempio, potrebbero diventare sottofondi stradali. Sì, ma come? Vetrificando i residui della lavorazione, con un processo che tritura e inertizza quelle scorie, impedendo che gli inquinanti si disperdano nel terreno. A chi storce il naso, il vice di Aib Enrico Frigerio risponde che «chi sbaglia paga». Ma «se le scorie verranno rigenerate — ha aggiunto Bonometti — bisogna che nessuno di noi faccia il furbo». Ecco, all’eventuale cambio normativo in materia devono seguire maggiori controlli. Lo chiede con forza anche Barbara Meggetto, sicura che solo attraverso un sistema ampio e trasparente di verifiche possa ricucirsi quello strappo che si è consumato tra cittadini, istituzioni e mondo dell’industria.
Mentre sul versante discariche arriva la svolta.
“Siamo disponibili a ritirare il ricorso al Tar” contro l’indica di pressione. Non è un assegna in bianco, ma un’apertura politica di rilievo quella che Giuseppe Pasini ha consegnato ai microfini del convegno sull’economia circolare. Il presidente degli industriali di Brescia sembrerebbe intenzionato a trasformare il muro contro muro con la Regione Lombardia in una trattativa che vedrà entrambi le parti sedersi interno ad un tavolo.
Apertura arrivata dopo che l’assessore all’Ambiente di Regione Lombardia Cattaneo ha istituito quattro tavoli tematici sui rifiuti. Lo stesso Assessore regionale, riferendosi all’indice di pressione, sgombera il campo sull’abrogazione. “E’ una norma ragionevole, ma sulla quantità si può discutere. In cambio c’è la promessa di novità legislative regionali sul possibile utilizzo delle scorie di fonderia e di acciaieria.
E l’Assessore regionale Cattaneo, come più volte dichiarato, si sente investito di una sorta di compito, quello del compromesso. Il problema è se questo compromesso sarà al ribasso per l’ambiente e la salute dei cittadini ed al rialzo per gli utili dei soliti noti.
Fonte: corriere.it (qui) Articolo di M. Trebeschi del 27 ottobre 2018.